martedì 28 ottobre 2025

PERFECTAE CARITATIS, Decreto sul rinnovamento della vita religiosa (28-10-1965), di Paolo VI

 

PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA

DECRETO SUL RINNOVAMENTO DELLA VITA RELIGIOSA
PERFECTAE CARITATIS

 

1. Il santo Concilio ha mostrato già in precedenza nella costituzione « Lumen Gentium », che il raggiungimento della carità perfetta per mezzo dei consigli evangelici trae origine dalla dottrina e dagli esempi del divino Maestro ed appare come un segno eccellente del regno dei cieli. Ora lo stesso Concilio intende occuparsi della vita e della disciplina di quegli istituti, i cui membri fanno professione di castità, di povertà e di obbedienza, e provvedere alle loro necessità secondo le odierne esigenze.

Fin dai primi tempi della Chiesa vi furono uomini e donne che per mezzo della pratica dei consigli evangelici vollero seguire Cristo con maggiore libertà ed imitarlo più da vicino, e condussero, ciascuno a loro modo, una vita consacrata a Dio. Molti di essi, sotto l'impulso dello Spirito Santo, vissero una vita solitaria o fondarono famiglie religiose che la Chiesa con la sua autorità volentieri accolse ed approvò. Cosicché per disegno divino si sviluppò una meravigliosa varietà di comunità religiose, che molto ha contribuito a far sì che la Chiesa non solo sia atta ad ogni opera buona e preparata al suo ministero per l'edificazione del corpo di Cristo (cfr. Ef 4,12), ma attraverso la varietà dei doni dei suoi figli appaia altresì come una sposa adornata per il suo sposo (cfr. Ap 21,2), e per mezzo di essa si manifesti la multiforme sapienza di Dio (cfr. Ef 3, 10).

In tanta varietà di doni, tutti coloro che, chiamati da Dio alla pratica dei consigli evangelici, ne fanno fedelmente professione, si consacrano in modo speciale al Signore, seguendo Cristo che, casto e povero (cfr. Mt 8,20; Lc 9,58), redense e santificò gli uomini con la sua obbedienza spinta fino alla morte di croce (cfr. Fil 2,8). Così essi, animati dalla carità che lo Spirito Santo infonde nei loro cuori (cfr. Rm 5,5) sempre più vivono per Cristo e per il suo corpo che è la Chiesa (cfr. Col 1,24). Quanto più fervorosamente, adunque, vengono uniti a Cristo con questa donazione di sé che abbraccia tutta la vita, tanto più si arricchisce la vitalità della Chiesa ed il suo apostolato diviene vigorosamente fecondo.

Affinché poi il superiore valore della vita consacrata per mezzo della professione dei consigli evangelici, nonché la sua necessaria funzione nelle presenti circostanze riescano di maggior vantaggio alla Chiesa, questo sacro Concilio sancisce le seguenti norme, che riguardano soltanto i principi generali del rinnovamento della vita e della disciplina da attuarsi nelle famiglie religiose, come pure nelle società di vita comune senza voti e negli istituti secolari, conservando ognuno la propria fisionomia. Le norme particolari che riguardano la esposizione e l'applicazione di questi principi saranno poi emanate dalla competente autorità ecclesiastica dopo il Concilio.

Rinnovamento e adattamento

2. Il rinnovamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno alle fonti di ogni forma di vita cristiana e alla primitiva ispirazione degli istituti, e nello stesso tempo l'adattamento degli istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi. Questo rinnovamento, sotto l'influsso dello Spirito Santo e la guida della Chiesa, deve attuarsi secondo i seguenti principi:

a) Essendo norma fondamentale della vita religiosa il seguire Cristo come viene insegnato dal Vangelo, questa norma deve essere considerata da tutti gli istituti come la loro regola suprema.

b) Torna a vantaggio della Chiesa stessa che gli istituti abbiano una loro propria fisionomia ed una loro propria funzione. Perciò si conoscano e si osservino fedelmente lo spirito e le finalità proprie dei fondatori, come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò costituisce il patrimonio di ciascun istituto.

c) Tutti gli istituti partecipino alla vita della Chiesa e secondo la loro indole facciano propri e sostengano nella misura delle proprie possibilità le sue iniziative e gli scopi che essa si propone di raggiungere nei vari campi, come in quello biblico, liturgico, dogmatico, pastorale, ecumenico, missionario e sociale.

d) Gli istituti procurino ai loro membri un'appropriata conoscenza sia della condizione umana nella loro epoca, sia dei bisogni della Chiesa, in modo che essi, sapendo rettamente giudicare le circostanze attuali di questo mondo secondo i criteri della fede e ardendo di zelo apostolico, siano in grado di giovare agli altri più efficacemente.

e) Essendo la vita religiosa innanzitutto ordinata a far sì che i suoi membri seguano Cristo e si uniscano a Dio con la professione dei consigli evangelici, bisogna tener ben presente che le migliori forme di aggiornamento non potranno avere successo, se non saranno animate da un rinnovamento spirituale. A questo spetta sempre il primo posto anche nelle opere esterne di apostolato.

3. Il modo di vivere, di pregare e di agire deve convenientemente adattarsi alle odierne condizioni fisiche e psichiche dei religiosi, come pure, per quanto è richiesto dalla natura di ciascun istituto, alle necessità dell'apostolato, alle esigenze della cultura, alle circostanze sociali ed economiche; e ciò dovunque, ma specialmente nei luoghi di missione. Anche il modo di governare deve essere sottoposto ad esame secondo gli stessi criteri. Perciò le costituzioni, i « direttori », i libri delle usanze, delle preghiere e delle cerimonie ed altre simili raccolte siano convenientemente riesaminati e, soppresse le prescrizioni che non sono più attuali, vengano modificati in base ai documenti emanati da questo sacro Concilio.

4. Non è possibile procedere ad un rinnovamento efficace e a un vero adattamento senza la collaborazione di tutti i membri dell'istituto. Ma stabilire le norme dell'aggiornamento e fissarne le leggi, come pure determinare un sufficiente e prudente periodo di prova, è compito che spetta soltanto alle competenti autorità, soprattutto ai capitoli generali, salva restando, quando sia necessaria, l'approvazione della santa Sede o degli ordinari del luogo, a norma del diritto. I superiori poi, in tutto ciò che riguarda le sorti dell'intero istituto, consultino ed ascoltino come si conviene i membri. Per l'aggiornamento dei monasteri femminili si potranno ottenere anche i voti e le consultazioni delle adunanze delle federazioni o di altre riunioni legalmente convocate. Tutti però devono tener presente che l'auspicato rinnovamento, più che nel moltiplicare le leggi, è da riporsi in una più coscienziosa osservanza della regola e delle costituzioni.

Elementi comuni a tutte le forme di vita religiosa

5. I membri di qualsiasi istituto ricordino anzi tutto di aver risposto alla divina chiamata con la professione dei consigli evangelici, in modo che essi non solo morti al peccato (cfr. Rm 6,11), ma rinunziando anche al mondo, vivano per Dio solo. Tutta la loro vita, infatti, è stata posta al suo servizio, ciò costituisce una speciale consacrazione che ha le sue profonde radici nella consacrazione battesimale l'esprime con maggior pienezza. Avendo poi la Chiesa ricevuto questa loro donazione di sé, sappiano di essere anche al servizio della Chiesa. Tale servizio di Dio deve in essi stimolare e favorire l'esercizio delle virtù, specialmente dell'umiltà e dell'obbedienza, della fortezza e della castità, con cui si partecipa all'annientamento del Cristo (cfr. Fil 2,7-8), e insieme alla sua vita nello Spirito (cfr. Rm 8,1-13). I religiosi dunque, fedeli alla loro professione, lasciando ogni cosa per amore di Cristo (cfr. Mc 10,28), lo seguano (cfr. Mt 19,21) come l'unica cosa necessaria (cfr. Lc 10,42), ascoltandone le parole (cfr. Lc 10,39), pieni di sollecitudine per le cose sue (cfr. 1 Cor 7,32). Perciò è necessario che i membri di qualsiasi istituto, avendo di mira unicamente e sopra ogni cosa Dio, uniscano la contemplazione, con cui aderiscono a Dio con la mente e col cuore, e l'ardore apostolico, con cui si sforzano di collaborare all'opera della redenzione e dilatare il regno di Dio.

Primato della vita spirituale

6. Coloro che fanno professione dei consigli evangelici, prima di ogni cosa cerchino ed amino Dio che ci ha amati per primo (cfr. 1 Gv 4,10), e in tutte le circostanze si sforzino di alimentare la vita nascosta con Cristo in Dio (cfr. Col 3,3), donde scaturisce e riceve impulso l'amore del prossimo per la salvezza del mondo e l'edificazione della Chiesa. Questa carità anima e guida anche la stessa pratica dei consigli evangelici. Perciò i membri degli istituti coltivino con assiduità lo spirito di preghiera e la preghiera stessa, attingendoli dalle fonti genuine della spiritualità cristiana. In primo luogo abbiano quotidianamente in mano la sacra Scrittura, affinché dalla lettura e dalla meditazione dei libri sacri imparino « la sovreminente scienza di Gesù Cristo » (Fil 3,8). Compiano le funzioni liturgiche, soprattutto il sacrosanto mistero dell'eucaristia, pregando secondo lo spirito della Chiesa col cuore e con le labbra, ed alimentino presso questa ricchissima fonte la propria vita spirituale. In tal modo, nutriti alla mensa della legge divina e del sacro altare, amino fraternamente le membra di Cristo; con spirito filiale circondino di riverenza e di affetto i pastori; sempre più intensamente vivano e sentano con la Chiesa e si mettano a completo servizio della sua missione.

La vita contemplativa

7. Gli istituti dediti interamente alla contemplazione, in modo tale che i loro membri si occupano unicamente di Dio nella solitudine e nel silenzio, i continua preghiera e intensa penitenza conservano sempre, pur nella urgente necessità di apostolato attivo, un posto eminente nel corpo mistico di Cristo in cui « nessun membro ha la stessa funzione » (Rm 12,4). Essi infatti offrono a Dio un eccellente sacrificio di lode; e producendo frutti abbondantissimi di santità, sono di onore e di esempio al popolo di Dio, cui danno incremento con una segreta fecondità apostolica. In tal modo costituiscono una gloria per la Chiesa e una sorgente di grazie celesti. Tuttavia il loro genere di vita sia riveduto secondo i principi e i criteri di aggiornamento sopra indicati, nel pieno rispetto della loro separazione dal mondo e degli esercizi propri della vita contemplativa.

