Carlo Chenis e l'arte cristiana
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
La teoria dell'arte cristiana di Carlo Chenis (1954-2010), filosofo e vescovo, si fonda sull'idea che l'opera d'arte sia una "via che porta a Dio" attraverso l'autenticità e la bellezza.
I pilastri del suo pensiero includono:
Autenticità Ontologica: Chenis individua la verità dell'opera d'arte nella sua "compiutezza ontologica". L'arte non è solo decorazione, ma un'entità che possiede una propria verità intrinseca capace di dialogare con lo spirito umano.
Opzione per il Figurativo: In contrasto con alcune tendenze della postmodernità che tendono alla "deformazione della figura", Chenis sostiene il valore del figurativo come linguaggio essenziale per l'arte cristiana, utile a rendere comprensibile il mistero dell'Incarnazione.
Funzione Liturgica e Catechetica: Per Chenis, l'arte sacra deve essere un "veicolo" per la religione, unendo estetica e teologia per favorire la contemplazione e l'azione religiosa. Essa funge da sussidio per la fede, aiutando l'uomo a varcare la "soglia della speranza".
Magistero Post-Conciliare: La sua riflessione è profondamente radicata nel Magistero del Concilio Vaticano II, cercando di definire uno statuto teorico dell'arte sacra che risponda alle sfide della contemporaneità senza perdere il legame con la tradizione.
Il suo lavoro principale su questo tema è "Fondamenti teorici dell'arte sacra. Magistero post-conciliare" (1991), in cui analizza come l'estetica possa servire la verità cristiana nel mondo moderno.
CARLO CHENIS
Il pensiero di Carlo Chenis approfondisce il legame inscindibile tra l'estetica e la verità teologica, proponendo l'opera d'arte come un "sistema teoretico" che non si limita a rappresentare il sacro, ma lo rende presente.
Ecco i punti chiave per approfondire la sua visione:
1. L'Autenticità come Fondamento Metafisico
Per Chenis, il valore di un'opera d'arte risiede nella sua autenticità ontologica. L'opera non deve essere una semplice copia della realtà o un oggetto puramente decorativo; deve possedere una "verità" interna che derivi dalla coerenza tra l'ispirazione dell'artista e la forma realizzata. Questa autenticità permette all'arte di diventare un preambolo alla fede, capace di scuotere le coscienze e aprirle ai valori dello spirito.
2. La Forza della Figurazione
In un contesto artistico contemporaneo dominato dall'astrazione e dalla deformazione, Chenis promuove con forza l'opzione per il figurativo.
Motivazione Teologica: Poiché il cristianesimo si fonda sull'Incarnazione (Dio che si fa uomo, dunque "figura"), l'arte cristiana deve mantenere un legame con la forma umana e il mondo visibile per comunicare efficacemente il Mistero.
Rinnovamento: Non propone un ritorno nostalgico agli stili passati, ma un rinnovamento della figurazione che sia attuale e capace di dialogare con la modernità.
3. L'Arte come "Soglia della Speranza"
Chenis definisce l'arte come uno strumento per aiutare l'uomo a varcare la "soglia della speranza". In questa prospettiva:
Via Pulchritudinis: La bellezza è una via privilegiata per l'evangelizzazione.
Ruolo Catechetico: L'arte ha il compito di narrare la storia della salvezza, rendendo visibile l'invisibile e offrendo una consolazione spirituale che superi la mediocrità di molta produzione contemporanea.
4. Integrazione tra Arte e Liturgia
Il suo pensiero si traduce in indicazioni pratiche per lo spazio sacro. L'arte non deve essere un'aggiunta estetica, ma deve essere pensata in funzione liturgica. Ogni elemento (architettura, pittura, scultura) deve collaborare per creare un ambiente che favorisca l'incontro comunitario con il divino, seguendo le direttrici del Magistero post-conciliare.
