Marco Gallo (1994-2011) Servo di Dio
Un giovane che incontra in Dio la sua gioia.
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Marco Gallo nasce a Chiavari (Genova) il 7 marzo 1994 da Antonio e Paola Cevasco. Trascorre i primi anni a Casarza Ligure assieme alle sorelle Francesca, maggiore di tre anni, e Veronica, minore di tre. Nel settembre 1999 la famiglia si trasferisce ad Arese (Milano) e l’anno successivo a Lecco, dove frequenta la Scuola elementare parificata “Pietro Scola”. Nel settembre 2007 Marco inizia il Liceo scientifico “Don Gnocchi” a Carate Brianza. Due anni dopo la famiglia va a vivere a Monza. Il 5 novembre 2011, mentre si reca a scuola, viene investito e muore. La sera prima aveva scritto sul muro della sua camera, accanto al crocifisso: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Il 7 marzo 2026 nell'Arcidiocesi di Milano si apre l'inchiesta diocesana della sua causa di beatificazione e canonizzazione e la Chiesa lo dichiara Servo di Dio.
Un ragazzo alla ricerca della felicità: il Servo di Dio Marco Gallo
di Emilia Flocchini
Nato il 7 marzo 1994 a Chiavari (GE), Marco Gallo da bambino è esuberante, quasi esplosivo. Sua madre rimane sorpresa nel sentirlo pronunciare le prime domande su come funziona il mondo, come quella volta, nel maggio 1998, durante le preghiere della sera: «Dal seme cresce l’albero. Ma il seme da dove è venuto, se prima non c’era l’albero? Chi ce lo ha dato?». Mamma Paola risponde: «È Dio che lo ha seminato». Il bambino conclude: «Sì: ce lo ha messo in mano e noi lo abbiamo seminato ed è cresciuto grande grande».
Nel settembre 1999 si trasferisce con la famiglia ad Arese, in provincia di Milano, per motivi di lavoro del padre. L’anno successivo, i Gallo si stabiliscono a Lecco (LC): iscrivono Marco alla scuola elementare parificata «Pietro Scola». Nei suoi compiti affiorano le prime riflessioni più profonde. Il 22 maggio 2004 scrive: «La vita di san Francesco Saverio è cambiata per un solo momento: il colloquio con Ignazio e la domanda “e poi?” che gli è rimasta come un tarlo. Aiutami Signore a trovare quel momento, ad ascoltare quella domanda che mi faccia capire qual è la cosa che più conta nella vita».
Per vivere pienamente la vita
Negli anni delle medie, l’insegnante d’Italiano invita lui e compagni a tenere un diario. Marco annota quello che gli accade, il suo interesse per la botanica, le esperienze che vive a scuola. Descrive anche il mare della Liguria, dove torna sempre per le vacanze in famiglia, o le piccole avventure accanto alle sorelle e agli amici di sempre.
Tuttavia, le domande vere continuano a far parte di lui e si acuiscono quando la sorella Francesca comincia le superiori. Quando anche Marco comincia il liceo scientifico, al «Don Gnocchi» di Carate Brianza, la sua idea fissa è avere un gruppo di amici come quello che ha la sorella. Tuttavia, scrive in un racconto autobiografico del 2011, «La mia confusione mi portò a: felicità= amici= uscire sabato sera… che era il mio nuovo ideale».
I suoi genitori, per tutti i figli, hanno scelto sempre scuole che rispecchiassero le indicazioni educative del fondatore di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani. Sentono infatti una profonda consonanza tra i valori che vivono e che quel tipo di istituti s’impegna a trasmettere.
Proprio grazie a una delle proposte della scuola, ovvero la vacanza in montagna dell’estate del 2009, Marco intuisce per la prima volta come poter sperimentare la vera amicizia. È aiutato in questo anche da Francesco detto Cassino, uno dei suoi professori, e da Chris Basich, consacrato dei Memores Domini.
Nel dicembre dello stesso anno, Marco consegna alla madre tre fogli intitolati «Il metodo per vivere pienamente la vita per rispondere alle domande ultime; scritto per i giovani, raccontato da un giovane». Coniugando fede e ragione, afferma sul finale: «Infine, chiarisco che cercherò di capire tutto con un principale punto di riferimento: la mia fede, poiché per me è il metodo attraverso cui raggiungo Dio nella concezione cristiana, l’origine del tutto; ma spiegherò la connessione tra questi aspetti della vita e l’origine, capendo e non credendo senza capire».