La vita attiva

8. Vi sono nella Chiesa moltissimi istituti, clericali o laicali, dediti alle varie opere di apostolato. Essi hanno differenti doni secondo la grazia che è stata loro data: chi ha il dono del ministero, chi insegna, chi esorta, chi dispensa con liberalità, chi fa opere di misericordia con gioia (cfr. Rm 12,5-8) « Vi è varietà di doni, ma è lo stesso Spirito » (1 Cor 12,4). In questi istituti l'azione apostolica e caritatevole rientra nella natura stessa della vita religiosa, in quanto costituisce un ministero sacro e un'opera di carità, che sono stati loro affidati dalla Chiesa e devono essere esercitati in suo nome. Perciò tutta la vita religiosa dei membri sia compenetrata di spirito apostolico, e tutta l'azione apostolica sia animata da spirito religioso. Affinché dunque i religiosi corrispondano in primo luogo alla loro vocazione che li chiama a seguire Cristo e servano Cristo nelle sue membra, bisogna che la loro azione apostolica si svolga in intima unione con lui. Con ciò viene alimentata la carità stessa verso Dio e verso gli uomini. Perciò detti istituti adattino convenientemente le loro osservanze e i loro usi alle esigenze dell'apostolato cui si dedicano. Siccome poi molteplici sono le forme di vita religiosa consacrata alle opere di apostolato, è necessario che l'aggiornamento tenga conto di questa diversità e che, nei vari istituti, la vita dei membri a servizio di Cristo sia sostentata con mezzi propri e rispondenti allo scopo.

La vita monastica e conventuale

9. Sia fedelmente conservata e sempre più rifulga nel suo genuino spirito, sia in Oriente che in Occidente, la veneranda istituzione della vita monastica che lungo il corso dei secoli si acquistò insigni benemerenze verso la Chiesa e la società. Ufficio principale dei monaci è quello di prestare umile e insieme nobile servizio alla divina maestà entro le mura del monastero, sia dedicandosi interamente al culto divino con una vita di nascondimento, sia assumendo qualche legittimo incarico di apostolato o di carità cristiana. Mantenendo pertanto la fisionomia caratteristica del proprio istituto, i monaci rinnovino le antiche tradizioni di beneficenza e le adattino agli odierni bisogni delle anime, in modo che i monasteri siano come altrettanti centri viventi di edificazione del popolo cristiano. Parimenti gli istituti religiosi, i quali per regola uniscono strettamente la vita apostolica all'ufficio corale e alle osservanze monastiche, armonizzino il loro modo di vivere con le esigenze del loro apostolato, in maniera tale da conservare fedelmente il loro genere di vita, essendo esso di grande vantaggio per la Chiesa.

La vita religiosa laicale

10. La vita religiosa laicale, tanto maschile quanto femminile, costituisce uno stato in sé completo di professione dei consigli evangelici. Perciò il sacro Concilio, che ha grande stima di esso poiché tanta utilità arreca all'attività pastorale della Chiesa nell'educazione della gioventù, nell'assistenza agli infermi e in altri ministeri, conferma i membri di tale forma di vita religiosa nella loro vocazione e li esorta ad adattare la loro vita alle odierne esigenze. Il sacro Concilio dichiara non esservi alcun impedimento a che nelle comunità religiose di fratelli, essendo fermamente mantenuto il carattere laico di questi istituti, per disposizione del capitolo generale alcuni membri ricevano gli ordini sacri, allo scopo di provvedere nelle proprie case alle necessità del servizio sacerdotale.

11. Gli istituti secolari, pur non essendo istituti religiosi, tuttavia comportano una vera e completa professione dei consigli evangelici nel mondo, riconosciuta come tale dalla Chiesa. Tale professione conferisce una consacrazione agli uomini e alle donne, ai laici e ai chierici che vivono nel mondo. Perciò essi anzitutto intendano darsi totalmente a Dio nella perfetta carità, e gli istituti stessi conservino la loro propria particolare fisionomia, cioè quella secolare, per essere in grado di esercitare efficacemente e dovunque il loro specifico apostolato nella vita secolare e come dal seno della vita secolare. Tuttavia sappiano che non potranno assolvere un compito così importante se i loro membri non riceveranno una tale formazione nelle cose divine e umane da diventare realmente nel mondo un lievito destinato a dare vigore e incremento al corpo di Cristo. I superiori perciò seriamente procurino di dare ai loro sudditi una istruzione specialmente spirituale e di sviluppare ulteriormente la loro formazione.

I tre voti religiosi:

a) castità

12. La castità « per il regno dei cieli » (Mt 19,12), quale viene professata dai religiosi, deve essere apprezzata come un insigne dono della grazia. Essa infatti rende libero in maniera speciale il cuore dell'uomo (cfr. 1 Cor 7,32-35), cosi da accenderlo sempre più di carità verso Dio e verso tutti gli uomini; per conseguenza essa costituisce un segno particolare dei beni celesti, nonché un mezzo efficacissimo offerto ai religiosi per potere generosamente dedicarsi al servizio divino e alle opere di apostolato. In tal modo essi davanti a tutti i fedeli sono un richiamo di quella mirabile unione operata da Dio e che si manifesterà pienamente nel secolo futuro, mediante la quale la Chiesa ha Cristo come unico suo sposo.

Bisogna adunque che i religiosi, sforzandosi di mantener fede alla loro professione, credano nelle parole del Signore e, fidando nell'aiuto divino, non presumano delle loro forze, ma pratichino la mortificazione e la custodia dei sensi. E neppure trascurino i mezzi naturali che giovano alla sanità mentale e fisica. In tal modo essi non potranno essere influenzati dalle false teorie, che sostengono essere la continenza perfetta impossibile o nociva al perfezionamento dell'uomo; e, come per un istinto spirituale, sapranno respingere tutto ciò che può mettere in pericolo la castità. Inoltre ricordino tutti, specialmente i superiori, che la castità si potrà custodire più sicuramente se i religiosi sapranno praticare un vero amore fraterno nella vita comune.

Poiché l'osservanza della continenza perfetta tocca le inclinazioni più profonde della natura umana i candidati alla professione di castità non abbraccino questo stato, né vi siano ammessi, se non dopo una prova veramente sufficiente e dopo che sia stata da essi raggiunta una conveniente maturità psicologica ed affettiva. Essi non solo siano preavvertiti circa i pericoli ai quali va incontro la castità, ma devono essere educati in maniera tale da abbracciare il celibato consacrato a Dio integrandolo nello sviluppo della propria personalità.

b) povertà

13. La povertà volontariamente abbracciata per mettersi alla sequela di Cristo, di cui oggi specialmente essa è un segno molto apprezzato, sia coltivata diligentemente dai religiosi e, se sarà necessario, si trovino nuove forme per esprimerla. Per mezzo di essa si partecipa alla povertà di Cristo, il quale da ricco che era si fece povero per amore nostro, allo scopo di farci ricchi con la sua povertà (cfr. 2 Cor 8,9; Mt 8,20). Per quanto riguarda la povertà religiosa, non basta dipendere dai superiori nell'uso dei beni, ma occorre che i religiosi siano poveri effettivamente e in spirito, avendo il loro tesoro in cielo (cfr. Mt 6,20). Nel loro ufficio sentano di obbedire alla comune legge del lavoro, e mentre in tal modo si procurano i mezzi necessari al loro sostentamento e alle loro opere, allontanino da sé ogni eccessiva preoccupazione e si affidino alla Provvidenza del Padre celeste (cfr. Mt 6,25).

Le congregazioni religiose nelle loro costituzioni possono permettere che i loro membri rinuncino ai beni patrimoniali acquistati o da acquistarsi. Gli istituti stessi, tenendo conto delle condizioni dei singoli luoghi, cerchino di dare in qualche modo una testimonianza collettiva della povertà, e volentieri destinino qualche parte dei loro beni alle altre necessità della Chiesa e al sostentamento dei poveri, che i religiosi tutti devono amare nelle viscere di Cristo (cfr. Mt 19,21; 25,34-46; Gc 2,15-16; 1 Gv 3,17). Le province e le altre case di istituti religiosi si scambino tra loro i beni temporali, in modo che le più fornite di mezzi aiutino le altre che soffrono la povertà. Quantunque gli istituti, salvo disposizioni contrarie di regole e costituzioni, abbiano diritto di possedere tutto ciò che è necessario al loro sostentamento e alle loro opere, tuttavia sono tenuti ad evitare ogni lusso, lucro eccessivo e accumulazione di beni.

c) obbedienza

14. I religiosi con la professione di obbedienza offrono a Dio la completa oblazione della propria volontà come sacrificio di se stessi, e per mezzo di esso in maniera più salda e sicura vengono uniti alla volontà salvifica di Dio. Pertanto, ad imitazione di Gesù Cristo, che venne per fare la volontà del Padre (cfr. Gv 4,34; 5,30; Eb 10,7; Sal 39,9), e « prendendo la forma di servo » (Fil 2,7), dai patimenti sofferti conobbe l'obbedienza (cfr. Eb 5,8), i religiosi, mossi dallo Spirito Santo, si sottomettono in spirito di fede ai superiori che sono i rappresentanti di Dio, e sotto la loro guida si pongono al servizio di tutti i fratelli in Cristo, come Cristo stesso per la sua sottomissione al Padre venne per servire i fratelli e diede la sua vita in riscatto per la moltitudine (cfr. Mt 20,28; Gv 10,14-18). Così essi si vincolano sempre più strettamente al servizio della Chiesa e si sforzano di raggiungere la misura della piena statura di Cristo (cfr. Ef 4,13).

Perciò i religiosi, in spirito di fede e di amore verso la volontà di Dio, secondo quanto prescrivono la regola e le costituzioni, prestino umile ossequio ai loro superiori col mettere a disposizione tanto le energie della mente e della volontà, quanto i doni di grazia e di natura, nella esecuzione degli ordini e nel compimento degli uffici loro assegnati, nella certezza di dare la propria collaborazione alla edificazione del corpo di Cristo secondo il piano di Dio. Così l'obbedienza religiosa, lungi dal diminuire la dignità della persona umana, la conduce alla maturità, facendo crescere la libertà dei figli di Dio.

