lunedì 29 luglio 2019

GIOVANNI TEBALDINI (1864-1952) musicista e musicologo



GIOVANNI TEBALDINI  (1864-1952)
musicista e musicologo

         


Giovanni Tebaldini nasce a Brescia il 7 settembre 1864 da umile famiglia; cugino del futuro beato Padre Giovanni Piamarta dal quale fu invogliato allo studio della musica. Giovane prodigio, suona in chiesa ancor prima di seguire i corsi di pianoforte e violino presso il locale Istituto Musicale “Venturi”.

Dall’età di quindici anni al 1881 collabora con alcuni teatri come maestro di coro, indi diviene organista a Vespolate. Passato nel 1883 a frequentare il Regio Conservatorio di Milano, diretto da Antonio Bazzini, studia armonia, contrappunto e fuga con Angelo Panzini e composizione con Amilcare Ponchielli. In una scuola serale, dove lavora come pianista accompagnatore, conosce Guerrino Amelli – l’iniziatore della riforma della musica sacra in Italia - che lo introduce agli studi di paleografia musicale, canto gregoriano e polifonia vocale. Contemporaneamente scrive sui periodici Gazzetta Musicale di Milano  (edita da Giulio Ricordi) e Musica Sacra, sui quotidiani La Sentinella Bresciana e La Lega Lombarda.
Nel 1885 va a dirigere la Schola Cantorum di Vaprio d’Adda. Espulso nell’86 dal Conservatorio per un articolo critico su una Messa del suo professore Polibio Fumagalli, va a fare l’organista nella Cattedrale di Piazza Armerina.
Tra il 1887 e il 1888 riprende nel capoluogo lombardo l’attività giornalistica e a Vaprio il posto di organista. Quindi, dopo aver vinto un concorso della Wagnerverein, si trasferisce in Germania, primo italiano a frequentare la famosa Kirchenmusikschule di Regensburg (Ratisbona), sotto la guida dei professori Haberl e Haller. Soggiorna a Monaco, Norimberga, Bayreuth.
Nel 1889, su proposta dello stesso Haberl, di Padre Angelo De Santi e di Giuseppe Gallignani, è nominato Direttore della Schola Cantorum e Secondo Maestro di Cappella in San Marco a Venezia; incarico che lascia nel 1894 per andare a dirigere la Cappella Musicale della Basilica di Sant’Antonio a Padova, dove, tra l’altro, organizza le Feste Centenarie del Santo (1895) con importanti concerti.
Seguendo le sue specifiche vocazioni, nel 1892 fonda e dirige, fino all’ultimo numero (giugno 1895), il periodico La Scuola Veneta di Musica Sacra. Successivamente è chiamato a collaborare alla Rivista Musicale Italiana dei F.lli Bocca di Torino. Praticamente non c’è stata prestigiosa testata musicale della sua epoca su cui non abbia scritto.
Incoraggiato da Giuseppe Sarto, prima Vescovo di Mantova, poi Patriarca di Venezia, si impegna per la restaurazione della musica sacra.
In quel periodo intrattiene rapporti con musicisti come Boito, Sgambati, Martucci, Bossi, Perosi; uomini di cultura come Fogazzaro, Fortuny, Gianturco, Illica, Luigi e Urbano Nono.
Dal 1894 al 1901 è in corrispondenza e incontra più volte Giuseppe Verdi. Ricordi, saggi e testimonianze sono riportati nel volume Idealità convergenti – Giuseppe Verdi e Giovanni Tebaldini, a cura di Anna Maria Novelli e Luciano Marucci (D’Auria Editrice, 2001).
Tra il 1895 e il 1897 consegue cinque primi premi, all’unanimità, per composizioni vocali ed organo in concorsi indetti dalla Schola Cantorum di Saint-Gervais di Parigi.
Dirige il Conservatorio di Parma dal 1897 al 1902, dove ha come allievi Ildebrando Pizzetti, Vito Frazzi, Bruno Barilli, Agide Tedoldi…
Nel 1903 Giuseppe Sarto, divenuto Papa Pio X, emana il Motu proprio e lo incarica - con Bossi, Terrabugio, Gallignani e pochi altri - di vigilare sull’applicazione della riforma della musica sacra in Italia.
