venerdì 28 giugno 2019

ACCARCU - Apostolato Cristiano Cattolico Artistico Culturale



ACCARCU
Apostolato Cristiano Cattolico Artistico Culturale
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promuove il dialogo tra Arte, Cultura e Religione Cristiana Cattolica in una prospettiva ecumenica, è una iniziativa di apostolato che opera dal 2002 con la creazione di una Webrivista ARTCUREL, Pubblicazioni, Mostre, Convegni, ecc..

ACCARCU vuole diffondere la verità di Gesù Cristo, promuovere la cultura della vita e la civiltà dell’amore per un mondo di pace, rendere partecipe  delle ricerche artistiche e dei percorsi culturali e spirituali di tutti i tempi e luoghi, porsi come luogo di interscambio  di tutte le particolari etno-culture, chiarire alcuni momenti essenziali della vita e della coscienza dell’uomo di oggi e di sempre, un incontro  tra poesia , razionalità e spiritualità nella Luce di Amore della Santissima Trinità.
La missione di ACCARCU è di indirizzare attraverso l'arte e la cultura gli uomini a Dio.


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ARTCUREL : Arte, Cultura e Religione
una webrivista cristiana cattolica
sull'espressione artistica e culturale universale
https://artcurel.blogspot.com

Per contattare la Redazione  di ARTCUREL
e-mail:  arch.carlosarno@gmail.com


COLLABORATORI DI ARTCUREL: Artcurel sarà lieto di ricevere una tua proposta di collaborazione nel suo spirito di diffusione culturale; gli unici requisiti che si richiedono ai Collaboratori sono: 1°, di essere fedeli a Gesù Cristo, al Magistero della Chiesa Cattolica e al Papa; 2°, avere fede nella Missione di Artcurel; 3°, una partecipazione volontaria ad Artcurel con articoli o altro.

AMICI DI ARTCUREL: una delle finalità di Artcurel è lo scambio culturale, per divenire Amico puoi inviare articoli, commenti e osservazioni agli argomenti trattati, se risulteranno congruenti saranno pubblicati.

Segnalazione Artisti/Autori: gli Artisti o Autori che sono interessati alla Missione di Artcurel possono inviare il link del sitoweb o i loro lavori alla Redazione che ne esaminerà la congruenza e saranno inseriti nelle rispettive Sezioni; l'Artista o l'Autore entrerà a far parte degli "Amici di ARTCUREL".

Segnalazione Siti e Libri: invia indirizzo del sito web da segnalare o indicazioni del libro o rivista, se risulterà concorde con gli intenti culturali sarà inserito nella lista dei "Links/Bibliografia di ARTCUREL"



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Partecipa anche tu alla missione di ACCARCU apostolato artistico culturale in una prospettiva cristiana cattolica, sostenendo le nuove iniziative che abbiamo in programma di organizzare: mostre e convegni sull'arte cristiana, concorso per giovani artisti, seminario di studio sull'arte cristiana, pubblicazioni, ecc.
Per sostenere ACCARCU e quindi ARTCUREL e concordare la modalità di sostegno, comunicare al Direttore Carlo Sarno con la seguente email:  arch.carlosarno@gmail.com

Grazie di cuore per il tuo aiuto, che Dio ti benedica !


*** GRAZIE !!! ***

 
Camminiamo insieme per una civiltà dell'amore 
 nella realizzazione del Vangelo di Gesù Cristo.

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ACCARCU
Apostolato Cristiano Cattolico Artistico Culturale

ACCARCU – Christian Catholic Apostolate Artistic and Cultural.

 
ACCARCU vuole diffondere la verità di Gesù Cristo, promuovere la cultura della vita e la civiltà dell’amore per un mondo di pace, rendere partecipe  delle ricerche artistiche e dei percorsi culturali e spirituali di tutti i tempi e luoghi, porsi come luogo di interscambio  di tutte le particolari etnoculture, chiarire alcuni momenti essenziali della vita e della coscienza dell’uomo di oggi e di sempre.
ACCARCU promuove  il dialogo proficuo e positivo tra Arte, Cultura e Religione cristiana cattolica in una prospettiva ecumenica, è una iniziativa di apostolato che opera dal 2003 con la creazione di una Webrivista ARTCUREL, Pubblicazioni, Mostre, Convegni, ecc.., rappresenta un incontro  tra poesia , razionalità e spiritualità nella Luce di Amore della Santissima Trinità.


ACCARCU wants to diffuse the truth of Jesus Christ, to promote the culture of the life and the civilization of the love for a world of peace, to render taking part of the artistic searches and the cultural and spiritual ways of all the times and places, to be place of inter-exchange of all the particular etno-cultures, to clear some essential moments of the life and the conscience of the man today and always. 
ACCARCU promotes the profitable and positive dialogue between art, culture and catholic Christian religion in one perspective ecumenical, it is an apostolic initiative that has been operating since 2003 with the creation of an ARTCUREL Webmagazine, Publications, Exhibitions, Conferences, etc., represents an encounter between poetry, rationality and spirituality in the Light of Love of the Most Holy Trinity.






