martedì 31 marzo 2020

Verso il processo di beatificazione dei genitori di Papa Giovanni Paolo II

XII Dzień Papieski. Jan Paweł II - Papież Rodziny 
John Paul II | MY HERO 



Verso il processo di beatificazione
dei genitori di Papa Giovanni Paolo II
 
   Dalla plenaria dei vescovi polacchi l’assenso a rivolgersi alla Santa Sede per il nulla osta all’istruzione a livello diocesano del processo di beatificazione di Karol Wojtyla e Emilia Kaczorowska.

   Nel corso della 384ª plenaria dell’episcopato polacco (8-9 ottobre) i vescovi hanno discusso diversi aspetti delle celebrazioni del 100° anniversario della nascita di Karol Wojtyla che cadrà il 18 maggio 2020. L’arcidiocesi di Cracovia ha ottenuto così, da parte della Conferenza episcopale, l’assenso a rivolgersi alla Santa Sede per il nulla osta all’istruzione a livello diocesano del processo di beatificazione dei genitori di Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla e Emilia Kaczorowska.

Un valido esempio per le famiglie moderne

“Non c’è il minimo dubbio che la spiritualità del futuro santo pontefice si sia formata in famiglia e grazie alla fede dei suoi genitori”, ha osservato il cardinal Stanislaw Dziwisz, già segretario particolare di Giovanni Paolo II. Il porporato si è detto convinto che “i genitori del Papa polacco possano diventare un valido esempio per le famiglie moderne” e ha ricordato che Papa Francesco, durante la cerimonia di canonizzazione ha conferito a Wojtyla proprio il titolo di “Papa delle famiglie”. Emilia Kaczorowska morì quando il futuro pontefice aveva solo 9 anni. Il padre di Wojtyla, anch’egli di nome Karol, morì invece nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale.


https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2019-10/polonia-vescovi-beatificazione-giovanni-paolo-ii-genitori.html

Avviata la causa di beatificazione per i genitori di Giovanni Paolo II


Avviata la causa di beatificazione
per i genitori di Giovanni Paolo II
 

  I genitori di Giovanni Paolo II verso gli altari: presto la causa ...

  

    L’arcivescovo di Cracovia Marek Jędraszewski ha annunciato mercoledì 11 marzo che dopo aver ottenuto il nulla osta della Congregazione per le cause dei santi, la diocesi polacca ha avviato l’istruzione a livello diocesano per i processi di beatificazione per i genitori di san Giovanni Paolo II. Gli editti firmati dall'arcivescovo Jędraszewski recano la data del 2 marzo. I documenti pertinenti saranno consegnati alle parrocchie dell'arcidiocesi di Cracovia - la stessa Chiesa particolare che fu guidata dal 1964 al 1978 dall’allora cardinale di Cracovia Karol Wojtyla - nei prossimi giorni e i fedeli saranno informati dell'inizio del processo. Sono invitati a inviare alla Curia metropolitana di Cracovia fino al 7 maggio 2020 tutti i documenti, lettere o messaggi riguardanti i futuri servi di Dio, sia positivi che negativi. Nell'ottobre 2019, la Conferenza episcopale polacca ha convenuto (nihil obstat) di iniziare dall'arcidiocesi di Cracovia il processo di beatificazione dei genitori di Giovanni Paolo II. Ha dato l'opportunità di chiedere alla Santa Sede di avviare il processo a livello diocesano.
Emilia nata Kaczorowska e Karol Wojtyła senior si sposarono il 10 febbraio 1906 a Cracovia. La coppia diede alla luce due figli: nel 1906 Edmund e nel 1920 Karol junior, così come la figlia Olga, che morì poco dopo la nascita. Dopo la morte di sua moglie nel 1929, Karol Wojtyła senior allevò i suoi figli da solo. Morì nel 1941,a 63 anni, a Cracovia durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu sepolto accanto alla sua amata moglie e alla figlia Olga nel cimitero di Rakowicki. La famiglia influenzò fortemente lo sviluppo spirituale e intellettuale del futuro Papa. Karol Wojtyła senior come padre era un uomo profondamente religioso, operoso e coscienzioso. Giovanni Paolo II ha ripetutamente menzionato di aver visto suo padre inginocchiarsi e pregare anche di notte. Fu suo padre a insegnargli la preghiera allo Spirito Santo che lo accompagnò fino alla fine della sua vita. Emilia Wojtyła si è diplomata alla scuola del monastero delle Suore del Divino Amore. Con piena dedizione e amore, gestiva la casa.
Don Scaber : i genitori di Karol Wojtyla sono «i santi della porta accanto»
« Giovanni Paolo II è testimone diretto della santità dei suoi genitori». E’ stato il primo commento a caldo rilasciato all’agenzia Sir da don Andrzej Scaber, referente per le canonizzazioni dell'arcidiocesi di Cracovia dopo che l’arcivescovo Marek Jedraszewski, mercoledì, ha reso nota la notizia dell'apertura del processo di canonizzazione di Emilia e Karol coniugi Wojtyla, genitori del Pontefice. «Tecnicamente - aggiunge ancora don Scaber - saranno due processi separati, uniti però dall'obiettivo di dimostrare che entrambi, Emilia Kaczorowska (1884 - 1929) e Karol Wojtyla (1879 - 1941) praticarono le virtù cristiane in modo eroico». «Nonostante siano rimaste ormai solo poche persone che hanno conosciuto i genitori di Giovanni Paolo II, la documentazione raccolta è copiosa», ha anche aggiunto il sacerdote, sottolineando che il padre del Pontefice «durante tutta la sua vita era rivolto verso Dio e trasmise al figlio quel suo amore». I fedeli sono incoraggiati a trasmettere, entro il 7 maggio prossimo, eventuali documenti, scritti o informazioni relativi ai futuri servi di Dio. «Già dall'inizio del processo di beatificazione è possibile prevedere che Emilia e Karol coniugi Wojtyla saranno i patroni delle famiglie», ha rimarcato il sacerdote, aggiungendo che «i Wojtyla saranno dei santi della porta accanto, persone comuni, come tutti noi ma che ci mostrano quanto in una situazione economicamente difficile, nonostante la malattia e la morte di due figli sia possibile nutrire fiducia ed essere vicini a Dio».

Già ad ottobre scorso era partita la richiesta dei vescovi polacchi
Nel corso della 384ª Assemblea plenaria dell’episcopato polacco, svoltasi tra l’8 e il 9 ottobre i vescovi avevano discusso diversi aspetti delle celebrazioni del 100° anniversario della nascita di Karol Wojtyla che cadrà il 18 maggio 2020. L’arcidiocesi di Cracovia aveva ottenuto già allora, da parte della Conferenza episcopale, l’assenso a rivolgersi alla Santa Sede per il nulla osta all’istruzione a livello diocesano del processo di beatificazione dei genitori di Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla e Emilia Kaczorowska. E carico di significato a questo proposito fu proprio il commento dello storico segretario particolare di papa Wojtyla l’arcivescovo emerito di Cracovia il cardinale Stanislaw Dziwisz: «Non c’è il minimo dubbio che la spiritualità del futuro santo pontefice si sia formata in famiglia e grazie alla fede dei suoi genitori». Il porporato si è detto convinto che «i genitori del Papa polacco possano diventare un valido esempio per le famiglie moderne» e ha ricordato che papa Francesco, durante la cerimonia di canonizzazione ha conferito a Wojtyla proprio il titolo di «Papa delle famiglie».

