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lunedì 16 marzo 2020
lunedì 2 marzo 2020
KAZYMYR MALEVYCH E L'UCRAINA
KAZYMYR MALEVYCH E L'UCRAINA: Le radici ucraine dell'arte di KAZYMYR MALEVYCH di Yaryna Moroz Sarno (23 febbraio 1879, Kyiv - 15 maggio 1935) ...
DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI GIORNALISTI,
IN OCCASIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE
DELLA FEDERAZIONE STAMPA ITALIANA
AI GIORNALISTI,
IN OCCASIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE
DELLA FEDERAZIONE STAMPA ITALIANA
Sala del Trono
Venerdì, 22 febbraio 1963
Venerdì, 22 febbraio 1963
Cari Signori,
A semplice cenno, che mi è stato fatto, di intrattenermi con voi
giornalisti in occasione del Consiglio Nazionale della Federazione
Stampa Italiana, ecco la risposta, improntata ad amabilità confidente.
Essa prende ispirazione da due pensieri della Bibbia, fonte di eterna
saggezza, e precisamente dal Libro dei Proverbi di Salomone :
Gloria Dei est celare verbum: et gloria regum investigare sermonem (25, 2). Imperscrutabili e misteriosi sono i disegni di Dio; ed è beato l'uomo che vi si accosta con somma riverenza.
ASSIDUO CONSAPEVOLE OMAGGIO ALLA SAPIENZA DIVINA
I. La vostra professione, cari Signori, vi porterebbe non solo a
interpretare, ma talora a prevenire il corso degli avvenimenti, quando
invece i disegni di Provvidenza, pur aprendo alla mente umana un sublime
consiglio di misericordia e di salvezza, rimangono occultati da un velo
di mistero. Gloria Dei est celare verbum!
È quanto basta perchè ciascun uomo, misurando la sua piccolezza e
fragilità, non presuma mai dei propri giudizi. Sia pure investito di
altissima autorità, esperto nelle scienze, dotato di virtù, egli non può
che piegarsi dinanzi alla sapienza divina: e trepidare per il tremendo
contributo che gli è chiesto di cooperare alla diffusione della verità e
alla irradiazione dell'amore; di cooperare alla educazione di altri
suoi simili dotati di spirito immortale e al governo del mondo e delle
singole istituzioni, che compongono il corpo sociale.
Questo rapporto che passa tra il Creatore e la creatura, si chiama
religione, e si impone a tutti; dunque, anche agli uomini della penna,
dell'opinione pubblica, chiamati, come voi, al delicato servizio di
tutto un complesso di fattori, che costituisce propriamente il buono e
il pericoloso della vostra professione.
Ho fiducia che la maggior parte dei giornalisti sappia leggere nel
mio animo, che vuol irradiare consapevole ottimismo, non senza il
corredo di quelle altre qualità che lo rendono saggio e benefico.
Lasciatemi intanto dire che, nonostante le variazioni di umori, che
contrassegnano ogni epoca storica, il richiamo a Dio ottimo massimo
viene accolto ora con universale rispetto, ed inoltre è sentito dagli
uomini di buona volontà non solo con simpatia — il che implica il
naturale sentimento religioso, diffuso in tutta la famiglia umana — ma
con spirito di fede o con quell'anelito alla fede, che dispone le
coscienze a trepida e generosa ansia di bene.
Lo so, cari Signori, che non dobbiamo farci illusioni. L'inimicus homo
non ha cessato di ripercorrere il campo e di gettare nei solchi,
accanto al grano, la zizzania. È proprio per questo che l'amore della
verità, lo zelo per la salvezza delle anime e l'ardore di nuove
conquiste in ogni campo del civile progresso vogliono essere
accompagnati dalla prudenza, dalla pazienza, dalla prontezza al
sacrificio.
LA PIÙ ALTA DIRETTIVA DEL PENSIERO E DELL'AZIONE
La ricerca di mettere in luce e in valore gli elementi positivi non
mi fa dunque perdere di vista, anche in riferimento alla vostra
professione, ciò che è motivo di acuto dolore, e di cui potete cogliere
il lamento in molti miei discorsi, ed anche nell'udienza ai giornalisti del 27 gennaio.
È mia sincera convinzione che a persone illuminate e rette
l'esposizione positiva serva come richiamo più suadente a non offrire la
penna alla menzogna, alla sistematica avversione fraterna, alla
corruzione del costume.
II. Il Libro dei Proverbi aggiunge: « ed è gloria di re investigare il discorso »: gloria regum investigare sermonem.
In altre parole, chi è investito di autorità — autorità non si
comprende altrimenti che nel significato di missione e di servizio —
deve cercar di capire che cosa Dio gli domanda, e fare della volontà
divina norma di pensiero e di azione.
Infatti. La vita umana è volontà di Dio nella accettazione dei
precetti scolpiti nel cuore dell'uomo, e rivelati dai due Testamenti
che il Cristo confidò alla Chiesa sua.
La vita cristiana è volontà di Dio, conosciuta in grado
sublime nella direzione del Vangelo, di quella « buona novella », che
capovolge il modo troppo terreno di valutare le cose e gli eventi. Che
parole, cari Signori! « Beati i poveri, beati i mansueti, i
misericordiosi, i mondi di cuore, i pacifici; beati coloro che piangono,
coloro che hanno fame e sete di giustizia, coloro che soffrono
persecuzione per amore della giustizia » (cfr. Matth. 5, 3-Io). Sono ben
questi i precetti che dànno i motivi e gli ideali, per cui il cristiano
si impegna quaggiù.
La vita sociale è servizio generoso, che trae la sua
ispirazione dall'ordine del creato, e non si acquieta mai, perchè sente
l'imperiosa necessità di spendersi nella luce del precetto paolino: caritas Christi urget nos (2 Cor.
5, 14): in tal modo essa coopera a quella evoluzione saggia, aperta,
pronta che tra l'altro — lasciatemelo dire — discende limpida e
impegnativa dalla dottrina sociale cristiana.
DEDIZIONE FINO ALL'APOSTOLATO IN BENE DEI FRATELLI
Oh, se questo insegnamento, sostanziato di premurosa sollecitudine
per tutte le ansietà e strettezze che angustiano l'umana famiglia, fosse
da tutti seguito con quella dilatazione del cuore e della volontà, a
cui allude il testo biblico con immagine di ampiezza sublime: latitudinem cordis, quasi arenam quae est in littore maris (3 Reg. 4, 29): quali progressi di pacifica operosità e concordia sarebbero per sempre assicurati alla società!
L'apostolato, infine, è irradiazione della carità di Dio per l'uomo. È
fiamma che avvampa in tutte le contrade della terra, non per
dividersene le zone di sfruttamento, ma per irrorarle di sudore, e
talvolta di sangue.
In questa visione, ogni elemento prende il posto suo, e l'uomo vi si
conduce con umiltà, operando con ardore per il bene proprio e dei
fratelli, sapendo di essere parte vivente di un unum, affidato alla
buona Provvidenza del Padre celeste, che vuol rispondere ai suoi disegni
di amore infinito. Di qui il senso di ordine, di completezza, di
dedizione nel compimento della missione, che ciascuno svolge nel mondo.
Non si tratta di fare tutto subito, ma quel tanto che le circostanze
consentono; ed anche quando si è convinti di servire una giusta causa, e
ci si sente sospinti dal dinamismo imposto dalle necessità più urgenti,
l'arte vera, la saggezza, la bontà debbono avere il sopravvento sui
moti impulsivi della natura.
Permettete al Papa, Che vi parla: anzi, in questo caso basta dire:
permettete all'uomo, che ha molto vissuto, di esortarvi: siate gelosi
custodi di un costume giornalistico serio, che venga additato in esempio
di correttezza e di signorilità; pensate sempre all'influsso, che la
parola scritta esercita sulle anime, specie le più deboli, ricordando la
grande norma di prudenza e di comprensione, che faceva dire a S. Paolo:
omnia mihi licent, sed non omnia expediunt: tutto mi è permesso, ma non tutto torna bene : tutto mi è permesso, ma io non sarò schiavo di cosa alcuna (2 Cor. 6, 12).
Saper aspettare, e imporsi la disciplina di un mancato clamore mondano, prepara quasi sempre trionfo di verità e di saggezza.
LE DOTI PERMANENTI: SINCERITÀ, LEALTÀ, RISPETTO, BUONA GRAZIA
Durante il servizio trentennale della Santa Sede, in Oriente e a
Parigi, mi è accaduto di avvicinare persone di ogni tendenza. Ve lo
confesso. Talvolta il cuore trepidava nell'ansia di esprimersi con
pienezza di linguaggio non solo sacerdotale, ma apostolico. Ma le
circostanze esigevano un tocco rapido, o addirittura il silenzio.
Mi è anche accaduto di sentirmi dire: « Monsignore, la ringrazio per quello che non mi ha detto, ed ha lasciato intendere... ».
La stampa mi ha attribuito battute di spirito, che addirittura non so
immaginare, anche se sostanzialmente possono accordarsi con l'onesta
semplicità del mio eloquio. Quest'oggi ripeterò una parola, che m'era
familiare: quella stessa che il Cardinale Lecot, arcivescovo di
Bordeaux, pronunziava all'Eliseo, l'undici luglio del 1893, ricevendo la
berretta cardinalizia: « se regarder sans se défier; se rencontrer sans
se craindre; s'entretenir sans se compromettre ». Non è il momento di
soffermarsi sul significato, limpido del resto, della sentenza. Cari
Signori, viene per tutti il momento in cui bisogna disporsi a partire da
un luogo, o dalla dimora terrestre senz'altro; e a rendere conto del
proprio operato. Ciascuno di voi possa dire: non ho scavato solchi di
divisione e di diffidenza, non ho contristato anime immortali col
sospetto o col timore; sono stato aperto, leale, fiducioso; ho guardato
negli occhi con fraterna simpatia anche chi non condivideva i miei
ideali, per non impedire l'avverarsi, a suo tempo, del grande disegno
della Provvidenza, che pur lentamente dovrà avvicinarsi al divino
insegnamento e comando di Gesù: unum sint!
Sì, cari Signori, vi seguo con umana comprensione e consapevole stima
della vostra grave responsabilità. Conosco la dichiarazione approvata
dal Consiglio Nazionale della Stampa Italiana. È un codice di sincerità,
di lealtà, di rispetto, di buona grazia. Attenendovi sempre rettamente
ad esso, potranno di là maturare frutti lietissimi per la vostra
professione e per la concordia delle genti. I vostri incontri sono stati
sempre conclusi da voti unanimi per la elevazione dello stile e della
condotta della stampa; e anche la nuova legge sull'ordinamento della
professione di giornalisti, che ho letto ieri nel testo integrale, parla
chiaramente del vostro obbligo inderogabile di osservare « i doveri
imposti dalla lealtà e dalla buona fede ». Tali nobili parole trovino
sempre piena rispondenza nel cuore e nella buona volontà di tutti i
giornalisti, affinché siano sempre degni della loro alta missione.
