sabato 29 maggio 2021

Lo Spirito: come nella Vergine così nella Liturgia, di Domenico Marcucci



LO SPIRITO: COME NELLA VERGINE COSI' NELLA LITURGIA

di Domenico Marcucci





È la presenza dello Spirito Santo che dà alle parole e ai gesti della Liturgia il potere di rendere presente ed operante l’opera della salvezza. Maria, con il suo mistero di cui è portatrice e con il suo atteggiamento, conferma, illumina l’opera dello Spirito.

In modo molto deciso il ben noto liturgista P. Achille Triacca afferma che «non c’è azione liturgica che non sia azione dello Spirito Santo» (Nuovo Dizionario di Liturgia, p. 1406). Prima, in modo più analitico, aveva affermato: «Nella sua dimensione discendente la liturgia è comunicazione dello Spirito Santo che attua la presenza di Cristo glorificato, il quale conferisce lo Spirito ai suoi fratelli. Nella sua dimensione ascendente la liturgia è "voce dello Spirito Santo in Cristo-Chiesa"» (p. 1405).


Tutto parte dalla Trinità e a lei torna

Ma forse è da fare un passo indietro e coinvolgere nel concetto di Liturgia lo stesso mistero trinitario, che è e rimane nello stesso tempo il punto di partenza e il punto di arrivo della storia della salvezza e quindi anche della sua celebrazione nella liturgia. Tutto, infatti, parte dalla Trinità e tutto ritorna alla Trinità, nel cui mistero l'uomo salvato – reso figlio del Padre per Cristo e nello Spirito Santo – entra, in modo inaudito, a far parte. Lo stesso Triacca afferma che la Liturgia «nel qui e adesso celebrativo avvera e realizza... il mistero pasquale nella sua pienezza» (o.c., p. 1409). Ora il mistero pasquale – inteso nel suo significato più ampio di mistero della salvezza – inizia con l'Incarnazione (o meglio ancora con lo stesso Adamo) e termina nella gloria del Cristo, seduto fra il Padre e lo Spirito Santo con il suo corpo di uomo, caparra della gloria del nostro stesso corpo. La gloria è sempre la gloria della Trinità ed è quella stessa che Cristo ci ha promesso: entrare a far parte della vita intratrinitaria, coinvolti nell'amore eterno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Forse più di uno si sarà chiesto se le preghiere del Postcommunio della celebrazione eucaristica non siano eccessivamente monotone: finiscono infatti molto spesso con la preghiera rivolta al Padre di poter «godere dei beni eterni", o con espressioni equivalenti. La liturgia eucaristica (ma in fondo ogni altra celebrazione liturgica) ha lo scopo di far pregustare i beni eterni, in attesa che passi questo mondo e si manifesti definitivamente la gloria di Dio; il Vaticano II – ripreso alla lettera dal Catechismo della Chiesa Cattolica, afferma che «nella Liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola a quella celeste,... dove Cristo siede alla destra di Dio» (Sacrosanctum Concilium, 8) Nelda Vettorazzo, Croce di Pentecoste (ispirata a modelli orientali - @ Centro Russia Ecumenica).