 
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/avvio-causa-di-beatificazione-genitori-di-giovanni-paolo-ii
https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2019-10/polonia-vescovi-beatificazione-giovanni-paolo-ii-genitori.html

"DIO SALVATORE E REDENTORE, di San Giovanni Paolo II



"DIO SALVATORE E REDENTORE"

di SAN GIOVANNI PAOLO II


 
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 27 agosto 1986


1. Dopo le catechesi su Dio Uno e Trino, Creatore e Provvidente, Padre e Signore dell’universo, apriamo un’altra serie di catechesi su Dio Salvatore.

Il punto fondamentale di riferimento anche delle presenti catechesi è costituito dai Simboli della fede, soprattutto da quello più antico, che viene chiamato il Simbolo apostolico, e da quello detto niceno-costantinopolitano. Essi sono anche i Simboli più conosciuti e più usati nella Chiesa, specialmente nelle “preghiere del cristiano” il primo, e nella liturgia il secondo. Ambedue i testi hanno un’analoga disposizione di contenuto, nella quale è caratteristico il passaggio dagli articoli che parlano di Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili, a quelli che parlano di Gesù Cristo.

Il Simbolo apostolico è conciso: (io credo) “in Gesù Cristo, suo unico Figlio (di Dio), nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine . . .”, ecc.

Il Simbolo niceno-costantinopolitano amplia invece notevolmente la professione di fede nella divinità di Cristo, Figlio di Dio, “nato dal Padre prima di tutti i secoli . . . generato, non creato, consostanziale al Padre”, il quale - ed ecco il passaggio al mistero dell’incarnazione del Verbo - “per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. E a questo punto entrambi i Simboli presentano le componenti del mistero pasquale di Gesù Cristo e annunciano la sua nuova venuta per il giudizio.

Successivamente i due Simboli professano la fede nello Spirito Santo. Bisogna dunque sottolineare che la loro struttura essenziale è Trinitaria: Padre-Figlio-Spirito Santo. Al tempo stesso in essi sono inscritti gli elementi salienti di ciò che costituisce l’azione “all’esterno” (“ad extra”) della santissima Trinità: perciò parlano prima del mistero della creazione (del Padre creatore) e in seguito dei misteri della redenzione (del Figlio redentore) e della santificazione (dello Spirito Santo e santificatore).

2. Ecco perché seguendo i Simboli, dopo il ciclo delle catechesi concernenti il mistero della creazione, o meglio, concernenti Dio come creatore di ogni cosa, passiamo ora a un ciclo di catechesi che riguardano il mistero della redenzione, o meglio, Dio come redentore dell’uomo e del mondo. E saranno le catechesi su Gesù Cristo (cristologia), poiché l’opera della redenzione, anche se appartiene (come anche l’opera della creazione) a Dio Uno e Trino, è stata realizzata nel tempo da Gesù Cristo, Figlio di Dio che si è fatto uomo per salvarci.

Osserviamo subito che in quest’ambito del mistero della redenzione, la cristologia si colloca sul terreno dell’“antropologia” e della storia. Infatti il Figlio consostanziale al Padre, che per opera dello Spirito Santo si fa uomo nascendo dalla Vergine Maria, entra nella storia dell’umanità nel contesto di tutto il cosmo creato. Si fa uomo “per noi uomini (“propter nos homines”) e per la nostra salvezza” (“et propter nostram salutem”). Il mistero dell’Incarnazione (“et incarnatus est”) è visto dai Simboli in funzione della redenzione. Secondo la rivelazione e la fede della Chiesa, esso ha dunque un senso salvifico (soteriologia).

3. Per questa ragione i Simboli, nel collocare il mistero dell’Incarnazione salvifica nello scenario della storia, toccano la realtà del male, e in primo luogo quella del peccato. Salvezza infatti significa innanzitutto liberazione dal male e, in particolare, liberazione dal peccato, anche se ovviamente la portata del termine non si riduce a ciò, ma abbraccia la ricchezza della vita divina che Cristo ha portato all’uomo. Secondo la rivelazione, il peccato è il male principale e fondamentale perché in esso è contenuto il rifiuto della volontà di Dio, della verità e della santità di Dio, della sua paterna bontà, quale si è rivelata già nell’opera della creazione, e soprattutto nella creazione degli esseri razionali e liberi, fatti “a immagine e somiglianza” del Creatore. Proprio questa “immagine e somiglianza” viene usata contro Dio, quando l’essere razionale con la propria libera volontà respinge la finalità dell’essere e del vivere che Dio ha stabilito per la creatura. Nel peccato è dunque contenuta una deformazione particolarmente profonda del bene creato, specialmente in un essere, che, come l’uomo, è immagine e somiglianza di Dio.

4. Il mistero della redenzione è, nella sua stessa radice, congiunto di fatto con la realtà del peccato dell’uomo. Perciò, nello spiegare con una catechesi sistematica gli articoli dei Simboli che parlano di Gesù Cristo, nel quale e per il quale Dio ha operato la salvezza, dobbiamo affrontare innanzitutto il tema del peccato, questa realtà oscura diffusa nel mondo creato da Dio, che è alla radice di tutto il male nell’uomo e si può dire nel creato. Solo su questa via è possibile capire pienamente il significato del fatto che, secondo la rivelazione, il Figlio di Dio si è fatto uomo “per noi uomini” e “per la nostra salvezza”. La storia della salvezza presuppone “de facto” l’esistenza del peccato nella storia dell’umanità, creata da Dio. La salvezza, di cui parla la divina rivelazione, è prima di tutto la liberazione da quel male che è il peccato. Questa è verità centrale nella soteriologia cristiana: “propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis”.

E qui dobbiamo osservare che, in considerazione della centralità della verità sulla salvezza in tutta la rivelazione divina e, in altre parole, in considerazione della centralità del mistero della redenzione, anche la verità sul peccato rientra nel nucleo centrale della fede cristiana. Sì, peccato e redenzione sono termini correlativi nella storia della salvezza. Bisogna dunque riflettere prima di tutto sulla verità del peccato per poter dare giusto senso alla verità della redenzione operata da Gesù Cristo, che professiamo nel Credo. Si può dire che è la logica ulteriore della rivelazione e della fede, espressa nei Simboli, che ci impone di occuparci in queste catechesi innanzitutto del peccato.

5. A questo tema siamo stati preparati in un certo grado dal ciclo delle catechesi sulla divina Provvidenza. “Tutto ciò che ha creato, Dio lo conserva e lo dirige con la sua Provvidenza” come insegna il Concilio Vaticano I, che cita il libro della Sapienza: “estendendosi da un confine all’altro con forza e governando con bontà ogni cosa” (cf. Sap 8, 1) (DS 3003).

Nell’affermare questa cura universale delle cose, che Dio conserva e conduce con mano potente e con tenerezza di Padre, quel Concilio precisa che la Provvidenza divina abbraccia in modo particolare tutto ciò che gli esseri razionali e liberi introducono nell’opera della creazione. Ora si sa che ciò consiste in atti delle loro facoltà, che possono essere conformi o contrari alla Volontà divina; dunque anche il peccato.

Come si vede, la verità sulla divina Provvidenza ci permette di vedere anche il peccato in una giusta prospettiva. Ed è in questa luce che i Simboli ci aiutano a considerarlo. In realtà, diciamolo fin dalla prima catechesi sul peccato, i Simboli di fede toccano appena questo tema. Ma proprio per questo ci suggeriscono di esaminare il peccato dal punto di vista del mistero della redenzione, nella soteriologia. E allora possiamo subito aggiungere che se la verità sulla creazione, e ancor più quella sulla divina Provvidenza, ci permette di accostarci al problema del male e specialmente del peccato con chiarezza di visione e precisione di termini in base alla rivelazione dell’infinita bontà di Dio, la verità sulla redenzione ci farà confessare con l’Apostolo: “Ubi abundavit delictum, superabundavit gratia: Laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5, 20), perché ci farà meglio scoprire la misteriosa conciliazione, in Dio, della giustizia e della misericordia, che sono le due dimensioni di quella sua bontà. Possiamo dunque dire fin d’ora che la realtà del peccato diventa, alla luce della redenzione, l’occasione per una conoscenza più profonda del mistero di Dio: di Dio che è amore (1 Gv 4, 16).