I superiori poi, dovendo un giorno rendere conto a Dio delle anime che sono state loro affidate (cfr. Eb 13,17), docili alla volontà di Dio nel compimento del loro ufficio, esercitino l'autorità in spirito di servizio verso i fratelli, in modo da esprimere la carità con cui Dio li ama. Governino come figli di Dio quelli che sono loro sottomessi, con rispetto della persona umana e facendo sl che la loro soggezione sia volontaria. Per conseguenza concedano loro la dovuta libertà, specialmente per quanto riguarda il sacramento della penitenza e la direzione della coscienza. Guidino i religiosi in maniera tale che questi, nell'assolvere i propri compiti e nell'intraprendere iniziative, cooperino con un'obbedienza attiva e responsabile. Perciò i superiori ascoltino volentieri i religiosi e promuovano l'unione delle loro forze per il bene dell'istituto e della Chiesa, pur rimanendo ferma la loro autorità di decidere e di comandare ciò che si deve fare.

I capitoli e i consigli eseguiscano fedelmente i compiti che sono stati loro affidati nel governo, e tutti a loro modo siano l'espressione della partecipazione e dell'interesse di tutti i membri per il bene della intera comunità.

La vita comune

15. La vita in comune perseveri nella preghiera e nella comunione di uno stesso spirito, nutrita della dottrina del Vangelo, della santa liturgia e soprattutto dell'eucaristia (cfr. At 2,42), sull'esempio della Chiesa primitiva, in cui la moltitudine dei credenti era d'un cuore solo e di un'anima sola (cfr. At 4,32). I religiosi, come membri di Cristo, in fraterna comunanza di vita si prevengano gli uni gli altri nel rispetto scambievole (cfr. Rm 12,10), portando gli uni i pesi degli altri (cfr. Gal 6,2). Infatti con l'amore di Dio diffuso nei cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr. Rm 5,5), la comunità come una famiglia unita nel nome del Signore gode della sua presenza (cfr. Mt 18,20). La carità è poi il compimento della legge (cfr. Rm 13,10) e vincolo di perfezione (cfr. Col 3,14), e per mezzo di essa noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita (cfr. 1 Gv 3,14). Anzi l'unità dei fratelli manifesta l'avvento di Cristo (cfr. Gv 13,35; 17,21), e da essa promana grande energia per l'apostolato.

Allo scopo poi di rendere più intimo il vincolo di fraternità fra i religiosi, coloro che sono chiamati conversi, coadiutori o con altro nome, siano strettamente associati alla vita e alle opere della comunità. Se le circostanze non consigliano proprio di fare diversamente, bisogna far sì che negli istituti femminili si arrivi ad un'unica categoria di suore. In tal caso, si manterrà solamente tra le persone la diversità richiesta dalla distinzione delle varie opere a cui le suore o per speciale vocazione divina o per particolare attitudine sono destinate.

I monasteri e gli istituti maschili non del tutto laicali possono accettare, secondo la loro indole e a norma delle costituzioni, chierici e laici, in pari misura e con eguali diritti ed obblighi, eccettuati quelli che scaturiscono dall'ordine sacro.

La clausura femminile

16. La clausura papale per le monache di vita unicamente contemplativa rimanga in vigore, ma si aggiorni secondo le condizioni dei tempi e dei luoghi, abolendo le usanze che non hanno più ragione di esistere, dopo che sono stati ascoltati i pareri dei monasteri stessi. Le altre monache invece, che per loro regola si dedicano alle opere esterne di apostolato, siano esenti dalla clausura papale, in modo da essere in grado di attendere meglio ai loro impegni di apostolato; rimanga in vigore tuttavia la clausura a norma delle loro costituzioni.

L'abito religioso

17. L'abito religioso, segno della consacrazione, sia semplice e modesto, povero e nello stesso tempo decoroso, come pure rispondente alle esigenze della salute e adatto sia ai tempi e ai luoghi, sia alle necessità dell'apostolato. Gli abiti dei religiosi e delle religiose che non concordano con queste norme, siano modificati.

L'aggiornamento e la formazione religiosa

18. L'aggiornamento degli istituti dipende in massima parte dalla formazione dei loro membri. Perciò gli stessi religiosi non chierici e le religiose non siano destinate alle opere di apostolato immediatamente dopo il noviziato, ma la loro formazione religiosa ed apostolica, dottrinale e tecnica, col conseguimento anche dei titoli specifici, si protragga convenientemente in apposite case.

Per evitare poi il pericolo che l'adattamento alle esigenze del nostro tempo sia solo esteriore o che siano impari al proprio compito coloro che per regola attendono all'apostolato esterno, i religiosi, secondo le capacità intellettuali e il carattere di ciascuno, siano convenientemente istruiti intorno alla mentalità e ai costumi della vita sociale odierna. Attraverso la fusione armonica dei vari elementi la formazione deve avvenire in maniera tale da contribuire all'unità di vita dei religiosi stessi.

Per tutta la vita poi i religiosi si adoperino a perfezionare diligentemente questa cultura spirituale, dottrinale e tecnica, e i superiori, nella misura del possibile, procurino loro a questo scopo l'occasione opportuna, i mezzi e il tempo necessari. È pure dovere dei superiori provvedere alla scelta accurata e alla solida preparazione dei direttori, dei maestri spirituali e dei professori.

19. Nel fondare nuovi istituti si deve ben ponderare la necessità o almeno la grande utilità nonché la possibilità di sviluppo, affinché non sorgano imprudentemente istituti inutili o sprovvisti di sufficiente vigore. In modo speciale si abbia cura di promuovere e coltivare le forme di vita religiosa nelle Chiese di nuova fondazione, e in ciò si tenga conto del carattere e dei costumi degli abitanti, come pure delle condizioni di vita e delle consuetudini locali.

Le opere degli istituti

20. Gli istituti mantengano e svolgano fedelmente le opere proprie e, tenendo presente l'utilità della Chiesa universale e delle diocesi, adattino le opere stesse alle necessità dei tempi e dei luoghi, adoperando i mezzi opportuni e anche nuovi, e tralasciando invece quelle opere che oggi non corrispondono più allo spirito e alla vera natura dell'istituto. Si deve assolutamente conservare negli istituti religiosi lo spirito missionario, e, secondo la natura propria di ciascuno, adattarlo alle condizioni odierne in modo che sia resa più efficace la predicazione del Vangelo a tutte le genti.

Istituti e monasteri in decadenza

21. Agli istituti invece e ai monasteri che, dopo essere stato ascoltato il parere degli ordinari del luogo interessati, a giudizio della santa Sede non offrono fondata speranza che in seguito possano rifiorire, Si proibisca di ricevere ancora novizi in avvenire, e, se sarà possibile, siano uniti ad un altro istituto o monastero più fiorente che non differisca molto nelle finalità e nello spirito.

Le federazioni tra i religiosi

22. Gli istituti e i monasteri « sui iuris », secondo l'opportunità e con l'approvazione della santa Sede, promuovano tra di loro federazioni, se appartengono in qualche maniera alla stessa famiglia religiosa; oppure unioni, se hanno quasi uguali le costituzioni e gli usi e sono animati dallo stesso spirito, soprattutto se sono troppo esigui; oppure associazioni, se attendono alle stesse o a simili opere di apostolato.

23. Si devono favorire conferenze o consigli dei superiori maggiori eretti dalla santa Sede, i quali possono molto contribuire a far conseguire meglio il fine proprio dei singoli istituti, a promuovere una più efficace collaborazione per il bene della Chiesa, a distribuire più razionalmente gli operai dell'Evangelo in un determinato territorio, nonché a trattare le questioni che i religiosi hanno in comune e a stabilire una conveniente opera di coordinamento e di collaborazione con le conferenze episcopali per quanto riguarda l'esercizio dell'apostolato. Conferenze di questo genere si possono istituire anche per gli istituti secolari.

La scelta delle vocazioni

24. I sacerdoti e gli educatori cristiani facciano seri sforzi, affinché per mezzo di vocazioni religiose, scelte in maniera conveniente ed accurata, la Chiesa riceva nuovi sviluppi in piena corrispondenza con le necessità del momento. Anche nella predicazione ordinaria si tratti più frequentemente dei consigli evangelici e della scelta dello stato religioso. I genitori, curando l'educazione cristiana dei figli, coltivino e custodiscano nei loro cuori la vocazione religiosa. Agli istituti poi è lecito, allo scopo di suscitare vocazioni, curare la propria propaganda e la ricerca dei candidati, purché ciò avvenga con la dovuta prudenza e nell'osservanza delle norme stabilite dalla santa Sede e dall'ordinario del luogo. Ricordino tuttavia i religiosi che l'esempio della propria vita costituisce la migliore raccomandazione del proprio istituto ed il migliore invito ad abbracciare lo stato religioso.

Conclusione

25. Gli istituti per i quali sono state emanate queste norme di aggiornamento corrispondano prontamente alla loro divina vocazione e al compito che oggi devono assolvere nella Chiesa. Il sacro Concilio infatti molto apprezza il loro genere di vista casta, povera e obbediente, di cui Cristo stesso è il modello, e ripone ferma speranza nella loro così feconda opera, sia nascosta che conosciuta da tutti. Tutti i religiosi perciò, animati da fede integra, da carità verso Dio e il prossimo, dall'amore alla croce e dalla speranza nella futura gloria, diffondano in tutto il mondo la buona novella di Cristo, in modo che la loro testimonianza sia visibile a tutti e sia glorificato il Padre nostro che è nei cieli (cfr. Mt 5,16). Così, per l'intercessione della dolcissima vergine Maria madre di Dio, « la cui vita è modello per tutti » essi progrediranno (1) ogni giorno più ed apporteranno frutti di salvezza sempre più abbondanti.

Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto è stato così sinodalmente deciso comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio.

Roma, presso San Pietro 28 ottobre 1965.

Io PAOLO Vescovo della Chiesa Cattolica





(1) S. AMBROGIO, De Virginitate, l. II, c. II, n. 15.