PATERNA ASSICURAZIONE DI QUOTIDIANA PREGHIERA
Per questo vi apprezzo e vi incoraggio con tutto il cuore : ma,
soprattutto continuerò a pregare, dedicando a voi quel quinto mistero
gaudioso del Rosario quotidiano, in cui amo contemplare i giornalisti di
tutto il mondo che sarebbero poi i saggi e i dotti di Israele attorno a
Gesù adolescente, che li ascoltava e li interrogava (Luc. 2, 46).
La presenza del Cristo irraggi anche su di voi tanta ricchezza di
luce e di calore; e in Lui, la pace di Dio, che supera ogni
intendimento, custodisca i vostri cuori e le vostre menti (cfr. Phil. 4, 7).
A questo augurio, che con tutto il cuore porgo a voi della Stampa
Italiana e al Consiglio direttivo della Associazione Stampa estera in
Italia — la cui presenza ha conferito nota di universalità a questo
incontro — si accompagna l'Apostolica Benedizione, propiziatrice di
elette grazie su voi, sulle dilette famiglie, specialmente sui vostri
figliuoli.
Fiat, fiat!
http://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1963/documents/hf_j-xxiii_spe_19630222_federazione-stampa.html
venerdì 28 febbraio 2020
La preghiera è luce per l'anima, omelia di San Giovanni Crisostomo
La preghiera, o dialogo con Dio, è un bene sommo. E', infatti, una comunione intima con Dio. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l'anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine, ma che proceda dal cuore. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno.
Non bisogna infatti innalzare il nostro animo a Dio solamente quando attendiamo con tutto lo spirito alla preghiera. Occorre che, anche quando siamo occupati in altre faccende, sia nella cura verso i poveri, sia nelle altre attività, impreziosite magari dalla generosità verso il prossimo, abbiamo il desiderio e il ricordo di Dio, perché, insaporito dall'amore divino, come da sale, tutto diventi cibo gustosissimo al Signore dell'universo. Possiamo godere continuamente di questo vantaggio, anzi per tutta la vita, se a questo tipo di preghiera dedichiamo il più possibile del nostro tempo.
La preghiera è luce dell'anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l'uomo. L'anima, elevata per mezzo suo in alto fino al cielo, abbraccia il Signore con amplessi ineffabili. Come il bambino, che piangendo grida alla madre, l'anima cerca ardentemente il latte divino, brama che i propri desideri vengano esauditi e riceve doni superiori ad ogni essere visibile.
La preghiera funge da augusta messaggera dinanzi a Dio, e nel medesimo tempo rende felice l'anima perché appaga le sue aspirazioni. Parlo, però, della preghiera autentica e non delle sole parole.
Essa è un desiderare Dio, un amore ineffabile che non proviene dagli uomini, ma è prodotto dalla grazia divina. Di essa l'Apostolo dice: Non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili (cfr. Rm 8, 26b). Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare, è una ricchezza da valorizzare, è un cibo celeste che sazia l'anima; chi l'ha gustato si accende di desiderio celeste per il Signore, come di un fuoco ardentissimo che infiamma la sua anima.
Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà mediante la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia.
Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza.
martedì 25 febbraio 2020
Consacrazione al Volto Santo di Gesù di S. Teresa di Gesù Bambino
CONSACRAZIONE AL VOLTO SANTO DI GESU'
di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo
La Consacrazione al Volto Santo
S. Teresa di Gesù Bambino scelse la data del 6 agosto 1896, festa della Trasfigurazione, per consacrarsi solennemente al “Volto Adorabile di Gesù” insieme alle due compagne di noviziato che come lei portavano il cognome religioso “del Volto Santo”.
Per l’occasione compose questo Atto di Consacrazione, che riportò su un cartoncino insieme alle effigi delle tre firmatarie:
Per l’occasione compose questo Atto di Consacrazione, che riportò su un cartoncino insieme alle effigi delle tre firmatarie:
O Volto Adorabile di Gesù, giacché ti sei degnato di scegliere particolarmente le anime nostre per donarti ad esse, noi veniamo a consacrarle a te!… Ci sembra, o Gesù, di sentirti dire a noi: «Apritemi, sorelle mie, mie spose amate, poiché il mio Volto è coperto di rugiada e i miei capelli delle stille della notte». Le anime nostre comprendono il tuo linguaggio d’amore: noi vogliamo asciugare il tuo dolce Volto e consolarti della dimenticanza dei cattivi: ai loro occhi tu sei ancora come nascosto e ti considero come un oggetto di disprezzo!…
O Volto più bello dei gigli e delle rose di primavera, tu non sei nascosto agli occhi nostri! Le Lacrime che velano il tuo sguardo divino, ci appaiono come Diamanti preziosi che vogliamo raccogliere per acquistare con il loro valore infinito le anime dei nostri fratelli. Dalla tua Bocca adorata abbiamo inteso il gemito amoroso: comprendendo che la sete che ti consuma è una sete d’Amore, noi vorremmo, per dissetarti, possedere un Amore infinito! Amato e diletto Sposo delle anime nostre, se avessimo l’amore di tutti i cuori, tutto questo amore sarebbe tuo!… Ebbene, dacci questo amore e vieni a dissetarti nelle tue piccole spose!…Anime, Signore, abbiamo bisogno di anime!… Specialmente di anime di apostoli e di martiri affinché per loro mezzo infiammiamo del tuo Amore la moltitudine dei poveri peccatori. O Volto Adorabile, noi sapremo ottenere da te questa grazia! Dimenticando il nostro esilio sulle sponde dei fiumi di Babilonia, canteremo ai tuoi Orecchi le più dolci melodie. Poiché tu sei la vera Gloria infinita, l’unico nostro desiderio è d’incantare i tuoi Occhi Divini nascondendo anche il nostro volto, affinché quaggiù nessuno possa riconoscerci… Il tuo Sguardo Velato, ecco il nostro Cielo, o Gesù!…
O GESÙ! la Tua ineffabile immagine é la Stella che guida i miei passi. Il Tuo dolce Volto, lo sai bene, e per me è cielo quà giù. Il mio amore scopre il fascino dei tuoi occhi abbelliti dal pianto. Attraverso le mie lacrime sorrido quando contemplo i tuoi dolori. Oh! si, per consolarti voglio vivere ignorata e solitaria. La bellezza, che Tu sai velare, mi fa scoprire tutto il suo mistero e vorrei volare verso di Te! La mia sola patria é il tuo Volto, il mio Regno d’amore, il mio ridente prato, il dolce Sole di ogni giorno, il giglio della valle il cui olezzo misterioso consola la mia anima esiliata, facendole gustare la pace dei cieli. È il mio riposo, la mia dolcezza, la mia cetra melodiosa. II Tuo Volto, o mio dolce Salvatore, il mazzetto di mirra che voglio custodire sul mio cuore. II Tuo Volto é la mia sola ricchezza, il mio solo Tesoro, non domando altro. Nascondendomi continuamente in Esso, ti rassomiglierò. O Gesù! Lascia in me la divina impronta dei tuoi lineamenti pieni di dolcezza e presto diventerò santa attirando a Te i cuori! Perché possa recarti una gran messe dorata, degnati d’incendiarmi del tuo fuoco, dandomi presto l’Etemo bacio della Tua bocca adorata.
O Volto più bello dei gigli e delle rose di primavera, tu non sei nascosto agli occhi nostri! Le Lacrime che velano il tuo sguardo divino, ci appaiono come Diamanti preziosi che vogliamo raccogliere per acquistare con il loro valore infinito le anime dei nostri fratelli. Dalla tua Bocca adorata abbiamo inteso il gemito amoroso: comprendendo che la sete che ti consuma è una sete d’Amore, noi vorremmo, per dissetarti, possedere un Amore infinito! Amato e diletto Sposo delle anime nostre, se avessimo l’amore di tutti i cuori, tutto questo amore sarebbe tuo!… Ebbene, dacci questo amore e vieni a dissetarti nelle tue piccole spose!…Anime, Signore, abbiamo bisogno di anime!… Specialmente di anime di apostoli e di martiri affinché per loro mezzo infiammiamo del tuo Amore la moltitudine dei poveri peccatori. O Volto Adorabile, noi sapremo ottenere da te questa grazia! Dimenticando il nostro esilio sulle sponde dei fiumi di Babilonia, canteremo ai tuoi Orecchi le più dolci melodie. Poiché tu sei la vera Gloria infinita, l’unico nostro desiderio è d’incantare i tuoi Occhi Divini nascondendo anche il nostro volto, affinché quaggiù nessuno possa riconoscerci… Il tuo Sguardo Velato, ecco il nostro Cielo, o Gesù!…
CANTICO AL VOLTO SANTO, di S. Teresa di Lisieux
O GESÙ! la Tua ineffabile immagine é la Stella che guida i miei passi. Il Tuo dolce Volto, lo sai bene, e per me è cielo quà giù. Il mio amore scopre il fascino dei tuoi occhi abbelliti dal pianto. Attraverso le mie lacrime sorrido quando contemplo i tuoi dolori. Oh! si, per consolarti voglio vivere ignorata e solitaria. La bellezza, che Tu sai velare, mi fa scoprire tutto il suo mistero e vorrei volare verso di Te! La mia sola patria é il tuo Volto, il mio Regno d’amore, il mio ridente prato, il dolce Sole di ogni giorno, il giglio della valle il cui olezzo misterioso consola la mia anima esiliata, facendole gustare la pace dei cieli. È il mio riposo, la mia dolcezza, la mia cetra melodiosa. II Tuo Volto, o mio dolce Salvatore, il mazzetto di mirra che voglio custodire sul mio cuore. II Tuo Volto é la mia sola ricchezza, il mio solo Tesoro, non domando altro. Nascondendomi continuamente in Esso, ti rassomiglierò. O Gesù! Lascia in me la divina impronta dei tuoi lineamenti pieni di dolcezza e presto diventerò santa attirando a Te i cuori! Perché possa recarti una gran messe dorata, degnati d’incendiarmi del tuo fuoco, dandomi presto l’Etemo bacio della Tua bocca adorata.
Volto Santo di Gesù di Manoppello
(immagine impressa sul velo della Veronica)
(immagine impressa sul velo della Veronica)
La festa del Santo Volto di Gesù
La festa del Santo Volto di Gesù
“Singore, mostraci il Tuo volto e saremo salvi ” (Salmo 79)
“Di Te ha detto il mio cuore, io cerco il Tuo volto.
Il Tuo volto Signore io cerco” (Sal 27, 8)
“Di Te ha detto il mio cuore, io cerco il Tuo volto.
Il Tuo volto Signore io cerco” (Sal 27, 8)

Nel 1958, Papa Pio XII dichiarò la festa del Santo Volto di Gesù il giorno prima del Mercoledì delle Ceneri (martedì grasso). Questa devozione è stata introdotta attraverso due suore, suor Marie de Saint Pierre (1816-1848) e la beata Maria Pierina de Micheli (1890-1945).
