venerdì 2 agosto 2019

CHI AMARE ? di Padre Alberto Hurtado



CHI AMARE ?
di Padre Alberto Hurtado
         
Riflessione personale scritta nel 1947 di Padre Alberto Hurtado Cruchaga (1901-1952) , Sacerdote Gesuita Cileno Beatificato nel 1994.

Chi amare? Tutti i miei fratelli dell'umanità. Soffrire con i loro fracassi, con le loro miserie, con l' oppressione di cui sono vittime. Rallegrarmi delle loro allegrie. Cominciare per trarre di nuovo al mio spirito tutti quelli che ho trovato nel mio cammino: quelli da cui ho ricevuto la vita, coloro che mi hanno dato la luce e il pane. Quelli con i quali ho condiviso tetto e pane. Coloro che ho conosciuto nel mio rione, nel mio collegio, nell' Università, nel quartiere, nei miei anni di studio, nel mio apostolato… Quelli con cui ho combattuto, a quelli che ho causato dolore, amarezze, danno… A tutti quelli che ho soccorso, aiutato, liberato da qualche problema… quelli che mi hanno contraddetto, mi hanno disprezzato, mi hanno fatto del danno. Quelli che ho visto nelle baracche, nelle capanne, sotto i ponti. Tutti quelli di cui ho potuto indovinare la disgrazia, visionare le loro inquietudini. Tutti quei bambini pallidi, di facce sprofondate… Quei tisici dell' ospedale San Giuseppe, i lebbrosi di Fontilles… Tutti i giovani che ho trovato in un circolo di studi… Quelli che mi hanno insegnato con i libri che hanno scritto, con la parola che mi hanno diretto. Tutti quelli della mia città, degli altri paesi, quelli che ho trovato in Europa, in America… Tutti quelli del mondo: sono miei fratelli.

Rinchiuderli nel mio cuore, tutti in una sola volta. Ognuno nel suo posto, perché, naturalmente, vi sono posti differenti nel cuore dell' uomo. Essere pienamente cosciente del mio immenso tesoro, e con una offerta vigorosa e generosa, offrirli a Dio. Fare nel Cristo la unità dei miei amori. Tutto questo in me come un' offerta, come un dono che scoppia nel petto; un movimento del Cristo nel mio interiore che sveglia e avviva la mia carità; un movimento dell' umanità, per me, verso il Cristo. Questo è essere sacerdote!

La mia anima giammai si aveva sentito più ricca, giammai era stata trascinata da un vento così forte, e che partiva dalla parte più profonda di se stessa; giammai aveva riunito en se stessa tanti valori per elevarsi con essi verso il Padre.

Spinto dalla giustizia e animato per l' amore.

Combattere, non tanto gli effetti, quanto le sue cause. Che guadagniamo gemendo e lamentandoci? Lottare contro il male corpo a corpo. Meditare e ritornare a meditare il vangelo del cammino di Gerico (Cfr. Lc 10,30-32). L' agonizzante del cammino è il disgraziato che trovo ogni giorno, ma è pure il proletariato oppresso, il ricco materializzato, l' uomo senza grandezza, il poderoso senza orizzonte, tutta l' umanità del nostro tempo, in tutti i suoi settori.

Prendere in primo luogo la miseria del popolo. È la meno meritata, la piú tenace, quella che più opprime, la più fatale. E il popolo no ha nessuno che lo preservi, per toglierlo dal suo stato. Alcuni si compatiscono di lui, altri lamentano i loro mali, ma, chi si consacra tutto intero ad intaccare le cause profonde dei suoi mali? Di qui la inefficacia della filantropia, della sola assistenza, che è un impiastro sulla ferita, ma non il rimedio profondo. La miseria del popolo è del corpo e dell' anima allo stesso tempo.

La prima cosa, amarli: amare il bene che si trova in loro, la loro semplicità, la loro rudezza, la loro audacia, la loro forza, la loro franchezza, le loro qualità per lottare, le loro qualità umane, la loro allegria, la missione che realizzano davanti le loro famiglie… amarli fino a non poter sopportare le loro disgrazie… Prevenire le cause dei loro disastri, allontanare dai loro focolari l'alcolismo, le malattie veneree, la tubercolosi. La mia missione non può esser soltanto consolarli con belle parole e lasciarli nella loro miseria, mentre io pranzo tranquillamente, e mentre nulla mi manca. Il loro dolore deve fami male: la mancanza d' igiene delle loro case, la loro alimentazione deficiente, la mancanza di educazione dei loro figli, la tragedia delle loro figlie: che tutto quello che li impiccoliscono, che laceri pure me.

Amarli per farli vivere, affinché la vita umana si sviluppi in loro, affinché si apra la loro intelligenza e non rimangano arretrati. Che gli errori ancorati nel loro cuore mi tormentino continuamente. Che le bugie o le illusioni con le quali li inebriano, mi tormenti; che i giornali materialisti con cui li illustrano, mi irritino; che i loro pregiudizi mi stimolino a mostragli la verità.

E questo non è altro che la traduzione della parola "amore". Li ho messi nel mio cuore perché vivano come uomini della luce, e la luce no è che il Cristo, vera luce che illumina ogni uomo che viene a questo mondo (Gv 1,9). Tutta la luce della ragione naturale è luce del Cristo; tutta conoscenza, tutta scienza umana. Cristo è la scienza suprema.

Ma Cristo porta loro un' altra luce, una luce che orienta le loro vite verso lo essenziale, che offre loro una risposta alle loro domande più angustianti. Perché vivere? A che destino furono chiamati? Sappiamo che vi è una grande chiamata di Dio sopra ognuno di loro, per farli felici nella visione di Lui stesso faccia a faccia (1Cor 13,12). Sappiamo che furono chiamati ad ampliare lo sguardo fino a saziarsi dello stesso Dio. E questa chiamata è per ognuno di loro, per i più miserabili, per i più ignoranti, per i più abbandonati, per i più malvagi tra di loro. La luce del Cristo brilla fra le tenebre per tutti loro (Cfr. Gv 1,5). Hanno bisogno di questa luce. Senza questa luce saranno profondamente disgraziati.

Amarli appassionatamente nel Cristo, affinché la somiglianza divina progressi in loro, affinché si rettifichi nel loro interiore, affinché abbiano orrore di distruggersi o di diminuire, affinché abbiano rispetto della sua propria grandezza e della grandezza di ogni creatura umana, affinché rispettino il diritto e la verità, affinché ogni essere spirituale si sviluppi in Dio, affinché trovino nel Cristo la coronazione della loro attività e del loro amore, affinché le sofferenze del Cristo siano loro utili, affinché le loro sofferenze completino le sofferenze del Cristo (Cfr. Col 1,24).

Se li amiamo, sapremo quello che dovremo fare per loro. Risponderanno essi? Si, in parte. Dio vuole che sopratutto mi impegni, e nulla si perda di quello che si fa nell' amore.






Fonte  :  www.padrealbertohurtado.cl  ;  www.santuariopadrehurtado.cl ; www.hogardecristo.com ;  www.uc.cl/hurtado/
Riflessione personale scritta nel 1947 di Padre Alberto Hurtado Cruchaga (1901-1952) , Sacerdote Gesuita Cileno Beatificato nel 1994.






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