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Fonte:  www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651028_perfectae-caritatis_it.html#Firme_dei_Padri


venerdì 24 ottobre 2025

Messaggio di Papa Leone XIV per il 10° anniversario canonizzazione genitori di S. Teresa di Gesù Bambino



MESSAGGIO DI PAPA LEONE XIV

IN OCCASIONE DEL 10° ANNIVERSARIO DELLA CANONIZZAZIONE DEI GENITORI DI SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO



A Sua Eccellenza Monsignor Bruno Feillet
Vescovo di Séez

Sono lieto di unirmi con il pensiero e con la preghiera a lei, come anche a tutto il clero e al popolo fedele riunito, mentre celebrate il decimo anniversario della canonizzazione di Louis e Zélie Martin, nei luoghi dove si sono santificati nella loro vita coniugale. Prima coppia a essere stata canonizzata come tale, questo evento riveste una particolare importanza poiché mette in risalto il matrimonio come cammino di santità. Delle vocazioni alle quali gli uomini e le donne sono chiamati da Dio, il matrimonio è una tra le più nobili e più alte. «Louis e Zélie hanno compreso che potevano santificarsi non malgrado il matrimonio, bensì attraverso, nel e con il matrimonio, e che le loro nozze dovevano essere considerate come il punto di partenza di un’ascesa a due» (Cardinale José Saraiva Martins, Omelia per la beatificazione). La coppia santa di Alençon è quindi un modello luminoso ed entusiasmante per le anime generose che hanno intrapreso questo cammino o che hanno intenzione di percorrerlo, con il desiderio sincero di condurre una vita bella e buona sotto lo sguardo del Signore, nella gioia come nella prova.

Esprimo pertanto il mio augurio che questo anniversario sia un’occasione per far conoscere meglio la vita e i meriti di questi sposi e genitori straordinari, affinché le famiglie, tanto care al cuore di Dio ma talvolta anche tanto fragili e provate, possano trovare in loro, in ogni circostanza, il sostegno e le grazie necessarie per proseguire il cammino.

Louis e Zélie non hanno realizzato la loro volontà di diventare santi e di educare i loro figli alla santità ritirandosi dal mondo. Hanno assunto il loro dovere di stato nella normalità della vita quotidiana; fanno parte di quella immensa moltitudine di santi della porta accanto della quale ha spesso parlato Papa Francesco. Non è difficile per i pellegrini che si recano ad Alençon — che custodisce la loro commovente memoria — cogliere il quadro concreto e quotidiano nel quale i genitori Martin hanno vissuto, impegnati com’erano nella società normanna del loro tempo attraverso la loro parrocchia, le loro attività professionali, le loro opere caritative, le loro cerchie di amici e, naturalmente, la loro vita familiare. Tuttavia non bisogna farsi trarre in inganno: questa vita in apparenza “comune” era abitata dalla presenza a dir poco “straordinaria” di Dio, che ne era il centro assoluto. “Dio al primo posto” è il motto sul quale hanno costruito la loro intera esistenza.

Ecco dunque il modello di coppia che la Santa Chiesa presenta ai giovani che desiderano — forse con esitazione — lanciarsi in un’avventura così bella: un modello di fedeltà e di attenzione all’altro, un modello di fervore e di perseveranza nella fede, di educazione cristiana dei figli, di generosità nell’esercizio della carità e della giustizia sociale; un modello anche di fiducia nella prova... Ma soprattutto, questa coppia esemplare testimonia l’ineffabile felicità e la gioia profonda che Dio concede, già qui sulla terra e per l’eternità, a coloro che si impegnano su questo cammino di fedeltà e di fecondità. In questi tempi difficili e confusi, nei quali ai giovani vengono presentati tanti contro-modelli di unioni, spesso passeggere, individualiste ed egoistiche, dai frutti amari e deludenti, la famiglia così come l’ha voluta il Creatore potrebbe sembrare superata e noiosa. Louis e Zélie Martin testimoniano che non è così: sono stati felici — profondamente felici! — nel dare la vita, nell’irradiare e trasmettere la fede, nel vedere i propri figli crescere e sbocciare sotto lo sguardo del Signore. Che felicità riunirsi la domenica, dopo la messa, intorno al tavolo dove Gesù è il primo ospite e condivide le gioie, le pene, i progetti e le speranze di ognuno! Che felicità questi momenti di preghiera comune, questi giorni di festa, questi eventi familiari che segnano il tempo! Ma anche che conforto stare insieme nelle prove, uniti alla Croce di Cristo quando questa si presenta; e infine, che speranza quella di ritrovarsi un giorno riuniti nella gloria del cielo!

Care coppie, vi invito a perseverare con coraggio sul cammino, talvolta difficile e complicato, ma luminoso, che avete intrapreso. Prima di tutto, mettete Gesù al centro delle vostre famiglie, delle vostre attività e delle vostre scelte. Fate scoprire ai vostri figli il suo amore e la sua tenerezza senza limiti, e sforzatevi di farlo amare a sua volta come merita: ecco la grande lezione che Louis e Zélie ci insegnano per il presente, e di cui la Chiesa e il mondo hanno tanto bisogno. Come avrebbe potuto Teresa amare tanto Gesù e Maria — e poi trasmetterci una dottrina così bella — se non l’avesse imparato dai suoi genitori sin dalla più tenera età?

Vi affido, care famiglie, alla protezione di Louis e Zélie Martin e di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Implorando per voi l’intercessione della Vergine Maria, imparto di cuore a voi, come anche a lei, Eccellenza, e a tutte le persone presenti, la Benedizione Apostolica.


Dal Vaticano, 1° ottobre 2025
memoria di santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

Leone XIV


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Fonte: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2025/documents/20251001-messaggio-10canonizzazione-genitori-teresa.html

venerdì 12 settembre 2025

La Teoria dell'Arte Simulativa Sovrastorica, di Carlo Sarno

 

La Teoria dell'Arte Simulativa Sovrastorica

di Carlo Sarno





INTRODUZIONE

Il saggio "Arte, Tempo e Simulazione", pubblicato da Carlo Sarno a Napoli nel 1989, rappresenta un momento teorico cruciale nel percorso dell'autore, che successivamente si è focalizzato sulla progettazione dell'Architettura Organica Cristiana.
Sebbene i dettagli analitici del testo siano oggi meno diffusi rispetto alla sua produzione architettonica, la teoria dell'arte simulativa di Sarno si inserisce nel dibattito della fine degli anni '80 sul rapporto tra verità dell'opera e artificio tecnologico o concettuale. I cardini della sua riflessione in quel periodo includono:

Concetti Chiave della Teoria Simulativa (1989)

La Simulazione come Strumento Conoscitivo: Contrariamente a un'accezione puramente negativa di "falso", la simulazione viene intesa come un metodo per indagare la realtà attraverso la sua riproduzione o estensione formale.
Il Ruolo del Tempo: L'opera d'arte non è un'entità statica, ma interagisce con la dimensione temporale. Sarno esplora come la "simulazione" possa congelare o manipolare il tempo dell'esperienza estetica.
Dall'Estetica alla Mistica: Il saggio del 1989 funge da ponte tra le sue prime riflessioni sull'arte e la successiva evoluzione spirituale. Già in questo testo emerge la necessità di superare la pura apparenza per ricercare un significato più profondo, che lo porterà nel 1988/1989 ad approfondire il rapporto tra Vangelo e Architettura.
Integrazione tra Discipline: La teoria simulativa non riguarda solo la pittura o la scultura, ma si estende all'architettura, vista come spazio in cui la simulazione della bellezza divina deve farsi concreta attraverso la materia.

L'opera è spesso citata in contesti accademici legati all'archeologia sperimentale e alla teoria della percezione come riferimento per la definizione di metodologie di indagine che utilizzano il modello (o la simulazione) per comprendere l'originale.



DALLA MIMESI ALLA SIMESI

La transizione teorica operata da Carlo Sarno nel saggio Arte, Tempo e Simulazione (1989) consiste nel superamento della mimesi (imitazione della natura) a favore della simesi (da simulazione), intesa come processo di creazione di realtà autonome che non si limitano a rispecchiare il mondo, ma ne simulano le logiche profonde.

Dal Rispecchiamento alla Simulazione
Mentre la mimesi classica presuppone un rapporto di dipendenza dell'arte rispetto a un modello esterno preesistente, la simesi di Sarno sposta il baricentro sull'atto costruttivo dell'artista:
Oltre l'Apparenza: La simesi non cerca di riprodurre l'aspetto esteriore degli oggetti (la "buona copia"), ma mira a simulare i processi vitali, temporali e spirituali che sottostanno alla realtà.
L'Opera come Simulacro: L'arte diventa un "simulacro" che non mente, ma rivela una verità altra. Non è un falso, ma una costruzione intenzionale che permette di abitare il tempo in modo diverso.
Tempo Simetico: Se la mimesi è statica, la simesi è dinamica. L'opera d'arte simetica "simula" il fluire del tempo o lo sospende, creando un'esperienza in cui lo spettatore non è solo osservatore di un'imitazione, ma partecipante di un sistema simulato.

Il Legame con l'Architettura Organica
Questa intuizione teorica è il fondamento della sua successiva attività architettonica. Per Sarno, progettare un edificio non significa imitare forme naturali (mimesi antropomorfa o naturalistica), ma operare una simesi dei principi del creato. L'architettura deve simulare l'ordine divino e la carità cristiana attraverso lo spazio, rendendo "abitabile" una dimensione spirituale che altrimenti rimarrebbe astratta.

La simesi trasforma l'artista da "copista della natura" a "creatore di mondi simulati" che offrono una chiave di accesso alla verità spirituale e temporale dell'esistenza.



TEMPO SOVRASTORICO COME TEMPO DELLA SIMESI

Nella visione di Carlo Sarno, il tempo sovrastorico rappresenta la dimensione d'approdo della simesi. Se la storia è il luogo del divenire, del deperimento e della frammentazione, la simesi è lo strumento estetico che permette all'arte di attingere a una temporalità "altra", che non è fuori dal tempo (eterna), ma lo attraversa e lo trascende.
Ecco i punti cardine per comprendere questo legame:

1. Il superamento della cronologia
Mentre la mimesi imita l'oggetto nel suo stato presente (bloccandolo in un istante storico), la simesi simula l'essenza dell'essere che non muta con il passare dei secoli. Il tempo sovrastorico è quel "presente continuo" in cui l'opera d'arte non parla più all'uomo di un'epoca specifica, ma all'uomo in quanto creatura.

2. La Simesi come "Ponte" verso l'Assoluto
Per Sarno, l'atto simetico non crea una finzione, ma una realtà simulata che ha la funzione di "portale".
L'opera non descrive la storia; la attraversa per connettere il fruitore con i valori universali.
In questo senso, il tempo della simesi è "sovrastorico" perché l'esperienza che l'opera genera è valida ieri, oggi e sempre, distaccandosi dalle contingenze stilistiche o documentarie.