L'azione dello Spirito nella liturgia

Stando a Mons. Mariano Magrassi, il compito della Liturgia, in estrema sintesi, è questo: far sì che «ciò che è accaduto in Cristo accada anche a noi, attraverso la celebrazione stessa» (Il Vivere Cristiano, p. 77); ora ciò che è accaduto a Cristo è «il suo passaggio da questo mondo al Padre» (cf. Gv 13,1), quindi il suo cammino, come Dio fatto uomo, attraverso l'incarnazione, la sofferenza e la morte verso la gloria. Questo cammino di Cristo, attraverso le celebrazioni e in modo proprio per ogni celebrazione, diventa il cammino del cristiano, il quale dalla caducità del mondo in cui ancora vive, sperimenta già adesso la gloria dei figli di Dio. Chiaramente anche il modo in cui è avvenuto tale "passaggio" in Cristo, deve verificarsi nel cristiano; ora tutta la vita di Cristo è tutto sotto l'azione dello Spirito. In particolare possiamo citare due episodi, che rappresentano delle vere e proprie liturgie. Il primo episodio è il battesimo nel Giordano Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22; Gv 1,31-34), durante il quale si aprono i cieli, «ed egli vide lo Spirito di Dio di Dio scendere come una colomba e venire su di lui» (Mt 3,16). Siamo all'inizio della vita pubblica: il Figlio nel battesimo accetta la condizione di uomo e la riposta di Dio avviene attraverso l'intervento delle altre due persone della Trinità, che si manifestano attraverso i segni della colomba (Spirito Santo ) e della voce (Padre). Il secondo episodio lo troviamo nel discorso di Gesù nella sinagoga di Nazareth (Mt 4,1-11; Mc 1,12-13; Lc 4,14-30): qui abbiamo una celebrazione liturgica nel senso formale del termine, che quasi rappresenta una trasposizione terrena della precedente liturgia celeste: infatti Luca accosta i due episodi, anche dal punto di vista temporale, mettendone il luce la stretta connessione. Qui Cristo legge il passo di Isaia dove si afferma: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo (il Signore) mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri un lieto annuncio...» (Is 6,1-2). Poi Gesù aggiunge che proprio allora quella parola profetica si compiva. Quindi, attraverso la mediazione della parola di Dio annunciata si attua lo stesso mistero trinitario: il Padre che consacra, mediante lo Spirito, il Figlio per la missione: è esattamente quanto è avvenuto nel racconto del Battesimo. Aggiungiamo solo una semplice notazione, ma fondamentale: quando lo Spirito Santo si manifesta è sempre per esprimere la figliolanza di Cristo e la sua missione come atto di obbedienza al Padre, quindi sempre in un contesto trinitario.


Lo Spirito Santo nella Chiesa che celebra

La liturgia, come affermano gli autori, ha due dimensioni: discendente, in quanto esprime l'opera della Trinità attuata con la missione del Figlio, e ascendente, in quanto opera del Corpo mistico, di Cristo capo e delle sue membra. E' attraverso di essa che sale a Dio l'inno di lode e di benedizione da parte della Chiesa, la quale si unisce alla liturgia celeste. Come l'opera salvifica di Cristo avviene nello Spirito, così anche l'opera della Chiesa avviene nello Spirito. Basterebbe citare un solo passo: Gesù risorto, apparendo agli apostoli e dopo aver alitato su di loro (segno forte e tipico della trasmissione dello Spirito) dice: «Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23): quindi Gesù, donando il suo stesso Spirito, dona il suo stesso potere, in questo caso quello inaudito di rimettere i peccati e quindi di celebrare il sacramento della Riconciliazione. Nella liturgia occidentale si era un po' perso, anche a livello rituale, la cosapevolezza del ruolo fondamentale dello Spirito Santo, per cui, nella recente riforma liturgica, si è dovuto provveduto a rimettere in luce tale ruolo, soprattutto per l'epiclesi, o invocazione dello Spirito Santo sulle offerte nella celebrazione eucaristica. Quindi è lo Spirito Santo che fa sì che le parole e i gesti che la Chiesa compie nella liturgia, che per quanto ricercati e solenni, sono sempre semplici parole e poveri gesti, divengano capaci di esprimere e di attuare il mistero della salvezza e di essere accettati dal Padre come "sacrificio a lui gradito". Ma come agisce nella Chiesa e nel cristiano, lo Spirito Santo? Mons. Magrassi ci dà una indicazione preziosa: «La sua persona rimane misteriosa. Egli non agisce se non attraverso un'altra persona, prendendone possesso e trasformandola. Più che la sua persona, ci si rivela dunque la sua azione nel mondo e nell'uomo, quale energia divina che anima e sospinge avanti la storia verso il suo compimento». (O.c., p. 29-30). Lo Spirito trasforma e dà, anche dal punto di vista dei gesti esteriori, forza e coraggio; Gesù esorta i suoi a non avere paura quando saranno chiamati davanti a «governatori e re», perché «non sarete voi a parlare, ma lo Spirito Santo» (Mc 13,11). Lo stesso aviene nel'assemblea liturgica: lo Spirito prende possesso di essa e la rende capace di rendere attuale il mistero divino della salvezza.


