lunedì 29 luglio 2019

ECTOMUSICA, di Fabio Bottaini




Fabio Bottaini
ECTOMUSICA
        
      

     Da quasi 30 anni mi occupo di stati di coscienza non ordinari. Probabilmente questo ha determinato il mio amore per la Musica, in special modo per l’improvvisazione. 
   Dopo aver attraversato diverse esperienze, principalmente in ambito jazzistico, nel 1985 ho cominciato ad occuparmi di un particolare tipo di ricerca, che ho chiamato Ecto Musica: si tratta di improvvisazioni al pianoforte eseguite in stato “modificato“ di coscienza, in “ambiente” opportunamente preparato. 
   Per ambiente intendo lo spazio psico-fisico nel quale avviene l’esperienza, spazio in cui l’atteggiamento mentale degli ascoltatori gioca un ruolo attivo e determinante ai fini del processo creativo in atto. Prima di iniziare a suonare, infatti, si cerca di creare un clima energetico favorevole fra noi partecipanti, utilizzando varie tecniche. Molto importante è anche la posizione fisica che si assume poi per l’ascolto: quella sdraiata è la migliore. 
   Questa preparazione favorisce un approccio alla musica assai meno influenzato dall’atteggiamento critico della mente razionale. Si crea così una profonda sinergia, una sorta di fusione fra tutti noi e la musica che scaturisce è il risultato di questa “collaborazione energetica collettiva”. 
   Chi partecipa all'esperienza viene messo in condizione di effettuare un “viaggio” all'interno di sé stesso e di accedere a dimensioni spesso inesplorate... Alla fine si “riemerge” con una straordinaria sensazione di benessere, come aver fatto il “pieno” di energia.      Fabio Bottaini
                                                                                                                                   
       
Fabio Bottaini ,  note sull'autore

Fabio Bottaini nasce a Lucca il 10/02/1958. Fin dalla prima infanzia dimostra interesse per gli strumenti a tastiera. A 19 anni inizia gli studi classici di pianoforte, ma ben presto si accorge di essere molto più attratto dal creare musica che non dall’interpretarla, decidendo così di continuare gli studi come autodidatta.  Inizia anche a lavorare come tastierista in alcuni gruppi jazz-rock, svolgendo con successo attività concertistiche che gli danno modo di proporre le proprie composizioni. Ma lo studio assiduo del pianoforte e la scoperta di musicisti come Chick Corea, Herbie Hancock e in seguito Bill Evans e Keith Jarrett, lo orientano sempre più verso il jazz acustico e, nel 1985, comincia a lavorare professionalmente nei clubs.
    Col passare del tempo, il piano solo e il trio diventano le situazioni da lui preferite. Nell‘86 costituisce i “First Trip”, con Roberto Fatticcioni (b.) e Gianni Parodi (batt.); nell ‘87 l’ “Estatic Trio”, con Giuliano Passaglia (b.) e Angelo Ferrua (batt.); nell ‘89 l’ “Ecto Jazz Ensemble”, con Nicola Vernuccio (b.) e Stefano Bambini (batt.), ai quali si sostituiscono, nel ‘91, Lello Pareti (b.) e Walter Paoli (batt.). Infine, nel ‘92, subentrano Amedeo Ronga (b.) e Paolo Corsi (batt.). Nel ‘93, insieme alla cantante pisana Roberta Pierazzini, da vita al progetto “Jazz in Italiano”, con testi di Roberta in italiano su composizioni proprie.
Afo Sartori, giornalista e critico jazz, così lo tratteggia:
     <Pianista compositore, dal 1985 vive professionalmente di jazz, dopo aver passato anni in studi furibondi e autodidatti. Musicista dal “garbo spericolato”, per certe reminiscenze romantiche che gli vengono da Bill Evans, per l’amore d’avventura alla Keith Jarrett,  per talune estasi dove ribollono echi di Cecil Taylor, rivela ben degne attitudini musicali, messe a punto da una tecnica raffinata e dalla tendenza netta a non soffermarsi sull’acquisito, ma propenso a scavare nell’arte del pianoforte con “tocco” sapiente e senza mai disdegnare lampi di finezza armonica. Inoltre detiene anche la classe, rarissima di questi tempi, di evitare la presunzione di farci sentire quanto è bravo, poggiandosi esclusivamente sull’enfasi tecnica e su esercizi di meccanica scontata e virtuosistica. Uno di quei musicisti, insomma, che gli iniziati chiamano “talenti degni di maggiore attenzione”.> 
    Dall’ ‘86 è anche impegnato in un suo particolare progetto: si tratta di continue improvvisazioni eseguite cercando di ignorare gli “influssi” tipici dell’emisfero cerebrale sinistro (spirito critico, giudizio estetico, razionalità). Il risultato è una musica libera da qualsiasi tipo di vincolo strutturale armonico che lui chiama “Ecto Musica”. Anche gli ascoltatori vengono opportunamente preparati in modo da favorire un approccio alla musica assai meno influenzato dall’atteggiamento critico della mente razionale. Si crea così una profonda sinergia, una sorta di fusione fra chi suona e chi ascolta e la musica che scaturisce è il risultato di questa “collaborazione energetica collettiva”. 





Fonte : http://spazioinwind.libero.it/ectomusica/ent.htm  









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