TEOLOGIA SIMBOLICA
Nel pensiero di Carlo Chenis, la relazione tra teologia simbolica e teologia dell'arte è strutturale: l'arte non è una semplice illustrazione di concetti, ma il luogo in cui il simbolo diventa "presenza" e "veicolo" del divino.
Ecco i punti chiave di questa relazione:
Il Simbolo come "Soglia": Per Chenis, l'arte sacra opera attraverso una logica simbolica che permette all'uomo di varcare la "soglia della speranza". Il simbolo non è un segno arbitrario, ma una realtà che rimanda oltre se stessa, rendendo percepibile l'infinito attraverso il finito.
Mediazione dell'Incarnazione: La sua teologia dell'arte si fonda sul mistero dell'Incarnazione: come il Verbo si è fatto carne, così l'arte utilizza la materia e il simbolo per rendere visibile l'Invisibile. Il simbolo artistico è dunque lo strumento gnoseologico (conoscitivo) che permette di "toccare" il mistero divino attraverso i sensi.
Contro il "Simbolismo Vuoto": Chenis critica un'arte contemporanea che ha perso il legame con il significato teologico. Nella sua visione, il simbolo deve mantenere una compiutezza ontologica (deve cioè essere "vero" in se stesso) per poter svolgere la sua funzione teologica di rivelazione.
Funzione Liturgica: Nella teologia dell'arte di Chenis, la dimensione simbolica è essenziale per la liturgia. L'opera d'arte non è un accessorio estetico, ma un elemento che "fa" la liturgia, poiché media l'incontro tra la comunità dei fedeli e il sacro attraverso un linguaggio di segni e simboli condivisi dal Magistero.
Per Chenis la teologia dell'arte è l'applicazione pratica e visiva della teologia simbolica: l'estetica diventa il linguaggio con cui la teologia esprime la bellezza della Verità.
TEOLOGIA DELLA VISIONE
La relazione tra la teologia della visione e il pensiero di Carlo Chenis si esprime nel concetto di arte come strumento che educa lo sguardo a percepire il trascendente attraverso il sensibile. Per Chenis, la visione non è un atto puramente estetico, ma un processo teologico e conoscitivo.
I punti fondamentali di questa connessione sono:
Dalla Visione alla Contemplazione: Chenis sostiene che l'arte debba aiutare l'uomo a passare da una visione superficiale a una profonda. L'opera d'arte "apre l'immaginario verso mondi ideali", trasformando il vedere in un'esperienza dello spirito che permette di varcare la "soglia della speranza".
Realismo e Verità: Coerentemente con la sua "opzione per il figurativo", Chenis rifiuta la "deformazione della figura" tipica di certa arte contemporanea. La visione deve essere ancorata alla realtà (autenticità ontologica), poiché solo un'immagine che rispetta la verità delle forme può condurre fedelmente alla verità divina.
L'Incarnazione come Modello Visivo: La teologia della visione in Chenis è profondamente cristocentrica. Poiché Dio si è reso visibile in Cristo, l'arte cristiana ha il compito di prolungare questa visibilità. La visione dell'opera diventa dunque una partecipazione al mistero dell'Incarnazione.
Educazione dello Sguardo: In qualità di docente e filosofo, Chenis ha promosso un'estetica che educa il credente a riconoscere i "germogli della Bellezza" come riflessi della creazione. L'arte sacra non deve solo essere guardata, ma deve formare una "capacità visiva" capace di discernere il sacro nel mondo moderno.
TEOLOGIA DELLA BELLEZZA
La relazione tra la teologia della bellezza e il pensiero di Carlo Chenis si articola attorno al concetto di bellezza come proprietà oggettiva dell'essere, che funge da ponte tra il sensibile e il divino.
Ecco gli aspetti cardine di questo legame:
La Bellezza come "Splendor Formae": Chenis definisce la bellezza riprendendo la tradizione classica e scolastica dello splendor formae (lo splendore della forma). Per lui, la bellezza non è un piacere soggettivo, ma la manifestazione luminosa della verità e dell'ordine intrinseco di un'opera o di una creatura.