L'azione dello Spirito in Maria

Il nostro compito era ed è quello di mettere in luce la presenza e il compito di Maria in questo mistero: siamo partiti da lontano, ma senza mai perdere di vista l'obiettivo. Abbiamo presenti due episodi del Nuovo Testamento significativi da questo punto di vista: l'Annunciazione e la Pentecoste; essi stessi possono essere intesi come vere e proprie liturgie, comunque sono oggetto di due solennità e quindi diventano il nostro mistero di salvezza attraverso l'attualizzazione liturgica. Prima di tutto, si è detto che lo scopo della liturgia è quello di far nascere e crescere in noi il figlio di Dio, l'altro Cristo e questo attraverso la parola annunciata ed attuata in quanto accolta nella fede. Nell'Annunciazione, alla parola dell'angelo accettata da Maria nel "fiat", segue l'incarnazione del Figlio di Dio nel suo seno. Ma questo non è tutto, perché come afferma in una celebre frase S. Agostino, Maria concepì più felicemente nel "cuore" che non nel "grembo", per cui tutta la sua persona (pur tenendo fermo il mistero dell'Immacolata Concezione) è divenuta un altro Cristo; in questo caso il mistero della salvezza (Incarnazione di Cristo) e il frutto di tale mistero (il dono all'uomo della filiazione divina) hanno coinciso perfettamente. Tutto questo perché lo Spirito Santo è sceso su di lei; Maria si è resa totalmente disponibile alla azione dello Spirito, quasi annullandosi in lui: proprio per questo è avvenuto in lei l'indicibile mistero. In Maria possiamo veramente contemplare e comprendere quanto sia potente l'azione dello Spirito Santo. Anonimo, Pentecoste. La discesa dello Spirito Santo trasforma Maria e gli Apostoli e li abilita alla missione; la stessa cosa avviene per la Chiesa attraverso l’intervento dello Spirito nella Liturgia.


Maria modello della Chiesa che celebra

Questo è l'aspetto discendente: il mistero che si compie. Ma Maria illumina anche l'aspetto ascendente, in quanto opera del Corpo mistico di Cristo. Di questo aspetto possiamo stabilire tre momenti:

A) La proclamazione-ascolto della parola
Sull'atteggiamento di ascolto di Maria – che significa anche attesa e docilità – si è detto tanto: qui vogliamo solo rilevare che esso rappresenta l'atteggiamento tipico del cristiano che si accosta alla liturgia. Gesù non poté fare miracoli fra i Nazaretani «a causa della loro incredulità» (Mt 13,58). Si tratta quindi di una disposizione di cuore che è frutto dello Spirito e che apre, nello stesso tempo, alla sua azione. Tutto è possibile a Dio, dice l'angelo e Maria, perché egli invierà il suo Spirito. Chi si accosta alla Liturgia non può farlo senza la fede nel potere dello Spirito di "trasformare" l'umano in divino. Dio attende il "fiat" di Maria, così come attende il nostro "fiat": senza di esso l'opera di Dio non si attua e l'uomo rimane uomo, nei suoi peccati.

B) La lode per le grandi cose operate da Dio
Lode per le grandi cose di Dio. La liturgia è lode al Padre nello Spirito per le grandi cose compite nel Figlio. Gesù esultò "nello Spirito"; altrettanto fa il cristiano nella liturgia, che trova il suo momento culminante nel canto angelico del "Santo", ripreso dalla visione di Isaia, quando egli assistette alla liturgia del Cielo (Is 6,1-3). La lode sorge quando uno sperimenta il mistero della salvezza; coloro che erano stati guariti da Gesù se ne andavano «glorificando e lodando Dio». Maria ha fatto altrettanto dopo l'incarnazione del Figlio di Dio nel suo grembo, intonando il "Magnificat", che giustamente è diventato il canto tipico di ringraziamento della Chiesa. Tuttavia, anche se i Vangeli non ce ne parlano, la lode più alta Maria l'avrà elevata dopo la Risurrezione del Figlio: forse ne abbiamo un'eco nella preghiera di lode degli Apostoli e di Maria dopo l'effusione dello Spirito Santo.