La fede si pone così in attento dialogo con le tante voci della filosofia, della letteratura, delle grandi religioni, che non poco trattano delle radici del male e del peccato, e spesso anelano a una luce di redenzione. È proprio su questo comune terreno che la fede cristiana intende portare a favore di tutti la verità e la grazia della divina rivelazione.



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Fonte: www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1986/documents/hf_jp-ii_aud_19860827.html

mercoledì 25 marzo 2020












 Annunciazione

Domenico e David Ghirlandaio

il mosaico nel lunetto della Porta della Mandorla 
del Duomo (la cattedrale di Santa Maria del Fiore), Firenze 


 mandorla Gate" photos, royalty-free images, graphics, vectors ...


Piermatteo d'Amelia, "Annunciazione"









 Piermatteo d'Amelia: "Annunciazione", 
Museo Stewart-Gardner, Boston
Ambrogio Lorenzetti, Annunciazione - Folia Magazine 



Ambrogio Lorenzetti, "Annunciazione" 1344,
Pinacoteca Nazionale, Siena
 
 
« Nel sesto mese, l'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria» (Lc 1, 26-27).
annunciazione simone martini - Valdarno 24 

 L’Annunciazione di Simone Martini

Galleria degli Uffizi, Firenze.


  Questo quadro dell'Annunciazione, il capolavoro del gotico senese, fu dipinto per l’altare di Sant’Ansano nel Duomo di Siena nel 1333 ca da Simone Martini e il cognato Lippo Memmi (come i vede dalla scritta latina in basso “SYMON MARTINI ET LIPPVS MEMMI DE SENIS ME PINXERVNT ANNO DOMINI MCCCXXXIII”). Il suo stile raffinato è strettamente correlato con Dolce Stil Novo.
  La formazione senese è molto importante per lo stile di Martini, che era a capo di una bottega fiorente a Siena che divenne uno dei più attivi centri di innovazione pittorica. Siena nei secoli XIII e XIV era un centro di cultura gotica. Durante il suo soggiorno ad Avignone, Simone si legherà in un rapporto di amicizia con Francesco Petrarca e insieme a lui diventa uno dei maggiori rappresentanti della civiltà cortese e della cultura del Gotico Internazionale.


domenica 22 marzo 2020


 Efremo Il Siro

   Una lacrima di pentimento cancella ogni capo d’accusa. Senza che l’uomo lo noti, gli sta incessantemente al fianco un annotatore invisibile dei suoi discorsi e delle sue azioni, che appunta per il giorno del giudizio. Chi potrà soddisfare le esigenze severe della giustizia, dato che chiederà conto di ogni battito degli occhi, dato che ogni sguardo non passa inosservato? E tuttavia, venite e incoraggiatevi: per quanto il conto della giustizia sia così severo, quando l’uomo fa penitenza una sola sua lacrima cancella tutto l’elenco delle sue colpe. Ma venite, vedete quest’altro e stupite: anche se dalla misericordia la grazia trabocca come un mare, a colui che non si converte nessuno potrà far giungere la grazia nel giorno del giudizio.

 Esortazione alla penitenza, 11,5

Efrem Il Siro, Il cieco nato



Efrem Il Siro
 
Il cieco nato
 
 
    E perché essi avevano bestemmiato a proposito delle sue parole: "Prima che Abramo fosse, io ero" (Gv 8,58), Gesú andò verso l’incontro con un uomo, cieco fin dalla nascita: "E i suoi discepoli lo interrogarono: Chi ha peccato, lui o i suoi genitori? Egli disse loro: Né lui, né i suoi genitori, ma è perché Dio sia glorihca!o. E’necessario che io compia le opere di colui che mi ha mandato, finché è giorno" (Gv 9,2-4), fintanto che sono con voi. "Sopraggiunge la notte" (Gv 9,4), e il Figlio sarà esaltato, e voi che siete la luce del mondo, scomparirete e non vi saranno p i ùmiracoli a causa dell’incredulità. "Ciò dicendo, sputò per terra, formò del fango con la saliva, e fece degli occhi con il suo fango" (Gv 9,6), e la luce scaturí dalla terra, come al principio, quando l’ombra del cielo, "la tenebra, era estesa su tutto" ed egli comandò alla luce e quella nacque dalle tenebre (cf.G e n 1 , 2-3). C o s ì «egli formò del fango con la saliva», e guarí il difetto che esisteva dalla nascita, per mostrare che lui, la cui mano completava ciò che mancava alla natura, era proprio colui la cui mano aveva modellato la creazione al principio. E siccome rifiutavano di crederlo anteriore ad Abramo, egli provò loro con quest’opera che era il Figlio di colui che, con la sua m a no , "formò" il primo "Adamo con la terra" (Gen 2,7): in effetti, egli guarí la tara del cieco con i gesti del proprio corpo.Fece ciò inoltre per confondere coloro che dicono che l’u omo è fatto di quattro elementi, poiché rifece le membra carenti con terra e saliva, fece ciò a utilità di coloro che cercavano i miracoli per credere: "I Giudei cercano i miracoli" (1Cor 1,22). Non fu la píscina di Siloe che aprí gli occhi del cieco (cf.Gv 9,7.11), come non furono le acque del Giordano che purificarono Naaman; è il comando del Signore che compie tutto. Ben più, non è l’acqua del nostro Battesimo, ma i nomi che si pronunciano su di essa, che ci purificano. "Unse i suoi occhi con il fango" (Gv9,6), perché i Giudei ripulissero l’accecamento del loro cuore. Quando il cieco se ne andò tra la folla e chiese: «Dov’è Siloe?», si vide il fango cosparso sui suoi occhi. Le persone lo interrogarono, egli le informò, ed esse lo seguirono, per vedere se isuoi occhi si fossero aperti.Coloro che vedevano la luce materiale erano guidati da un cieco che vedeva la luce dello spirito, e, nella sua notte, il cieco era guidato da coloro che vedevano esteriormente, ma che erano spiritualmente ciechi. Il cieco lavò il fango dai suoi occhi, e vide se stesso; gli altri lavarono la cecità del loro cuore ed esaminarono sé stessi. Nostro Signore apriva segretamente gli occhi di molti altri ciechi. Quel cieco fu una bella e inattesa fortuna per Nostro Signore; per suo tramite, acquistò numerosi ciechi, che egli guarí dalla cecità del cuore.In quelle poche parole del Signore si celavano mirabili tesori, e, in quella guarigione era delineato un simbolo: Gesú figlio del Creatore. "Va’, lavati il viso" (Gv 9,7), per evitare che qualcuno consideri quella guarigione piùcome un stratagemma che come un miracolo, egli lo mandò a lavarsi. Disse ciò per mostrare che il cieco non dubitava del potere di guarigione del Signore, e perché, camminando e parlando, pubblicizzasse l’evento e mostrasse la sua fede.La saliva del Signore serví da chiave agli occhi chiusi, e guarí l’occhio e la pupilla con le acque, con le acque formò il fango e riparò il difetto. Agí co sì, affinché, allorché gli avrebbero sputato in faccia, gli occhi dei ciechi, aperti dalla sua saliva, avessero reso testimonianza contro di essi. Ma essi non compresero il rimprovero che egli volle fare a proposito degli occhi guariti dei ciechi: "Perché coloro che vedono diventino ciechi" (Mt 26,27); diceva questo dei ciechi perché lo vedano corporalmente, e di quelli che vedono perché i loro cuori non lo conoscano. Egli ha formato il fango durante il sabato (cf. G v 9 , 1 4). Omisero il fatto della guarigione e gli rimproverarono di aver formato del fango. Lo stesso dissero a colui"che era malato da trentotto anni: Chi ti ha detto di portare il tuo lettuccio?" (Gv 5,5.12), e non: Chi ti ha guarito? Qui, analogamente: «Ha fatto del fango durante il sabato». E così, anzi per molto meno, non si ingelosirono di lui e non lo rinnegarono, quando guarí un idropico, con una sola parola, in giorno di s a b a t o ? ( c f . Lc 14,1-6). Cosa gli fece dunque guarendolo? Egli fu purificato e guarito con la sola parola. Quindi, secondo le loro teorie, chiunque parla viola il sabato; ma allora -si dirà -chi ha ma ggio rme nte violato il sabato, il nostro Salvatore che guarisce, o coloro che ne parlano con gelosia?
 