Via Pulchritudinis (Via della Bellezza): Chenis concepisce l'arte e la bellezza come una "via che porta a Dio". In linea con il magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, egli vede nella bellezza una forza capace di risvegliare l'animo umano, aiutandolo a varcare la "soglia della speranza" e a intuire il mistero trascendente.
Unità dei Trascendentali: Nel suo pensiero, la bellezza è inseparabile dal Bene e dalla Verità. Una "teologia della bellezza" autentica deve tradursi in un'arte che sia ontologicamente vera: se l'opera è bella, essa manifesta necessariamente la bontà del Creatore e la verità del suo progetto.
Contro l'Estetismo Vacuo: Chenis distingue la bellezza teologica dall'estetismo superficiale o dalla moda. La bellezza sacra deve avere una finalità salvifica e catechetica; deve cioè "servire" la fede, non semplicemente decorare, diventando un luogo d'incontro tra l'umano e il divino attraverso l'armonia e l'autenticità.
Bellezza e Incarnazione: La bellezza trova il suo culmine teologico nell'Incarnazione. Per Chenis, l'arte sacra è bella nella misura in cui riflette la gloria di Cristo, il "più bello tra i figli dell'uomo", rendendo percepibile l'invisibile splendore di Dio attraverso la materia nobilitata dall'artista.
AUTENTICITA' ONTOLOGICA
Il concetto di autenticità ontologica è il pilastro della filosofia dell'arte di Carlo Chenis. Per il filosofo e vescovo salesiano, la verità di un'opera d'arte non risiede solo nel suo valore estetico o comunicativo, ma nella sua natura di "ente" dotato di una propria pienezza d'essere.
Di seguito i punti cardine per approfondire questa categoria:
1. L'Opera d'Arte come "Ente"
Per Chenis, l'opera d'arte deve essere considerata innanzitutto come un ente (qualcosa che "è") e solo successivamente come un manufatto o uno strumento comunicativo. L'autenticità ontologica coincide con la compiutezza dell'opera: essa è autentica quando la sua forma visibile manifesta pienamente la sua essenza interna, senza finzioni o frammentazioni.
2. Relazione tra Ontologia e Antropologia
L'autenticità non riguarda solo l'oggetto, ma anche il soggetto umano. Chenis inserisce l'arte nell'orizzonte ontologico e antropologico in cui si collocano tutti i fenomeni umani:
Apertura alla Fede: Un'opera ontologicamente autentica predispone l'uomo a una "armoniosa apertura verso la conoscenza per Fede".
Contro la Crisi Moderna: Chenis critica la "crisi" dell'arte contemporanea intesa come incapacità di intuire l'evidenza ontologica del reale e di dare forma sostanziale all'invenzione estetica.
3. La Verità come "Splendore della Forma"
L'autenticità ontologica riprende la concezione classica della bellezza come splendor formae. In questa prospettiva:
La Verità dell'opera risiede nella sua autenticità, ovvero nella capacità della materia trasformata dall'artista di diventare "parola" e "discorso" significante.
Un'opera autentica non "copia" semplicemente la realtà, ma la interpreta secondo una fondazione metafisica che lega la bellezza alla verità del Creatore.
4. Applicazione all'Arte Sacra
Nell'arte sacra, l'autenticità ontologica diventa garanzia di efficacia liturgica. Se un'opera non è "vera" nella sua sostanza artistica (se è banale, brutta o puramente decorativa), non può fungere da veicolo per il sacro. L'autenticità permette all'opera di aiutare l'uomo a varcare la "soglia della speranza", trasformando la visione estetica in contemplazione spirituale.
LA FIGURATIVITA'
Il rapporto tra la figuratività e la teoria di Carlo Chenis non è una semplice preferenza estetica, ma una scelta teologica e filosofica deliberata, definita come "opzione per il figurativo".