C) La missione, come ultimo atto della celebrazione liturgica che poi si prolunga nella vita
Una volta l'«Ite Missa est» significava presso a poco: «Finalmente possiamo andarcene»; in realtà significava: «Andate, questa è la missione», ma erano ben pochi coloro che lo intendevano così. Giustamente una delle formule di congedo consigliate dal muovo Messale dice: «Andate e annunciate le meraviglie del Signore». La missione fondamentalmente è annunciare quanto si è sperimentato; è quello che fanno gli apostoli subito dopo la Pentecoste, come frutto dello Spirito ricevuto. Gesù stesso, nel Battesimo, viene presentato dal Padre come il «Figlio prediletto» e quindi come suo inviato, dopo che lo Spirito è sceso su di lui. Lo Spirito Santo, quindi, "abilita" per la missione e a sua volte questa è lo sbocco naturale della liturgia: il suo anello di congiunzione con la vita, che diventa fondamentalmente un continuo e multiforme annuncio.

Il riferimento mariano inevitabilmente corre alla Visita ad Elisabetta: Maria, trasformata dallo Spirito Santo e "piena" del Verbo della vita, "corre" dalla cugina, non tanto e non solo per assisterla, ma soprattutto per condividere con lei la grazia che aveva ricevuto; ed Elisabetta, al solo saluto di Maria, comprende il mistero di cui lei è portatrice. Anche in questo caso, come sempre del resto, guardare a Maria significa essere immessi nel cuore del mistero salvifico; lei è testimone non solo di quello che opera tale mistero, ma anche di come a tale mistero ci si accosta, perché possa essere pienamente fruttuoso in noi. Perciò possiamo veramente concludere con l'esortazione di S. Ambrogio: «Dev'essere in ciascuno l'anima di Maria per magnificare il Signore, dev'essere in ciascuno il suo spirito per esultare in Dio».

 

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Fonte: PORTALE DI MARIOLOGIA - Lo Spirito: come nella Vergine così nella Liturgia (latheotokos.it). Articolo di Domenico Marcucci in Madre di Dio del 4 aprile 1998.

domenica 23 maggio 2021

I DONI E I FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO



I DONI E I FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO

a cura della Parrocchia SS. Redentore, Monserrato
Parroco don Sergio Manunza




I SETTE DONI DELLO SPIRITO SANTO

I doni dello Spirito Santo sono regali che Dio ci fa per affinarci di più a sé.
Troviamo questi doni enumerati nel Libro del profeta Isaia al capitolo 11 dove parlando del Messia che verrà il profeta dice che sarà ricoperto dello Spirito del Signore che è spirito di Sapienza ecc…
Essi sono: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timore di Dio.
Vediamo di darne una breve spiegazione:

Sapienza:
È l'esperienza gioiosa delle realtà soprannaturali. Ci da una conoscenza di Dio che non passa dalla conoscenza delle cose ma dalla condivisione della sua stessa vita. Serve a capire come funziona la vita e ad ordinare le cose secondo una classifica giusta riservando il primo posto a Dio. Spiega come le piccole e grandi gioie aiutano a vivere meglio ma non durano per sempre. Per questo la persona saggia costruisce la casa sulla roccia e non sulla sabbia.

Intelletto:
E' la risposta al bisogno di conoscenza e verità. Ci fa comprendere in maniera chiara quello che la luce della fede ci fa comprendere in maniera crepuscolare. Non si ferma al look, ma dà importanza a ciò che è "dentro. La persona intelligente non dà peso all'apparenza, ai pettegolezzi, alla banalità: cerca invece la verità nelle persone e nelle parole che ascolta e che dice. E' indispensabile nell'Evangelizzazione e nella catechesi, sia per chi parla che per chi ascolta. Fa capire in profondità la Parola di Dio e fa gustare la bellezza delle realtà rivelate. Il dono dell'intelletto coinvolge non solo la mente ma anche il cuore, la volontà, la passione, e persino l'azione. Per gli antichi Ebrei, sede dell'Intelletto non è il cervello ma il cuore perché la conoscenza che si raggiunge col cuore è più profonda di quella fredda del cervello.

Consiglio:
Offre un discernimento intuitivo e sicuro nelle scelte che facciamo per conoscere la volontà di Dio. Accresce la virtù della Prudenza. Fa sì che le nostre azioni siano degne di Dio; ci fa agire sempre per la gloria di Dio. Fondamento del consiglio è l'esperienza e siccome qui si parla di consiglio come dono di Dio è necessario far esperienza di Dio sia nella preghiera che nella coerenza di vita. Questo dono aiuta a conoscere ciò che Dio si aspetta da ognuno. Ci facilita la vita mettendoci accanto persone di Sua fiducia (genitori, catechisti, amici, suore, Don...) che indicano la strada giusta da seguire.