Dal Diatessaron, 16, 28-32

S. Efrem Siro, O Maria, nostra Mediatrice


S. Efrem Siro, IV sec.




in te il genere umano
ripone tutta la sua gioia.
Da te attende protezione.
In te solo trova il suo rifugio.

Ed ecco, anch’io
vengo a te con tutto il mio fervore,
perchè non ho coraggio
di avvicinarmi a tuo Figlio:
pertanto imploro la tua intercessione
per ottenere salvezza.

O tu che sei compassionevole,
o tu che sei la Madre
del Dio di misericordia,
abbi pietà di me.


S. Efrem Siro, IV sec.

Preghiera a Cristo re dei re


Preghiera a Cristo re dei re 
Signore, Cristo Gesù, re dei re,
che hai potere sulla vita e sulla morte, tu conosci gli intimi segreti
e non ti sono ignoti né i miei pensieri
né i miei sentimenti.
Signore, Cristo Gesù, re dei re,
Tu conosci l’estrema fragilità
del mio cuore, della mia volontà,
da’ forza alla mia debolezza
e sostienimi nei miei affanni.
Signore, Cristo Gesù, re dei re,
Tu che sei il mio sostegno,
dimentica i miei numerosi peccati
e perdona tutti i miei tradimenti.
Signore, Cristo Gesù, re dei re, ti lodo e ti glorifico,
nonostante la mia indegnità,
perché con me la tua misericordia
non ha limite.
Sei il mio aiuto e il mio protettore.
Il tuo nome sia sempre lodato!
A te, o Dio nostro, la gloria! 

(Efrem il Siro)
.

Efrem il Siro, Beata te, o Maria



Efrem il Siro


«Pace! » udì la benedetta dall'angelo,
e concepì nell'utero:
egualmente con «pace! » furono allietati
i discepoli nel cenacolo;
la pace tua sia un muro di quiete
ai re ed ai sacerdoti nelle loro cittadelle,
e i figli della Chiesa
conserva tu in virtù della tua croce,
affinchè cantino al nome tuo osannando!
Beata te, o Maria, perché in te abitò
lo Spirito Santo di cui cantò David.
Beata te che fosti degna di ricevere
«pace! » dal Padre per mezzo di Gabriele.
Beata te che fosti come un cocchio,
e lui sostennero le tue ginocchia,
lui portarono le tue braccia,
e quali fonti furono per lui,
per il Figlio [di Dio], i tuoi seni:
e abbracciasti colui ch'è vestito di fiamma!
Beata te, o Maria,
che fosti figura del rovero veduto da Mosè.
Beata te, o Maria,
che fosti come un velame
e occultasti lo splender di lui.
Beata te, o Maria, perché spuntò da te
un sol raggio che occultò il sole;
da principio su Mosè
esso brillò in cima al monte,
ma oggi tutti i confini [della terra]
son pieni di esso.
Beata te, o Maria, poiché te dipinsero
tutti i profeti nei loro libri.
Beata te, o Maria, poiché te annunzio
anche Isaia nella sua profezia:
«Ecco, la vergine concepirà, partorirà
un figlio il cui nome è Emmanuele».
Ecco che tutte le genti esclamano:
«Con noi è quello che
col suo volere governa tutto».
(Inni alla Vergine, 75-76)

Efrem il Siro, Gloria a Te



Efrem il Siro

Gloria a Te

M'inginocchio davanti a te, Signore,
per adorarti.
Ti rendo grazie, Dio di bontà;
ti supplico, Dio di santità.
Davanti a te piego le ginocchia.
Tu ami gli uomini e io ti glorifico,
o Cristo, Figlio unico
e Signore di tutte le cose.
Tu che solo sei senza peccato,
per me peccatore indegno,
ti sei offerto alla morte
e alla morte di croce.
Così hai liberato le anime
dalle insidie del male.
Che cosa ti renderò, o Signore,
per tanta bontà?
Gloria a te, o amico degli uomini!
Gloria a te, o Dio di misericordia!
Gloria a te, o paziente!
Gloria a te, che perdoni i peccati!
Gloria a te, che sei venuto
per salvare le nostre anime!
Gloria a te, che ti sei fatto uomo
nel seno della vergine!
Gloria a te, che fosti legato!
Gloria a te, che fosti flagellato!
Gloria a te, che fosti schernito!
Gloria a te, che fosti inchiodato in croce!
Gloria a te, che fosti sepolto e che risuscitasti!
Gloria a te, che fosti annunciato agli uomini:
essi hanno creduto in Te!
Gloria a te, che sei asceso al cielo!
Gloria a te, che siedi alla destra del Padre
e tornerai con potenza e gloria,
insieme ai santi angeli
per giudicare,
in quella spaventosa e tremenda ora,
tutte le anime che hanno disprezzato
la tua santa passione...
In quell'ora la tua mano
mi metta al riparo delle tue ali
perché la mia anima sia salva
dal fuoco terribile,
dallo stridor di denti, dalle tenebre esteriori
e dalle lacrime eterne:
che io possa glorificarti cantando:
Gloria a colui
che nella sua misericordiosa bontà
si è degnato di salvare il peccatore.



lunedì 2 marzo 2020

KAZYMYR MALEVYCH E L'UCRAINA

KAZYMYR MALEVYCH E L'UCRAINA: Le radici ucraine dell'arte di  KAZYMYR MALEVYCH di Yaryna Moroz Sarno   (23 febbraio 1879, Kyiv - 15 maggio 1935) ...


DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI GIORNALISTI,
IN OCCASIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE
DELLA FEDERAZIONE STAMPA ITALIANA
 
Sala del Trono
Venerdì, 22 febbraio 1963
 
  
Cari Signori,
A semplice cenno, che mi è stato fatto, di intrattenermi con voi giornalisti in occasione del Consiglio Nazionale della Federazione Stampa Italiana, ecco la risposta, improntata ad amabilità confidente.
Essa prende ispirazione da due pensieri della Bibbia, fonte di eterna saggezza, e precisamente dal Libro dei Proverbi di Salomone :
Gloria Dei est celare verbum: et gloria regum investigare sermonem (25, 2). Imperscrutabili e misteriosi sono i disegni di Dio; ed è beato l'uomo che vi si accosta con somma riverenza.  