3. La proiezione nell'Architettura Cristiana
Questo concetto trova la sua massima espressione nell'idea di Sarno di architettura come simulazione del Regno di Dio in terra:
Lo spazio architettonico simetico non deve "imitare" le vecchie chiese (mimesi storicistica), ma deve simulare l'ordine divino.
L'edificio diventa un luogo in cui il tempo storico dell'uomo si ferma per permettere l'ingresso nel tempo sovrastorico della liturgia e dell'incontro con il sacro.

4. La Simesi come "Verità Superiore"
Se per il pensiero postmoderno la simulazione è spesso legata alla perdita di realtà, per Sarno la simesi è l'unico modo per recuperare la verità sovrastorica. L'artificio dell'arte è necessario perché la realtà storica è troppo limitata e corrotta per mostrare l'integrità del creato. Solo attraverso la "simulazione" artistica possiamo percepire la perfezione del disegno originale.

Il tempo sovrastorico è il tempo dell'anima, e la simesi è il linguaggio tecnico e concettuale che l'artista usa per rendere questo tempo percepibile dai sensi.



ARTE SIMULATIVA SOVRASTORICA E ARTE DIGITALE E GENERATIVA CONTEMPORANEA

La differenza tra l'arte simulativa (simesi) di Carlo Sarno e l'arte digitale/generativa contemporanea risiede principalmente nell'ontologia (la natura dell'essere) e nel fine ultimo del processo. Sebbene entrambe usino la simulazione, operano su piani divergenti.
Ecco le distinzioni fondamentali:

1. Origine del Codice: Algoritmo vs. Logos
Arte Digitale/Generativa: Si basa su un codice matematico e algoritmi (spesso casuali o predittivi come l'IA). La simulazione è un'elaborazione di dati che genera forme potenzialmente infinite, ma spesso prive di una direzione intenzionale pre-determinata.
Simesi (Sarno): Il "codice" non è binario ma spirituale. La simulazione non nasce da un calcolo, ma dalla volontà dell'artista di simulare le leggi del Logos (l'ordine divino). È un processo intenzionale che mira a una verità fissa, non a una variazione statistica.

2. Il concetto di Tempo
Arte Digitale: Vive nel tempo reale o nel tempo accelerato del processore. È spesso effimera, legata all'evoluzione tecnologica e alla velocità di calcolo. È un'arte del "divenire" tecnologico.
Simesi: Punta al tempo sovrastorico. La simulazione serve a "staccare" l'opera dal flusso della storia e della moda per collegarla all'immutabile. Mentre l'arte generativa celebra la mutazione, la simesi cerca la permanenza attraverso l'artificio.

3. La Verità vs. La Finzione
Arte Digitale: Spesso crea "iperrealtà" (Baudrillard), dove il simulacro sostituisce la realtà fino a renderla irrilevante. È un gioco di specchi che può esaurirsi nell'estetica della superficie.
Simesi: La simulazione di Sarno è strumentale. Non vuole sostituire la realtà, ma "simularne" la perfezione perduta (quella del creato) per renderla di nuovo percepibile all'uomo. È una simulazione che vuole essere "più vera del vero" in senso metafisico.

4. Corpo e Materia
Arte Digitale: Tende alla smaterializzazione. Il supporto è lo schermo o il codice, spesso svincolato dal luogo fisico.
Simesi: In Sarno, la teoria simulativa approda sempre alla materia (architettura organica, pietra, luce reale). La simulazione deve farsi corpo per poter essere abitata. Il tempo sovrastorico deve manifestarsi in uno spazio fisico concreto, non in un non-luogo virtuale.

Mentre l'arte generativa è una simulazione di possibilità, l'arte simulativa di Sarno è una simulazione di necessità (la necessità del sacro e dell'eterno).



ETICA E ARTE SIMULATIVA SOVRASTORICA

Nella teoria di Carlo Sarno, la convergenza tra simesi ed etica avviene nel momento in cui l'arte smette di essere un esercizio estetico per diventare uno strumento di ricostituzione dell'umano. La simulazione del tempo sovrastorico serve a sottrarre l'individuo alle due derive alienanti della modernità: l'atomo e l'automa.
Ecco come la simesi agisce per restaurare l'essere umano:

1. Il rifiuto dell' "Uomo Atomo" (L'Individualismo Radicale)
L'uomo atomo è l'individuo frammentato, chiuso nella sua solitudine esistenziale e separato dal resto del creato.
Azione della Simesi: L'arte simulativa ricrea una rete di connessioni universali. Simulando le leggi organiche e divine, l'opera d'arte riporta l'uomo a percepirsi come parte di un tutto armonico.
Etica della Relazione: L'etica qui consiste nel riconoscere che non siamo particelle isolate nel vuoto della storia, ma nodi di una struttura spirituale condivisa (il tempo sovrastorico).

2. Il rifiuto dell' "Uomo Automa" (Il Funzionalismo Tecnico)
L'uomo automa è l'individuo ridotto a ingranaggio della produzione, vittima del tempo cronologico e della ripetizione meccanica (tipica della civiltà industriale e digitale).
Azione della Simesi: Mentre l'automa vive nel tempo "orizzontale" della tecnica, la simesi introduce il tempo "verticale" (sovrastorico). L'opera d'arte simula uno spazio di libertà e di stupore che rompe l'automatismo.
Etica della Libertà: Sostituire la mimesi (che può essere meccanica) con la simesi significa rivendicare l'atto creativo come gesto di libertà suprema, che non ubbidisce a algoritmi ma al Logos.

3. La Simesi come Progetto Etico
Per Sarno, l'essere umano è l'intersezione tra terra e cielo. L'arte simulativa ha il compito etico di:
Ricostruire l'identità: Riportare l'uomo alla sua natura di "creatura" (non più atomo autosufficiente, né automa etero-diretto).
Abitare la Verità: L'architettura organica cristiana, applicazione pratica di questa teoria, non è pensata per "utenti" (automi) o per "proprietari" (atomi), ma per esseri umani in comunione.

Conclusione: L'Uomo "Simetico"
L'etica della simesi è quindi un'etica della riconciliazione: attraverso l'artificio simulativo, l'uomo viene riconnesso alla propria essenza sovrastorica. L'arte non serve a "intrattenere" l'uomo atomo né a "programmare" l'uomo automa, ma a destare l'essere umano alla sua dignità spirituale.



SINTESI DEI CONCETTI E RELAZIONI DELL'ARTE SIMULATIVA

La teoria dell'arte simulativa di Carlo Sarno (1989) può essere sintetizzata come un sistema filosofico che trasforma l'atto artistico da copia della natura a ponte metafisico.
Ecco la sintesi dei concetti e della loro finalità etica:

1. I Concetti Cardine
Dalla Mimesi alla Simesi: L'arte non deve più imitare l'apparenza della realtà (mimesi), ma simulare le leggi profonde e i processi vitali del creato (simesi). La simulazione è l'artificio necessario per rivelare una verità che la realtà storica ha degradato.
Il Tempo Sovrastorico: È la dimensione propria della simesi. L'opera d'arte non appartiene alla cronologia dei fatti (passato/presente), ma a un presente eterno dove i valori dello spirito rimangono immutati.
L'Opera come Simulacro Spirituale: L'oggetto artistico (o architettonico) è un congegno che "attiva" nello spettatore la percezione dell'invisibile attraverso il visibile simulato.

2. Le Relazioni Sistemiche
Arte ↔ Tempo: L'arte "sequestra" il fruitore dal tempo lineare per immetterlo nel tempo sovrastorico.
Simulazione ↔ Verità: Contrariamente al pensiero postmoderno (dove la simulazione nega la realtà), in Sarno la simulazione è l'unico strumento per restaurare la Verità del Logos in un mondo frammentato.
Architettura ↔ Organicità: La simesi si traduce in forme organiche che simulano la complessità della vita e l'ordine divino, creando spazi "abitabili" dall'anima.

3. La Finalità Etica: La Restaurazione dell'Umano
L'obiettivo ultimo della teoria non è estetico, ma antropologico ed etico. La simesi agisce come terapia contro le alienazioni della modernità:
Contro l'Uomo Atomo: L'arte simulativa rompe l'isolamento dell'individuo, riconnettendolo a una struttura universale e comunitaria (il Creato).
Contro l'Uomo Automa: Sottrae l'essere umano alla schiavitù della tecnica e del tempo meccanico, restituendogli la capacità di stupore e la libertà spirituale.
L'Etica della Bellezza: L'etica consiste nel dovere dell'artista di offrire uno spazio (fisico e mentale) in cui l'uomo possa riconoscersi come creatura spirituale e non come semplice consumatore o ingranaggio sociale.

In breve: la simesi è l'artificio che libera, portando l'uomo dal tempo che consuma (storia) al tempo che edifica (sovrastoria).



TABELLA DELLA TEORIA DELL'ARTE SIMULATIVA DI SARNO 

Ecco una tabella comparativa che sintetizza i pilastri della teoria di Carlo Sarno, mettendo in luce il passaggio dalla tradizione alla sua visione simulativa e la conseguente finalità etica.

CategoriaArte Classica (Mimesi)Arte Digitale (Iper-realtà)Arte Simulativa (Simesi - Sarno)
ObiettivoImitare la forma della natura.Generare variazioni algoritmiche.Simulare le leggi del Logos.
Dimensione TemporaleStorica: l'istante fissato.Reale: l'istante accelerato.Sovrastorica: il presente eterno.
Natura dell'OperaCopia/Specchio della realtà.Finzione/Sostituzione del reale.Simulacro rivelatore della Verità.
Modello UmanoL'uomo spettatore.L'Uomo Automa (tecnico).L'Essere Umano Spirituale.
Rapporto con l'IndividuoRappresentazione sociale.L'Uomo Atomo (isolato).L'Uomo in Comunione (organico).
Finalità EticaEducazione estetica.Intrattenimento/Efficienza.Riconnessione con il Sacro.
Esito PraticoMonumento/Quadro.Codice/Virtualità.Architettura Organica Cristiana.

Sintesi della Finalità Etica
L'etica di Sarno si compie nel passaggio dal "consumo" alla "contemplazione". Mentre l'uomo atomo/automa è schiavo di un tempo che lo consuma, l'uomo della simesi abita uno spazio che lo rigenera, restituendogli la sua dignità di creatura partecipe di un ordine universale.



