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domenica 14 luglio 2019
Ragioni di una Poesia , di Giuseppe Ungaretti
Giuseppe Ungaretti
RAGIONI D'UNA POESIA
...Certo, la vera poesia si presenta innanzi
tutto a noi nella sua segretezza. E' sempre accaduto così. Più giungiamo a
trasferire la nostra emozione e la novità delle nostre visioni nei vocaboli, e
più i vocaboli giungono a velarsi d'una musica che sarà la prima rivelazione
della loro profondità poetica oltre ogni limite di significato. Ma se, per Racine, tutto accadeva nell'ordine
convenuto delle cose - e tuttavia una difficoltà quantunque lieve già insorgeva,
e M. Perrault eccolo subito a rammentarglielo - per il Leopardi, o per ogni
Romantico, le cose erano infinitamente più gravi, il vocabolo essendo stato
ridotto al suo semplice valore filologico di durata, essendo stato crudelmente
denudato, e non potendosi più che con eccesso drammatico ricondurlo alla sua
funzione poetica, funzione che nel secondo periodo della sua attività, sarà da
Leopardi, nel Dialogo di Timandro e di Eleandro delle Operette Morali nel
seguente modo fissato : " Se alcun libro morale potesse giovare, io penso che
gioverebbero massimamente i poetici: dico poetici, prendendo questo vocabolo
largamente, cioè libri destinati a muovere l'immaginazione; e intendo non meno
di prose che di versi. Ora io fo poca stima di quella poesia che, letta e
meditata, non lascia al lettore nell'animo un tal sentimento nobile, che per
mezz'ora, gli impedisca di ammettere un pensier vile, e di fare un'azione
indegna ". L'ispirazione era così ricondotta alla sua causa
profonda, causa poetica e morale, e se dilatava i vocaboli per effetti
indefinibili, per effetti estetici, quegli effetti tali non potevano essere, se
non erano indotti dalla loro causa segreta, inconoscibile, a produrre una
purificazione dell'anima. Va detto questo: ciò che i poeti e gli artisti,
dal Romanticismo ai giorni nostri hanno fatto e s'ostinano a fare è immenso:
hanno sentito l'invecchiamento della lingua: il peso delle migliaia d'anni che
portano nel loro sangue; hanno restituito alla memoria la sua misura d'angoscia
e, nello stesso tempo, mediante sforzi crudeli e ostinati hanno acquisito il
potere di darle la libertà di emancipare se stessa in quel medesimo grado che
l'afferma. Soltanto la poesia - l'ho imparato terribilmente,
lo so - la poesia solo può recuperare l'uomo, persino quando ogni occhio
s'accorge, per l'accumularsi delle disgrazie, che la natura domina la ragione e
che l'uomo è molto meno regolato della propria opera che non sia alla mercé
dell'Elemento...
Fonte: Ungaretti, vita d'un uomo, tutte le
poesie, a cura di Leone Piccioni, Mondadori, 2001, Milano
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