Fortezza:
Ci abilita a sopportare fatiche e sofferenze ma anche ad affrontare tentazioni e difficoltà. Sostiene la resistenza contro ogni tentazione che porta al male e fa realizzare il bene. Aiuta a mantenere gli impegni presi nei confronti nella vita, di noi stessi e con Dio. Dà ai ragazzi energia sufficiente per non comportarsi da "pecoroni" che imitano i modi sbagliati dei prepotenti. Questo dono insegna loro a sostituire l'amore per la forza con la forza per l'amore. E' necessaria contro lo scoraggiamento, le tentazioni, l'egoismo, ma è necessaria anche nel cammino spirituale di santificazione.

Scienza:
La scienza ci da la capacità di vedere le cose come le vede Dio. Fa sì che possiamo vedere sempre tutte le creature con gli occhi della fede. Fa percepire con sensibilità viva la presenza del Creatore nelle creature e la presenza di Gesù in tutti gli uomini. È sinonimo di conoscenza e di amore totale verso Dio. Se conosci Dio vedi le persone e le cose in relazione con Lui. L'amore per le creature deriva dall'amore per il Creatore. Per questa ragione rispetta la natura, comprende gli altri e con essi cammina verso la felicità, verso l'Amore (con la A maiuscola) che è alla base di ogni amore. Questo è il vero "scienziato" che migliora la sua vita e quella degli altri.

Pietà:
Ci fa sperimentare la tenerezza del Padre e ci fa sentire figli prediletti. Aiuta a riconoscere Dio come un padre buono che pensa a tutti, con cui si può dialogare volentieri e si fa il possibile per accontentarlo. Uno dei modi più belli è di riconoscere tutti i Suoi figli come fratelli e sorelle. Se li amiamo, ha detto Gesù, si ama anche il Padre che è nei cieli. Ci da il senso della Divina Provvidenza, che riconosce che siamo figli di Dio e che Lui provvede a tutto. E' l'amore dei figli verso il Padre. Esempio è Enea che fugge da Troia portando in spalle il padre. E' un dono che coinvolge volontà, azione, sentimenti delle persone. E' una sensibilità del cuore, di quel cuore di carne che Dio ha messo al posto del cuore di pietra. Diventa così importante perché prepara il terreno per tutti gli altri doni. E' cuore capace di ascoltare la parola del Signore e far sì che diventi impulso per le azioni.

Timore di Dio:
Il Timor di Dio ci fa capire che Dio deve essere rispettato. Non è un Tipo suscettibile che spaventa e castiga, ma neppure Uno che può essere facilmente ingannato e raggirato. E' il Dio Amore di cui bisogna parlare bene nei discorsi e nei fatti. Dio non vuole spaventare nessuno, vuole solo che noi ci assumiamo la nostra responsabilità, usiamo bene della nostra libertà aprendo a Lui il nostro cuore. Adorazione, lode, ringraziamento partono da qui. Non è la paura e non è neanche in contrasto con l'amore. Esso è prima di tutto rispetto, riconoscimento della sua grandezza, fiducia nella sua giustizia.




 


I DODICI FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO

Lo Spirito Santo arriva nelle nostre anime nel giorno del nostro Battesimo, spargendo su di noi le tre virtù teologali: la Fede, la Speranza e la Carità. E arriva in un modo più solenne nel giorno in cui riceviamo il Sacramento della Cresima o della Confermazione, quando riceviamo l'effusione dello Spirito che sparge su di noi i sette doni: La Saggezza o Sapienza, l'Intelletto, il Consiglio, la Fortezza, la Scienza, la Pietà e il Timore di Dio.
Lo Spirito Santo, oltre a spargere i sette doni, conferisce al cristiano dodici frutti che sono: la Carità, la Gioia, la Pace, la Pazienza, la Benevolenza, la Bontà, la Longanimità, la Mitezza, la Fede, la Modestia, la Continenza e la Castità.
Definiamo, in brevi parole, i frutti dello Spirito Santo.

- La Carità è un frutto dello Spirito Santo. La carità è l'amore ed è il più grande di tutti i doni, perché essa non sparisce, esiste oltre morte.