ASSIDUO CONSAPEVOLE OMAGGIO ALLA SAPIENZA DIVINA
 
I. La vostra professione, cari Signori, vi porterebbe non solo a interpretare, ma talora a prevenire il corso degli avvenimenti, quando invece i disegni di Provvidenza, pur aprendo alla mente umana un sublime consiglio di misericordia e di salvezza, rimangono occultati da un velo di mistero. Gloria Dei est celare verbum!
È quanto basta perchè ciascun uomo, misurando la sua piccolezza e fragilità, non presuma mai dei propri giudizi. Sia pure investito di altissima autorità, esperto nelle scienze, dotato di virtù, egli non può che piegarsi dinanzi alla sapienza divina: e trepidare per il tremendo contributo che gli è chiesto di cooperare alla diffusione della verità e alla irradiazione dell'amore; di cooperare alla educazione di altri suoi simili dotati di spirito immortale e al governo del mondo e delle singole istituzioni, che compongono il corpo sociale.
Questo rapporto che passa tra il Creatore e la creatura, si chiama religione, e si impone a tutti; dunque, anche agli uomini della penna, dell'opinione pubblica, chiamati, come voi, al delicato servizio di tutto un complesso di fattori, che costituisce propriamente il buono e il pericoloso della vostra professione.
Ho fiducia che la maggior parte dei giornalisti sappia leggere nel mio animo, che vuol irradiare consapevole ottimismo, non senza il corredo di quelle altre qualità che lo rendono saggio e benefico. Lasciatemi intanto dire che, nonostante le variazioni di umori, che contrassegnano ogni epoca storica, il richiamo a Dio ottimo massimo viene accolto ora con universale rispetto, ed inoltre è sentito dagli uomini di buona volontà non solo con simpatia — il che implica il naturale sentimento religioso, diffuso in tutta la famiglia umana — ma con spirito di fede o con quell'anelito alla fede, che dispone le coscienze a trepida e generosa ansia di bene.
Lo so, cari Signori, che non dobbiamo farci illusioni. L'inimicus homo non ha cessato di ripercorrere il campo e di gettare nei solchi, accanto al grano, la zizzania. È proprio per questo che l'amore della verità, lo zelo per la salvezza delle anime e l'ardore di nuove conquiste in ogni campo del civile progresso vogliono essere accompagnati dalla prudenza, dalla pazienza, dalla prontezza al sacrificio.  

LA PIÙ ALTA DIRETTIVA DEL PENSIERO E DELL'AZIONE
La ricerca di mettere in luce e in valore gli elementi positivi non mi fa dunque perdere di vista, anche in riferimento alla vostra professione, ciò che è motivo di acuto dolore, e di cui potete cogliere il lamento in molti miei discorsi, ed anche nell'udienza ai giornalisti del 27 gennaio. È mia sincera convinzione che a persone illuminate e rette l'esposizione positiva serva come richiamo più suadente a non offrire la penna alla menzogna, alla sistematica avversione fraterna, alla corruzione del costume.
II. Il Libro dei Proverbi aggiunge: « ed è gloria di re investigare il discorso »: gloria regum investigare sermonem. In altre parole, chi è investito di autorità — autorità non si comprende altrimenti che nel significato di missione e di servizio — deve cercar di capire che cosa Dio gli domanda, e fare della volontà divina norma di pensiero e di azione.
Infatti. La vita umana è volontà di Dio nella accettazione dei precetti scolpiti nel cuore dell'uomo, e rivelati dai due Testamenti che il Cristo confidò alla Chiesa sua.
La vita cristiana è volontà di Dio, conosciuta in grado sublime nella direzione del Vangelo, di quella « buona novella », che capovolge il modo troppo terreno di valutare le cose e gli eventi. Che parole, cari Signori! « Beati i poveri, beati i mansueti, i misericordiosi, i mondi di cuore, i pacifici; beati coloro che piangono, coloro che hanno fame e sete di giustizia, coloro che soffrono persecuzione per amore della giustizia » (cfr. Matth. 5, 3-Io). Sono ben questi i precetti che dànno i motivi e gli ideali, per cui il cristiano si impegna quaggiù. 
La vita sociale è servizio generoso, che trae la sua ispirazione dall'ordine del creato, e non si acquieta mai, perchè sente l'imperiosa necessità di spendersi nella luce del precetto paolino: caritas Christi urget nos (2 Cor. 5, 14): in tal modo essa coopera a quella evoluzione saggia, aperta, pronta che tra l'altro — lasciatemelo dire — discende limpida e impegnativa dalla dottrina sociale cristiana.  

DEDIZIONE FINO ALL'APOSTOLATO IN BENE DEI FRATELLI
Oh, se questo insegnamento, sostanziato di premurosa sollecitudine per tutte le ansietà e strettezze che angustiano l'umana famiglia, fosse da tutti seguito con quella dilatazione del cuore e della volontà, a cui allude il testo biblico con immagine di ampiezza sublime: latitudinem cordis, quasi arenam quae est in littore maris (3 Reg. 4, 29): quali progressi di pacifica operosità e concordia sarebbero per sempre assicurati alla società!
L'apostolato, infine, è irradiazione della carità di Dio per l'uomo. È fiamma che avvampa in tutte le contrade della terra, non per dividersene le zone di sfruttamento, ma per irrorarle di sudore, e talvolta di sangue.
In questa visione, ogni elemento prende il posto suo, e l'uomo vi si conduce con umiltà, operando con ardore per il bene proprio e dei fratelli, sapendo di essere parte vivente di un unum, affidato alla buona Provvidenza del Padre celeste, che vuol rispondere ai suoi disegni di amore infinito. Di qui il senso di ordine, di completezza, di dedizione nel compimento della missione, che ciascuno svolge nel mondo.
Non si tratta di fare tutto subito, ma quel tanto che le circostanze consentono; ed anche quando si è convinti di servire una giusta causa, e ci si sente sospinti dal dinamismo imposto dalle necessità più urgenti, l'arte vera, la saggezza, la bontà debbono avere il sopravvento sui moti impulsivi della natura.
Permettete al Papa, Che vi parla: anzi, in questo caso basta dire: permettete all'uomo, che ha molto vissuto, di esortarvi: siate gelosi custodi di un costume giornalistico serio, che venga additato in esempio di correttezza e di signorilità; pensate sempre all'influsso, che la parola scritta esercita sulle anime, specie le più deboli, ricordando la grande norma di prudenza e di comprensione, che faceva dire a S. Paolo: omnia mihi licent, sed non omnia expediunt: tutto mi è permesso, ma non tutto torna bene : tutto mi è permesso, ma io non sarò schiavo di cosa alcuna (2 Cor. 6, 12).
Saper aspettare, e imporsi la disciplina di un mancato clamore mondano, prepara quasi sempre trionfo di verità e di saggezza.  


LE DOTI PERMANENTI: SINCERITÀ, LEALTÀ, RISPETTO, BUONA GRAZIA
 
Durante il servizio trentennale della Santa Sede, in Oriente e a Parigi, mi è accaduto di avvicinare persone di ogni tendenza. Ve lo confesso. Talvolta il cuore trepidava nell'ansia di esprimersi con pienezza di linguaggio non solo sacerdotale, ma apostolico. Ma le circostanze esigevano un tocco rapido, o addirittura il silenzio.
Mi è anche accaduto di sentirmi dire: « Monsignore, la ringrazio per quello che non mi ha detto, ed ha lasciato intendere... ».
La stampa mi ha attribuito battute di spirito, che addirittura non so immaginare, anche se sostanzialmente possono accordarsi con l'onesta semplicità del mio eloquio. Quest'oggi ripeterò una parola, che m'era familiare: quella stessa che il Cardinale Lecot, arcivescovo di Bordeaux, pronunziava all'Eliseo, l'undici luglio del 1893, ricevendo la berretta cardinalizia: « se regarder sans se défier; se rencontrer sans se craindre; s'entretenir sans se compromettre ». Non è il momento di soffermarsi sul significato, limpido del resto, della sentenza. Cari Signori, viene per tutti il momento in cui bisogna disporsi a partire da un luogo, o dalla dimora terrestre senz'altro; e a rendere conto del proprio operato. Ciascuno di voi possa dire: non ho scavato solchi di divisione e di diffidenza, non ho contristato anime immortali col sospetto o col timore; sono stato aperto, leale, fiducioso; ho guardato negli occhi con fraterna simpatia anche chi non condivideva i miei ideali, per non impedire l'avverarsi, a suo tempo, del grande disegno della Provvidenza, che pur lentamente dovrà avvicinarsi al divino insegnamento e comando di Gesù: unum sint!
Sì, cari Signori, vi seguo con umana comprensione e consapevole stima della vostra grave responsabilità. Conosco la dichiarazione approvata dal Consiglio Nazionale della Stampa Italiana. È un codice di sincerità, di lealtà, di rispetto, di buona grazia. Attenendovi sempre rettamente ad esso, potranno di là maturare frutti lietissimi per la vostra professione e per la concordia delle genti. I vostri incontri sono stati sempre conclusi da voti unanimi per la elevazione dello stile e della condotta della stampa; e anche la nuova legge sull'ordinamento della professione di giornalisti, che ho letto ieri nel testo integrale, parla chiaramente del vostro obbligo inderogabile di osservare « i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede ». Tali nobili parole trovino sempre piena rispondenza nel cuore e nella buona volontà di tutti i giornalisti, affinché siano sempre degni della loro alta missione.  