ESEMPIO: LA SAGRADA FAMILIA DI GAUDI

L'applicazione della teoria di Sarno alla Sagrada Família di Antoni Gaudí è estremamente calzante, poiché Gaudí è il precursore per eccellenza dell'Architettura Organica a cui Sarno approda. Se leggiamo il capolavoro di Gaudí attraverso le lenti di Arte, Tempo e Simulazione, emergono convergenze folgoranti:



1. La Sagrada Família come processo di Simesi
Gaudí non "imita" la foresta o la montagna in senso mimetico-didascalico. Egli opera una simesi delle leggi statiche e strutturali della natura.
Le colonne arboree non sono semplici decorazioni: simulano il modo in cui un albero scarica il peso.
Questa è la simesi di Sarno: non copiare la "pelle" della natura, ma simulare il suo "codice genetico" (il Logos) per creare una struttura che sembri generata da una forza vitale divina.

2. Lo spazio del Tempo Sovrastorico
La Sagrada Família è un'opera che sfida il tempo cronologico (la sua costruzione attraversa i secoli):
Sospensione storica: Entrando nella basilica, il fedele viene sottratto alla Barcellona del XXI secolo (il tempo della cronaca) per essere immerso in un tempo "altro".
La luce come simulazione: Le vetrate non illuminano semplicemente, ma simulano la luce della Creazione. Per Sarno, questo è il tempo sovrastorico: un'esperienza sensoriale che è identica per l'uomo del 1920 come per quello del 2026, perché parla a una dimensione antropologica immutabile.

3. La risposta all'Uomo Atomo e Automa
Gaudí progetta un'opera che è l'antitesi della città industriale (luogo dell'automa):
Contro l'Automa: La complessità geometrica (iperboloidi, paraboloidi) rompe la monotonia della linea retta industriale. L'uomo non può attraversare la Sagrada Família come un automa; è costretto allo stupore, che per Sarno è l'inizio dell'etica.
Contro l'Atomo: La basilica è una "Bibbia di pietra" collettiva. Ogni scultura e ogni simbolo simula la storia della salvezza, reinserendo l'individuo (l'atomo isolato) in una narrazione comunitaria e universale che trascende la sua singola vita.

4. Convergenza Etica
La finalità etica di Sarno trova in Gaudí la sua massima realizzazione: l'architettura diventa un organismo vivente che "educa" l'anima. La simulazione di un "paradiso in terra" (simesi del Regno di Dio) non è un inganno estetico, ma un atto etico volto a ricordare all'uomo la sua origine sacra.

In sintesi, la Sagrada Família è il più grande dispositivo simetico della storia: simula la Natura per rivelare il Creatore, portando l'uomo fuori dalla storia per fargli abitare l'eterno.



ESEMPIO: LA CHIESA DELL'AUTOSTRADA DI MICHELUCCI

L'applicazione della teoria di Sarno alla Chiesa di San Giovanni Battista (Chiesa dell'Autostrada) di Giovanni Michelucci è un esercizio rivelatore: sebbene Michelucci operi decenni prima del saggio di Sarno, la sua opera incarna perfettamente il passaggio dalla mimesi alla simesi sovrastorica.



1. Dalla Mimesi alla Simesi: La Tenda e la Montagna
Mimesi (Assente): La chiesa non "imita" una chiesa tradizionale, né copia una montagna in modo letterale.
Simesi (Presente): Michelucci opera una simulazione dei principi dinamici del viaggio e del riparo. La struttura simula una tenda (il tabernacolo biblico) e una caverna. Non è la "copia" di una tenda, ma la simulazione del concetto archetipico di "accoglienza" e "sosta". È l'artificio architettonico che rende percepibile l'idea spirituale del pellegrinaggio umano.

2. Il Tempo Sovrastorico vs Il Tempo della Velocità
Il contesto storico (L'Autostrada): La chiesa sorge lungo l'A1, simbolo del tempo cronologico accelerato, del consumo frenetico e dell'Uomo Automa che sfreccia senza meta spirituale.
Il Tempo Sovrastorico di Sarno: Michelucci crea un "cortocircuito". Entrando nella chiesa, il tempo dell'autostrada si ferma. Lo spazio simula un tempo arcaico e perenne. Il cemento armato si fa roccia organica; l'uomo esce dalla cronaca del viaggio autostradale per entrare nel tempo sovrastorico dello spirito. La simulazione del "riparo" è ciò che permette questo salto temporale.

3. Etica: Il superamento dell'Uomo Atomo e Automa
Contro l'Uomo Automa: Michelucci rifiuta la geometria razionalista (rigida e meccanica). Le pareti curve e i percorsi irregolari costringono il visitatore a un movimento consapevole. L'uomo smette di essere un "guidatore" (automa) e torna a essere un "pellegrino".
Contro l'Uomo Atomo: Lo spazio interno è un groviglio di percorsi che convergono. Non è progettato per l'individuo isolato, ma simula una comunità in cammino. L'etica della simesi qui è la riconnessione: l'architettura simula un grembo materno che riaggrega gli "atomi" dispersi nel traffico della vita.

Conclusione: La Simesi come "Stazione" dell'Anima
Nella teoria di Sarno, la Chiesa di Michelucci sarebbe definita un dispositivo simetico sovrastorico. Essa non rappresenta il sacro, ma lo simula attraverso una plasticità organica che sfida la logica industriale circostante. È il modello simulativo che, negando la rigidità della storia, restituisce all'uomo la sua verità etica.



ESEMPIO: LA THORNCROWN CHAPEL DI FAY JONES

L'applicazione della teoria di Sarno alla Thorncrown Chapel di E. Fay Jones (1980) è forse uno degli esempi più puri di simesi, poiché l'edificio non si limita a "stare" nella natura, ma ne simula la logica strutturale e spirituale per elevare l'uomo.
Ecco l'analisi secondo i parametri di Arte, Tempo e Simulazione:





1. Simesi vs Mimesi: Il "Bosco Trasparente"
Oltre la Mimesi: La cappella non imita la forma di un albero o di una capanna in modo didascalico.
La Simesi del Logos: Fay Jones utilizza un intreccio di travi lignee sottili che simula il ritmo della foresta e la scomposizione della luce attraverso le fronde. È una simulazione dei processi di crescita e di intreccio naturale. Sarno definirebbe questo un "artificio rivelatore": la struttura simula l'ordine organico per rendere visibile la presenza del divino nel creato.

2. Il Tempo Sovrastorico: La "Cattedrale di Luce"
Sospensione del Tempo: Situata nei boschi dell'Arkansas, la cappella è immersa nel tempo ciclico della natura. Tuttavia, la simesi architettonica proietta il visitatore nel tempo sovrastorico.
La Trasparenza come Simulazione: Attraverso l'uso totale del vetro e del reticolo strutturale, l'opera simula una condizione pre-lapsaria (il Paradiso Terrestre). Il tempo della storia e del progresso rimane fuori; dentro, l'uomo abita un presente eterno dove la distinzione tra interno ed esterno, tra umano e divino, sfuma.

3. Finalità Etica: Dallo Spazio al Soggetto
Contro l'Uomo Automa: In un mondo di costruzioni prefabbricate e standardizzate (il tempo dell'automa), Thorncrown è un'opera di un'artigianalità estrema. Ogni giunto simula la cura del Creatore per il dettaglio. L'uomo che entra è costretto a rallentare, recuperando la propria dimensione contemplativa.
Contro l'Uomo Atomo: Nonostante la sua trasparenza suggerisca solitudine, la cappella simula una connessione universale. L'individuo non si sente un "atomo" isolato dalla natura, ma un elemento integrato in un sistema organico. L'etica della simesi qui è la reintegrazione: l'architettura simula l'armonia perduta tra uomo e cosmo.

Il Simulacro della Trascendenza
Per Sarno, Thorncrown Chapel sarebbe un perfetto esempio di arte simulativa sovrastorica perché non usa la tecnologia per dominare la natura, ma per simularne l'essenza spirituale. L'edificio "finge" di non esserci (attraverso la trasparenza) per lasciare spazio alla verità del tempo sovrastorico.



CONCLUSIONI

Il sistema teorico dell'Arte Simulativa Sovrastorica di Carlo Sarno trasforma l'arte e l'architettura in un atto di resistenza e risveglio spirituale. 
La forza della visione di Carlo Sarno risiede proprio nella capacità di usare il processo simulativo (simesi) non per ingannare, ma per liberare l'uomo dalle prigioni del tempo meccanico e dell'isolamento per giungere al tempo della verità sovrastorica.
Sia che si tratti della maestosità strutturale di Gaudí, della plasticità pellegrina di Michelucci o della trasparenza mistica di Fay Jones, la simesi si conferma come una valida metodologia capace di tradurre l'eterno in arte e spazio abitabile.









martedì 5 agosto 2025

San Luigi Orione (1872-1940), Apostolo della Carità

San Luigi Orione (1872-1940), Apostolo della Carità

Fondatore della Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza e dellele Piccole Missionarie della Carità; gli Eremiti della Divina Provvidenza e le Suore Sacramentine
 



Formazione

Luigi Orione nacque a Pontecurone, in diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. Il padre era selciatore di strade; la madre, donna di casa, di profonda fede e di alto senso educativo. Pur avvertendo la vocazione al sacerdozio, per tre anni (1882-1885) aiutò il padre come garzone selciatore.

Il 14 settembre 1885, a 13 anni, venne accolto nel convento francescano di Voghera (Pavia), ma una polmonite ne mise in pericolo la vita e dovette tornare in famiglia nel giugno 1886. Dall'ottobre 1886 all'agosto 1889 fu allievo dell'Oratorio di Valdocco in Torino. San Giovanni Bosco ne notò le qualità e lo annoverò tra i suoi prediletti assicurandolo «noi saremo sempre amici». A Torino conobbe anche le opere di carità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, vicine all'Oratorio salesiano. 

Fondatore chierico

Il 16 ottobre 1889 iniziò il corso di filosofia nel seminario di Tortona. Ancora giovane chierico fu sensibile ai problemi sociali ed ecclesiali che agitavano quell'epoca travagliata. Si dedicò alla solidarietà verso il prossimo con la Società di Mutuo Soccorso San Marziano e la Conferenza di San Vincenzo. A vent'anni, scriveva: «Vi è un supremo bisogno ed un supremo rimedio per rimarginare le piaghe di questa povera patria, così bella e così infelice! Impossessarsi del cuore e dell'affetto del popolo ed illuminare la gioventù: ed effondere in tutti la grande idea della redenzione cattolica col Papa e pel Papa. Anime! Anime!». Mosso da tale visione apostolica, aperse in Tortona, il 3 luglio 1892, il primo Oratorio per curare l'educazione cristiana dei ragazzi. L'anno seguente, il 15 ottobre 1893, Luigi Orione, chierico di 21 anni, aprì un Collegio nel rione San Bernardino, destinato a ragazzi poveri. 

