lunedì 5 agosto 2019

PAPA GIOVANNI XXIII



PAPA  GIOVANNI  XXIII
                

Angelo Giuseppe Roncalli nacque a Brusicco, frazione di Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, il 25 novembre 1881, terzogenito di Giovanni Battista e di Marianna Mazzola.
Compì gli studi elementari sotto la guida del sacerdote don Pietro Bolis e, nell’ottobre del 1883, entrò nel Seminario Minore di Bergamo.
Nell’autunno del 1900, il vescovo di Bergamo, monsignor Camillo Guindani, si interessò a lui e lo spinse a frequentare il quadriennio di teologia alla prestigiosa scuola “Apollinare” di Roma. A diciannove anni Angelo Roncalli frequentava il terzo corso di teologia, cioè era già al penultimo anno, ma fino ai ventiquattro anni il diritto canonico gli avrebbe impedito di essere ordinato sacerdote.
Ma Angelo aveva fatto i conti senza pensare alla cartolina di leva, la quale, puntualmente, arrivò. La mattina del 30 novembre 1901 Angelo Roncalli, recluta dell’esercito di sua maestà il Re d’Italia, varcò il portone della caserma Umberto I a Bergamo, ed entrò a far parte del settantatreesimo reggimento fanteria, brigata Lombardia.
Durata della ferma: un anno. Per sentirsi più sicuro fra i compagni di caserma, il futuro pontefice si era fatto crescere un paio di baffi e, poco prima di congedarsi, ricevette la nomina a sergente.
Terminato il servizio militare, tornò all’Apollinare e agli studi con un entusiasmo rinnovato. L’11 aprile 1903 il cardinale Respighi, vicario di Papa Leone XIII, lo ordinò suddiacono, per poi passare, il 18 dicembre, diacono.
Il 10 agosto 1904, Angelo Roncalli fu ordinato sacerdote. Si compiva così il primo capitolo della sua vita: quello che lo aveva visto lasciare il paese natale e l’amata città di Bergamo.
Alla morte di monsignor Guidani, l’alto prelato bergamasco che era stato in qualche modo il protettore di Angelo Roncalli, succedette al vescovato di Bergamo monsignor Radini Tedeschi, il quale si portò con sé, come segretario, il giovane prete Roncalli: era il 9 aprile 1905. Ricoprì questo incarico fino alla morte del vescovo, avvenuta nel 1914, poco tempo dopo la morte di Papa Pio X. Il 24 maggio 1915, a guerra già iniziata, Angelo fu richiamato alle armi nel corpo della sanità.
Dopo qualche mese di servizio in un paio di caserme dell’Italia settentrionale, fu promosso tenente cappellano e destinato a Bergamo. Dopo la guerra gli fu affidato, in seminario, il compito di direttore spirituale.
Per aiutare i giovani bisognosi, decise di fondare, con i suoi risparmi, la “Casa dello Studente”, che venne aperta nell’antico palazzo Marenzi, a Bergamo Alta. Fu la prima istituzione del genere in Italia.
Don Angelo Roncalli si occupò anche dell’organizzazione del primo Congresso Benedetto XV a Bergamo. Nel 1920 il prefetto della Congregazione per la Propagazione della Fede, il cardinale Van Rossum, chiese e ottenne dal vescovo di Bergamo il trasferimento di Don Angelo Roncalli a Roma.
L’8 maggio 1921 fu nominato prelato domestico di Sua Santità: gli si doveva, quindi, il titolo di monsignore.
Fu in quegli anni che Angelo Roncalli, a quarant’anni compiuti, si trasformò in “viaggiatore di Dio”. Visitò molti Paesi europei: Francia, Belgio, Germania, Olanda, Svizzera, Austria. Tutte missioni delicate, per vincere le resistenze dei prelati legati ai vecchi schemi.
Quindi monsignor Roncalli, nel 1925, era pronto, secondo Papa Pio XI, per un nuovo e più impegnativo incarico: visitatore apostolico. Per questo, il 19 marzo 1925, il cardinale Tacci, segretario della Congregazione della Chiesa Orientale, lo consacrava vescovo di Aeropoli, e la sua destinazione fu la Bulgaria.