ACCARCU (Apostolato Cristiano Cattolico Artistico Culturale) e ARTCUREL (Arte Cultura Religione)
in rapporto alla Via Pulchritudinis e la Nuova Evangelizzazione




ACCARCU,  Apostolato Cristiano Cattolico Artistico Culturale

ACCARCU è una iniziativa di apostolato culturale cattolico fondata nel 2002 da Carlo Sarno. 
Missione e Attività Principali
L'obiettivo principale di ACCARCU è promuovere la ricerca e la riflessione sul legame intrinseco tra il Vangelo di Gesù Cristo, l'arte e la cultura cristiana. Si pone come punto di incontro per coloro che sono interessati a esplorare come i valori cristiani si manifestano e influenzano il panorama artistico e culturale. 
Le sue attività includono:
  • Studi e Ricerche: Conduce e promuove studi approfonditi sul rapporto tra fede, arte e cultura, analizzando opere, movimenti e figure storiche che hanno incarnato questa connessione.
  • Divulgazione: Utilizza vari canali per diffondere i risultati delle sue ricerche e promuovere il dialogo culturale.
  • Webrivista "ARTCUREL": Carlo Sarno, in qualità di fondatore di ACCARCU, è anche il fondatore e direttore della webrivista cattolica "ARTCUREL" (Arte, Cultura e Religione), un importante strumento di divulgazione delle iniziative e delle riflessioni dell'apostolato.
  • Iniziative Culturali: Organizza eventi, conferenze o presentazioni volti a sensibilizzare il pubblico sulla ricchezza del patrimonio culturale cristiano.
ACCARCU si dedica a valorizzare e studiare la dimensione artistica e culturale del cristianesimo, offrendo spunti di riflessione e approfondimento per credenti, studiosi e appassionati d'arte.



ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione
La webrivista ARTCUREL (acronimo di ARTe, CUltura e REligione) è una pubblicazione online cattolica fondata e diretta da Carlo Sarno.. 
Caratteristiche Principali
  • Natura e Scopo: È definita una "webrivista cristiana cattolica sull'espressione artistica e culturale universale". Il suo obiettivo è esplorare e promuovere il dialogo tra la fede cattolica e le diverse forme di espressione artistica e culturale.
  • Tematiche Trattate: La rivista affronta una vasta gamma di argomenti che spaziano dall'arte sacra all'architettura cristiana, dalla teologia all'attualità ecclesiale, dalla spiritualità alla storia della Chiesa. I contenuti spaziano da riflessioni sul dogma dell'Immacolata Concezione a temi come la fraternità tra i ministri ordinari.
  • Contenuti: I lettori possono trovare articoli, saggi, commenti, recensioni e riflessioni che analizzano il modo in cui i valori cristiani permeano e informano la cultura e l'arte a livello globale.
  • Piattaforma: La rivista è ospitata su una piattaforma blog, rendendola facilmente accessibile online al pubblico interessato. 
Ruolo e Missione
ARTCUREL funge da principale strumento di divulgazione e riflessione per ACCARCU e l'apostolato cristiano cattolico che rappresenta. La sua missione è quella di evangelizzare e formare culturalmente i lettori attraverso l'analisi critica e l'apprezzamento del patrimonio artistico e culturale ispirato dal cristianesimo. 
ARTCUREL si propone come un punto di riferimento online per chiunque voglia approfondire la connessione tra la dimensione spirituale della religione cattolica e la creatività umana espressa nell'arte e nella cultura.
La caratteristica peculiare dell'apostolato di ARTCUREL (e di ACCARCU) risiede nell'uso dell'arte e della cultura come strumenti primari di evangelizzazione e diffusione della fede cattolica. 
A differenza di forme di apostolato più tradizionali (come l'assistenza diretta ai bisognosi o la catechesi in parrocchia), l'approccio di ARTCUREL si concentra su:
Evangelizzazione Culturale: La missione non è solo quella di diffondere verità religiose in modo esplicito, ma di mostrare come i valori del Vangelo abbiano plasmato, e continuino a plasmare, l'espressione artistica e intellettuale umana.
  • Analisi e Riflessione: L'apostolato si esercita attraverso lo studio, la critica e la riflessione. La webrivista funge da piattaforma per analizzare opere d'arte, movimenti culturali e questioni teologiche, offrendo spunti che collegano la fede all'estetica e al pensiero.
  • Formazione Intellettuale: L'obiettivo è anche quello di formare un pubblico di lettori e credenti capaci di apprezzare il patrimonio culturale cristiano e di comprendere la pertinenza della fede nel mondo contemporaneo, partendo da un dialogo tra arte e religione.
  • Apostolato di Nicchia: Si rivolge specificamente a persone interessate all'intersezione tra fede, architettura, letteratura e arte, creando una comunità di intellettuali e appassionati che condividono questa sensibilità. 
L'apostolato di ARTCUREL si distingue per la sua enfasi sull'azione culturale come via per testimoniare e diffondere il messaggio cristiano, utilizzando la bellezza e il pensiero critico come linguaggi privilegiati.