La radice della sua gioia
La primavera del 2011 porta due momenti importanti per Marco, dopo i quali appare più sereno e quasi luminoso: gli Esercizi Spirituali nel Triduo Pasquale e il 1° maggio, a Roma, la beatificazione di Giovanni Paolo II. Per prepararsi a questo viaggio, vede molti filmati del Papa polacco: gli servono per sentirlo vivo in quello stesso istante. In particolare, si sente rispecchiato nell’invito rivolto nella Messa d’inizio pontificato. Il giorno dopo racconta in una lettera agli amici, poi pubblicata dal settimanale «Tempi»: «È come se, finalmente, qualcuno mi abbia capito. Una comprensione che va oltre quella degli amici e delle persone che ho incontrato. Come se il segreto della vita fosse racchiuso qui, in queste parole».
Marco trova un amore appassionato per Dio e per gli uomini sia in papa Wojtyła sia in san Francesco d’Assisi. Ama particolarmente il film su quest’ultimo, diretto da Liliana Cavani, tanto da sottoporre i familiari a continue e approfondite visioni. Sempre più spesso, poi, si ferma a pregare nel santuario francescano di Santa Maria delle Grazie, vicinissimo alla sua nuova casa di Monza (MB).
Dialoga sulla fede con chiunque e in modo naturale, sia col suo anziano vicino di casa, sia con i ragazzi con cui pratica atletica leggera nella società «Forti e Liberi» di Monza, perfino durante i festeggiamenti dopo qualche vittoria. «Ma come, Gallo? Tu così di chiesa?», gli domandano con un misto di ammirazione e di stupore. Il 15 settembre 2011 scrive su Facebook: «Se sono più felice, si dovranno pur chiedere da dove viene questa gioia».
Lui sapeva di averla trovata nel Signore, a cui si rivolge in un altro scritto, riecheggiando sia una poesia di Giacomo Leopardi tanto amata da don Giussani, sia una frase udita dal missionario padre Aldo Trento:
«“Cara Beltà, che amore
lunge m’ispiri”, sei ciò per cui vivo.
Accadi nelle mie giornate,
in fatti umanamente eccezionali,
come Te, amico mio,
che “mi hai amato infinitamente
di un amore non tuo,
avendo pietà del mio niente”».
L’ultima domanda
Nell’autunno dello stesso anno, Marco appare turbato da alcuni episodi: l’incidente occorso a un suo compagno appena fuori dalla scuola, la morte del pilota motociclistico Marco Simoncelli e quella di Giovanni Bizzozero, amico di un suo caro amico. «La vita è breve. Poteva succedere a me, a te. Non sprecarla», scrive in un messaggio col cellulare.
La mattina del 5 novembre 2011 sale sul suo motorino per andare a scuola. Lungo la strada provinciale da Monza a Carate Brianza, all’altezza di un semaforo, un’auto compie un’improvvisa inversione a U. Marco cerca di frenare, ma l’asfalto è bagnato per la pioggia: muore rompendosi l’osso del collo.
La sua famiglia non riesce a trovare il senso di quanto è accaduto, almeno fino al pomeriggio dello stesso giorno, quando la madre e altri parenti entrano nella sua stanza per prendere i vestiti con cui seppellirlo. La sua amica Alice, anche lei presente, si accorge che sul muro accanto al Crocifisso di San Damiano, che lui stesso aveva voluto appendere, c’è scritto qualcosa. È una frase del Vangelo di Luca, che fino al giorno prima non c’era: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Grazie a quella scritta, tracciata con l’inconfondibile grafia da mancino del ragazzo, tutti iniziano a riconoscere che ora Marco è insieme a Gesù risorto, quindi è per sempre felice.
Ogni anno, il 1° novembre, ai familiari di Marco si uniscono centinaia di giovani per un pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Montallegro, vicino a Rapallo (GE), uno dei suoi luoghi preferiti. Molti, anche in altri periodi dell’anno, vanno poi a trovarlo al camposanto di Casarza Ligure, dove riposa in attesa della risurrezione finale.
A fronte di tutti questi segni, il 1° novembre 2024, al termine della Messa per l’annuale pellegrinaggio a Montallegro, padre Andrea Mandonico ha annunciato che la Conferenza Episcopale Lombarda ha dato il benestare all’avvio dell’inchiesta diocesana su vita, virtù e fama di santità di Marco.
Il 7 marzo 2026 si apre ufficialmente la causa di beatificazione di Marco Gallo. La Chiesa lo riconosce Servo di Dio.
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