Ecco i cardini di questa relazione:
Necessità contro la frammentazione: Chenis sostiene che, in un'epoca di "liquidità" e "fuga verso l'informe", il ritorno alla figurazione sia necessario per fornire un'àncora di salvataggio a un'estetica altrimenti alla deriva.
Fondamento nell'Incarnazione: La figuratività è il linguaggio che meglio risponde al dogma cristiano di Dio che si fa uomo. Poiché il Verbo si è reso visibile in un corpo umano, l'arte deve mantenere un legame con la figura per testimoniare la verità storica e ontologica di questo evento.
Contro l'idolatria del deforme: Chenis critica le tendenze dell'arte contemporanea che deformano sistematicamente la figura umana. Per lui, la figuratività autentica non è copia pedissequa del passato, ma una "nuova figurazione" capace di rendere l'immagine un riflesso della dignità umana e divina.
Strumento di Comunicazione e Speranza: L'arte figurativa ha una funzione mediatrice: permette all'uomo di riconoscersi nell'opera e, attraverso di essa, di varcare la "soglia della speranza". Senza una figura riconoscibile, il simbolo rischierebbe di diventare autoreferenziale o incomprensibile per la comunità dei fedeli.
Integrazione tra Forma e Verità: La figuratività è parte integrante dell'autenticità ontologica. Un'opera è "vera" quando la sua forma visibile (la figura) è coerente con il mistero che intende rivelare, evitando lo scollamento tra il significato teologico e la rappresentazione plastica.
Per Chenis la figuratività è il linguaggio dell'evidenza che permette all'arte sacra di essere realmente "attuale" e al tempo stesso fedele alla missione di annunciare il Vangelo attraverso la bellezza.
ARTE E LITURGIA
Per Carlo Chenis, la relazione tra arte cristiana e liturgia non è di natura ornamentale, ma funzionale e sacramentale. L'arte non si limita a decorare lo spazio del rito, ma diventa un elemento attivo dell'azione liturgica stessa.
I punti cardine di questa relazione sono:
L'arte come "Quasi-Sacramento": Chenis definisce l'arte cristiana come un veicolo per la religione, conferendole un valore teologico eminente. Essa è considerata un "quasi-sacramento" perché, pur essendo un prodotto umano, media l'incontro tra il fedele e il divino durante l'azione liturgica.
Contemplazione e Azione: L'opera d'arte nella liturgia svolge una doppia funzione: favorisce la contemplazione del mistero e partecipa all'azione religiosa. Non è un oggetto statico da ammirare, ma un sussidio che aiuta la comunità a vivere il rito.
L'Arte per il Culto: Nel suo studio "L'Arte per il culto nel contesto postconciliare", Chenis analizza come lo spazio e i manufatti debbano essere pensati in funzione della riforma liturgica del Vaticano II, garantendo che l'invenzione architettonica e artistica sia in continuità con il senso del sacro.
La "Soglia della Speranza": La funzione liturgica dell'arte è quella di aiutare l'uomo a varcare la "soglia della speranza", elevando l'immaginario verso il mondo divino attraverso la bellezza visibile delle forme.
Evangelizzazione Visiva: L'arte sacra all'interno della liturgia funge da "vangelo visivo", permettendo anche a chi non ha una formazione teologica di accedere ai misteri della fede attraverso i sensi.
In sintesi, per Chenis l'arte è la "forma visibile della liturgia": senza un'arte autentica e dignitosa, la celebrazione rischierebbe di perdere la sua capacità di comunicare efficacemente il Mistero cristiano.
ESTETICA CRISTIANA
L'estetica cristiana di Carlo Chenis non è una semplice teoria del "piacere visivo", ma una disciplina rigorosa che egli definisce come una "estetica teologica" o "filosofia dell'arte sacra".