ACCARCU, ARTCUREL e la Nuova Evangelizzazione
L'attività di ACCARCU e della sua webrivista ARTCUREL partecipa pienamente alla Nuova Evangelizzazione della Chiesa cattolica, un concetto chiave sviluppato in particolare da San Giovanni Paolo II, proseguito da Benedetto XVI e ulteriormente promosso da Papa Francesco.
La loro partecipazione avviene principalmente attraverso l'applicazione della cosiddetta "Via della Bellezza" (Via Pulchritudinis) come metodologia apostolica.
I Punti di Contatto con la Nuova Evangelizzazione
Nuovi Metodi e Linguaggi: La Nuova Evangelizzazione non riguarda un Vangelo diverso, ma l'uso di "nuovi metodi, nuovo ardore e nuove espressioni" per trasmettere la fede nell'odierno contesto secolarizzato. ARTCUREL risponde a questa esigenza utilizzando il linguaggio contemporaneo del web e l'analisi culturale per raggiungere persone che potrebbero non frequentare le parrocchie tradizionali ma sono sensibili ai temi dell'arte e della cultura.
  1. Dialogo con la Cultura Contemporanea: La Nuova Evangelizzazione mira a re-inserire il Vangelo nel tessuto della cultura moderna, che a volte ha "dimenticato" Dio. ACCARCU e ARTCUREL promuovono attivamente questo dialogo, esplorando come i valori cristiani si intersecano e informano l'espressione artistica universale, superando la separazione tra fede e vita quotidiana.
  2. L'Arte come "Preambolo della Fede": La Chiesa riconosce da sempre un'intima simbiosi tra religione, spiritualità, cultura e arte. L'attività di ARTCUREL si basa sulla convinzione che la bellezza (nella sua accezione cristiana) possa interpellare e interrogare le persone, suscitando stupore e sete di verità, diventando così un cammino privilegiato per incontrare Cristo e la bellezza del Vangelo.
  3. Formazione e Testimonianza: Oltre alla mera informazione, l'apostolato di ARTCUREL si propone di formare intellettualmente i credenti, aiutandoli a comprendere e articolare la propria fede nel contesto culturale. Una fede robusta e ben formata è essenziale affinché i cattolici possano portare la loro testimonianza nella cultura, plasmandola a sua volta.
  4. Risposta all'Indifferenza: La Nuova Evangelizzazione si rivolge in particolare a coloro che si sono allontanati dalla fede o sono indifferenti, pur mantenendo a volte un'identità cattolica. L'uso di temi artistici e culturali è un modo per agganciare queste persone su un terreno a loro familiare e da lì condurle a una riflessione spirituale più profonda. 
In sintesi, ACCARCU e ARTCUREL partecipano alla Nuova Evangelizzazione agendo come mediatori culturali, utilizzando l'arte e il patrimonio intellettuale cristiano come un ponte per stabilire un contatto, dialogare e, in ultima analisi, presentare il messaggio del Vangelo in modo fresco, accessibile e rilevante per l'uomo contemporaneo.


ACCARCU, ARTCUREL e la VIA PULCHRITUDINIS
La Bellezza come Guida a Dio (Via Pulchritudinis) 
Agostino è uno dei padri fondatori del concetto di Via Pulchritudinis (la via della bellezza), che è centrale nell'approccio di ARTCUREL.
  • Dalla Bellezza Creata alla Bellezza Increata: Nelle sue Confessioni, Agostino descrive il suo percorso personale di conversione, che passa attraverso l'apprezzamento della bellezza del creato. Egli capisce che la bellezza sensibile e terrena è un riflesso della Bellezza suprema e increata di Dio. L'arte, in quanto espressione di bellezza, può quindi fungere da ponte, orientando l'animo umano oltre se stesso, verso il Creatore.
  • Funzione Didattica e Persuasiva: Agostino riconosceva anche un valore pratico e didattico all'arte e alla retorica. Utilizzare la cultura e l'arte in modo efficace aiuta a comunicare la fede, a istruire i fedeli (soprattutto in un'epoca in cui molti erano analfabeti) e a persuadere i non credenti della grandezza del messaggio cristiano.  Per Sant'Agostino, la valorizzazione del patrimonio culturale (anche se non esplicitamente "cristiano" all'inizio) non è solo permessa, ma è una necessità strategica e teologica per l'evangelizzazione. Ogni forma di bellezza e verità è una traccia del Logos (il Verbo) e può essere utilizzata per aiutare l'uomo a orientare la propria intelligenza, il proprio cuore e la propria volontà verso Dio.
  • Il rapporto tra la Via Pulchritudinis (la via della bellezza) e l'attività di ARTCUREL è il fondamento stesso su cui si basa l'apostolato dell'associazione ACCARCU. ARTCUREL è, in pratica, l'applicazione concreta e mediatica di questa metodologia pastorale.
  • La Via Pulchritudinis non è solo un concetto estetico, ma un vero e proprio itinerario spirituale e pastorale riconosciuto dalla Chiesa per l'evangelizzazione contemporanea. 
Come ARTCUREL realizza la Via Pulchritudinis:
  1. L'Esperienza dell'Incontro: La Via Pulchritudinis parte dall'esperienza umana universale dello stupore di fronte alla bellezza autentica. L'attività di ARTCUREL non inizia con un trattato di teologia dogmatica, ma con l'analisi e l'apprezzamento di un'opera d'arte, di un'architettura o di un'espressione culturale. Questo "incontro" sensibile e intellettuale è il primo passo per catturare l'attenzione e aprire il cuore del lettore, spesso indifferente o lontano dalla fede.
  2. Dalla Bellezza Creata alla Bellezza Increata: La rivista utilizza la bellezza percepibile (l'arte, l'architettura, la poesia) come un segno, un rimando costante alla "Bellezza eterna" che è Dio stesso. Ogni articolo, in modo esplicito o implicito, cerca di guidare il lettore a vedere oltre la mera forma estetica, verso il mistero di Dio che è all'origine di ogni creatività e bellezza.
  3. L'Arte come "Bibbia dei Poveri" e Catechesi: In linea con la tradizione, ARTCUREL valorizza l'arte cristiana come un potente strumento didattico e contemplativo. La rivista aiuta a "rileggere" opere d'arte cristiane, antiche e moderne, rimettendole nel loro contesto liturgico e vitale, e permettendo loro di parlare di nuovo e trasmettere il messaggio della salvezza (la "Bibbia dei poveri" o "Scala di Giacobbe" che porta l'anima a Dio).
  4. Linguaggio del Dialogo: La Via Pulchritudinis è un cammino di dialogo con le culture e anche con i non credenti. ARTCUREL, analizzando l'arte in modo critico ma aperto, crea un terreno comune di discussione che supera le barriere ideologiche, permettendo un dialogo sulla verità, sul bene e sul senso della vita attraverso il linguaggio universale dell'arte.
  5. Cristo, Icona del Dio Invisibile: Il fondamento cristologico della Via Pulchritudinis è cruciale: Cristo stesso è l'"icona del Dio invisibile". L'attività di ARTCUREL, studiando l'arte sacra, punta sempre a rivelare il mistero dell'Incarnazione, rendendo presente il volto di Cristo attraverso le sue raffigurazioni e i suoi simboli. 


