lunedì 29 luglio 2019

Introduzione alla Fiaba, di Melinda Tamás-Tarr



Melinda Tamás-Tarr
Introduzione alla Fiaba
 
Che cosa è la fiaba?  La «Nuovissima Enciclopedia Generale De Agostini» così la definisce: la fiaba è una «narrazione popolare nella quale predominano il meraviglioso e il fantastico e che ha per protagonisti esseri sovrannaturali (fate, streghe, maghi, orchi, ecc.). I caratteri essenziali della fiaba sono: un notevole sviluppo narrativo, la mancanza di una chiara intenzione morale e satirica (e per questo aspetto si differenzia dalla favola, con la quale ha in comune l’etimologia, dal latino fabula, e soprattutto la sua popolarità)...» Ma talvolta si usa favola per fiaba. Prima di approfondire la questione della fiaba, fermiamoci un attimo per riguardare l’origine ed il significato della parola «favola».
Favola deriva dal latino fabula (come si legge anche nella definizione dell’enciclopedia suddetta), che a sua volta viene dal verbo fari (dire, raccontare). Dapprima, presso i Romani, la parola indicò una narrazione di fatti inventati, rappresentati sulla scena. In seguito si chiamarono fabulae racconti brevi e fantastici, i cui protagonisti erano spesso animali (talvolta anche uomini e piante), e che avevano lo scopo di suggerire insegnamenti morali. Un racconto di questo tipo, breve e scritto con l’intento di insegnare qualcosa, si chiama anche «apologo».
Nel Medioevo fabula si abbreviò in faula, da cui nacque il vocabolo fola nel duplice significato di fantasticheria e falsa notizia, frottola. Da favola deriva il termine favolista che significa (tutti lo sappiamo) scrittore, narratore di favole. La favola, dunque, è tanto antica quanto la storia dell’uomo; e dell’uomo costituisce uno specchio mirabile, ponendone in luce  vizi e virtù. Attraverso le favole possiamo ricostruire una galleria di tipi e di difetti umani, e imparando a conoscere gli altri, possiamo anche scoprire certe debolezze, che non sospettavamo, proprio dentro noi stessi...
Anche il termine fiaba deriva dal latino fabula, divenuto flaba nel latino parlato e successivamente fiaba.  Quindi favola e fiaba hanno la stessa origine, solo che per fiaba si intende un racconto che narra vicende fantastiche con personaggi creati dalla fantasia, dotati tutti di straordinari poteri, capaci di fare incantesimi, prodigi e magie di ogni genere. Anche nelle fiabe, come nelle favole, compaiono spesso animali parlanti, ma quasi sempre sono protagonisti donne ed uomini, principesse e principi, trasformati in animali per qualche malvagio incantesimo. Ma essi (ad esempio per la costanza di una fanciulla innamorata o il coraggio di un giovane ardimentoso) finiscono per avere la vittoria sui malvagi. E tutto si risolve con la punizione dei cattivi seguita naturalmente da matrimoni, grandi festeggiamenti e pranzi che non finiscono più.
Come sono nate le fiabe? Ecco un esempio che riguarda le fiabe popolari ungheresi: in tempi lontani, quando non c’erano ancora le lampade elettriche, nel filatoio il fuoco del camino faceva un po’ di luce; e lì, le lavoratrici si riunivano;   mentre lavoravano qualcuna  tra loro raccontava qualche fiaba. Era il loro divertimento raccontare ed ascoltare le fiabe durante il faticoso lavoro quotidiano. In esse i protagonisti ottengono sempre un notevole miglioramento di vita: ad esempio le povere ragazze diventano principesse, regine; pure i maschi poveri, manifestano i loro desideri, i loro sogni di miglioramento nella vita quotidiana. I poveri buoni sempre vincono contro i cattivi ricchi. Le favole e le leggende popolari, quindi, sono nate come racconti orali e sono state tramandate. Non conoscendo precisamente le loro autrici ed autori, si definiscono «popolari». Poi, per fortuna, alcuni scrittori le hanno raccolte e trascritte per salvarle e ricordare per sempre. Grazie a loro ora le conosciamo e possiamo leggere nei libri le fiabe da raccontare ai nostri figli.
Come è la struttura della fiaba? Ricorriamo all’aiuto di Vladimir Propp, studioso russo, che alle fiabe e alla loro struttura dedicò tre delle sue opere fondamentali, divenute famose nel mondo.
Secondo Propp, tanto tempo fa accadeva qualcosa che era molto simile a ciò che viene narrato nelle favole: nelle società primitive i ragazzi prima di essere ammessi a far parte del mondo degli adulti venivano sottoposti a difficili prove (proprio come i protagonisti delle fiabe che prima di sposarsi devono cimentarsi in molte straordinarie imprese). I giovani erano obbligati a partecipare  alle cerimonie religiose e sociali, i cosiddetti riti iniziatici o di iniziazione,  durante il periodo di prova e di preparazione alla loro vita di adulti.
Propp oltre alle sue ricerche sulle radici storiche della fiaba, ha cercato anche di individuare gli elementi costanti, stabili, che ricorrono in ogni racconto fiabesco e ne costituiscono, per così dire, l’ossatura portante o struttura. Tali elementi sono le funzioni dei personaggi, che nel sistema di Propp sono trentuno: allontanamento, divieto, infrazione, investigazione, delazione, tranello, connivenza, danneggiamento (o mancanza), mediazione, consenso dell’eroe, partenza dell’eroe, l’eroe messo alla prova dal donatore, reazione dell’eroe, riconoscimento dell’eroe, smascheramento del falso eroe o dell’antagonista, trasfigurazione dell’eroe, punizione dell’antagonista, nozze dell’eroe, etc., tanto per citare alcune delle più famose.
Naturalmente non tutte compaiono necessariamente in ogni fiaba: nella successione obbligatoria avvengono dei salti, delle aggregazioni e sintesi, che però non contraddicono la linea generale. Ogni «funzione» può comprendere il suo contrario: il «divieto» può essere rappresentato da un «ordine» positivo.
Oltre la teoria antropologica sono state formulate altre teorie circa l’origine delle fiabe, considerate avanzi di antiche mitologie (teoria mitica) o, più precisamente, dei miti solari dell’India (teoria indianista), oppure ricondotte ai sogni (teoria psicanalitica).
I primi e più cospicui esempi di raccolte di fiabe letterariamente rielaborate vengono dall’Oriente («Pañcatantra», «Mille e una notte»). In Occidente, invece, la fiaba fu del tutto inesistente come genere autonomo sia presso i Greci che presso i Romani. Nel medioevo fu oggetto di trasmissione orale, finché, a partire dal quattrocento, acquistò il massimo rilievo nella letteratura europea, attraverso le fiabe drammatiche di Shakespeare («Sogno d’una notte di mezza estate», «La tempesta») e più tardi di C. Gozzi, di F. Fouqué, di A. von Platen, di H. Ch. Andersen, e così via, mentre nella sua normale forma narrativa veniva presentata da G. Basile e portata alla migliore elaborazione artistica da Ch. Perrault. Ma fu merito precipuo dei fratelli Grimm quello di sottolineare l’importanza dell’origine popolare della fiaba e di promuovere raccolte sistematiche di fiabe secondo precisi criteri di fedeltà al dettato originale.
 