Suor
Marie de Saint Pierre, una carmelitana francese, ha ricevuto la
richiesta di Nostro Signore di diffondere la devozione al Suo Santo
Volto. La suora ha spiegato che, il 25 agosto 1843, il Signore si
rivolse a lei dicendo:
«Il mio nome è da tutti bestemmiato: gli stessi fanciulli
bestemmiano e l’orribile peccato ferisce apertamente il mio Cuore. Il
peccatore con la bestemmia maledice Dio, lo sfida apertamente, annienta
la Redenzione, pronuncia da sé la propria condanna. La bestemmia è una
freccia avvelenata che mi penetra nel Cuore. Io ti darò una freccia
d’oro per cicatrizzarmi la ferita del peccatore.”
Nel 1845, il Signore rivelò a Suor Marie che voleva una vera e propria opera di riparazione e che, le anime partecipanti ad essa, sono come Santa Veronica che ha superato l’indifferenza della folla e ha asciugato il Suo Volto pieno di sputi, sudore e sangue. Il Signore disse alla suora: “Io cerco delle Veroniche le quali astergano ed onorino il Mio Divin Volto che ha pochi adoratori.”
Sia sempre lodato, benedetto, amato, adorato, e glorificato, il santissimo, il sacratissimo, l’adorabilissimo, l’incomprensibile ed inesprimibile Nome di Dio in cielo, sulla terra e sotto terra, da tutte le creature di Dio, per il Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Amen.
Dopo la morte di Suor Marie, nel 1885 papa Leone XIII fondò un’Arciconfraternita del Volto Santo. Alcuni dei primi membri furono la famiglia di Santa Teresa di Lisieux, il cui nome religioso era Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo a causa di questa devozione.
Come suor Marie de Saint Pierre, la Beata Maria Pierina de Micheli, è stata sollecitata dal Signore a diffondere la devozione al suo Santo Volto. La Beata racconta le sue esperienze in una lettera a Pio XII nel 1940 prima di un’udienza personale con il Pontefice.
A soli 12 anni, la Beata Pierina, aspettando di venerare il Crocifisso il Venerdì Santo, sentì Gesù dirle: “Nessuno mi dà un bacio d’amore sul mio volto per fare ammenda per il bacio di Giuda”. La futura Beata rispose, “Ti darò un bacio d’amore, Gesù.” Quando è cresciuta si è consacrata a Dio e ha vissuto una vita di intima unione con il Signore.
1. "Per l'impronta della mia umanità le loro anime saranno penetrate da vivida luce sulla Mia divinità in modo che, per la somiglianza del Mio Volto, splenderanno più degli altri nell’eternità." (Santa Geltrude, Libro IV Cap. VII)
2. Santa Matilde, chiedeva al Signore che coloro i quali celebravano la memoria del dolce Suo Volto, non andassero privi dell'amabile Sua compagnia, ebbe in risposta: "non uno di essi andrà da me diviso". (Santa Matilde, Libro 1 - Cap. XII)
3."Nostro Signore mi ha promesso d’imprimere nelle anime di coloro che onoreranno il Santissimo Suo Volto i tratti della Sua divina somiglianza. " (Suor Maria Saint-Pierre - 21 gennaio 1844)
4. "Per il Santo Mio Volto opererete prodigi". (27 ottobre 1845)
5. "Per il Santo Mio Volto otterrete la salvezza di molti peccatori. Per l’offerta del Mio Volto nulla vi sarà rifiutato. Oh se sapeste quanto il Mio Volto sia gradito al Padre Mio!" (22 novembre 1846)
6. "Come in un regno tutto si acquista con una moneta sulla quale sia impressa l’effige del principe, così con la preziosa moneta della Santa Mia Umanità, cioè col Mio Volto adorabile, voi otterrete nel Regno dei Cieli quanto vi aggrada." (29 ottobre 1845)
7. "Tutti coloro che onoreranno il Santo Mio Volto in spirito di riparazione, faranno con ciò l’opera medesima della Veronica." (27 ottobre 1845)
Nel 1845, il Signore rivelò a Suor Marie che voleva una vera e propria opera di riparazione e che, le anime partecipanti ad essa, sono come Santa Veronica che ha superato l’indifferenza della folla e ha asciugato il Suo Volto pieno di sputi, sudore e sangue. Il Signore disse alla suora: “Io cerco delle Veroniche le quali astergano ed onorino il Mio Divin Volto che ha pochi adoratori.”
Sia sempre lodato, benedetto, amato, adorato, e glorificato, il santissimo, il sacratissimo, l’adorabilissimo, l’incomprensibile ed inesprimibile Nome di Dio in cielo, sulla terra e sotto terra, da tutte le creature di Dio, per il Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Amen.
Dopo la morte di Suor Marie, nel 1885 papa Leone XIII fondò un’Arciconfraternita del Volto Santo. Alcuni dei primi membri furono la famiglia di Santa Teresa di Lisieux, il cui nome religioso era Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo a causa di questa devozione.
Beata Maria Pierina de Micheli e la Medaglia del Volto Santo
Come suor Marie de Saint Pierre, la Beata Maria Pierina de Micheli, è stata sollecitata dal Signore a diffondere la devozione al suo Santo Volto. La Beata racconta le sue esperienze in una lettera a Pio XII nel 1940 prima di un’udienza personale con il Pontefice.
A soli 12 anni, la Beata Pierina, aspettando di venerare il Crocifisso il Venerdì Santo, sentì Gesù dirle: “Nessuno mi dà un bacio d’amore sul mio volto per fare ammenda per il bacio di Giuda”. La futura Beata rispose, “Ti darò un bacio d’amore, Gesù.” Quando è cresciuta si è consacrata a Dio e ha vissuto una vita di intima unione con il Signore.
Nell'orazione
notturna del 1° venerdì di quaresima 1936, Gesù, dopo averla fatta
partecipe ai dolori spirituali dell'agonia del
Getsemani, con Volto velato di
sangue e con profonda tristezza, le dice: "Voglio
che il Mio Volto, il quale riflette le pene intime del Mio Animo, il
dolore e l'amore del Mio Cuore, sia più onorato. Chi mi contempla mi
consola."
Nel 1938, mentre pregava davanti al Santissimo Sacramento, la Madonna
le apparve con uno scapolare formato da due pezzi di stoffa. Da un lato
c’era il Santo Volto di Gesù e dall’altro c’era l’Eucaristia circondata
dai raggi. La Madonna le disse che: "Tutti quelli che indosseranno uno scapolare come questo e
faranno, potendo, ogni martedì una visita al Santissimo sacramento per
riparare gli oltraggi che ricevette il Suo Santo Volto durante la Sua
Passione e riceve ogni giorno il sacramento eucaristico, verranno
fortificati nella fede, pronti a difenderla e a superare tutte le
difficoltà interne ed esterne, di più faranno una morte serena sotto lo
sguardo amabile del mio Divin Figlio”.
Il martedì di passione, del medesimo anno, ode questa dolce promessa: "Ogni volta che si contempla la mia faccia, verserò l'amor mio nei cuori e per mezzo del Mio Santo Volto si otterrà la salvezza di tante anime". Il 23 maggio 1938, mentre il suo sguardo si posa istintivamente sul Santo Volto di Gesù, si sente dire:"Offri incessantemente all'Eterno Mio Padre il Mio Santo Volto. Questa offerta otterrà la salvezza e la santificazione di tante anime. Se poi l'offrirai per i miei sacerdoti, si opereranno meraviglie." Il 27 maggio seguente: "Contempla il Mio Volto e penetrerai gli abissi di dolore del Mio Cuore. Consolami e cerca anime che s'immolino con Me per la salvezza del mondo."
Il martedì di passione, del medesimo anno, ode questa dolce promessa: "Ogni volta che si contempla la mia faccia, verserò l'amor mio nei cuori e per mezzo del Mio Santo Volto si otterrà la salvezza di tante anime". Il 23 maggio 1938, mentre il suo sguardo si posa istintivamente sul Santo Volto di Gesù, si sente dire:"Offri incessantemente all'Eterno Mio Padre il Mio Santo Volto. Questa offerta otterrà la salvezza e la santificazione di tante anime. Se poi l'offrirai per i miei sacerdoti, si opereranno meraviglie." Il 27 maggio seguente: "Contempla il Mio Volto e penetrerai gli abissi di dolore del Mio Cuore. Consolami e cerca anime che s'immolino con Me per la salvezza del mondo."
Nello stesso anno Gesù si presenta ancora grondante sangue e con grande tristezza dice: "Vedi come soffro? Eppure da pochissimi sono compreso. Quante ingratitudini da parte di quelli che dicono di amarmi. Ho dato il Mio Cuore come oggetto sensibilissimo del Mio grande Amore per gli uomini e do il Mio Volto come oggetto sensibile del Mio dolore per i peccati degli uomini. Voglio sia onorato con una festa particolare nel martedì di quaresima, festa preceduta con una novena in cui tutti i fedeli riparino con me, unendosi alla partecipazione del Mio dolore."
La devozione al Volto Santo del martedì
Il Signore ha inoltre domandato che il Suo Santo Volto fosse onorato ogni martedì e specialmente il martedì grasso, il martedì prima del mercoledì delle ceneri che sancisce l’inizio della Quaresima. Chiedendo questa devozione, Gesù apparve coperto di sangue e disse molto tristemente alla Beata Pierina:“Vedi come soffro, mi disse, eppure da pochissimi sono compreso, quanta ingratitudine anche da parte di quelli che dicono di amarmi. Ho dato il mio cuore come oggetto sensibile del mio grande amore per gli uomini e il mio Volto lo dò, come oggetto sensibile del mio dolore per i peccati degli uomini e voglio sia onorato con una festa particolare il Martedì di Quinquagesima, festa preceduta da una novena in cui tutti i fedeli uniti nella partecipazione al mio dolore con Me riparino.” Nel 1939 Gesù disse ancora: “Desidero che il mio Volto Santo sia onorato particolarmente il martedì”.