ARTCUREL non si limita a parlare di arte, cultura e religione in modo accademico, ma lo fa con un intento specificamente apostolico, utilizzando la bellezza come linguaggio privilegiato e ponte per l'annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo, in piena sintonia con la Via Pulchritudinis promossa dalla Chiesa per la Nuova Evangelizzazione.

ACCARCU, ARTCUREL e Papa LEONE XIV
L'attività di ACCARCU e ARTCUREL partecipa al pontificato di Papa Leone XIV in quanto egli prosegue la linea dei suoi predecessori (San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco) in merito alla Nuova Evangelizzazione e all'uso della "Via della Bellezza" (Via Pulchritudinis).
Nello specifico:
  • Continuità con la Nuova Evangelizzazione: Leone XIV, essendo stato Prefetto del Dicastero per i Vescovi sotto Papa Francesco, è inserito nel solco della continuità pastorale che enfatizza la necessità di nuovi metodi per annunciare il Vangelo nel mondo contemporaneo. Le attività di ACCARCU, che usano il web e la cultura come ponti per la fede, sono in linea con questa richiesta di rinnovamento apostolico.
  • Valorizzazione dell'Arte e della Cultura: Come in tutti i pontificati moderni, la Chiesa continua a riconoscere l'importanza dell'arte come linguaggio universale capace di toccare i cuori e interpellare le coscienze, fungendo da "preambolo della fede". ACCARCU e ARTCUREL contribuiscono a questo approccio, esplorando l'intersezione tra arte sacra e architettura, temi che sono di interesse costante per la Santa Sede e il suo patrimonio culturale.
  • Focus sulla Testimonianza e la Formazione: Il pontificato di Leone XIV, come espresso nei suoi primi messaggi, pone l'accento sulla necessità di mettere Cristo al centro della propria esistenza e missione, traducendolo nella preghiera, nello studio e nell'impegno di una vita santa. L'attività di studio e formazione intellettuale promossa da ARTCUREL si allinea con questa richiesta di una fede vissuta in modo profondo e consapevole, capace di testimoniare Gesù Cristo nel mondo. 
In definitiva, ACCARCU e ARTCUREL trovano un terreno fertile e una conferma della validità del loro approccio apostolico anche sotto il pontificato di Leone XIV, che eredita e prosegue le direttrici pastorali dei suoi predecessori, inclusa la valorizzazione del patrimonio culturale cristiano come strumento di evangelizzazione



ARTCUREL : Arte, Cultura e Religione
una webrivista cristiana cattolica sull'espressione artistica e culturale universale

Per contattare la Redazione di ARTCUREL







domenica 2 giugno 2019

Gianfranco Ravasi, In dialogo con la bellezza

  

Gianfranco Ravasi

 

In dialogo con la bellezza


Giovanni Paolo II, nella memorabile Lettera agli artisti,
rilancia la sfida per un fertile incontro