- La Gioia o allegria è caratterizzata da quelle emozioni interiori, da quell'allegria interiore e dalla soddisfazione spirituale profonda che lo Spirito Santo sparge nel cuore e nell'anima. La persona sente una gioia inesplicabile.

- La Pace di cui parliamo non ha niente a che fare con i motivi o le sensazioni esterne, ma è una pace e una soavità interiore, così come disse Gesù ai suoi apostoli: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace".

- La Pazienza sopporta le avversità, le malattie, le contrarietà e le persecuzioni. La pazienza è il frutto essenziale affinché il cristiano perseveri nella sua fede. Il cristiano paziente difficilmente è allontanato dalla sua fede perché egli sopporta tutto con pazienza. L'anima paziente è docile e umile, non si ribella contro il suo Dio ma sopporta e accetta tutto.

- La Benevolenza è la bontà che va oltre la bontà, cioè, molte volte facciamo del bene, ma soltanto fino ad una certa misura. Tuttavia, la benevolenza è l'esecuzione di questo bene che va oltre ciò che dovrebbe essere fatto. Significa semplicemente vedere le necessità degli altri e rispondervi in maniera calda, amichevole.

- La Bontà consiste nel fare il bene, in modo disinteressato, agli altri. La persona che lo fa ha un cuore buono, che ama veramente. La risposta di colui che ama seriamente è: "Io amo perché amo."

- La Longanimità è la pazienza oltre la pazienza, è quando qualcuno continua ad essere paziente dopo essere messo a prova, tante e tante volte.

- La Mitezza è sempre associata all'umiltà e alla pazienza. Gesù dice, quando si riferisce a sé stesso: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt 11, 28-30). La mitezza è contro l'ira e contro l'odio. In questo modo dobbiamo cercare di essere miti, imitando il Divino Maestro.

- La Fede, oltre ad essere il frutto dello Spirito Santo, è una delle virtù teologali. La fede è un dono molto importante, senza la quale ci disperiamo e ci scoraggiamo lungo il nostro cammino, fatto di alti e bassi e di molte difficoltà. Senza la fede il cristiano arriva fino ad un certo punto. La fede porta il cristiano a mantenersi fermo nel suo cammino, ma questa fede dev'essere conservata e protetta. Una delle maniere per farlo è la preghiera che aumenta e protegge la fede. La preghiera ci mantiene sulla strada della fede e sulla strada della salvezza, per questo motivo è indispensabile.

- La Modestia riguarda l'essere discreto. La modestia è contro l'ostentazione e l'esibizione. La modestia è il pudore che deve accompagnare ogni cristiano, poiché in lui abita Dio. Quindi dobbiamo rispettare il nostro proprio corpo, senza esporlo come un campionario. Questa virtù mantiene i nostri occhi, labbra, risa, movimenti, insomma, tutta la nostra persona, senza escludere gli abiti che la rivestono, nei giusti limiti. Sant'Agostino raccomanda particolare cura per la modestia esteriore, che tanto può edificare quanto scandalizzare coloro che ci circondano.

- La Continenza è un frutto dello Spirito Santo. L'uomo sa equilibrarsi, dominando la sua sessualità. Sa riguardarsi e proteggersi. La continenza è una grande virtù. Se gli uomini e le donne di oggi possedessero questa grande virtù, non vi sarebbero in molte famiglie tanta tristezza, tanti problemi, perché tutti saprebbero mantenere la castità e la purezza. La continenza è il dominio di sé stesso in relazione agli istinti sessuali.

- La Castità è un frutto che porta l'uomo o la donna a mantenere la purezza del corpo, e di conseguenza la purezza dell'anima, senza lasciarsi macchiare, cadendo nel peccato contro il 6º e il 9º Comandamento. Il sesto comandamento dice: "Osservate la castità nelle parole e nelle opere"; ed il nono comandamento dice: "Osservate la castità nei pensieri e nei desideri".

Questi dodici frutti dello Spirito Santo devono suscitare nel cristiano il desiderio e lo sforzo di conquistarli. Affinché ciò si realizzi dovrà chiederli e supplicarli allo Spirito Santo, perché a colui che li chiede Egli li darà. Se non li chiederai Egli rimarrà in attesa. Tuttavia, a causa delle preoccupazioni, della corsa di tutti i giorni e della lotta per la vita, molte volte ci dimentichiamo di valori così sublimi ed elevati.




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