Dopo quasi dieci anni trascorsi in terra bulgara, Angelo Roncalli fu nominato, il 24 novembre 1934, delegato apostolico in Turchia, raccomandando tolleranza e prudenza. Durante il suo apostolato in terra turca muore, il 29 luglio 1935, papà Roncalli; poi il 20 febbraio 1939, si spegne mamma Marianna.
Il 10 febbraio dello stesso anno muore Pio XI e, il 2 marzo, viene eletto Eugenio Pacelli, esaminatore in teologia di Angelo Roncalli nel luglio 1904 e poi suo “ripetitore” di diritto canonico all’Apollinare, con il nome di Papa Pio XII. Sarà il predecessore di sua Santità Giovanni XXIII.
Durante la seconda guerra mondiale, il delegato apostolico Roncalli, a Istanbul, continuava a raccogliere migliaia di informazioni riguardanti i soldati scomparsi, fatti prigionieri o dispersi. Si fa ascendere a venticinquemila il numero degli Ebrei concretamente aiutati dal delegato apostolico in Turchia.
Il 28 agosto 1941 monsignor Roncalli riceve improvvisamente dalla Santa Sede l’ordine di passare in Grecia. Il popolo greco era disperato. All’invasione italiana era seguita l’invasione tedesca e si era aggiunta ferocia alla violenza propria della guerra. Anche in Grecia Angelo Roncalli dà prova della sua capacità di vivere due vite, la pubblica e la privata, con la medesima intensità e naturalezza.
Il 6 dicembre 1944 ricevette un telegramma con la nomina a Nunzio apostolico in Francia, dove, a Parigi tornata libera dopo lo sbarco in Normandia, Charles De Gaulle ha assunto il comando del governo provvisorio. Monsignor Roncalli ha sessantatrè anni.
A Parigi arrivò la mattina del 30 dicembre e, come sempre in vita sua, si accinse in letizia alla nuova fatica. I francesi amarono Angelo Roncalli. Ebbe anche una parte, marginale ma non secondaria, nella preparazione dell’incontro di Alcide De Gasperi con Bidault alla vigilia della definizione del trattato di pace.
Nel 1947, per la prima volta nella storia dell’Accademia di Francia, un Nunzio fu invitato alla nomina di un “immortale”: Paul Claudel.
Il 12 gennaio 1953 diventa cardinale stando a Parigi, perché è il presidente della Repubblica a imporgli la berretta. Solo in un secondo tempo viene a Roma per ricevere il cappello cardinalizio dalle mani del Papa.
Il 28 dicembre 1953 muore monsignor Agostini, patriarca della Serenissima. Si sa già che Roncalli è destinato a succedergli.
Una delle prime decisioni prese a Venezia fu quella di ricevere quotidianamente, dalle 10 alle 13, chiunque volesse parlargli, senza distinzioni. Il 10 agosto 1954, in grande semplicità, il cardinale Roncalli celebrò nella parrocchia di Sotto il Monte i suoi cinquanta anni di sacerdozio.
Il 9 ottobre 1958 PAPA PIO XII muore; Roncalli è profondamente addolorato per la perdita del grande pontefice, che aveva mantenuto alla Chiesa, durante la guerra, tutta la sua dignità. Tra i suoi successori viene anche collocato il patriarca di Venezia: nessuno, o quasi, crede che il successore di Pacelli possa essere lui.
Il Conclave, ossia la serie delle sedute dalle quali sarebbe uscito il nuovo pontefice, ebbe inizio il 25 ottobre 1958. Dopo tre giorni di fumate nere, dal comignolo svettante sulla Sistina si sprigionò una nuvoletta di fumo bianco.
Erano le 16,45 del 28 ottobre 1958.
Dopo un’ora il cardinale Canali, protodiacono, appariva alle finestre della loggia detta di Paolo V e annunciava: “Habemus Papam”. Poi si affacciò Giovanni XXIII.
Non solo Papa Giovanni non sarebbe stato un pontefice di transizione, ma il suo nome sarebbe stato scritto fra quelli dei “grandi” della Chiesa. Il 4 novembre 1958 Giovanni XXIII fu solennemente incoronato in San Pietro.