Quando si deve parlare di Giovanni Paolo II dal punto di vista teologico-letterario, la prima immagine che ci attraversa la mente è la stessa che uno scrittore cristiano del III secolo, Origene, aveva adottato all’inizio di un suo commento biblico: «Come chi, messosi in mare su di una barchetta, viene preso da forte angoscia nell’affidare un piccolo legno all’immensità delle onde, così anche noi siamo in ansia mentre osiamo inoltrarci in un così vasto oceano». L’insegnamento di Giovanni Paolo II è, infatti, simile a un “vasto oceano”: quattordici encicliche, tredici esortazioni apostoliche, undici costituzioni apostoliche, quarantun lettere apostoliche, migliaia di discorsi e due libri, Varcare la soglia della speranza (1994) e Dono e mistero (1996).
Noi, invece, riserveremo ora un’attenzione particolare al suo magistero specifico sull’arte nelle vesti di Pontefice.
Naturalmente il testo capitale è quella sorprendente Lettera agli artisti che reca la data emblematica della Pasqua 1999, uno scritto posto quasi a portale d’ingresso del Grande Giubileo del 2000. Prima, però, quasi fosse una sorta di prodromo, merita di essere citata una lettera apostolica, poco conosciuta, intitolata significativamente Duodecimum saeculum, datata 4 dicembre 1987. Essa fa riferimento a un evento ecclesiale decisivo per la stessa storia dell’arte, il secondo Concilio di Nicea, celebrato appunto dodici secoli prima, nel 787. Quell’assise, cancellando l’oscura parentesi dell’iconoclasmo, riaffermava non solo la legittimità delle immagini artistiche sacre ma ne esaltava anche la dimensione teologica e la funzione liturgica.
È in questa prospettiva che Giovanni Paolo II in quella lettera apostolica per il centenario del Concilio di Nicea II ribadiva la funzione evangelizzatrice, spirituale e pastorale dell’arte cristiana, condividendo, ad esempio, la convinzione espressa dagli artisti di tutti i secoli che hanno considerato le loro opere come una via di rivelazione, soprattutto per gli analfabeti, delle “meraviglie” della fede cristiana. Si era così configurata, ad esempio, la cosiddetta Biblia pauperum, spesso dipinta o scolpita sulle “pagine” di pietra delle pareti dei templi. Affermava Giovanni Paolo II in quel documento: «Il credente di oggi, come quello di ieri, deve essere aiutato nella preghiera e nella vita spirituale con la visione di opere che cercano di esprimere il mistero senza per nulla occultarlo. È questa la ragione per la quale oggi come per il passato, la fede è l’ispiratrice necessaria dell’arte della Chiesa». A questo punto, però, è necessario rimandare alla Lettera agli artisti già evocata: essa costituisce il testo fondamentale dell’insegnamento di Giovanni Paolo II sulla bellezza artistica ma anche sul dialogo con gli artisti, seguendo la scia degli interventi precedenti di straordinaria intensità e suggestione proposti da Paolo VI e in preparazione ai successivi pronunciamenti di Benedetto XVI. Lo scritto di papa Wojtyła unisce mirabilmente il percorso antropologico e morale con la prospettiva teologica, in un impasto di forte passione ma anche di grande rigore ideale


di Gianfranco Ravasi
cardinale, presidente del Pontificio consiglio della cultura

 https://www.luoghidellinfinito.it/Pagine/In-dialogo-con-la-bellezza.aspx
 

lunedì 27 maggio 2019

Saluto del Cardinale Ravasi durante l'incontro degli Artisti


Saluto del Cardinale Ravasi durante l'incontro degli Artisti




      Santità, è arduo per me dare voce ora a questa folla di artisti provenienti da tutto il mondo, in rappresentanza anche di tanti altri loro colleghi. Un’emozione profonda percorre, infatti, l’animo di tutti davanti a questo grandioso e glorioso fondale michelangiolesco, simbolo supremo dell’incontro tra arte e fede, e di fronte al successore di Pietro che incarna la storia secolare della Chiesa.
         Quarantacinque anni fa, il 7 maggio 1964, in questa stessa straordinaria cornice, il Papa Paolo VI con un appassionato discorso si rivolgeva agli artisti, ricordando loro che la sfida ultima della creazione estetica è quella di «carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità». Nello stampo limitato della parola, della forma, dell’immagine, del suono, l’artista cerca, infatti, di far balenare l’infinito e l’eterno. Come affermava uno di loro, Joan Miró, l’arte non rappresenta il visibile, ma rende visibile l’Invisibile, si affaccia sugli abissi dell’essere e dell’esistere, varca i confini dell’evidenza immediata per penetrare nelle regioni dell’assoluto e della trascendenza.
         Dieci anni fa, Santità, il Suo venerato predecessore Giovanni Paolo II, il giorno di Pasqua del 1999, scriveva la sua Lettera agli artisti  «per confermare a loro la stima ma anche per contribuire al riannodarsi di una più proficua cooperazione tra l’arte e la Chiesa», così da rinverdire «quel fecondo colloquio che in duemila anni di storia non si è mai interrotto». Alle nostre spalle c’è, infatti, quell’immensa e mirabile eredità che faceva dire a Goethe: «La lingua materna dell’Europa è il cristianesimo». Marc Chagall era convinto che per secoli i pittori hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che erano le pagine bibliche. Ma già nell’VIII secolo il cantore delle immagini sacre, san Giovanni Damasceno, non aveva esitazione a suggerire: «Se un pagano viene e ti dice: Mostrami la tua fede! tu portalo in chiesa e mostra a lui la decorazione di cui è ornata e spiegagli la serie dei sacri quadri» (PG  95, 325).
         Questo vincolo così stretto, a partire dal secolo scorso, si è molto allentato. Da un lato, la riflessione spirituale non ha sempre seguito la via dell’“estetica teologica” e in ambito ecclesiale si è spesso ricorso al mero ricalco di stili e generi delle epoche precedenti; oppure non di rado ci si è adattati alla bruttezza che assedia le nuove città. D’altro lato, l’arte ha imboccato le vie della città secolare, archiviando i temi religiosi, i simboli, le narrazioni, le figure di quel codice culturale che è stato per secoli la Bibbia. Si è spesso dedicata solo all’effimero e a esercizi stilistici sempre più provocatori o autoreferenziali, si è talora asservita a mode e a logiche di mercato.
         Eppure c’è in tutti il desiderio di ritessere quel «fecondo colloquio». E gli artisti attendono ora che Lei, Santità, con le Sue parole pronunci la prima battuta di questo nuovo dialogo, nel quale – come Lei già affermava – si possono incrociare «estetica ed etica, bellezza, verità e bontà». Rimosse le macerie delle incomprensioni e delle distanze, la via pulchritudinis è ancora aperta davanti al credente e all’artista. La meta da raggiungere è quella che delineava lo scrittore Hermann Hesse quando offriva questa sorprendente definizione: «Arte significa: dentro a ogni cosa mostrare Dio», cioè l’Eterno e l’Infinito. È ciò che auspicava Giovanni Paolo II nella sua Lettera: «L’arte contribuisca all’affermarsi di una bellezza autentica che, quasi riverbero dello Spirito di Dio, trasfiguri la materia, aprendo gli animi al senso dell’eterno». E ora, Santità, noi tutti La preghiamo di illuminarci su questo cammino di bellezza, di amore e di fede, con la Sua parola che ascolteremo con intensa simpatia e viva partecipazione.