PATERNA ASSICURAZIONE DI QUOTIDIANA PREGHIERA 

Per questo vi apprezzo e vi incoraggio con tutto il cuore : ma, soprattutto continuerò a pregare, dedicando a voi quel quinto mistero gaudioso del Rosario quotidiano, in cui amo contemplare i giornalisti di tutto il mondo che sarebbero poi i saggi e i dotti di Israele attorno a Gesù adolescente, che li ascoltava e li interrogava (Luc. 2, 46).
La presenza del Cristo irraggi anche su di voi tanta ricchezza di luce e di calore; e in Lui, la pace di Dio, che supera ogni intendimento, custodisca i vostri cuori e le vostre menti (cfr. Phil. 4, 7).
A questo augurio, che con tutto il cuore porgo a voi della Stampa Italiana e al Consiglio direttivo della Associazione Stampa estera in Italia — la cui presenza ha conferito nota di universalità a questo incontro — si accompagna l'Apostolica Benedizione, propiziatrice di elette grazie su voi, sulle dilette famiglie, specialmente sui vostri figliuoli.
Fiat, fiat! 

http://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1963/documents/hf_j-xxiii_spe_19630222_federazione-stampa.html

venerdì 28 febbraio 2020

La preghiera è luce per l'anima, omelia di San Giovanni Crisostomo



OMELIA DI SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

La preghiera è luce per l'anima.


La preghiera, o dialogo con Dio, è un bene sommo. E', infatti, una comunione intima con Dio. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l'anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine, ma che proceda dal cuore. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno.
Non bisogna infatti innalzare il nostro animo a Dio solamente quando attendiamo con tutto lo spirito alla preghiera. Occorre che, anche quando siamo occupati in altre faccende, sia nella cura verso i poveri, sia nelle altre attività, impreziosite magari dalla generosità verso il prossimo, abbiamo il desiderio e il ricordo di Dio, perché, insaporito dall'amore divino, come da sale, tutto diventi cibo gustosissimo al Signore dell'universo. Possiamo godere continuamente di questo vantaggio, anzi per tutta la vita, se a questo tipo di preghiera dedichiamo il più possibile del nostro tempo.
La preghiera è luce dell'anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l'uomo. L'anima, elevata per mezzo suo in alto fino al cielo, abbraccia il Signore con amplessi ineffabili. Come il bambino, che piangendo grida alla madre, l'anima cerca ardentemente il latte divino, brama che i propri desideri vengano esauditi e riceve doni superiori ad ogni essere visibile.
La preghiera funge da augusta messaggera dinanzi a Dio, e nel medesimo tempo rende felice l'anima perché appaga le sue aspirazioni. Parlo, però, della preghiera autentica e non delle sole parole.
Essa è un desiderare Dio, un amore ineffabile che non proviene dagli uomini, ma è prodotto dalla grazia divina. Di essa l'Apostolo dice: Non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili (cfr. Rm 8, 26b). Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare, è una ricchezza da valorizzare, è un cibo celeste che sazia l'anima; chi l'ha gustato si accende di desiderio celeste per il Signore, come di un fuoco ardentissimo che infiamma la sua anima.
Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà mediante la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia.
Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza.



martedì 25 febbraio 2020

Consacrazione al Volto Santo di Gesù di S. Teresa di Gesù Bambino



CONSACRAZIONE AL VOLTO SANTO DI GESU'

di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo





La Consacrazione al Volto Santo

   S. Teresa di Gesù Bambino scelse la data del 6 agosto 1896, festa della Trasfigurazione, per consacrarsi solennemente al “Volto Adorabile di Gesù” insieme alle due compagne di noviziato che come lei portavano il cognome religioso “del Volto Santo”.
   Per l’occasione compose questo Atto di Consacrazione, che riportò su un cartoncino insieme alle effigi delle tre firmatarie:




O Volto Adorabile di Gesù, giacché ti sei degnato di scegliere particolarmente le anime nostre per donarti ad esse, noi veniamo a consacrarle a te!… Ci sembra, o Gesù, di sentirti dire a noi: «Apritemi, sorelle mie, mie spose amate, poiché il mio Volto è coperto di rugiada e i miei capelli delle stille della notte». Le anime nostre comprendono il tuo linguaggio d’amore: noi vogliamo asciugare il tuo dolce Volto e consolarti della dimenticanza dei cattivi: ai loro occhi tu sei ancora come nascosto e ti considero come un oggetto di disprezzo!…
O Volto più bello dei gigli e delle rose di primavera, tu non sei nascosto agli occhi nostri! Le Lacrime che velano il tuo sguardo divino, ci appaiono come Diamanti preziosi che vogliamo raccogliere per acquistare con il loro valore infinito le anime dei nostri fratelli. Dalla tua Bocca adorata abbiamo inteso il gemito amoroso: comprendendo che la sete che ti consuma è una sete d’Amore, noi vorremmo, per dissetarti, possedere un Amore infinito! Amato e diletto Sposo delle anime nostre, se avessimo l’amore di tutti i cuori, tutto questo amore sarebbe tuo!… Ebbene, dacci questo amore e vieni a dissetarti nelle tue piccole spose!…Anime, Signore, abbiamo bisogno di anime!… Specialmente di anime di apostoli e di martiri affinché per loro mezzo infiammiamo del tuo Amore la moltitudine dei poveri peccatori. O Volto Adorabile, noi sapremo ottenere da te questa grazia! Dimenticando il nostro esilio sulle sponde dei fiumi di Babilonia, canteremo ai tuoi Orecchi le più dolci melodie. Poiché tu sei la vera Gloria infinita, l’unico nostro desiderio è d’incantare i tuoi Occhi Divini nascondendo anche il nostro volto, affinché quaggiù nessuno possa riconoscerci… Il tuo Sguardo Velato, ecco il nostro Cielo, o Gesù!…

 
CANTICO AL VOLTO SANTO, di S. Teresa di Lisieux

 
O GESÙ! la Tua ineffabile immagine é la Stella che guida i miei passi. Il Tuo dolce Volto, lo sai bene, e per me è cielo quà giù. Il mio amore scopre il fascino dei tuoi occhi abbelliti dal pianto. Attraverso le mie lacrime sorrido quando contemplo i tuoi dolori. Oh! si, per consolarti voglio vivere ignorata e solitaria. La bellezza, che Tu sai velare, mi fa scoprire tutto il suo mistero e vorrei volare verso di Te! La mia sola patria é il tuo Volto, il mio Regno d’amore, il mio ridente prato, il dolce Sole di ogni giorno, il giglio della valle il cui olezzo misterioso consola la mia anima esiliata, facendole gustare la pace dei cieli. È il mio riposo, la mia dolcezza, la mia cetra melodiosa. II Tuo Volto, o mio dolce Salvatore, il mazzetto di mirra che voglio custodire sul mio cuore. II Tuo Volto é la mia sola ricchezza, il mio solo Tesoro, non domando altro. Nascondendomi continuamente in Esso, ti rassomiglierò. O Gesù! Lascia in me la divina impronta dei tuoi lineamenti pieni di dolcezza e presto diventerò santa attirando a Te i cuori! Perché possa recarti una gran messe dorata, degnati d’incendiarmi del tuo fuoco, dandomi presto l’Etemo bacio della Tua bocca adorata.