La relazione tra Chenis e l'estetica cristiana si fonda sui seguenti pilastri:
L'opera come "Virtù Pratica": Riprendendo il pensiero aristotelico-tomista, Chenis inserisce l'estetica nell'ambito delle virtù pratiche. L'arte è un "fare" dell'uomo guidato dalla ragione, che deve possedere regole oggettive per non scadere nel soggettivismo.
Contro il Divorzio tra Arte e Fede: Chenis ha lavorato per ricucire la frattura tra l'arte contemporanea e la Chiesa. La sua estetica critica la mediocrità di molta arte sacra moderna, proponendo invece un'arte che sia "veramente attuale" e al contempo profondamente sacra.
L'Estetica della "Presenza": Per Chenis, l'estetica cristiana deve rendere l'opera un luogo di compartecipazione religiosa. L'artista non deve solo creare un oggetto bello, ma deve intuire il genius loci (lo spirito del luogo) e le esigenze della comunità orante, affinché l'opera favorisca la celebrazione e il culto.
Finalità Evangelizzatrice: L'estetica non è fine a se stessa, ma è al servizio della missione della Chiesa. I beni culturali e l'arte sono visti come strumenti di promozione umana e di evangelizzazione, capaci di parlare all'uomo moderno attraverso il linguaggio universale della bellezza.
Autenticità come Categoria Estetica: Il cuore della sua estetica risiede nell'autenticità dell'opera. Un'opera è esteticamente valida per un cristiano solo se è "ontologicamente vera", ovvero se manifesta fedelmente il legame tra la materia, la forma e il mistero teologico che intende rappresentare.
Per Chenis l'estetica cristiana è la disciplina che permette all'arte di diventare una "via che porta a Dio", aiutando l'uomo a varcare la "soglia della speranza" attraverso l'incontro con la Bellezza autentica.
MARIA MADRE DI DIO
Nella teoria di Carlo Chenis, la relazione tra Maria Madre di Dio e l'arte cristiana è fondamentale poiché Maria rappresenta il modello antropologico e teologico perfetto dell'incontro tra l'umano e il divino, tema centrale della sua estetica.
Questa relazione si articola in tre punti principali:
Icona dell'Incarnazione: Per Chenis, l'arte cristiana si fonda sul mistero del Verbo che si fa carne. Maria, in quanto Theotókos (Madre di Dio), è la "custode" di questo mistero: la sua figura nell'arte non è solo devozionale, ma attesta la verità storica e ontologica di Dio che entra nella visibilità umana.
Modello di Accoglienza della Bellezza: Chenis vede in Maria la creatura che ha accolto in sé la Bellezza assoluta (Cristo). Nell'estetica di Chenis, l'artista cristiano deve imitare l'atteggiamento mariano: un'accoglienza feconda della Verità che si traduce in una forma visibile e autentica.
Via alla Speranza: Come Maria accompagna i fedeli verso Cristo, così l'arte sacra deve aiutare l'uomo a "varcare la soglia della speranza". La raffigurazione mariana è dunque uno strumento pedagogico e liturgico essenziale per elevare lo sguardo dal sensibile al trascendente.
Per Chenis, Maria è la "cornice vivente" dell'arte cristiana: senza il suo "sì" (che ha reso visibile Dio), l'arte sacra perderebbe il suo fondamento teologico e la sua capacità di essere mediazione tra cielo e terra.
L'AMORE DI GESU'
Nella visione di Carlo Chenis, la relazione tra l'amore di Gesù, l'arte cristiana e l'estetica è mediata dal concetto di "Bellezza salvifica". Per Chenis, l'amore di Cristo non è un sentimento astratto, ma l'evento che dà senso e forma all'opera d'arte.
Ecco come si articola questo legame:
L'Amore come fondamento dell'Incarnazione: Chenis sostiene che l'arte cristiana sia possibile solo perché l'amore di Dio si è reso visibile in Gesù. L'arte non fa altro che tentare di "dare corpo" a questo amore infinito attraverso la materia (colori, marmo, forme). Senza l'amore di Cristo, l'arte sacra sarebbe vuoto estetismo; con esso, diventa epifania.