"Figlia mia diletta, desidero che tu faccia una larghissima diffusione della mia immagine. Voglio entrare in ogni famiglia, convertire i cuori più induriti... parla a tutti del Mio Amore misericordioso e infinito. io ti aiuterò a trovare nuovi apostoli. Saranno i miei nuovi eletti, i prediletti del Mio Cuore e avranno un posto speciale in Esso, benedirò le loro famiglie e mi sostituirò per dirigere i loro affari." "Desidero che il Mio divin Volto parli al cuore di tutti e che la mia immagine impressa nel cuore e nell'anima di ogni cristiano rifulga di divino splendore mentre ora è sciupata dal peccato." (Gesù a Suor Maria Concetta Pantusa) "Per il Mio Santo Volto sarà salvo il mondo." "L'immagine del Mio Santo Volto attirerà gli sguardi di compiacenza del Mio Padre celeste sulle anime ed Egli si piegherà a misericordia e perdono." ( Gesù a Madre Maria Pia Mastena )Il Signore ha inoltre domandato che il Suo Santo Volto fosse onorato ogni martedì e specialmente il martedì grasso, il martedì prima del mercoledì delle ceneri che sancisce l’inizio della Quaresima. Chiedendo questa devozione, Gesù apparve coperto di sangue e disse molto tristemente alla Beata Pierina:“Vedi come soffro, mi disse, eppure da pochissimi sono compreso, quanta ingratitudine anche da parte di quelli che dicono di amarmi. Ho dato il mio cuore come oggetto sensibile del mio grande amore per gli uomini e il mio Volto lo dò, come oggetto sensibile del mio dolore per i peccati degli uomini e voglio sia onorato con una festa particolare il Martedì di Quinquagesima, festa preceduta da una novena in cui tutti i fedeli uniti nella partecipazione al mio dolore con Me riparino.” Nel 1939 Gesù disse ancora: “Desidero che il mio Volto Santo sia onorato particolarmente il martedì”.
Promesse di Gesù ai devoti del Suo Santo Volto
1. "Per l'impronta della mia umanità le loro anime saranno penetrate da vivida luce sulla Mia divinità in modo che, per la somiglianza del Mio Volto, splenderanno più degli altri nell’eternità." (Santa Geltrude, Libro IV Cap. VII)
2. Santa Matilde, chiedeva al Signore che coloro i quali celebravano la memoria del dolce Suo Volto, non andassero privi dell'amabile Sua compagnia, ebbe in risposta: "non uno di essi andrà da me diviso". (Santa Matilde, Libro 1 - Cap. XII)
3."Nostro Signore mi ha promesso d’imprimere nelle anime di coloro che onoreranno il Santissimo Suo Volto i tratti della Sua divina somiglianza. " (Suor Maria Saint-Pierre - 21 gennaio 1844)
4. "Per il Santo Mio Volto opererete prodigi". (27 ottobre 1845)
5. "Per il Santo Mio Volto otterrete la salvezza di molti peccatori. Per l’offerta del Mio Volto nulla vi sarà rifiutato. Oh se sapeste quanto il Mio Volto sia gradito al Padre Mio!" (22 novembre 1846)
6. "Come in un regno tutto si acquista con una moneta sulla quale sia impressa l’effige del principe, così con la preziosa moneta della Santa Mia Umanità, cioè col Mio Volto adorabile, voi otterrete nel Regno dei Cieli quanto vi aggrada." (29 ottobre 1845)
7. "Tutti coloro che onoreranno il Santo Mio Volto in spirito di riparazione, faranno con ciò l’opera medesima della Veronica." (27 ottobre 1845)
8. "Secondo la premura che porrete nel restaurare le Mie sembianze sfigurate dai bestemmiatori, io avrò cura delle sembianze dell’anima vostra sviata dal peccato: vi ristabilirò la Mia Immagine e la renderò così bella come era quando uscì dal Fonte Battesimale." (3 novembre 1845)
9. "Io difenderò innanzi al Padre Mio la causa di tutti coloro, che mercè l’opera di riparazione sia con preghiere, sia con parole, sia con iscritti, difenderanno la Mia causa: in morte asciugherò la faccia della loro anima, tergendone le macchie del peccato e ridandole la sua primitiva bellezza." (12 marzo 1846)
Il 9 agosto del 1940 il culto della medaglia del S.Volto ebbe l’approvazione ecclesiastica con la benedizione del Beato Card. Ildefonso Schuster, monaco benedettino, devotissimo del S.Volto di Gesù, allora Arcivescovo di Milano. Superate molteplici difficoltà, la medaglia fu coniata secondo l’immagine del Viso di Gesù che ci dona la Sindone ed iniziò il suo cammino. Grande apostolo della medaglia del S. Volto di Gesù fu il servo di Dio, Abate Ildebrando Gregori, monaco benedettino silvestrino, dal 1940 padre spirituale della serva di Dio Madre Pierina De Micheli. Egli fece conoscere la medaglia, con la parola e con le opere in Italia, in America, in Asia e in Australia. Essa è ora diffusa in ogni parte della terra e nel 1968, con la benedizione del Santo Padre, Paolo VI, fu deposta sulla luna dagli astronauti americani.
Una buona pratica quaresimale
Tra i preparativi per la Quaresima, è opportuno celebrare la festa del Volto Santo trascorrendo un po ‘di tempo davanti al Santissimo Sacramento e recitando la preghiera della Freccia d’oro e la preghiera al Volto Santo della Beata Maria Pierina de Micheli. La ripetizione di questa devozione ogni martedì di Quaresima può anche essere un mezzo per avvicinarsi a Nostro Signore durante questo periodo speciale dell’anno liturgico.
9. "Io difenderò innanzi al Padre Mio la causa di tutti coloro, che mercè l’opera di riparazione sia con preghiere, sia con parole, sia con iscritti, difenderanno la Mia causa: in morte asciugherò la faccia della loro anima, tergendone le macchie del peccato e ridandole la sua primitiva bellezza." (12 marzo 1846)
Il 9 agosto del 1940 il culto della medaglia del S.Volto ebbe l’approvazione ecclesiastica con la benedizione del Beato Card. Ildefonso Schuster, monaco benedettino, devotissimo del S.Volto di Gesù, allora Arcivescovo di Milano. Superate molteplici difficoltà, la medaglia fu coniata secondo l’immagine del Viso di Gesù che ci dona la Sindone ed iniziò il suo cammino. Grande apostolo della medaglia del S. Volto di Gesù fu il servo di Dio, Abate Ildebrando Gregori, monaco benedettino silvestrino, dal 1940 padre spirituale della serva di Dio Madre Pierina De Micheli. Egli fece conoscere la medaglia, con la parola e con le opere in Italia, in America, in Asia e in Australia. Essa è ora diffusa in ogni parte della terra e nel 1968, con la benedizione del Santo Padre, Paolo VI, fu deposta sulla luna dagli astronauti americani.
Una buona pratica quaresimale
Tra i preparativi per la Quaresima, è opportuno celebrare la festa del Volto Santo trascorrendo un po ‘di tempo davanti al Santissimo Sacramento e recitando la preghiera della Freccia d’oro e la preghiera al Volto Santo della Beata Maria Pierina de Micheli. La ripetizione di questa devozione ogni martedì di Quaresima può anche essere un mezzo per avvicinarsi a Nostro Signore durante questo periodo speciale dell’anno liturgico.
PREGHIERA QUOTIDIANA DI OFFERTA
AL VOLTO SANTO DI GESÙ
Volto santo del mio dolce Gesù, espressione viva ed eterna dell’amore e
del martirio divino, sofferto per l’umana Redenzione, Ti adoro e ti
amo.
Ti consacro oggi e sempre tutto il mio essere. Ti offro per le mani
purissime della Regina Immacolata le preghiere, le azioni, le sofferenze
di questo giorno, per espiare e riparare i peccati delle povere
creature. Fa' di me un tuo vero apostolo, che il tuo sguardo soave mi sia sempre
presente; e si illumini di misericordia nell’ora della mia morte. Amen.
Volto Santo di Gesù guardami con misericordia
Dolcissimo Signore Gesù, Tu conosci il nostro presente e conosci, Signore, il nostro futuro. Noi, o Signore, niente sappiamo del nostro futuro, ma noi, Gesù, prostrati dinanzi a Te consacriamo e raccomandiamo a Te, o Signore, il nostro futuro. Sia impresso nel nostro cuore, o Signore, il Tuo Volto Benedetto impresso nel nostro cuore e impresso nel nostro pensiero. Impresso, Signore, con tanta potenza come è restato impresso nella S. Sindone; e, conforme, o Gesù, nella S. Sindone nessuna potenza Lo potè cancellare, così, Gesù, nessuna avversità della vita, nessun nemico, o Signore, nessun avvenimento sia capace, o Signore, cancellare dal nostro cuore il SS. Tuo Volto, togliere dal nostro pensiero il Santissimo Volto Tuo, o Gesù, portarLo sempre nel cuore e nel pensiero, e, finalmente, o Signore, per tutta quanta l’eternità lodarLo, benedirLo nella pace degli eletti, e dire a Te tutta la profonda riconoscenza nostra, insieme alle Pie Donne, insieme ai SS. Martiri, insieme ai SS. Confessori, insieme alle SS. Vergini, o Signore Gesù, che Ti vollero sempre bene, Ti vollero sempre amare e tutto vollero affrontare per Te, tutto soffrire per Te. E finalmente, ecco: nel trionfo finale, Signore, godono! O Gesù, concedi anche a noi di lodarTi con queste creature da Te benedette, da Te santificate. Eternamente!
Gloria al Padre…
“Nascondimi, o Gesù che ami immensamente, al riparo del Tuo Volto [Sal 30,21], da tutti coloro che mi tendono insidie e la mia anima non resti confusa quando tratterà alla porta con i suoi nemici [Sal126,5]; colmala invece di gioia con il Tuo dolcissimo Volto [Sal 15,11]”. (Preghiera di S. Gertrude la grande).
CONSACRAZIONE AL S. VOLTO DI GESU’
Dolcissimo Signore Gesù, Tu conosci il nostro presente e conosci, Signore, il nostro futuro. Noi, o Signore, niente sappiamo del nostro futuro, ma noi, Gesù, prostrati dinanzi a Te consacriamo e raccomandiamo a Te, o Signore, il nostro futuro. Sia impresso nel nostro cuore, o Signore, il Tuo Volto Benedetto impresso nel nostro cuore e impresso nel nostro pensiero. Impresso, Signore, con tanta potenza come è restato impresso nella S. Sindone; e, conforme, o Gesù, nella S. Sindone nessuna potenza Lo potè cancellare, così, Gesù, nessuna avversità della vita, nessun nemico, o Signore, nessun avvenimento sia capace, o Signore, cancellare dal nostro cuore il SS. Tuo Volto, togliere dal nostro pensiero il Santissimo Volto Tuo, o Gesù, portarLo sempre nel cuore e nel pensiero, e, finalmente, o Signore, per tutta quanta l’eternità lodarLo, benedirLo nella pace degli eletti, e dire a Te tutta la profonda riconoscenza nostra, insieme alle Pie Donne, insieme ai SS. Martiri, insieme ai SS. Confessori, insieme alle SS. Vergini, o Signore Gesù, che Ti vollero sempre bene, Ti vollero sempre amare e tutto vollero affrontare per Te, tutto soffrire per Te. E finalmente, ecco: nel trionfo finale, Signore, godono! O Gesù, concedi anche a noi di lodarTi con queste creature da Te benedette, da Te santificate. Eternamente!