 http://www.latinitas.va/content/cultura/it/dipartimenti/arte-e-fede/testi-e-documenti/ravasiart/saluto-agli-artisti.html

sabato 4 maggio 2019




Dalla Lettera agli artisti di Papa Wojtyla che reca la data del 4 aprile 1999, Pasqua di Resurrezione.



   Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue mani. Una vibrazione di quel sentimento si è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme, avete ammirato l'opera del vostro estro, avvertendovi quasi l'eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi.
Per questo mi è sembrato non ci fossero parole più appropriate di quelle della Genesi per iniziare questa mia Lettera a voi, ai quali mi sento legato da esperienze che risalgono molto indietro nel tempo ed hanno segnato indelebilmente la mia vita. Con questo scritto intendo mettermi sulla strada di quel fecondo colloquio della Chiesa con gli artisti che in duemila anni di storia non si è mai interrotto, e si prospetta ancora ricco di futuro alle soglie del terzo millennio. In realtà, si tratta di un dialogo non dettato solamente da circostanze storiche o da motivi funzionali, ma radicato nell'essenza stessa sia dell'esperienza religiosa che della creazione artistica. La pagina iniziale della Bibbia ci presenta Dio quasi come il modello esemplare di ogni persona che produce un'opera:  nell'uomo artefice si rispecchia la sua immagine di Creatore. Questa relazione è evocata con particolare evidenza nella lingua polacca, grazie alla vicinanza lessicale fra le parole stwórca (creatore) e twórca (artefice).
Qual è la differenza tra "creatore" ed "artefice?" Chi crea dona l'essere stesso, trae qualcosa dal nulla - ex nihilo sui et subiecti, si usa dire in latino - e questo, in senso stretto, è modo di procedere proprio soltanto dell'Onnipotente. L'artefice, invece, utilizza qualcosa di già esistente, a cui dà forma e significato. Questo modo di agire è peculiare dell'uomo in quanto immagine di Dio. Dopo aver detto, infatti, che Dio creò l'uomo e la donna "a sua immagine" (cfr. Genesi, 1, 27), la Bibbia aggiunge che affidò loro il compito di dominare la terra (cfr. Genesi, 1, 28). Fu l'ultimo giorno della creazione (cfr. Genesi, 1, 28-31). Nei giorni precedenti, quasi scandendo il ritmo dell'evoluzione cosmica, Jahvé aveva creato l'universo. Al termine creò l'uomo, il frutto più nobile del suo progetto, al quale sottomise il mondo visibile, come immenso campo in cui esprimere la sua capacità inventiva.
Dio ha, dunque, chiamato all'esistenza l'uomo trasmettendogli il compito di essere artefice. Nella "creazione artistica" l'uomo si rivela più che mai "immagine di Dio", e realizza questo compito prima di tutto plasmando la stupenda "materia" della propria umanità e poi anche esercitando un dominio creativo sull'universo che lo circonda. L'Artista divino, con amorevole condiscendenza, trasmette una scintilla della sua trascendente sapienza all'artista umano, chiamandolo a condividere la sua potenza creatrice. E ovviamente una partecipazione, che lascia intatta l'infinita distanza tra il Creatore e la creatura, come sottolineava il cardinale Nicolò Cusano:  "L'arte creativa, che l'anima ha la fortuna di ospitare, non s'identifica con quell'arte per essenza che è Dio, ma di essa è soltanto una comunicazione ed una partecipazione".
Per questo l'artista, quanto più consapevole del suo "dono", tanto più è spinto a guardare a se stesso e all'intero creato con occhi capaci di contemplare e ringraziare, elevando a Dio il suo inno di lode. Solo così egli può comprendere a fondo se stesso, la propria vocazione e la propria missione. Non tutti sono chiamati ad essere artisti nel senso specifico del termine. Secondo l'espressione della Genesi, tuttavia, ad ogni uomo è affidato il compito di essere artefice della propria vita:  in un certo senso, egli deve farne un'opera d'arte, un capolavoro.
Nel modellare un'opera, l'artista esprime di fatto se stesso a tal punto che la sua produzione costituisce un riflesso singolare del suo essere, di ciò che egli è e di come lo è. Ciò trova innumerevoli conferme nella storia dell'umanità. L'artista, infatti, quando plasma un capolavoro, non soltanto chiama in vita la sua opera, ma per mezzo di essa, in un certo modo, svela anche la propria personalità. Nell'arte egli trova una dimensione nuova e uno straordinario canale d'espressione per la sua crescita spirituale. Attraverso le opere realizzate, l'artista parla e comunica con gli altri. La storia dell'arte, perciò, non è soltanto storia di opere, ma anche di uomini. Le opere d'arte parlano dei loro autori, introducono alla conoscenza del loro intimo e rivelano l'originale contributo da essi offerto alla storia della cultura. Scrive un noto poeta polacco, Cyprian Norwid:  "La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere".
Il tema della bellezza è qualificante per un discorso sull'arte. Nel rilevare che quanto aveva creato era cosa buona, Dio vide anche che era cosa bella. La bellezza è in un certo senso l'espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza. Lo avevano ben capito i Greci che, fondendo insieme i due concetti, coniarono una locuzione che li abbraccia entrambi:  kalokagathìa, ossia "bellezza-bontà". Platone scrive al riguardo:  "La potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello".