Brano tratto dall'introduzione al testo " Da padre a figlio , Fiabe e leggende popolari magiare " , di MELINDA TAMÁS-TARR , prefazione di Marco Pennone, edizione O.L.F.A. , Ferrara 1997. 
La nuova edizione (un po' modificata) di questa raccolta di fiabe e leggende popolari magiare finalmente   recentemente  è  uscita (21 maggio 2010) in un unico volume ed è acquistabile su lafeltrinelli.it:

Melinda Tamás-Tarr : Giornalista e pubblicista con  postuniversitario Master editoriale di informatica di II livello per Medioevo con specializzazione del giornalismo storico scientifico del 4 febbraio 2009 (iscritta all’albo dei Giornalisti Italiani e Ungheresi) –  Docente di Lingua e Letteratura Ungherese-Storia-Italiano/LC2 (italiano per stranieri con postuniversitario Master universitario di II livello del 12 giugno 2009)  – Traduttrice/Interprete e Mediatore  linguistico-culturale, consulente linguistico giudiziario .

OSSERVATORIO LETTERARIO - *** Ferrara e l’Altrove *** - Rivista di Letteratura e Altre Arti - ISSN: 2036-2412  No-profit - 44121 FERRARA
Dir. Resp./Edit./Titolare/Editore: Prof.ssa  Melinda B. Tamás-Tarr Dr.*
Felelős igazgató, főszerkesztő, kiadó és tulajdonos: Dr. Bonaniné Dr. Tamás-Tarr Melinda*
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