 
Volto Santo di Gesù di Manoppello
(immagine impressa sul velo della Veronica)

La festa del Santo Volto di Gesù



La festa del Santo Volto di Gesù
  
“Singore, mostraci il Tuo volto e saremo salvi ” (Salmo 79)
“Di Te ha detto il mio cuore, io cerco il Tuo volto.
Il Tuo volto Signore io cerco” (Sal 27, 8)







     
   Nel 1958, Papa Pio XII dichiarò la festa del Santo Volto di Gesù il giorno prima del Mercoledì delle Ceneri (martedì grasso). Questa devozione è stata introdotta attraverso due suore, suor Marie de Saint Pierre (1816-1848) e la beata Maria Pierina de Micheli (1890-1945).  
     Suor Marie de Saint Pierre, una carmelitana francese, ha ricevuto la richiesta di Nostro Signore di diffondere la devozione al Suo Santo Volto. La suora ha spiegato che, il 25 agosto 1843, il Signore si rivolse a lei dicendo: «Il mio nome è da tutti bestemmiato: gli stessi fanciulli bestemmiano e l’orribile peccato ferisce apertamente il mio Cuore. Il peccatore con la bestemmia maledice Dio, lo sfida apertamente, annienta la Redenzione, pronuncia da sé la propria condanna. La bestemmia è una freccia avvelenata che mi penetra nel Cuore. Io ti darò una freccia d’oro per cicatrizzarmi la ferita del peccatore.
     Nel 1845, il Signore rivelò a Suor Marie che voleva una vera e propria opera di riparazione e che, le anime partecipanti ad essa, sono come Santa Veronica che ha superato l’indifferenza della folla e ha asciugato il Suo Volto pieno di sputi, sudore e sangue. Il Signore disse alla suora: “Io cerco delle Veroniche le quali astergano ed onorino il Mio Divin Volto che ha pochi adoratori.”



San Veronica v2
   
 Sia sempre lodato, benedetto, amato, adorato, e glorificato, il santissimo, il sacratissimo, l’adorabilissimo, l’incomprensibile ed inesprimibile Nome di Dio in cielo, sulla terra e sotto terra, da tutte le creature di Dio, per il Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’Altare. Amen.

   Dopo la morte di Suor Marie, nel 1885 papa Leone XIII fondò un’Arciconfraternita del Volto Santo. Alcuni dei primi membri furono la famiglia di Santa Teresa di Lisieux, il cui nome religioso era Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo a causa di questa devozione.


Beata Maria Pierina de Micheli e la Medaglia del Volto Santo   

     Come suor Marie de Saint Pierre, la Beata Maria Pierina de Micheli, è stata sollecitata dal Signore a diffondere la devozione al suo Santo Volto. La Beata racconta le sue esperienze in una lettera a Pio XII nel 1940 prima di un’udienza personale con il Pontefice.
    A soli 12 anni, la Beata Pierina, aspettando di venerare il Crocifisso il Venerdì Santo, sentì     Gesù dirle: “Nessuno mi dà un bacio d’amore sul mio volto per fare ammenda per il bacio di Giuda”. La futura Beata rispose,Ti darò un bacio d’amore, Gesù.” Quando è cresciuta si è consacrata a Dio e ha vissuto una vita di intima unione con il Signore.
      Nell'orazione notturna del 1° venerdì di quaresima 1936, Gesù, dopo averla fatta partecipe ai dolori spirituali dell'agonia del Getsemani, con Volto velato di sangue e con profonda tristezza, le dice:  "Voglio che il Mio Volto, il quale riflette le pene intime del Mio Animo, il dolore e l'amore del Mio Cuore, sia più onorato. Chi mi contempla mi consola."
  Nel 1938, mentre pregava davanti al Santissimo Sacramento, la Madonna le apparve con uno scapolare formato da due pezzi di stoffa. Da un lato c’era il Santo Volto di Gesù e dall’altro c’era l’Eucaristia circondata dai raggi. La Madonna le disse che: "Tutti quelli che indosseranno uno scapolare come questo e faranno, potendo, ogni martedì una visita al Santissimo sacramento per riparare gli oltraggi che ricevette il Suo Santo Volto durante la Sua Passione e riceve ogni giorno il sacramento eucaristico, verranno fortificati nella fede, pronti a difenderla e a superare tutte le difficoltà interne ed esterne, di più faranno una morte serena sotto lo sguardo amabile del mio Divin Figlio”.
      Il martedì di passione, del medesimo anno, ode questa dolce promessa: "Ogni volta che si contempla la mia faccia, verserò l'amor mio nei cuori e per mezzo del Mio Santo Volto si otterrà la salvezza di tante anime". Il 23 maggio 1938, mentre il suo sguardo si posa istintivamente sul Santo Volto di Gesù, si sente dire:"Offri incessantemente all'Eterno Mio Padre il Mio Santo Volto. Questa offerta otterrà la salvezza e la santificazione di tante anime. Se poi l'offrirai per i miei sacerdoti, si opereranno meraviglie." Il 27 maggio seguente: "Contempla il Mio Volto e penetrerai gli abissi di dolore del Mio Cuore. Consolami e cerca anime che s'immolino con Me per la salvezza del mondo."
      Nello stesso anno Gesù si presenta ancora grondante sangue e con grande tristezza dice: "Vedi come soffro? Eppure da pochissimi sono compreso. Quante ingratitudini da parte di quelli che dicono di amarmi. Ho dato il Mio Cuore come oggetto sensibilissimo del Mio grande Amore per gli uomini e do il Mio Volto come oggetto sensibile del Mio dolore per i peccati degli uomini. Voglio sia onorato con una festa particolare nel martedì di quaresima, festa preceduta con una novena in cui tutti i fedeli riparino con me, unendosi alla partecipazione del Mio dolore."
 La devozione al Volto Santo del martedì

      Il Signore ha inoltre domandato che il Suo Santo Volto fosse onorato ogni martedì e specialmente il martedì grasso, il martedì prima del mercoledì delle ceneri che sancisce l’inizio della Quaresima. Chiedendo questa devozione, Gesù apparve coperto di sangue e disse molto tristemente alla Beata Pierina:
“Vedi come soffro, mi disse, eppure da pochissimi sono compreso, quanta ingratitudine anche da parte di quelli che dicono di amarmi. Ho dato il mio cuore come oggetto sensibile del mio grande amore per gli uomini e il mio Volto lo dò, come oggetto sensibile del mio dolore per i peccati degli uomini e voglio sia onorato con una festa particolare il Martedì di Quinquagesima, festa preceduta da una novena in cui tutti i fedeli uniti nella partecipazione al mio dolore con Me riparino.”    Nel 1939 Gesù disse ancora: Desidero che il mio Volto Santo sia onorato particolarmente il martedì”.
    "Figlia mia diletta, desidero che tu faccia una larghissima diffusione della mia immagine. Voglio entrare in ogni famiglia, convertire i cuori più induriti... parla a tutti del Mio Amore misericordioso e infinito. io ti aiuterò a trovare nuovi apostoli. Saranno i miei nuovi eletti, i prediletti del Mio Cuore e avranno un posto speciale in Esso, benedirò le loro famiglie e mi sostituirò per dirigere i loro affari." "Desidero che il Mio divin Volto parli al cuore di tutti e che la mia immagine impressa nel cuore e nell'anima di ogni cristiano rifulga di divino splendore mentre ora è sciupata dal peccato." (Gesù a Suor Maria Concetta Pantusa) "Per il Mio Santo Volto sarà salvo il mondo." "L'immagine del Mio Santo Volto attirerà gli sguardi di compiacenza del Mio Padre celeste sulle anime ed Egli si piegherà a misericordia e perdono." ( Gesù a Madre Maria Pia Mastena )