https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/la-potenza-del-bene-nascosta-nella-bellezza.html

domenica 28 aprile 2019

Fabrizio Bisconti, Crocifissione e Risurrezione nell'arte cristiana delle origini



Crocifissione e Risurrezione nell'arte cristiana delle origini

Il patibolo e la tomba vuota

di Fabrizio Bisconti

      La cultura figurativa paleocristiana, proverbialmente positiva e tesa a esprimere i risvolti soterici della passio Christi, non produce, nei primi secoli, un repertorio che si soffermi, se non con rare allusioni, sulle ultime tappe della vita terrena del Salvatore e anzi, non viene neppure affrontato, dal punto di vista iconografico, il tema del martirio ordinario, tanto che per venire a contatto con le prime immagini dei campioni della fede, dobbiamo attendere il momento della pace costantiniana.
     Se, infatti, possiamo considerare come un'eccezione singolare l'affresco del cimitero di Pretestato con una coronazione di spine, relativo alla prima metà del iii secolo, soltanto dagli anni centrali del secolo seguente appaiono alcuni sarcofagi cosiddetti di passione o dell'anàstasis, con l'arresto dei principi degli apostoli, del Cristo, il giudizio di Pilato e ancora la coronazione di spine, mentre un originale affresco della seconda metà del iv secolo, nell'ipogeo di via Dino Compagni, rappresenta i soldati romani che si giocano le vesti di Cristo e, di lì a qualche anno, nella celebre lipsanoteca eburnea di Brescia, si fa ancora esplicito riferimento all'arresto del Salvatore e alla drammatica fine di Giuda Iscariota.
      Ma per incontrare la prima rappresentazione della crocifissione dobbiamo attendere i pontificati di Celestino i (422-432) e di Sisto iii (432-440), quando fu scolpita la porta lignea della monumentale basilica titolare di Santa Sabina, sull'Aventino. Nella splendida porta, miracolosamente giunta sino ai nostri giorni, seppure non in maniera integrale e provata da una serie infinita di restauri, si avvicendano episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, con l'intento di realizzare una sorta di concordia biblica, che trova il suo apex semantico in una formella, che vuole rappresentare il trionfo della Chiesa, raffigurata come una matrona orante fra i principi degli apostoli, in un contesto fortemente apocalittico.