In quell’anno diviene Direttore della Cappella Musicale di Loreto, dove resta fino al 1924 attuando “un programma di radicali riforme sulla base della restaurazione della vera musica liturgica”.
Nel 1917 e 1923 organizza e dirige i “Concerti Spirituali” a Bologna. Nel 1919 è tra i fondatori dell’Associazione “Alessandro Scarlatti” di Napoli. Due anni dopo, per le Celebrazioni del VI Centenario Dantesco a Ravenna, viene chiamato ad allestire e a dirigere la sua Trilogia Sacra, espressa con melodie gregoriane, mottetti ed inni palestriniani (Ed. Simboli, Recanati, 1921). Nel 1925 è incaricato di commemorare Giovanni Pierluigi da Palestrina con un discorso e un concerto di musiche del sommo Maestro. Nello stesso anno Francesco Cilèa gli affida la cattedra speciale di “Esegesi del canto gregoriano e della polifonia palestriniana” presso il Conservatorio “San Pietro a Maiella” della città partenopea; mentre nel 1930-‘31 ha la direzione artistica dell’Ateneo Musicale “Claudio Monteverdi” di Genova.
Riceve varie onorificenze tra cui la Commenda dell’Ordine di San Silvestro dal Papa (1906), l’Encomio Solenne dall’Accademia d’Italia (1940) e la nomina ad Accademico di Santa Cecilia (1950).
È rimasto attivo fino alla morte, avvenuta a San Benedetto del Tronto l’11 maggio 1952.
Molta sua produzione compositiva è di genere sacro (140 titoli). Comprende messe, oratori, mottetti, salmi, inni, pezzi per organo. Da ricordare la Messa funebre (in collaborazione con Marco Enrico Bossi, 1893), che vinse il concorso della Regia Accademia Filarmonica Romana per le annuali esequie di Re Vittorio Emanuele II al Pantheon di Roma; la Missa Solemnis, per 4 voci miste ed organo, in onore di Sant’Antonio da Padova (1895 - op. 12 - edita nel 1899 da Ricordi), premiata dalla Schola Cantorum di St. Gervais di Parigi; la Missa Conventualis, per 4 voci miste (1896 - op. 15); l’oratorio Caecilia Nuptiae, per soprano, coro a 4 voci e piccola orchestra (1898-1931 - op. 21); la Missa pro defunctis, per 4 e 5 voci miste (1908 - op. 35), eseguita nel 1908 al Pantheon in Roma per le esequie di Re Umberto I; il Quintetto pel Natale (1933); il poema sinfonico gregoriano Rapsodia di Pasqua (1935-‘37), eseguito al Teatro Eiar di Torino nel 1938 sotto la direzione di Ildebrando Pizzetti; Padre, se mai questa preghiera giunga al tuo silenzio (1947), ultima composizione, su versi di Ada Negri.
Le opere di musica profana sono 46. Tra i pezzi sinfonici e sinfonico-­vocali: il bozzetto per orchestra Fantasia araba (1887 - op. 11) sul primo libretto di Luigi Illica; Marcia festiva (1897 - op. 20); Epicedio (1944-‘45). Tra le liriche da camera e i brani corali: Ella tremante venne alfine (1904 - op. 32 n. 3), da un testo di Gabriele D’Annunzio; L’Infinito (1904), A sé stesso (1935) e Amore e Morte (1935), per i Canti di Giacomo Leopardi; Ebbrezze de l’anima (1893 - op. 7), sei liriche per tenore e pianoforte su versi dal Mistero del poeta di Antonio Fogazzaro; Lux in tenebris (1912 - op. 37), sette liriche da “Miranda” dello stesso Fogazzaro.
Insigne studioso di paleografia musicale, si è dedicato all’attività di trascrizione e riduzione in partitura moderna di oltre 120 composizioni italiane e straniere, tra cui L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi; Jephte di Giacomo Carissimi, Rappresentazione d’Anima e di Corpo di Emilio de’ Cavalieri (Ed. M. Capra, Torino, 1929), eseguita in prestigiose sedi in Italia e all’estero; Euridice di Jacopo Peri e Giulio Caccini; Fuga in sol minore di Girolamo Frescobaldi e Largo di G. B. Bassani (Ed. Ricordi, Milano, 1931); Totila di Giovanni Legrenzi (Ed. Ricordi, Milano, 1937).