Cristo "Modello" dell'Artista: Chenis vede in Gesù il "Sommo Artista" che ha plasmato l'umanità con amore. L'artista cristiano è chiamato a imitare questo atto d'amore, creando opere che non siano solo belle, ma che comunichino la carità e la speranza divina. L'atto creativo diventa così un gesto d'amore verso Dio e verso i fratelli.
La Bellezza come Carità: Nella sua teologia, la bellezza dell'arte è una forma di amore verso l'uomo. Un'opera d'arte sacra "autentica" è un atto di carità intellettuale e spirituale, poiché aiuta l'uomo a uscire dalla disperazione e a incontrare l'amore di Cristo. Chenis parlava spesso della capacità dell'arte di far varcare la "soglia della speranza", una soglia che si apre solo attraverso l'incontro con l'amore divino.
Il Cristo Crocifisso e Risorto: Per Chenis, l'arte deve saper rappresentare anche il "dolore dell'amore" (la Croce). La bellezza cristiana non ignora il dramma umano, ma lo trasfigura. L'arte cristiana è dunque il racconto visivo di un amore che attraversa la morte per giungere alla Risurrezione, offrendo una visione di speranza totale.
In sintesi, per Chenis l'arte cristiana è la "visibilità dell'amore di Cristo": l'estetica diventa il linguaggio attraverso cui l'amore di Dio si fa vicino all'uomo, parlando ai sensi per toccare il cuore.
ESEMPIO: LA PIETA'
1. L'Amore di Gesù e la Bellezza (Teologia della Bellezza)
Per Chenis, una Pietà non deve solo mostrare il dolore, ma la "Bellezza dell'Amore". Anche nel momento della morte, il corpo di Gesù deve conservare una dignità e un'armonia (lo splendor formae) che suggeriscano la sua divinità. L'amore di Cristo, che lo ha portato alla croce, viene reso "visibile" dalla nobiltà delle forme, trasformando un momento tragico in un'esperienza estetica che eleva lo spirito.
2. Maria e l'Incarnazione (Maria e l'Arte)
Maria non è solo una madre che piange, ma è il modello dell'accoglienza. L'artista che segue Chenis rappresenta Maria come colei che ha offerto la "materia" (la carne) a Dio. Nella Pietà, Maria "presenta" il corpo di Cristo allo spettatore: l'opera d'arte diventa così un'estensione del grembo di Maria, rendendo il mistero dell'Incarnazione toccabile e visibile per noi oggi.
3. La Teologia della Visione e la Soglia della Speranza
Guardando l'opera, lo spettatore non deve fermarsi alla superficie del marmo o del colore.
Visione: Vedo un uomo morto e una donna che soffre.
Contemplazione (secondo Chenis): Attraverso il simbolo e l'armonia dell'opera, il mio sguardo attraversa la "soglia". Non vedo più solo la morte, ma intuisco la vittoria dell'amore sulla morte. L'arte mi educa a vedere l'Invisibile (la Risurrezione futura) attraverso il Visibile (il corpo disteso).
4. L'Autenticità Ontologica (Estetica Cristiana)
Per Chenis, questa Pietà è "vera" arte sacra solo se è autentica. Se l'artista usasse uno stile puramente astratto o deformasse eccessivamente i corpi, rischierebbe di rompere il legame con la verità dell'Incarnazione. L'opera deve essere "ben fatta" (virtù pratica) e rispettare la figura umana, perché è proprio in quella figura umana che Dio si è rivelato.
In sintesi, per Chenis, davanti a una Pietà autentica, il fedele non sta solo guardando una statua, ma sta compiendo un atto liturgico: incontra l'Amore di Dio tramite Maria, guidato da una bellezza che istruisce il cuore e apre alla speranza.