Gloria al Padre…
“Nascondimi, o Gesù che ami immensamente, al riparo del Tuo Volto [Sal 30,21], da tutti coloro che mi tendono insidie e la mia anima non resti confusa quando tratterà alla porta con i suoi nemici [Sal126,5]; colmala invece di gioia con il Tuo dolcissimo Volto [Sal 15,11]”. (Preghiera di S. Gertrude la grande).
https://www.divinarivelazione.org/devozione-al-santo-volto-di-gesu/
http://www.missionariavoltosantomadrepierina.it/devozione_volto_santo_madre_pierina_de_micheli.html
https://www.preghiereperlafamiglia.it/il-volto-santo-di-gesu.htm
https://noalsatanismo.wordpress.com/2017/02/24/preghiere-al-volto-santo-di-gesu/
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lunedì 24 febbraio 2020
Come una catechesi, di Carolina Blázquez Casado
Per leggere l'articolo pubblicato su l'Osservatore Romano clicca il link:
COME UNA CATECHESI: l'architettura liturgica e la sua missione di annuncio, di Carolina Blazquez Casado
COME UNA CATECHESI: l'architettura liturgica e la sua missione di annuncio, di Carolina Blazquez Casado
venerdì 21 febbraio 2020
Federica Grassini , poesia di sentimenti ed esperienze
FEDERICA GRASSINI
poesia di sentimenti ed esperienze
poesia di sentimenti ed esperienze
GUARDARE OLTRE.....................
Se ti guardi intorno c'è una strana luce,
non è facile vederla, né intravederla
ma è l'intravedere che in certi casi è davvero importante.
E' una parola chiave di lettura della realtà
che ti permette di passare il limite, il confine del nostro essere uomini.
In ciò esaltiamo la nostra intelligenza
con ciò nutriamo la nostra responsabilità...
E poi dobbiamo guardare oltre: oltre la paura, il dubbio, l'insoddisfazione, l'incertezza.
Guardare oltre la nostra piccolezza e finitezza
per volgere lo sguardo più in là, più in alto,
dove l'uomo incontra se stesso,
dove l'uomo promuove la vita
perché ha incontrato la Vita.
Ed è questa Vita che ci fa camminare sulle ali del vento,
facendoci raggiungere ogni angolo della terra.
Ed è quando esaltiamo la Vita
che la parola si fa ora immagine,
ora testo,
ora musica,
ora arte.
Ed è allora che se ti guardi intorno vedi quella strana luce
che non è facile vedere, né intravedere.
MISTERO
Ecco l'orizzonte dell'amore trinitario: è dallo Spirito che l'uomo è introdotto in questo orizzonte.
E per quanto sorprendente possa apparire, la Trinità può diventare familiare
e così amare Dio diventa più accessibile,
si vede l'amore che Lui ha riversato sull'uomo sino a farsi uomo Egli stesso.
Il Padre ci ha amati nel Figlio con tutto il suo Spirito,
ci ha suggerito sottovoce che amare Dio è un ricevere che spinge a dare:
il nostro amore ha origine divina,
è una partecipazione dell'amore di Dio che ci viene comunicato.
Solo così l'uomo può essere l'eterno roveto ardente di Dio,
e solo dove c'è dono, libertà, carità, prudenza
ci potrà essere giustizia.
CERTEZZA DI UN INCONTRO
Un infrangersi di onde,
un battito di ciglia,
un suono,
un sospiro.
Questa è la vita:
dono immenso,
breve,
intenso.
Può volare.
Può non passare mai
con la lentezza di un tempo tiranno,
a volte malvagio.
Io so che c'è una Vita oltre la vita,
io so che quando arriverò nel Regno
mio Padre sarà lì.
Mi accoglierà, mi abbraccerà
e io mi farò stringere.
Senza parlare.
MALINCONIA
Immagini nella mente e nel cuore.
Ricordi lontani, ma forti e ancora vivi.
Voci, odori, sapori.
La nonna che chiama,
io che corro, rumori di campagna.
In lontananza il grano viene battuto:
risa in mezzo a una caligine di pula.
Oppure nella vigna: uve strane per colore e per sapore.
Ceste tra i filari, acini che sfiorano il palato.
Uno ancora riesco ad assaporare: quello dell'uva-fragola... Strana sensazione !
E poi il pollaio... Scoccodare di galline,
il calore dell'uovo appena fatto: - un buchetto sopra e sotto -, bere l'energia, la vita...
Se chiudo gli occhi è tutto lì, come allora.
Ma ora non c'è più.
IL TEMPO
Tempo sacro e profano
definizione qualitativa e non quantitativa.
Chronos scandito dalla feria, il tempo del riposo.
Kairos scandito dalla festa, il tempo della grazia.
Il tempo non può essere solo misurato,
va definito sacralmente.
IL CRISTIANO
Il Cristiano, che essere strano,
in un mondo dove sembra giusto
ciò che in realtà non lo è.
Il valore è un disvalore,
l'amore è mera corporeità,
l'amicizia puro interesse,
il lavoro semplice guadagno,
la cultura quasi inutilità.
E il Cristiano grida in silenzio
il suo disagio,
urla senza parole
la sua rabbia,
lotta senza armi
in un mondo che disarma.
Contro il nulla è quasi impossibile combattere.
Ma il Cristiano alza la testa
e ama.
Ama tutto ciò che fa,
tutto ciò che è,
tutto ciò che ha.
Ama l'uomo, perché l'uomo è parte di Dio.
In Lui confida,
perché è di Lui che si fida.
ARIA
Respiro profondo, intenso,
vibra fino in fondo all’anima.
E’ aria, impalpabile,
ma soffio vitale,
è lo spirito di vita,
ruah.
E’ questa aria particolare
che è in ogni uomo:
un’aria fatta non solo di componenti materiali,
ma di un “qualcosa” che va al di là del nostro essere corporeo.
Respira, con tutta la tua forza,
con tutto il tuo cuore.
Respira.
C’è gioia.
C’è dolore.
Respira.
Sempre.
ESSERCI
Il cielo, spazio immenso,
sembra non dare alcun riferimento
e perdersi è davvero facile….
Ma ecco: due stelle sono lì
ad indicarti il cammino,
la rotta da seguire,
sempre.
Bucano le nebbie, le nubi,
illuminano le notti, anche le più buie
e talvolta illuminano persino i giorni!
E se il viandante china la sua testa,
preso dalla fatica o dallo scoramento
sa che basta alzare lo sguardo
e le vedrà.
Con gli occhi dell’amore
perché quelle due stelle
i due occhi dell’amore.
E’ dedicata alle due “mie zie”……. Marzo 2009.
FAMIGLIA
Mare in tempesta.
Onde giganti, ti spingono sott’acqua,
provi a risalire,
senti che le forze ti abbandonano e stai per cedere.
Ma due mani sono lì:
ti afferrano, ti stringono forte, ti salvano.
Ora è tempo di bonaccia.
OCCHI
Ti guardo: la mia mente ripercorre momenti passati,
ma pur sempre vivi dentro di me.
Ti guardo: ripenso ai tuoi insegnamenti,
alle tue parole,
ai tuoi comportamenti
che mi hanno fatto diventare ciò che sono oggi.
Ti guardo: rivedo una donna forte,
paziente e coraggiosa.
Ti guardo: vedo una persona diversa ora,
ma nella tua fragilità di vetro
sei però il mio baluardo e la mia roccia.
Ti guardo: vorrei lasciarmi cullare da te
e rimanere tra le tue braccia per sempre.
Ti guardo: sento che un giorno
starò così.
Ti guardo: la mia mente ripercorre momenti passati,
ma pur sempre vivi dentro di me.
Ti guardo: ripenso ai tuoi insegnamenti,
alle tue parole,
ai tuoi comportamenti
che mi hanno fatto diventare ciò che sono oggi.
Ti guardo: rivedo una donna forte,
paziente e coraggiosa.
Ti guardo: vedo una persona diversa ora,
ma nella tua fragilità di vetro
sei però il mio baluardo e la mia roccia.
Ti guardo: vorrei lasciarmi cullare da te
e rimanere tra le tue braccia per sempre.
Ti guardo: sento che un giorno
starò così.
Alla mia mamma, per la festa della mamma. Maggio 2009.
RIFLESSIONE
L’adolescenza, l’inizio di tutti gli inizi………………………
Passaggio necessario e difficile verso l’età adulta.
Poi ci voltiamo e vediamo che il passato è dietro di noi:
bisogna sempre farci i conti.
Il ricordo è bello, anche se può far male,
ma è il rimpianto che ci distrugge.
RUOLI
E la vita va avanti, la vita ci è stata donata,
la vita a nostra volta doniamo.
In un ciclo eterno……..
Ieri eri figlio, eri figlia,
oggi sei padre, sei madre.
E la vita va avanti, la vita ci è stata donata,
la vita a nostra volta doniamo.
In un ciclo eterno……..
Ieri eri figlio, eri figlia,
oggi sei padre, sei madre.
SENTIMENTO
Un campo di papaveri,
rosso.
Il colore della passione.
Un campo di papaveri,
Maggio volgeva al termine
e qualcosa contemporaneamente nasceva:
un sentimento forte e tenero,
dolce e sconvolgente.
E io ti guardavo
e la mia mano sfiorava la tua, furtivamente.
Il cuore in accelerazione:
emozione,
paura,
curiosità.
Starti accanto era dare un nome all’amore.
TU
Tu che fai parte di me da sempre.
Tu che ti sei trovato ad un bivio e hai scelto me.
Tu che hai lottato per avermi.
Tu che mi hai reso donna, moglie, madre.
Tu che hai imparato ciò che non ti avevano insegnato
e che difendi quello che hai costruito.
Tu che sei stato forte e coraggioso,
tu che hai tagliato dei traguardi.
Tu che purtroppo hai vacillato,
tu che grazie all’amore sei rinato.
VITA
Si può vivere,
si può esistere,
non è la stessa cosa.
La vita non è mettere un giorno dietro l’altro,
è assaporare il senso,
gustare il piacere,
metabolizzare il dolore.
La vita non è una linea retta infinita,
né una linea curva chiusa….
Immagino la vita un angolo continuo:
ogni svolta è una sorpresa, un mistero.
Si può vivere,
si può esistere,
non è la stessa cosa.
La vita non è mettere un giorno dietro l’altro,
è assaporare il senso,
gustare il piacere,
metabolizzare il dolore.
La vita non è una linea retta infinita,
né una linea curva chiusa….
Immagino la vita un angolo continuo:
ogni svolta è una sorpresa, un mistero.
MI CHIEDO
E' buio,
è freddo,
solitudine e paura
tutt'intorno.
Anche le stelle in cielo
sembrano spengersi.
Forse in lontananza
un leggero chiarore........
E' buio,
è freddo,
solitudine e paura
tutt'intorno.
Anche le stelle in cielo
sembrano spengersi.
Forse in lontananza
un leggero chiarore........