Il 13 aprile 1895, Luigi Orione fu ordinato sacerdote e nella medesima celebrazione il Vescovo impose l'abito clericale a sei allievi del suo collegio. Sviluppò sempre più l'apostolato fra i giovani con l'apertura di nuove case a Mornico Losana (Pavia), a Noto in Sicilia, a San Remo, a Roma.  

La Famiglia religiosa

Attorno al giovane Fondatore crebbero chierici e sacerdoti che formarono il primo nucleo della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Nel 1899 iniziò il ramo degli Eremiti della Divina Provvidenza dedicati al benedettino «ora et labora», soprattutto nelle colonie agricole che, in quell'epoca, rispondevano all'esigenza di elevazione sociale e cristiana del mondo rurale. 

Il Vescovo di Tortona, Mons. Igino Bandi, con Decreto del 21 marzo 1903, riconobbe canonicamente la Congregazione religiosa maschile della Piccola Opera della Divina Provvidenza, i Figli della Divina Provvidenza (sacerdoti, fratelli coadiutori ed eremiti), e ne sancì il carisma espresso apostolicamente nel «collaborare per portare i piccoli, i poveri e il popolo alla Chiesa e al Papa, mediante le opere di carità», professato con un IV voto di speciale «fedeltà al Papa». Confortato dal personale consiglio di Leone XIII, Don Orione pose nelle prime Costituzioni del 1904, tra gli scopi della nuova Congregazione, quello di lavorare per «ottenere l'unione delle Chiese separate».

Animato da un grande amore alla Chiesa e ai suoi Pastori e dalla passione per la conquista delle Anime, si interessò attivamente dei problemi emergenti del tempo, quali la libertà e l'unità della Chiesa, la questione romana, il modernismo, il socialismo, la scristianizzazione delle masse operaie. 

 

Sulle macerie dei terremoti

Dopo il terremoto del dicembre 1908, che lasciò tra le rovine 90.000 morti, Don Orione accorse a Reggio Calabria e Messina per prestare soccorso specialmente agli orfani e divenne promotore delle opere di ricostruzione civile e religiosa. Per diretta volontà di Pio X fu nominato Vicario Generale della diocesi di Messina.

Lasciata la Sicilia dopo tre anni, poté nuovamente dedicarsi alla formazione e allo sviluppo della Congregazione. Nel dicembre 1913 inviò la prima spedizione di missionari in Brasile. 

Rinnovò gli eroismi di soccorso ai terremotati dopo il cataclisma del 13 gennaio 1915 che sconvolse la Marsica con quasi 30.000 vittime. Erano gli anni della prima guerra mondiale. Don Orione percorse più volte l'Italia per sostenere le varie attività caritative, per aiutare spiritualmente e materialmente persone d'ogni ceto, per suscitare e coltivare vocazioni sacerdotali e religiose.  

Le Piccole Suore Missionarie della Carità 

A vent'anni dalla fondazione dei Figli della Divina Provvidenza, come in «pianta unica con molti rami», il 29 giugno 1915, diede inizio alla Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità, animate dal medesimo carisma e votate a fare sperimentare ai poveri la Provvidenza di Dio e la maternità della Chiesa attraverso la carità verso i poveri e gli infermi, i servizi d'ogni genere negli istituti di educazione, negli asili per l'infanzia e nelle varie opere pastorali. Nel 1927, iniziò anche un ramo contemplativo, le Suore Sacramentine non vedenti adoratrici, cui si aggiungeranno successivamente anche le Contemplative di Gesù Crocifisso. 

Coinvolse pure i laici sui sentieri della carità e dell'impegno civile dando impulso alle associazioni delle «Dame della Divina Provvidenza», degli «Ex Allievi» e degli «Amici». In seguito, compiendo precedenti intuizioni, nella Piccola Opera della Divina Provvidenza sarà costituito anche l'Istituto Secolare Orionino e il Movimento Laicale Orionino



Sviluppi apostolici

Dopo la prima guerra mondiale (1914-1918) si moltiplicarono scuole, collegi, colonie agricole, opere caritative e assistenziali. In particolare, Don Orione fece sorgere alla periferia delle grandi città i Piccoli Cottolengo: fu così a Genova e a Milano; fu così a Buenos Aires, a San Paulo del Brasile, a Santiago del Cile. Tali istituzioni, destinate ad accogliere i fratelli più sofferenti e bisognosi, erano da lui intese come «nuovi pulpiti» da cui parlare di Cristo e della Chiesa, «fari di fede e di civiltà».

Lo zelo missionario di Don Orione, che già si era espresso con l'invio in Brasile nel 1913 dei primi suoi religiosi, si estese poi in Argentina e Uruguay (1921), in Palestina (1921), in Polonia (1923), a Rodi (1925), negli Stati Uniti d'America (1934), in Inghilterra (1935), in Albania (1936). Egli stesso, nel 1921-1922 e nel 1934-1937, compì due viaggi missionari nell'America Latina, in Argentina, Brasile, Uruguay, spingendosi fino al Cile.

Godette della stima personale di Pio X, di Benedetto XV, di Pio XI, Pio XII e delle Autorità della Santa Sede che gli affidarono molti delicati incarichi per risolvere problemi e sanare ferite sia all'interno della Chiesa che nei rapporti con il mondo civile. Si prodigò con prudenza e carità nelle questioni del modernismo, nella promozione della Conciliazione tra Stato e Chiesa in Italia, nell'accoglienza e riabilitazione dei sacerdoti «lapsi».

Fu predicatore, confessore e organizzatore instancabile di pellegrinaggi, missioni, processioni, presepi viventi e altre manifestazioni popolari della fede. Grande devoto della Madonna, ne promosse la devozione con ogni mezzo. Con il lavoro manuale dei suoi chierici innalzò i Santuari della Madonna della Guardia a Tortona (1931) e della Madonna di Caravaggio a Fumo (1938).  


Morte e gloria

Nell'inverno del 1940, già sofferente di angina pectoris e dopo due attacchi di cuore aggravati da crisi respiratorie, Don Orione si lasciò convincere dai confratelli e dai medici a cercare sollievo in una casa della Piccola Opera a Sanremo, anche se, come diceva, «non è tra le palme che voglio vivere e morire, ma tra i poveri che sono Gesù Cristo». Dopo soli tre giorni, circondato dall'affetto e dalle premure dei confratelli, Don Orione morì il 12 marzo 1940, sospirando: «Gesù! Gesù! Vado». 

La sua salma, contesa dalla devozione di tanti devoti, ricevette solenni onoranze a Sanremo, Genova, Milano, terminando l'itinerario a Tortona, ove venne tumulata nella cripta del santuario della Madonna della Guardia. Il suo corpo, trovato intatto alla prima riesumazione del 1965, venne posto in onore nel medesimo santuario dopo che, il 26 ottobre 1980, Papa Giovanni Paolo II iscrisse Don Luigi Orione nell'Albo dei Beati.

E' stato proclamato santo da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004, data di culto in cui lo ricordano ogni anno la sua Congregazione e la diocesi di Milano.


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Fonte: www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20040516_orione_it.html

domenica 3 agosto 2025

Giubileo dei Giovani, Veglia di Preghiera presieduta da Papa Leone XIV: le tre domande


GIUBILEO DEI GIOVANI

VEGLIA DI PREGHIERA PRESIEDUTA DA PAPA LEONE XIV

Tor Vergata, Sabato, 2 agosto 2025

Le tre domande



DOMANDA 1 – Amicizia

Santo Padre, sono Dulce María, ho 23 anni e vengo dal Messico. Mi rivolgo a Lei facendomi portavoce di una realtà che viviamo noi giovani in tante parti del mondo. Siamo figli del nostro tempo. Viviamo una cultura che ci appartiene e senza che ce ne accorgiamo ci plasma; è segnata dalla tecnologia soprattutto nel campo dei social network. Ci illudiamo spesso di avere tanti amici e di creare legami di vicinanza mentre sempre più spesso facciamo esperienza di tante forme di solitudine. Siamo vicini e connessi con tante persone eppure, non sono legami veri e duraturi, ma effimeri e spesso illusori.
Santo Padre, ecco la mia domanda: come possiamo trovare un’amicizia sincera e un amore genuino che aprono alla vera speranza? Come la fede può aiutarci a costruire il nostro futuro?

Risposta di Papa Leone XIV:

Carissimi giovani, le relazioni umane, le nostre relazioni con altre persone sono indispensabili per ciascuno di noi, a cominciare dal fatto che tutti gli uomini e le donne del mondo nascono figli di qualcuno. La nostra vita inizia grazie a un legame ed è attraverso legami che noi cresciamo. In questo processo, la cultura svolge un ruolo fondamentale: è il codice col quale interpretiamo noi stessi e il mondo. Come un vocabolario, ogni cultura contiene sia parole nobili sia parole volgari, sia valori sia errori, che bisogna imparare a riconoscere. Cercando con passione la verità, noi non solo riceviamo una cultura, ma la trasformiamo attraverso scelte di vita. La verità, infatti, è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. La menzogna, invece, stacca questi aspetti, generando confusione ed equivoco.

Ora, tra le molte connessioni culturali che caratterizzano la nostra vita, internet e i media sono diventati «una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza» (Papa Francesco, Christus vivit, 87). Questi strumenti risultano però ambigui quando sono dominati da logiche commerciali e da interessi che spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze. A proposito, Papa Francesco ricordava che talvolta i «meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo» (Christus vivit, 105). Allora le nostre relazioni diventano confuse, sospese o instabili. Inoltre, come sapete, oggi ci sono algoritmi che ci dicono quello che dobbiamo vedere, quello che dobbiamo pensare, e quali dovrebbero essere i nostri amici. E allora le nostre relazioni diventano confuse, a volte ansiose. È che quando lo strumento domina sull’uomo, l’uomo diventa uno strumento: sì, strumento di mercato, merce a sua volta. Solo relazioni sincere e legami stabili fanno crescere storie di vita buona.