Promesse di Gesù ai devoti del Suo Santo Volto

1. "Per l'impronta della mia umanità le loro anime saranno penetrate da vivida luce sulla Mia divinità in modo che, per la somiglianza del Mio Volto, splenderanno più degli altri nell’eternità." (Santa Geltrude, Libro IV Cap. VII)
2. Santa Matilde, chiedeva al Signore che coloro i quali celebravano la memoria del dolce Suo Volto, non andassero privi dell'amabile Sua compagnia, ebbe in risposta: "non uno di essi andrà da me diviso". (Santa Matilde, Libro 1 - Cap. XII)
3."Nostro Signore mi ha promesso d’imprimere nelle anime di coloro che onoreranno il Santissimo Suo Volto i tratti della Sua divina somiglianza. " (Suor Maria Saint-Pierre - 21 gennaio 1844)
4. "Per il Santo Mio Volto opererete prodigi". (27 ottobre 1845)
5. "Per il Santo Mio Volto otterrete la salvezza di molti peccatori. Per l’offerta del Mio Volto nulla vi sarà rifiutato. Oh se sapeste quanto il Mio Volto sia gradito al Padre Mio!" (22 novembre 1846)
6. "Come in un regno tutto si acquista con una moneta sulla quale sia impressa l’effige del principe, così con la preziosa moneta della Santa Mia Umanità, cioè col Mio Volto adorabile, voi otterrete nel Regno dei Cieli quanto vi aggrada." (29 ottobre 1845)
7. "Tutti coloro che onoreranno il Santo Mio Volto in spirito di riparazione, faranno con ciò l’opera medesima della Veronica." (27 ottobre 1845) 
8. "Secondo la premura che porrete nel restaurare le Mie sembianze sfigurate dai bestemmiatori, io avrò cura delle sembianze dell’anima vostra sviata dal peccato: vi ristabilirò la Mia Immagine e la renderò così bella come era quando uscì dal Fonte Battesimale." (3 novembre 1845)
9. "Io difenderò innanzi al Padre Mio la causa di tutti coloro, che mercè l’opera di riparazione sia con preghiere, sia con parole, sia con iscritti, difenderanno la Mia causa: in morte asciugherò la faccia della loro anima, tergendone le macchie del peccato e ridandole la sua primitiva bellezza." (12 marzo 1846)




Medal of the Holy Face
  
   Il 9 agosto del 1940 il culto della medaglia del S.Volto ebbe l’approvazione ecclesiastica con la benedizione del Beato Card. Ildefonso Schuster, monaco benedettino, devotissimo del S.Volto di Gesù, allora Arcivescovo di Milano. Superate molteplici difficoltà, la medaglia fu coniata secondo l’immagine del Viso di Gesù che ci dona la Sindone ed iniziò il suo cammino. Grande apostolo della medaglia del S. Volto di Gesù fu il servo di Dio, Abate Ildebrando Gregori, monaco benedettino silvestrino, dal 1940 padre spirituale della serva di Dio Madre Pierina De Micheli. Egli fece conoscere la medaglia, con la parola e con le opere in Italia, in America, in Asia e in Australia. Essa è ora diffusa in ogni parte della terra e nel 1968, con la benedizione del Santo Padre, Paolo VI, fu deposta sulla luna dagli astronauti americani.



Una buona pratica quaresimale
Tra i preparativi per la Quaresima, è opportuno celebrare la festa del Volto Santo trascorrendo un po ‘di tempo davanti al Santissimo Sacramento e recitando la preghiera della Freccia d’oro e la preghiera al Volto Santo della Beata Maria Pierina de Micheli. La ripetizione di questa devozione ogni martedì di Quaresima può anche essere un mezzo per avvicinarsi a Nostro Signore durante questo periodo speciale dell’anno liturgico.

   

PREGHIERA QUOTIDIANA DI OFFERTA 

AL VOLTO SANTO DI GESÙ

 


    Volto santo del mio dolce Gesù, espressione viva ed eterna dell’amore e del martirio divino, sofferto per l’umana Redenzione, Ti adoro e ti amo. Ti consacro oggi e sempre tutto il mio essere. Ti offro per le mani purissime della Regina Immacolata le preghiere, le azioni, le sofferenze di questo giorno, per espiare e riparare i peccati delle povere creature. Fa' di me un tuo vero apostolo, che il tuo sguardo soave mi sia sempre presente; e si illumini di misericordia nell’ora della mia morte. Amen.  
Volto Santo di Gesù guardami con misericordia



CONSACRAZIONE AL S. VOLTO DI GESU’

       Dolcissimo Signore Gesù, Tu conosci il nostro presente e conosci, Signore, il nostro futuro. Noi, o Signore, niente sappiamo del nostro futuro, ma noi, Gesù, prostrati dinanzi a Te consacriamo e raccomandiamo a Te, o Signore, il nostro futuro. Sia impresso nel nostro cuore, o Signore, il Tuo Volto Benedetto impresso nel nostro cuore e impresso nel nostro pensiero. Impresso, Signore, con tanta potenza come è restato impresso nella S. Sindone; e, conforme, o Gesù, nella S. Sindone nessuna potenza Lo potè cancellare, così, Gesù, nessuna avversità della vita, nessun nemico, o Signore, nessun avvenimento sia capace, o Signore, cancellare dal nostro cuore il SS. Tuo Volto, togliere dal nostro pensiero il Santissimo Volto Tuo, o Gesù, portarLo sempre nel cuore e nel pensiero, e, finalmente, o Signore, per tutta quanta l’eternità lodarLo, benedirLo nella pace degli eletti, e dire a Te tutta la profonda riconoscenza nostra, insieme alle Pie Donne, insieme ai SS. Martiri, insieme ai SS. Confessori, insieme alle SS. Vergini, o Signore Gesù, che Ti vollero sempre bene, Ti vollero sempre amare e tutto vollero affrontare per Te, tutto soffrire per Te. E finalmente, ecco: nel trionfo finale, Signore, godono! O Gesù, concedi anche a noi di lodarTi con queste creature da Te benedette, da Te santificate. Eternamente!

Gloria al Padre…

       “Nascondimi, o Gesù che ami immensamente, al riparo del Tuo Volto [Sal 30,21], da tutti coloro che mi tendono insidie e la mia anima non resti confusa quando tratterà alla porta con i suoi nemici [Sal126,5]; colmala invece di gioia con il Tuo dolcissimo Volto [Sal 15,11]”. (Preghiera di S. Gertrude la grande).

 https://www.divinarivelazione.org/devozione-al-santo-volto-di-gesu/
http://www.missionariavoltosantomadrepierina.it/devozione_volto_santo_madre_pierina_de_micheli.html
 https://www.preghiereperlafamiglia.it/il-volto-santo-di-gesu.htm
 https://noalsatanismo.wordpress.com/2017/02/24/preghiere-al-volto-santo-di-gesu/

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