     Il grande casellario ligneo prende proprio avvio da una formella, che rappresenta il momento drammatico della crocifissione, collocata contro una parete continua in opera isodoma, caratterizzata da tre timpani, che definiscono le silhouettes dei tre giustiziati, nudi, se si esclude l'esiguo subligaculum, che cinge loro i fianchi. Le tre figure del Cristo e dei ladroni sono proiettate in primo piano e mostrano un atteggiamento expansis manibus, senza che si intraveda il legno trasversale della croce, mentre soltanto i ladroni presentano le mani inchiodate. Il Cristo supera, per dimensioni, i due uomini posti ai lati di oltre un terzo, ha gli occhi spalancati, la barba e le chiome fluenti; il suo corpo, come quello dei due ladroni, è atletico e, nonostante la resa fortemente schiacciata del rilievo, rispetta i canoni della plastica classica romana.
      Questa redazione trionfale della crocifissione, nel senso che i giustiziati, con l'atteggiamento di orante, esprimono il trionfo della risurrezione, invece del dramma pietoso della morte violenta, rispetta coerentemente la tendenza della cultura figurativa romana, improntata a una visione positiva delle storie evangeliche, che è, comunque, infranta da una tavoletta eburnea del British Museum di Londra, riferibile proprio al 420-430 e prodotta da un atelier romano. Qui, l'evento del Golgota è rievocato nei momenti salienti della morte e della risurrezione del Cristo. Nella scena della crocifissione, Gesù è rappresentato nudo, issato e inchiodato alla croce - sebbene vivens - e l'iscrizione rex Iudeorum sormonta il patibolo, ai piedi del quale si dispongono i comprimari del dramma: Maria, Giovanni e Longino. Nel margine sinistro dell'avorio è rappresentata, in simultanea, la fine di Giuda Iscariota, appeso all'albero, con la borsa dei denari gettata a terra. La tavoletta eburnea è costituita da quattro formelle e, oltre alla scena di crocifissione, riporta rispettivamente un riquadro che concentra il giudizio di Pilato, il Cristo che porta la croce e la negazione di Pietro; un altro riquadro che rievoca l'incredulità di Tommaso; un ultimo pannello che raffigura il Santo Sepolcro; con la porta semiaperta, che lascia intravedere il sarcofago vuoto, le Marie e due soldati che dormono vicino all'edificio.
     La rappresentazione del Santo Sepolcro entra precocemente nel repertorio paleocristiano per tradurre in figura il racconto evangelico di Matteo (28, 1-8), Marco (16, 1-8) e Luca (24, 1-10) nell'ambito del contesto narrativo in cui si svolge la scena della visita delle pie donne, come succede nell'antico affresco del battistero della domus ecclesiae di Dura Europos, allestita nella prima metà del iii secolo, nella colonia romana situata in un'ansa dell'Eufrate, nell'attuale Siria. Qui, le figure femminili, munite di torce, passano attraverso una porta e giungono al sepolcro, che è rappresentato come una grande arca, fornita di un coperchio, che, ai lati, presenta due grandi stelle di luce, per alludere al mistero della risurrezione.
Dal momento costantiniano, il santo sepolcro viene raffigurato in maniera realistica e puntualmente aderente alla struttura che l'imperatore aveva fatto costruire, tra il 325 e il 336, sulla tomba di Cristo, isolando la roccia nella quale era scavata. Quest'ultimo elemento diventa il nucleo principale della grande basilica e viene caratterizzato da un'edicola, che suggerisce un edificio a pianta centrale, con un deambulatorio, delimitato da colonne, la cosiddetta Anàstasis, collegata, verso oriente, a un atrio che si allaccia a sua volta al martyrium, ossia a una monumentale basilica a cinque navate, cui si accedeva attraverso un'ampia scalinata e un portico trapezoidale. La restituzione architettonica del monumento, meticolosamente definita dal padre Virgilio C. Corbo dello Studium Biblicum Franciscanum, risponde perfettamente alle descrizioni di Eusebio di Cesarea (Vita Constantini, 3, 25-40), di Cirillo di Gerusalemme (Catechesi 14, 9) e della pellegrina Egeria (Peregrinatio Etheriae 24-35).
    Nell'arte paleocristiana viene rappresentata spesso la Rotonda dell'Anàstasis, anche se in maniera assai sintetica, a cominciare da un gruppo di sarcofagi provenzali del tardo iv secolo, ma trova le sue manifestazioni più particolareggiate in alcuni avori, tra i quali emerge il cosiddetto dittico Trivulzio, conservato al Castello Sforzesco di Milano e datato agli esordi del v secolo.
     L'unica valva superstite è suddivisa in due pannelli: nel quadro superiore è proprio rappresentato il Santo Sepolcro, come una struttura circolare finestrata e sormontata dai simboli degli evangelisti Matteo (l'angelo) e Luca (il toro), mentre due soldati romani, in primo piano, sono addormentati; nel registro inferiore l'angelo nimbato è seduto su una roccia, mentre annuncia alle due Marie la risurrezione di Cristo. Quest'ultima scena si svolge dinanzi alla porta semiaperta del sepolcro, i cui battenti sono decorati con formelle che riproducono tre episodi evangelici, ovvero la risurrezione di Lazzaro, la chiamata di Zaccheo e la guarigione dell'emorroissa.
   Il nostro itinerario attraverso le testimonianze iconografiche relative alle prime rappresentazioni della crocifissione e della risurrezione si può chiudere analizzando le decorazione delle fiaschette metalliche per pellegrini, conservate a Monza, offerte, secondo la tradizione, da Papa Gregorio Magno a Teodolinda, regina longobarda di professione cattolica romana, che si datano tra la metà del vi secolo e gli esordi del vii. Queste ampolle contenevano gli olii delle lampade che ardevano nei santuari dei luoghi santi e rappresentano, a stampo, i simboli degli episodi che hanno ispirato la costruzione di tali complessi monumentali. Così, in alcune di queste ampolle, vengono raffigurate simultaneamente l'anàstasis, ovvero l'annuncio dell'angelo alle donne giunte al sepolcro reso nelle forme dell'edicola costantiniana e la crocifissione, con la croce a tronco di palma, sul monte da cui sgorgano i quattro fiumi paradisiaci. Nella sommità della croce appare il Cristo barbato, con lunghi capelli e nimbo crucigero, affiancato dai simboli del sole e della luna, per sottolineare l'atmosfera epocale che avvolge l'episodio. Ai lati della croce, sono inginocchiati due personaggi devoti che tendono le braccia verso il simbolo centrale, mentre, a destra e a sinistra, secondo la sceneggiatura della crocifissione, si dispongono i due ladroni, seminudi e appesi al loro patibolo, e, alle estremità, si riconoscono Maria e Giovanni.
    Queste rappresentazioni dimostrano come, nelle più antiche raffigurazioni della passione e della risurrezione, il concetto del dramma evocato dal patibulum è eliso dalla natura stessa della croce, che si identifica con l'albero della vita, in perfetta sintonia con la concezione trionfale che vede nell'episodio cruento della crocifissione l'antefatto e la prefigurazione della risurrezione del Cristo, evocata da quel sepolcro vuoto verso cui corrono le Marie per incontrare l'angelo che proclama il termine della storia terrena dell'Uomo, chiudendo un cerchio che si apre e che si conclude con l'annuncio dell'angelo.

(©L'Osservatore Romano - 6-7 aprile 2009)

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