EPPURE C'E'
Anche quando sei nel silenzio
senti comunque qualche suono;
forse in lontananza
o semplicemente frutto della tua mente.
Anche quando chiudi i tuoi occhi
una flebile luce trapela,
qualche ombra ti danza davanti
creando strane figure
alle quali tu solo riesci a dare un senso, un contorno.
Non tutto ciò che intorno a noi, o parte di noi
può essere conoscibile, tangibile, comprensibile.
Proprio come Dio, proprio come l’amore;
proprio come il vento
che si sente ma non si vede,
che ti fa provare sensazioni armonicamente opposte:
piacere, paura, sollievo, imbarazzo.
Anche quando sei nel silenzio
senti comunque qualche suono;
forse in lontananza
o semplicemente frutto della tua mente.
Anche quando chiudi i tuoi occhi
una flebile luce trapela,
qualche ombra ti danza davanti
creando strane figure
alle quali tu solo riesci a dare un senso, un contorno.
Non tutto ciò che intorno a noi, o parte di noi
può essere conoscibile, tangibile, comprensibile.
Proprio come Dio, proprio come l’amore;
proprio come il vento
che si sente ma non si vede,
che ti fa provare sensazioni armonicamente opposte:
piacere, paura, sollievo, imbarazzo.
Una nuova tempesta si è abbattuta su di noi.
Proviamo a respirare,
proviamo a sperare,
proviamo a non pensare....
Non c’è soluzione per ciò che è assurdo.
Il farsi “servizio” agli altri, specie a coloro che sono più fragili
può passare come opportunismo.
Nulla è più doloroso
del sentirsi schiacciare
da ciò che invece è stato fatto per alleggerire.
E’ un pesante fardello.
E non è neanche giusto dividerlo con le persone che ami.
Ma ancora una volta è solo l’amore che ci può salvare.
24 Giugno 2013
TEMPORALE ESTIVO
Nella calura estiva
il rimbombare dei tuoni
sembra un brontolio lontano
che piano piano si avvicina.
Poi ecco che cadono due gocce, quattro, otto.......
si moltiplicano rapidamente
e assomigliano a una danza.
Gli occhi sino a quel momento socchiusi per il riflesso forte del sole
cercano riposo nel cielo chiaro , ma non più accecante.
E’ in quel momento che nasce fulminea una sensazione di pace.
Arezzo, 5 Luglio 2016
PASSAGGIO
Ecco il mio saluto oggi.
Oggi che anche tu percorri quella via
lungo la quale hai visto camminare tanti dei tuoi cari.
Ma morire, anche se può sembrare una separazione,
in realtà è una creazione, quella di un mondo nuovo.
C’è però una via da percorrere
e una porta da aprire: ma come?
Talvolta si apre improvvisamente
facendo sbattere le imposte;
altre invece si apre lentamente,
lasciando intravedere dal suo spiraglio il dolore profondo
e la lentezza del tempo.
Una via. Una porta.
Noi lo sappiamo, che quando quella porta si apre ci viene incontro l’Amore.
Per la zia Elda Arezzo, 8 Febbraio 2018
SENZA VOI
Ancora mi chiedo: si chiama battigia o bagnasciuga?
Se potessi ritrovare sulla sabbia tutte le orme lasciate dalla mia famiglia,
mi piacerebbe metterci sopra il mio piede, come facevo da bambina.....
Tutto qua, in questo luogo, fa parte di me:
il soffio del vento,
il rumore del mare,
il suono della pioggia tra i pini,
l’odore della terra bagnata che beve e respira.
Non ci sono più le persone.
Ma continuano ad esserci le loro presenze.
E io non mi sento mai sola.
Milano Marittima, Luglio 2018
E’ il primo anno che sono in questi luoghi senza più nessuno della “vecchia” famiglia a cui pensare o di cui preoccuparmi.
CONCHIGLIE
Conchiglie abbandonate dal mare sulla spiaggia: tante e tutte diverse.
Alcune perfettamente integre, altre rotte, altre ancora frantumate.
Ognuno, camminando lungo la riva, cerca quella che corrisponde ai suoi bisogni e desideri.
Tanti passano, ma poi è solo uno che raccoglie quella conchiglia che aveva immaginato nella
sua testa.
Passeggiando, ad un tratto e improvvisamente l’onda ne scopre una.
E’ lei quella che cercavi, è lei quella che volevi, l’hai trovata, la prendi, ora è tua
e la devi custodire con gioia.
Lo stesso vale per l’amore.
Milano Marittima, 28 Luglio 2019
IMPARARE
Ci sono state guerre cha hanno segnato la storia
che hanno determinato la dominazione o la sudditanza.
Ora combattiamo una guerra diversa e silenziosa
e forse è proprio questo silenzio che ci annienta.
Abbiamo imparato però a distinguere il rumore dai suoni,
i ritratti dai volti
e abbiamo ancor più capito il valore delle parole.
Tre, per me, in particolare: vicinanza , collaborazione, priorità.
Ecco, ora non siamo più giganti in un delirio di onnipotenza,
siamo nani delle nostre debolezze e paure.
Ne usciremo stanchi?
Certo.
Ma forse, spero, migliori.
9 Aprile 2020
SIAMO IN EMERGENZA COVID 19
AGO DI PINO
L’azzurro del mare e il verde dei pini,
un incontro cromatico che ricorda le cupole di alcune Chiese,
incontro tra cielo e terra.
Il mare azzurro con il suo increspare
e le sue onde che sulla riva creano disegni che
appaiono e scompaiono.
I pini, quasi un cielo verde: anch’essi ondeggiano
spinti dal vento e cade una pioggia di aghi...
Toccando terra formano un tappeto morbido e uniforme.
Ma sono appuntiti e possono anche bucare e fare male.
Ago di pino, tu sei come la vita: se la guardi da lontano,
rimanendo distaccato,
può apparire docile,
ma se la “prendi in mano” può ferirti.
può apparire docile,
ma se la “prendi in mano” può ferirti.
Milano marittima, Agosto 2020
DICOTOMIA
Cercare. Trovare.
Tuffarsi in ciò che è o che non è.
Il tutto o una parte.
Unici e irripetibili.
Isole e satelliti, persi nel nulla ?
Lottare e vincere.
Ottobre 2022.
RESA
Siamo come lettere
di un alfabeto profondamente muto:
ma cercare la Voce
è parte integrante della nostra umanità.
Talvolta però vince il silenzio.
Orizzonti lontani,
linee immerse nella nebbia,
onde spumeggianti e violente.
Non resta che assecondare il Tutto anziché osteggiarlo.
Gennaio 2023.
FRAGILITA’
Un soffio è tempesta.
Uno spiraglio è voragine.
Una collina è vetta.
La fragilità?
Talvolta è una forza
che ti trasmette un coraggio recondito.
Talvolta essa appare bruscamente
e ti senti una foglia sbattuta dal vento.
La fragilità?
La tempesta è un soffio.
La voragine è uno spiraglio.
La vetta è una collina.
6 Febbraio 2025
LACRIMA
Una lacrima parla.
Racconta una gioia, una paura, un dolore.
Una lacrima parla.
Sussurra dolci pensieri, soffici ricordi.
Una lacrima parla.
Chi la versa sa darle un peso, un valore e un senso.
Solo chi la versa, può.
14 Ottobre 2025
DUE META'
Una parte
e l’intero.
Una metà + una metà
non sempre fa un intero.
Dipende come quella nostra metà
viene vista, osservata, accettata e compresa.
Novembre 2025
FIAT LUX
Porte accostate, finestre socchiuse:
cosa c’è al di là di quell’orizzonte domestico?
Nuvole e tempeste, giorni grigi senza sole?
Lunghi autunni e lunghi inverni
dove il clima gelido fredda anche i cuori.
Ma poi si apre lentamente e pazientemente
un sottile, sottilissimo spiraglio
ed è allora che filtra quel raggio di luce
che ci illumina e ci rafforza.
Febbraio 2026
SABBIA
Quanti granelli di sabbia sulla spiaggia!
Impossibile contarli,
impossibile pensare di gestirli in alcun modo.
E invece le tue mani creano forme,
diventano capolavori che però una unica onda può distruggere
e tutta la fatica la senti sprecata
e quasi ti disperi
perché nulla è rimasto del tuo impegno e del tuo sudore.
Ma poi giocando con i granelli,
così un po’ per vezzo, un po’ per passatempo,
dalla sabbia emergono piccoli oggetti:
un fermaglio per capelli,
un soldatino,
una biglia,
una matita.
Piccoli tesori che ti ricordano che se qualcosa ti viene portato via,
qualcos’altro ti viene dato in altro modo.
Baia Etrusca, Agosto 2026
MARE, TU PUOI
Il mare, movimento incessante e continuo di onde.
Ora piccole e dolci, ora grandi e violente.
E’ così che il mare toglie,
è così che il mare dà.
Non lo puoi fermare anche se vuoi: lui allontana i ricordi con il suo ritmo
e poi te li riporta.
E tu non puoi fare nulla per ostacolarlo.
Puoi solo osservarlo e trovare un modo per non farti sommergere.
Cerca sempre l’onda piccola e dolce.
Lei ti salverà.
Baia Etrusca, Agosto 2026
IL VENTO
Una leggera brezza ti sussurra all’orecchio dolci parole.
Ti accarezza i capelli e ti ristora col soave suo soffio.
Improvvisamente aumenta la sua forza che tutto strappa,
che tutto porta via…
Dove sei tenero vento?
Perché ora invece fai così male?
Torna, ti prego, a calmare il mio spirito.
Baia Etrusca, Agosto 2026
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Note biografiche
Federica Grassini nata ad Arezzo il 20 giugno 1963, ha conseguito il Diploma di Maturità Classica e la laurea in Lingue e Letterature Straniere.
Successivamente si è diplomata in Scienze Religiose con specializzazione pedagogico-didattica. Docente di Religione Cattolica dall'anno scolastico 1991/1992 presso Istituti di istruzione secondaria superiore, attualmente è in servizio presso il Liceo Scientifico-Liceo Linguistico "Francesco Redi" di Arezzo.
Scrive Federica Grassini riguardo la sua attività educativa: "Insegno ciò in cui credo e credo in ciò che insegno".
E' sposata ed ha tre figli.
Curatrice del Vernissage dell'Artista Marisa Bergamasco tenutosi ad Arezzo nel 2002 dal titolo "Omaggio a Caravaggio".
Sensibile all'arte in tutte le sue forme e alla poesia in particolare, si dedica con passione a racchiudere in versi i suoi sentimenti e le sue esperienze in toni profondi e talvolta più leggeri e giocosi.
E-mail dell'Autrice: federicagrassini63@gmail.com
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Fonte : si ringrazia l'Autrice Federica Grassini che ha gentilmente inviato la documentazione per questo articolo alla Redazione di ARTCUREL .