Carissimi, ogni persona desidera naturalmente questa vita buona, come i polmoni tendono all’aria, ma quanto è difficile trovarla! Quanto è difficile trovare un’amicizia autentica! Secoli fa, Sant’Agostino ha colto il profondo desiderio del nostro cuore – è il desiderio di ogni cuore umano – anche senza conoscere lo sviluppo tecnologico di oggi. Anche lui è passato attraverso una giovinezza burrascosa: non si è però accontentato, non ha messo a tacere il grido del suo cuore. Agostino cercava la verità, la verità che non illude, la bellezza che non passa. E come l’ha trovata? Come ha trovato un’amicizia sincera, un amore capace di dare speranza? Incontrando chi già lo stava cercando, incontrando Gesù Cristo. Come ha costruito il suo futuro? Seguendo Lui, suo amico da sempre. Ecco le sue parole: «Nessuna amicizia è fedele se non in Cristo. È in Lui solo che essa può essere felice ed eterna» (Contro le due lettere dei pelagiani, I, I, 1); e la vera amicizia è sempre in Gesù Cristo con fiducia, amore e rispetto. «Ama veramente il suo amico colui che nel suo amico ama Dio» (Discorso 336), ci dice Sant’Agostino. L’amicizia con Cristo, che sta alla base delle fede, non è solo un aiuto tra tanti altri per costruire il futuro: è la nostra stella polare. Come scriveva il beato Pier Giorgio Frassati, «vivere senza fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere una lotta per la Verità non è vivere, ma vivacchiare» (Lettere, 27 febbraio 1925). Quando le nostre amicizie riflettono questo intenso legame con Gesù, diventano certamente sincere, generose e vere.

Cari giovani, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo. Saper vedere Gesù negli altri. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace.


DOMANDA 2 – Coraggio per scegliere

Santo Padre, mi chiamo Gaia, ho 19 anni e sono italiana. Questa sera tutti noi giovani qui presenti vorremmo parlarLe dei nostri sogni, speranze e dubbi. I nostri anni sono segnati dalle decisioni importanti che siamo chiamati a prendere per orientare la nostra vita futura. Tuttavia, per il clima di incertezza che ci circonda siamo tentati di rimandare e la paura per un futuro sconosciuto ci paralizza. Sappiamo che scegliere equivale a rinunciare a qualcosa e questo ci blocca, nonostante tutto percepiamo che la speranza indica obiettivi raggiungibili anche se segnati dalla precarietà del momento presente.
Santo Padre, le chiediamo: dove troviamo il coraggio per scegliere? Come possiamo essere coraggiosi e vivere l’avventura della libertà viva, compiendo scelte radicali e cariche di significato?

Risposta di Papa Leone XIV:

Grazie per questa domanda. La pregunta es ¿cómo encontrar la valentía para escoger? Where can we find the courage to choose and to make wise decisions? La scelta è un atto umano fondamentale. Osservandolo con attenzione, capiamo che non si tratta solo di scegliere qualcosa, ma di scegliere qualcuno. Quando scegliamo, in senso forte, decidiamo chi vogliamo diventare. La scelta per eccellenza, infatti, è la decisione per la nostra vita: quale uomo vuoi essere? Quale donna vuoi essere? Carissimi giovani, a scegliere si impara attraverso le prove della vita, e prima di tutto ricordando che noi siamo stati scelti. Tale memoria va esplorata ed educata. Abbiamo ricevuto la vita gratis, senza sceglierla! All’origine di noi stessi non c’è stata una nostra decisione, ma un amore che ci ha voluti. Nel corso dell’esistenza, si dimostra davvero amico chi ci aiuta a riconoscere e rinnovare questa grazia nelle scelte che siamo chiamati a prendere.

Cari giovani, avete detto bene: “scegliere significa anche rinunciare ad altro, e questo a volte ci blocca”. Per essere liberi, occorre partire dal fondamento stabile, dalla roccia che sostiene i nostri passi. Questa roccia è un amore che ci precede, ci sorprende e ci supera infinitamente: è l’amore di Dio. Perciò davanti a Lui la scelta diventa un giudizio che non toglie alcun bene, ma porta sempre al meglio.

Il coraggio per scegliere viene dall’amore, che Dio ci manifesta in Cristo. È Lui che ci ha amato con tutto sé stesso, salvando il mondo e mostrandoci così che il dono della vita è la via per realizzare la nostra persona. Per questo, l’incontro con Gesù corrisponde alle attese più profonde del nostro cuore, perché Gesù è l’Amore di Dio fatto uomo.

A riguardo, venticinque anni fa, proprio qui dove ci troviamo, San Giovanni Paolo II disse: «è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare» (Veglia di preghiera nella XV Giornata mondiale della Gioventù, 19 agosto 2000). La paura lascia allora spazio alla speranza, perché siamo certi che Dio porta a compimento ciò che inizia.

Riconosciamo la sua fedeltà nelle parole di chi ama davvero, perché è stato davvero amato. “Tu sei la mia vita, Signore”: è ciò che un sacerdote e una consacrata pronunciano pieni di gioia e di libertà. “Tu sei la mia vita, Signore”. “Accolgo te come mia sposa e come mio sposo”: è la frase che trasforma l’amore dell’uomo e della donna in segno efficace dell’amore di Dio nel matrimonio. Ecco scelte radicali, scelte piene di significato: il matrimonio, l’ordine sacro, e la consacrazione religiosa esprimono il dono di sé, libero e liberante, che ci rende davvero felici. E lì troviamo la felicità: quando impariamo a donare noi stessi, a donare la vita per gli altri.

Queste scelte danno senso alla nostra vita, trasformandola a immagine dell’Amore perfetto, che l’ha creata e redenta da ogni male, anche dalla morte. Dico questo stasera pensando a due ragazze, María, ventenne, spagnola, e Pascale, diciottenne, egiziana. Entrambe hanno scelto di venire a Roma per il Giubileo dei Giovani, e la morte le ha colte in questi giorni. Preghiamo insieme per loro; preghiamo anche per i loro familiari, i loro amici e le loro comunità. Gesù Risorto le accolga nella pace e nella gioia del suo Regno. E ancora vorrei chiedere le vostre preghiere per un altro amico, un ragazzo spagnolo, Ignacio Gonzalvez, che è stato ricoverato all’ospedale “Bambino Gesù”: preghiamo per lui, per la sua salute.

Trovate il coraggio di fare le scelte difficili e dire a Gesù: Tu sei la mia vita, Signore”. “Lord, You are my life”. Grazie.


DOMANDA 3 – Richiamo del bene e valore del silenzio

Santo Padre, mi chiamo Will. Ho 20 anni e vengo dagli stati Uniti. Vorrei farLe una domanda a nome di tanti giovani intorno a noi che desiderano, nei loro cuori, qualcosa di più profondo. Siamo attratti dalla vita interiore anche se a prima vista veniamo giudicati come una generazione superficiale e spensierata. Sentiamo nel profondo di noi stessi il richiamo al bello e al bene come fonte di verità. Il valore del silenzio come in questa Veglia ci affascina, anche se incute in alcuni momenti paura per il senso di vuoto.
Santo Padre, le chiedo: come possiamo incontrare veramente il Signore Risorto nella nostra vita ed essere sicuri della sua presenza anche in mezzo alle difficoltà e incertezze?

Risposta di Papa Leone XIV:

Proprio all’inizio del Documento con il quale ha indetto il Giubileo, Papa Francesco scrisse che «nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene» (Spes non confundit, 1). Dire “cuore”, nel linguaggio biblico, significa dire “coscienza”: poiché ogni persona desidera il bene nel suo cuore, da tale sorgente scaturisce la speranza di accoglierlo. Ma che cos’è il “bene”? Per rispondere a questa domanda, occorre un testimone: qualcuno che ci faccia del bene. Più ancora, occorre qualcuno che sia il nostro bene, ascoltando con amore il desiderio che freme nella nostra coscienza. Senza questi testimoni non saremmo nati, né saremmo cresciuti nel bene: come veri amici, essi sostengono il comune desiderio di bene, aiutandoci a realizzarlo nelle scelte di ogni giorno.

Carissimi giovani, l’amico che sempre accompagna la nostra coscienza è Gesù. Volete incontrare veramente il Signore Risorto? Ascoltate la sua parola, che è Vangelo di salvezza! Cercate la giustizia, rinnovando il modo di vivere, per costruire un mondo più umano! Servite il povero, testimoniando il bene che vorremmo sempre ricevere dal prossimo! Rimanete uniti con Gesù nell’Eucaristia. Adorate l’Eucarestia, fonte della vita eterna! Studiate, lavorate, amate secondo lo stile di Gesù, il Maestro buono che cammina sempre al nostro fianco.

Ad ogni passo, mentre cerchiamo il bene, chiediamogli: resta con noi, Signore (cfr Lc 24,29)! Resta con noi Signore! Resta con noi, perché senza di Te non possiamo fare quel bene che desideriamo. Tu vuoi il nostro bene; Tu, Signore, sei il nostro bene. Chi ti incontra, desidera che anche altri ii incontrino, perché la tua parola è luce più chiara di ogni stella, che illumina anche la notte più nera. Come amava ripetere Papa Benedetto XVI, chi crede, non è mai solo. Perciò incontriamo veramente Cristo nella Chiesa, cioè nella comunione di coloro che il Signore stesso riunisce attorno a sé per farsi incontro, lungo la storia, ad ogni uomo che sinceramente lo cerca. Quanto ha bisogno il mondo di missionari del Vangelo che siano testimoni di giustizia e di pace! Quanto ha bisogno il futuro di uomini e donne che siano testimoni di speranza! Ecco, carissimi giovani, il compito che il Signore Risorto ci consegna.

Sant’Agostino ha scritto: «L’uomo, una particella del tuo creato, o Dio, vuole lodarti. Sei Tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per Te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti e ti invochi credendoti» (Confessioni, I). Accostando questa invocazione alle vostre domande, vi affido una preghiera: “Grazie, Gesù, per averci raggiunto: il mio desiderio è quello di rimanere tra i Tuoi amici, perché, abbracciando Te, possa diventare compagno di cammino per chiunque mi incontrerà. Fa’, o Signore, che chi mi incontra, possa incontrare Te, pur attraverso i miei limiti, pur attraverso le mie fragilità”. Attraverso queste parole, il nostro dialogo continuerà ogni volta che guarderemo al Crocifisso: in Lui si incontreranno i nostri cuori. Ogni volta che adoriamo Cristo nell’Eucaristia, i nostri cuori si uniscono in Lui. Perseverate dunque nella fede con gioia e coraggio. E così possiamo dire: grazie Gesù per averci amati; grazie Gesù per averci chiamati. Resta con noi, Signore! Resta con noi!






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