Tra il 1890 e il 1936 ha diretto circa 70 concerti nelle principali città italiane e straniere, oltre a quelli liturgici delle Cappelle Musicali di Venezia, Padova e Loreto. Famoso il “Concerto Storico” del 1891 a Venezia in cui fu tra i primi a proporre musiche di antichi maestri.
Tebaldini, per la sua lunga e multiforme attività, la cultura musicale e interdisciplinare geograficamente non confinata, occupa un posto di rilievo nella moderna musicologia europea.
Tra gli scritti di storia e critica musicale: L’Archivio Musicale della Cappella Antoniana in Padova (1895), che gli valse le lodi di Arrigo Boito e Giuseppe Verdi; L’Archivio Musicale della Cappella Lauretana (1919); La riforma della musica sacra in Italia (1888); Giuseppe Zarlino (1893); Gounod autore di musica sacra (1894); G. P. da Palestrina (1894); Giuseppe Tartini (1896-‘97); Felipe Pedrell e il Dramma Lirico spagnuolo (1897); Da Rossini a Verdi (1901); La musica sacra nella storia e nella liturgia (1904); Il “Motu proprio” di Pio X sulla Musica Sacra  (1904); L’elemento lirico nella musica sacra (1906); Telepatia musicale (1909); La musica e le arti figurative (1913); Giuseppe Verdi nella musica sacra (1913); Ferdinando Paër (1939); De la melodia verdiana (1941); Verdi e Wagner (1941); Fuori del teatro (1951).
È del 1931 il suo libro Ildebrando Pizzetti nelle “memorie” di Giovanni Tebaldini (1931).
Come didatta ha redatto un Metodo di studio per l’Organo moderno (1894), insieme con Bossi; ha tradotto dal tedesco il Trattato di composizione di P. Piel (1894).
Ben 175 i discorsi pubblici da lui tenuti in Italia e in altre nazioni.
Tra le conferenze quelle su Origini e finalità della musica sacra (1906-‘07); La riforma della musica sacra in Italia (1896); L’anima musicale di Venezia (1907); Palestrina e la polifonia musicale (1907); La funzione sociale dell’arte (1907); L’organo nella chiesa cattolica (1909); G. P. da Palestrina e la musica spirituale (1920); La storia della musica in Europa nel secolo XIX (1924); Esegesi palestriniana (1926); Lezioni di Storia, Estetica e Pratica gregoriana (1929); La riviviscenza della tradizione (1931); La scolastica del P. G. B. Martini (1932-‘33); La Scuola Veneta ed i Gabrieli (1933); L’arte di Beethoven (1935); La tradizione e l’evoluzione nell’arte (1936); Come lavorava Beethoven (1936-‘37); Scienza e fede (1945).
Autorevoli le commemorazioni per Antonio Bazzini (1888); Carlo Andreoli (1910); Lauro Rossi (1910); G. M. Nanino (1911); Giuseppe Verdi (1913-‘14, 1926, 1951); Giuseppe Martucci (1914); Angelo Mariani (1921); Gaspare Spontini (1924-‘25); G. P. da Palestrina (1894, 1925); Alessandro Scarlatti (1925); Marco Enrico Bossi (1925); Ludwig van Beethoven (1927); Amilcare Ponchielli (1934); Gianbattista Pergolesi (1910, 1936).
Ha scritto molti articoli, tra cui quelli su Amelli, Bellini, Berlioz, Boito, Buzenac, Fogazzaro, Frescobaldi, Legrenzi, Martini, Mozart, Pace, P. da Palestrina, Pergolesi, Perosi, Persiani, Pio X, Pizzetti, Ponchielli, Sgambati, Terrabugio, Toscanini, Verdi, Wagner, Zuelli.
Suoi approfonditi studi su P. da Palestrina, Ponchielli e sull’estetica musicale (Domus Aurea) sono rimasti inediti.
 
a cura del Centro Studi e Ricerche “Giovanni Tebaldini

  



Fonte :  www.tebaldini.it






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