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Fonte : si ringrazia l'Autrice Federica Grassini che ha gentilmente inviato la documentazione per questo articolo alla Redazione di ARTCUREL .
giovedì 20 febbraio 2020
In Cristo Dio si è mostrato come ragione e amore, di Papa Benedetto XVI
IN CRISTO DIO SI E' MOSTRATO COME RAGIONE E AMORE
di Papa Benedetto XVI
«In Cristo, Dio si è mostrato nella sua totale verità, ha mostrato che è ragione e amore, che la ragione eterna è amore e così crea». Lo ha detto Papa Benedetto XVI nella lectio divina svolta durante la visita al Pontificio Seminario Romano Maggiore, nella serata di venerdì 12 febbraio 2010.
Eminenza, Eccellenze, Cari amici,
ogni anno è per me una grande gioia essere con i seminaristi della diocesi di Roma, con i giovani che si preparano a rispondere alla chiamata del Signore per essere lavoratori nella sua vigna, sacerdoti del suo mistero. È questa la gioia di vedere che la Chiesa vive, che il futuro della Chiesa è presente anche nelle nostre terre, proprio anche a Roma.
In quest'Anno Sacerdotale, vogliamo essere particolarmente attenti alle parole del Signore concernenti il nostro servizio. Il brano del Vangelo ora letto parla indirettamente, ma profondamente, del nostro Sacramento, della nostra chiamata a stare nella vigna del Signore, ad essere servitori del suo mistero.
In questo breve brano, troviamo alcune parole-chiave, che danno l'indicazione dell'annuncio che il Signore vuole fare con questo testo. «Rimanere»: in questo breve brano, troviamo dieci volte la parola «rimanere»; poi, il nuovo comandamento: «Amatevi come io vi ho amato», «Non più servi ma amici», «Portate frutto»; e, finalmente: «Chiedete, pregate e vi sarà dato, vi sarà data la gioia». Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad entrare nel senso delle sue parole, perché queste parole possano penetrare il nostro cuore e così possano essere via e vita in noi, con noi e tramite noi.
La prima parola è: «Rimanete in me, nel mio amore». Il rimanere nel Signore è fondamentale come primo tema di questo brano. Rimanere: dove? Nell'amore, nell'amore di Cristo, nell'essere amati e nell'amare il Signore. Tutto il capitolo 15 concretizza il luogo del nostro rimanere, perché i primi otto versetti espongono e presentano la parabola della vite: «Io sono la vite e voi i rami». La vite è un'immagine veterotestamentaria che troviamo sia nei Profeti, sia nei Salmi e ha un duplice significato: è una parabola per il popolo di Dio, che è la sua vigna. Egli ha piantato una vite in questo mondo, ha coltivato questa vite, ha coltivato la sua vigna, protetto questa sua vigna, e con quale intento? Naturalmente, con l'intento di trovare frutto, di trovare il dono prezioso dell'uva, del vino buono.
E così appare il secondo significato: il vino è simbolo, è espressione della gioia dell'amore. Il Signore ha creato il suo popolo per trovare la risposta del suo amore e così questa immagine della vite, della vigna, ha un significato sponsale, è espressione del fatto che Dio cerca l'amore della sua creatura, vuole entrare in una relazione d'amore, in una relazione sponsale con il mondo tramite il popolo da lui eletto.
Ma poi la storia concreta è una storia di infedeltà: invece di uva preziosa, vengono prodotte solo piccole «cose immangiabili», non giunge la risposta di questo grande amore, non nasce questa unità, questa unione senza condizioni tra uomo e Dio, nella comunione dell'amore. L'uomo si ritira in se stesso, vuole avere se stesso solo per sé, vuole avere Dio per sé, vuole avere il mondo per sé. E così, la vigna viene devastata, il cinghiale del bosco, tutti i nemici vengono, e la vigna diventa un deserto.
Ma Dio non si arrende: Dio trova un nuovo modo per arrivare ad un amore libero, irrevocabile, al frutto di tale amore, alla vera uva: Dio si fa uomo, e così diventa Egli stesso radice della vite, diventa Egli stesso la vite, e così la vite diviene indistruttibile. Questo popolo di Dio non può essere distrutto, perché Dio stesso vi è entrato, si è impiantato in questa terra. Il nuovo popolo di Dio è realmente fondato in Dio stesso, che si fa uomo e così ci chiama ad essere in Lui la nuova vite e ci chiama a stare, a rimanere in Lui.
Teniamo presente, inoltre, che, nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, troviamo il discorso sul pane, che diventa il grande discorso sul mistero eucaristico. In questo capitolo 15 abbiamo il discorso sul vino: il Signore non parla esplicitamente dell'Eucaristia, ma, naturalmente, dietro il mistero del vino sta la realtà che Egli si è fatto frutto e vino per noi, che il suo sangue è il frutto dell'amore che nasce dalla terra per sempre e, nell'Eucaristia, il suo sangue diventa il nostro sangue, noi diventiamo nuovi, riceviamo una nuova identità, perché il sangue di Cristo diventa il nostro sangue. Così siamo imparentati con Dio nel Figlio e, nell'Eucaristia, diventa realtà questa grande realtà della vite nella quale noi siamo rami uniti con il Figlio e così uniti con l'amore eterno.
«Rimanete»: rimanere in questo grande mistero, rimanere in questo nuovo dono del Signore, che ci ha reso popolo in se stesso, nel suo Corpo e col suo Sangue. Mi sembra che dobbiamo meditare molto questo mistero, cioè che Dio stesso si fa Corpo, uno con noi; Sangue, uno con noi; che possiamo rimanere — rimanendo in questo mistero — nella comunione con Dio stesso, in questa grande storia di amore, che è la storia della vera felicità. Meditando questo dono — Dio si è fatto uno con noi tutti e, nello stesso tempo, ci fa tutti uno, una vite — dobbiamo anche iniziare a pregare, affinché sempre più questo mistero penetri nella nostra mente, nel nostro cuore, e sempre più siamo capaci di vedere e di vivere la grandezza del mistero, e così cominciare a realizzare questo imperativo: «Rimanete».
Se continuiamo a leggere attentamente questo brano del Vangelo di Giovanni, troviamo anche un secondo imperativo: «Rimanete» e «Osservate i miei comandamenti». «Osservate» è solo il secondo livello; il primo è quello del «rimanere», il livello ontologico, cioè che siamo uniti con Lui, che ci ha dato in anticipo se stesso, ci ha già dato il suo amore, il frutto. Non siamo noi che dobbiamo produrre il grande frutto; il cristianesimo non è un moralismo, non siamo noi che dobbiamo fare quanto Dio si aspetta dal mondo, ma dobbiamo innanzitutto entrare in questo mistero ontologico: Dio si dà Egli stesso. Il suo essere, il suo amare, precede il nostro agire e, nel contesto del suo Corpo, nel contesto dello stare in Lui, identificati con Lui, nobilitati con il suo Sangue, possiamo anche noi agire con Cristo.
L'etica è conseguenza dell'essere: prima il Signore ci dà un nuovo essere, questo è il grande dono; l'essere precede l'agire e da questo essere poi segue l'agire, come una realtà organica, perché ciò che siamo, possiamo esserlo anche nella nostra attività. E così ringraziamo il Signore perché ci ha tolto dal puro moralismo; non possiamo obbedire ad una legge che sta di fronte a noi, ma dobbiamo solo agire secondo la nostra nuova identità. Quindi non è più un'obbedienza, una cosa esteriore, ma una realizzazione del dono del nuovo essere.
Lo dico ancora una volta: ringraziamo il Signore perché Lui ci precede, ci dà quanto dobbiamo dare noi, e noi possiamo essere poi, nella verità e nella forza del nostro nuovo essere, attori della sua realtà. Rimanere e osservare: l'osservare è il segno del rimanere e il rimanere è il dono che Lui ci dà, ma che deve essere rinnovato ogni giorno nella nostra vita.
Segue, poi, questo nuovo comandamento: «Amatevi come io vi ho amato». Nessun amore è più grande di questo: «dare la vita per i propri amici». Che cosa vuol dire? Anche qui non si tratta di un moralismo. Si potrebbe dire: «Non è un nuovo comandamento; il comandamento di amare il prossimo come se stessi esiste già nell'Antico Testamento». Alcuni affermano: «Tale amore va ancora più radicalizzato; questo amare l'altro deve imitare Cristo, che si è dato per noi; deve essere un amare eroico, fino al dono di se stessi». In questo caso, però, il cristianesimo sarebbe un moralismo eroico. È vero che dobbiamo arrivare fino a questa radicalità dell'amore, che Cristo ci ha mostrato e donato, ma anche qui la vera novità non è quanto facciamo noi, la vera novità è quanto ha fatto Lui: il Signore ci ha dato se stesso, e il Signore ci ha donato la vera novità di essere membri suoi nel suo corpo, di essere rami della vite che è Lui. Quindi, la novità è il dono, il grande dono, e dal dono, dalla novità del dono, segue anche, come ho detto, il nuovo agire.
San Tommaso d'Aquino lo dice in modo molto preciso quando scrive: «La nuova legge è la grazia dello Spirito Santo» ( Summa theologiae , i-iiae, q. 106, a. 1). La nuova legge non è un altro comando più difficile degli altri: la nuova legge è un dono, la nuova legge è la presenza dello Spirito Santo datoci nel Sacramento del Battesimo, nella Cresima, e datoci ogni giorno nella Santissima Eucaristia. I Padri qui hanno distinto « sacramentum » ed « exemplum ». « Sacramentum » è il dono del nuovo essere, e questo dono diventa anche esempio per il nostro agire, ma il « sacramentum » precede, e noi viviamo dal sacramento. Qui vediamo la centralità del sacramento, che è centralità del dono.
Procediamo nella nostra riflessione. Il Signore dice: «Non vi chiamo più servi, il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi». Non più servi, che obbediscono al comando, ma amici che conoscono, che sono uniti nella stessa volontà, nello stesso amore. La novità quindi è che Dio si è fatto conoscere, che Dio si è mostrato, che Dio non è più il Dio ignoto, cercato, ma non trovato o solo indovinato da lontano. Dio si è fatto vedere: nel volto di Cristo vediamo Dio, Dio si è fatto «conosciuto», e così ci ha fatto amici. Pensiamo come nella storia dell'umanità, in tutte le religioni arcaiche, si sa che c'è un Dio. Questa è una conoscenza immersa nel cuore dell'uomo, che Dio è uno, gli dèi non sono «il» Dio. Ma questo Dio rimane molto lontano, sembra che non si faccia conoscere, non si faccia amare, non è amico, ma è lontano. Perciò le religioni si occupano poco di questo Dio, la vita concreta si occupa degli spiriti, delle realtà concrete che incontriamo ogni giorno e con le quali dobbiamo fare i calcoli quotidianamente. Dio rimane lontano.
