venerdì 2 agosto 2019

SINTESI DELLA LETTERA ENCICLICA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II "ECCLESIA DE EUCHARISTIA" , 17.04.2003



 SINTESI DELLA LETTERA ENCICLICA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II "ECCLESIA DE EUCHARISTIA" , 17.04.2003

 

La quattordicesima Lettera enciclica del Papa Giovanni Paolo II intende proporre una riflessione approfondita sul Mistero eucaristico nel suo rapporto con la Chiesa. Si tratta di un documento relativamente breve, ma denso nei suoi aspetti teologici, disciplinari e pastorali. Esso verrà firmato il Giovedì Santo, durante la Messa In Cena Domini, nella cornice liturgica dell’inizio del Triduo Pasquale.
Il Sacrificio eucaristico, "fonte e apice di tutta la vita cristiana", racchiude tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè Cristo stesso che si offre al Padre per la redenzione del mondo. Nel celebrare questo "Mistero della fede", la Chiesa rende perennemente "contemporaneo" il Triduo pasquale a tutti gli uomini di tutti i secoli.
Il primo capitolo, "Mistero della fede", spiega il valore sacrificale dell’Eucaristia che, attraverso il ministero del sacerdote, rende sacramentalmente presente in ogni Messa il corpo "dato" e il sangue "versato" da Cristo per la salvezza del mondo. La Celebrazione eucaristica non è una ripetizione della Pasqua di Cristo, una sua moltiplicazione nel tempo e nei diversi luoghi, ma è l’unico sacrificio della Croce che viene ri-presentato sino alla fine dei tempi. Esso è "farmaco di immortalità", come afferma sant’Ignazio di Antiochia. Pegno del Regno futuro, l’Eucaristia stimola il senso di responsabilità del credente verso la terra presente, dove i più deboli, i più piccoli e i più poveri attendono l’intervento di chi, con la sua solidarietà, li aiuti a sperare.
"L’Eucaristia edifica la Chiesa" è il tema del secondo capitolo. Ogni volta che il fedele si accosta al Sacro Banchetto non solo riceve Cristo ma è a sua volta ricevuto da Cristo stesso. Quel Pane e quel Vino sono la forza generatrice di unità della Chiesa. Essa si stringe al suo Signore che, sotto i veli delle specie eucaristiche, la abita e la edifica: Lo adora non soltanto nel momento della Santa Messa, ma in ogni altro momento, custodendolo come il suo "tesoro" più prezioso.
Il capitolo terzo riflette sulla "apostolicità dell’Eucaristia e della Chiesa": come non c’è integra Chiesa senza successione apostolica, così non c’è vera Eucaristia senza il vescovo. Chi "fa" l’Eucaristia agisce in persona di Cristo Capo; perciò, non possiede l’Eucaristia e non ne può disporre, ma ne è servo per il bene della comunità dei salvati.
Ne consegue che la comunità cristiana non "possiede" l’Eucaristia, ma la riceve in dono.
È questa la riflessione che viene sviluppata nel quarto capitolo "L’Eucaristia e la comunione ecclesiale". La Chiesa, nell’amministrarne il Corpo e il Sangue per la salvezza del mondo, si attiene a quanto ha stabilito Cristo stesso. Fedele alla dottrina degli Apostoli, unita nella disciplina sacramentale, essa deve manifestare anche in modo visibile l’invisibile unità che la caratterizza. L’Eucaristia non può essere "usata" come strumento della comunione: piuttosto la presuppone come esistente e la convalida. In questa prospettiva va considerato il cammino ecumenico che attende tutti i discepoli del Signore: l’Eucaristia crea comunione ed educa alla comunione, quando è celebrata nella verità. Essa non può essere soggetta all’arbitrio di singoli o di comunità specifiche.
Al "decoro della celebrazione eucaristica" è dedicato il quinto capitolo. La celebrazione della "Messa" ha delle caratteristiche esteriori destinate a sottolineare la gioia che tutti raccoglie attorno al dono incommensurabile dell’Eucaristia. L’architettura, la scultura, la pittura, la musica, la letteratura e, più in generale, l’arte in tutte le sue espressioni testimoniano come la Chiesa, lungo i secoli, non abbia temuto di "sprecare" per testimoniare l’amore che la lega al suo Sposo divino. Occorre ricuperare il gusto della bellezza anche nelle odierne celebrazioni.
Il sesto capitolo, "Alla scuola di Maria, donna ‘eucaristica’", si sofferma con originale attualità sulla sorprendente analogia fra la Madre di Dio, che tesse il corpo di Gesù e ne diventa il primo tabernacolo, e la Chiesa, che nel suo grembo custodisce e dona al mondo la carne e il sangue di Cristo. L’Eucaristia viene data ai credenti affinché la loro vita sia un perenne Magnificat alla Santissima Trinità.
Impegnativa la conclusione: chi vuole percorrere la via della santità, non ha bisogno di nuovi "programmi". Il programma c’è già: è il Cristo stesso da conoscere, da amare, da imitare e da annunciare. L’attuazione di questo itinerario passa attraverso l’Eucaristia. Ne sono testimoni i Santi, che alla fonte inesauribile di questo Mistero si sono dissetati in ogni istante della loro vita, traendone la forza spirituale per realizzare appieno la loro vocazione battesimale.





Fonte : http://www.vatican.va




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