La prima udienza della giornata del Papa era riservata al segretario di Stato. Toccava poi ai cardinali, che però potevano telefonargli anziché presentarsi di persona per esporgli i loro problemi. Fra l’una e le due del pomeriggio, ora in cui di solito pranzava, Papa Giovanni accordava qualche udienza privata. Molto rapidamente lo “stile Roncalli” diventò una caratteristica del nuovo pontificato.
Nessun Papa aveva dato, in tutta la lunga storia della Chiesa, quello che correntemente si chiama una “conferenza stampa” Lo fece Papa Giovanni pochi giorni dopo la sua elezione, precisamente il 6 novembre 1958. I giornalisti ammessi nella sala Clementina, circa cinquecento, provenivano da tutte le parti del mondo.
Secondo la tradizione, il nuovo pontefice doveva uscire per la prima volta dalle mura vaticane per prendere possesso, in qualità di vescovo di Roma, della sua cattedrale, la basilica di San Giovanni in Laterano. Invece Papa Giovanni, infrangendo anche questa consuetudine, visitò prima Castelgandolfo. E fu la prima delle centocinquanta uscite che il Papa, innovatore anche in questo fra i pontefici di Santa Romana Chiesa, compì dal Vaticano.
Il 25 dicembre 1958 radio e televisione trasmisero in tutto il mondo la cronaca della visita del Papa all’ospedale romano del Bambino Gesù. L’avvenimento era importante. Il giorno dopo, Papa Giovanni decise di compiere una visita al carcere romano di Regina Coeli. Erano esattamente ottantotto anni che un pontefice non si avvicinava ai reclusi.
Dopo soli tre mesi di pontificato, Giovanni XXIII annunciava il Concilio Vaticano II, per il quale furono necessari quattro anni di preparazione e tre di celebrazione, giacchè venne chiuso da Papa Paolo VI nel dicembre del 1965. All’apertura di questo Concilio parteciparono, oltre a tutti i vescovi membri del collegio episcopale, anche i delegati di confessioni cristiane non cattoliche e alcuni laici particolarmente rappresentativi.
Dopo l’enciclica “Mater et Magistra” del 15 luglio 1961, il 31 marzo 1963 Papa Giovanni annunciò di avere preparato un “Concilio dal nome augurale e benedetto”. Era la “Pacem in Terris”, scritta interamente a mano in italiano e affidata per la versione in lingua latina al cardinale Bacci. Nessun altro documento pontificio s’era mai proiettato tanto in avanti nel delineare il futuro del mondo.
La prima avvisaglia della malattia che avrebbe accompagnato il Papa fino alla morte, si era avuta nel novembre del 1962, allorchè era stato colpito da un’emorragia. Fino al maggio del 1963, tuttavia, quella roccia di antico contadino bergamasco tenne duro. Il 27 maggio 1963 le condizioni del Papa si aggravavano.
Alle 19,40 del 3 giugno 1963 Papa Giovanni XXIII muore.
Il mondo piange la fine di un’epoca memorabile di speranza e di pace: l’epoca di Giovanni XXIII, il Papa buono

Bibliografia: “Le grandi biografie” - Peruzzo editore.
“I Papi: storia e segreti” - Newton editore.
 

By: Ennio Dalmaggioni
& Francomputer





Papa Giovanni XXIII :   Solo per oggi

Solo per oggi crederò fermamente, nonostante le apparenze contrarie, che la Provvidenza di Dio si occupi di me come se nessun altro esistesse al mondo.
Solo per oggi cura del mio aspetto: non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare nessuno tranne me stesso.
Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
Solo per oggi mi adatterò alle circostanze senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche buona lettura, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura alla vita dell'anima
Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino ma lo farò e mi guarderò da due malanni: la fretta e l'indecisione.
Solo per oggi non avrò timori. Non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà.
POSSO BEN FARE, PER DODICI ORE,
CIÒ CHE MI SGOMENTEREI SE PENSASSI
DI DOVERLO FARE PER TUTTA LA VITA




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