Poi vediamo il grande movimento della filosofia: pensiamo a Platone, Aristotele, che iniziano a intuire come questo Dio è l' agathòn , la bontà stessa, è l' eros che muove il mondo, e tuttavia questo rimane un pensiero umano, è un'idea di Dio che si avvicina alla verità, ma è un'idea nostra e Dio rimane il Dio nascosto.
Poco tempo fa, mi ha scritto un professore di Regensburg, un professore di fisica, che aveva letto con grande ritardo il mio discorso all'Università di Regensburg, per dirmi che non poteva essere d'accordo con la mia logica o poteva esserlo solo in parte. Ha detto: «Certo, mi convince l'idea che la struttura razionale del mondo esiga una ragione creatrice, la quale ha fatto questa razionalità che non si spiega da se stessa». E continuava: «Ma se può esserci un demiurgo — così si esprime —, un demiurgo mi sembra sicuro da quanto Lei dice, non vedo che ci sia un Dio amore, buono, giusto e misericordioso. Posso vedere che ci sia una ragione che precede la razionalità del cosmo, ma il resto no». E così Dio gli rimane nascosto. È una ragione che precede le nostre ragioni, la nostra razionalità, la razionalità dell'essere, ma non c'è un amore eterno, non c'è la grande misericordia che ci dà da vivere.
Ed ecco, in Cristo, Dio si è mostrato nella sua totale verità, ha mostrato che è ragione e amore, che la ragione eterna è amore e così crea. Purtroppo, anche oggi molti vivono lontani da Cristo, non conoscono il suo volto e così l'eterna tentazione del dualismo, che si nasconde anche nella lettera di questo professore, si rinnova sempre, cioè che forse non c'è solo un principio buono, ma anche un principio cattivo, un principio del male; che il mondo è diviso e sono due realtà ugualmente forti: e che il Dio buono è solo una parte della realtà. Anche nella teologia, compresa quella cattolica, si diffonde attualmente questa tesi: Dio non sarebbe onnipotente. In questo modo si cerca un'apologia di Dio, che così non sarebbe responsabile del male che troviamo ampiamente nel mondo. Ma che povera apologia! Un Dio non onnipotente! Il male non sta nelle sue mani! E come potremmo affidarci a questo Dio? Come potremmo essere sicuri nel suo amore se questo amore finisce dove comincia il potere del male?
Ma Dio non è più sconosciuto: nel volto del Cristo Crocifisso vediamo Dio e vediamo la vera onnipotenza, non il mito dell'onnipotenza. Per noi uomini potenza, potere è sempre identico alla capacità di distruggere, di far il male. Ma il vero concetto di onnipotenza che appare in Cristo è proprio il contrario: in Lui la vera onnipotenza è amare fino al punto che Dio può soffrire: qui si mostra la sua vera onnipotenza, che può giungere fino al punto di un amore che soffre per noi. E così vediamo che Lui è il vero Dio e il vero Dio, che è amore, è potere: il potere dell'amore. E noi possiamo affidarci al suo amore onnipotente e vivere in questo, con questo amore onnipotente.
Penso che dobbiamo sempre meditare di nuovo su questa realtà, ringraziare Dio perché si è mostrato, perché lo conosciamo in volto, faccia a faccia; non è più come Mosé che poteva vedere solo il dorso del Signore. Anche questa è un'idea bella, della quale San Gregorio Nisseno dice: «Vedere solo il dorso vuol dire che dobbiamo sempre andare dietro a Cristo». Ma nello stesso tempo Dio ha mostrato con Cristo la sua faccia, il suo volto. Il velo del tempio è squarciato, è aperto, il mistero di Dio è visibile. Il primo comandamento che esclude immagini di Dio, perché esse potrebbero solo sminuirne la realtà, è cambiato, rinnovato, ha un'altra forma. Possiamo adesso, nell'uomo Cristo, vedere il volto di Dio, possiamo avere icone di Cristo e così vedere chi è Dio.
Io penso che chi ha capito questo, chi si è fatto toccare da questo mistero, che Dio si è svelato, si è squarciato il velo del tempio, mostrato il suo volto, trova una fonte di gioia permanente. Possiamo solo dire: «Grazie. Sì, adesso sappiamo chi tu sei, chi è Dio e come rispondere a Lui». E penso che questa gioia di conoscere Dio che si è mostrato, mostrato fino all'intimo del suo essere, implica anche la gioia del comunicare: chi ha capito questo, vive toccato da questa realtà, deve fare come hanno fatto i primi discepoli che vanno dai loro amici e fratelli dicendo: «Abbiamo trovato colui del quale parlano i Profeti. Adesso è presente». La missionarietà non è una cosa esteriormente aggiunta alla fede, ma è il dinamismo della fede stessa. Chi ha visto, chi ha incontrato Gesù, deve andare dagli amici e deve dire agli amici: «Lo abbiamo trovato, è Gesù, il Crocifisso per noi».
Continuando poi, il testo dice: «Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il frutto vostro rimanga». Con questo ritorniamo all'inizio, all'immagine, alla parabola della vite: essa è creata per portare frutto. E qual è il frutto? Come abbiamo detto, il frutto è l'amore. Nell'Antico Testamento, con la Torah come prima tappa dell'autorivelazione di Dio, il frutto era compreso come giustizia, cioè vivere secondo la Parola di Dio, vivere nella volontà di Dio, e così vivere bene.
Ciò rimane, ma nello stesso tempo viene trasceso: la vera giustizia non consiste in un'obbedienza ad alcune norme, ma è amore, amore creativo, che trova da sé la ricchezza, l'abbondanza del bene. Abbondanza è una delle parole chiave del Nuovo Testamento, Dio stesso dà sempre con abbondanza. Per creare l'uomo, crea questa abbondanza di un cosmo immenso; per redimere l'uomo dà se stesso, nell'Eucaristia dà se stesso. E chi è unito con Cristo, chi è ramo nella vite, vive di questa legge, non chiede: «Posso ancora fare questo o no?», «Devo fare questo o no?», ma vive nell'entusiasmo dell'amore che non domanda: «questo è ancora necessario oppure proibito», ma, semplicemente, nella creatività dell'amore, vuole vivere con Cristo e per Cristo e dare tutto se stesso per Lui e così entrare nella gioia del portare frutto. Teniamo anche presente che il Signore dice: «Vi ho costituiti perché andiate»: è il dinamismo che vive nell'amore di Cristo; andare, cioè, non rimanere solo per me, vedere la mia perfezione, garantire per me la felicità eterna, ma dimenticare me stesso, andare come Cristo è andato, andare come Dio è andato dall'immensa sua maestà fino alla nostra povertà, per trovare frutto, per aiutarci, per donarci la possibilità di portare il vero frutto dell'amore. Quanto più siamo pieni di questa gioia di aver scoperto il volto di Dio, tanto più l'entusiasmo dell'amore sarà reale in noi e porterà frutto.
E finalmente giungiamo all'ultima parola di questo brano: «Questo vi dico: “Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo conceda”». Una breve catechesi sulla preghiera, che ci sorprende sempre di nuovo. Due volte in questo capitolo 15 il Signore dice «Quanto chiederete vi do» e una volta ancora nel capitolo 16. E noi vorremmo dire: «Ma no, Signore, non è vero». Tante preghiere buone e profonde di mamme che pregano per il figlio che sta morendo e non sono esaudite, tante preghiere perché succeda una cosa buona e il Signore non esaudisce. Che cosa vuol dire questa promessa? Nel capitolo 16 il Signore ci offre la chiave per comprendere: ci dice quanto ci dà, che cosa è questo tutto, la charà , la gioia: se uno ha trovato la gioia ha trovato tutto e vede tutto nella luce dell'amore divino. Come San Francesco, il quale ha composto la grande poesia sul creato in una situazione desolata, eppure proprio lì, vicino al Signore sofferente, ha riscoperto la bellezza dell'essere, la bontà di Dio, e ha composto questa grande poesia.
È utile ricordare, nello stesso momento, anche alcuni versetti del Vangelo di Luca, dove il Signore, in una parabola, parla della preghiera, dicendo: «Se già voi che siete cattivi date cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre nel cielo darà a voi suoi figli lo Spirito Santo». Lo Spirito Santo — nel Vangelo di Luca — è gioia, nel Vangelo di Giovanni è la stessa realtà: la gioia è lo Spirito Santo e lo Spirito Santo è la gioia, o, in altre parole, da Dio non chiediamo qualche piccola o grande cosa, da Dio invochiamo il dono divino, Dio stesso; questo è il grande dono che Dio ci dà: Dio stesso. In questo senso dobbiamo imparare a pregare, pregare per la grande realtà, per la realtà divina, perché Egli ci dia se stesso, ci dia il suo Spirito e così possiamo rispondere alle esigenze della vita e aiutare gli altri nelle loro sofferenze. Naturalmente, il Padre Nostro ce lo insegna. Possiamo pregare per tante cose, in tutti i nostri bisogni possiamo pregare: «Aiutami!». Questo è molto umano e Dio è umano, come abbiamo visto; quindi è giusto pregare Dio anche per le piccole cose della nostra vita di ogni giorno.
Ma, nello stesso tempo, il pregare è un cammino, direi una scala: dobbiamo imparare sempre più per quali cose possiamo pregare e per quali cose non possiamo pregare, perché sono espressioni del mio egoismo. Non posso pregare per cose che sono nocive per gli altri, non posso pregare per cose che aiutano il mio egoismo, la mia superbia. Così il pregare, davanti agli occhi di Dio, diventa un processo di purificazione dei nostri pensieri, dei nostri desideri. Come dice il Signore nella parabola della vite: dobbiamo essere potati, purificati, ogni giorno; vivere con Cristo, in Cristo, rimanere in Cristo, è un processo di purificazione, e solo in questo processo di lenta purificazione, di liberazione da noi stessi e dalla volontà di avere solo noi stessi, sta il cammino vero della vita, si apre il cammino della gioia.
Come ho già accennato, tutte queste parole del Signore hanno un sottofondo sacramentale. Il sottofondo fondamentale per la parabola della vite è il Battesimo: siamo impiantati in Cristo; e l'Eucaristia: siamo un pane, un corpo, un sangue, una vita con Cristo. E così anche questo processo di purificazione ha un sottofondo sacramentale: il sacramento della Penitenza, della Riconciliazione nel quale accettiamo questa pedagogia divina che giorno per giorno, lungo una vita, ci purifica e ci fa sempre più veri membri del suo corpo. In questo modo possiamo imparare che Dio risponde alle nostre preghiere, risponde spesso con la sua bontà anche alle preghiere piccole, ma spesso anche le corregge, le trasforma e le guida perché possiamo essere finalmente e realmente rami del suo Figlio, della vite vera, membri del suo Corpo.
Ringraziamo Dio per la grandezza del suo amore, preghiamo perché ci aiuti a crescere nel suo amore, a rimanere realmente nel suo amore.
Fonte: http://www.osservatoreromano.va/it/news/in-cristo-dio-si-e-mostrato-come-ragione-e-amore
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