giovedì 25 luglio 2019

Albrecht Dürer : "APOCALISSE CUM FIGURIS" , di Alessio Varisco



Albrecht Dürer : "APOCALISSE CUM FIGURIS"
di Alessio Varisco


 
Tavole e schede iconografiche
dell’“Apocalisse” XILOGRAFICA DI
Albrecht Dürer

«Apocalisse cum figuris»


 
Apocalisse di Albrecht Dürer, Norimberga
- 16 xilografie: illustrazioni di un testo stampato sul retro in lingua tedesca e in latino, per le due edizioni.
- Mediamente le dimensioni dei legni delle tavole –che variano leggermente in grandezza per ciascuna tavola- misurano circa 39 x 28 cm.
- La prima pubblicazione è risalente al 1498; nel 1511 sono state rieditate -per una nuova edizione in latino con il frontespizio che non figurava nella prima edizione- con sole 15 xilografie.
- Le illustrazioni dell’Apocalisse sono dunque 14, oltre al frontespizio ed alla prima tavola tratta dalla Vita di San Giovanni,.
- Tranne il frontespizio tutte le tavole sono segnate dal monogramma dell’artista (una “D” inscritta in una “A” più grande).
 
 
 
Frontespizio
«Apocalipsis cum figuris»
[scritto in caratteri gotici]
Foglio 483 x 322 mm
[La Vergine appare a San Giovanni con il bambino in braccio]

Descrizione della tavola
La tavola si presenta con un titolo sotto cui è inciso un particolare perimetro che ricorda vagamente uno scudo arrotondato in basso e con lo spigolo in alto a sinistra non delimitato. Sulla destra è posta la Madonna che sta apparendo a San Giovanni; l’illustrazione della Vergine è tipica dell’Apocalisse: con il capo coronato e con un diadema di stelle sopra la corona, viene mostrata di profilo con il bambino in braccio e una falce di luna che la delimita in basso. Dalla sua figura si dipartono dei raggi di luce che occupano quasi tutto lo spazio in alto della tavola. In basso il bordo è delimitato da una frangia di nuvole: sulla sinistra scorgiamo l’Aquila, simbolo dell’Evangelista. Al centro San Giovanni rappresentato in atto di scrivere su di un libro, poggiati davanti a lui un calamaio e un portapenne. Con la mano sinistra aperta San Giovanni sembra aprirsi al colloquio con la Madonna. Il volto del santo è qui rappresentato con la barba, assente invece nel resto delle tavole.


 
Tavola 1
 
Dalla Vita di San Giovanni: il martirio del Santo
 
Foglio 493 x 325 mm (legno 392 x 279 mm)
 
 

 
Descrizione della tavola
La prima tavola descrive San Giovanni -in basso a destra- all’interno di un pentolone, a mani giunte dallo sguardo sofferente rivolto a destra che fugge la vista dei suoi carnefici. In primo piano uno degli aguzzini gli attizza il fuoco con un mantice mentre, dietro al santo, un secondo persecutore versa olio bollente sul capo di San Giovanni impiegando un recipiente dal lungo manico. Sotto ad un baldacchino -sulla sinistra- è seduto in trono Domiziano, che assiste allo spettacolo con aria fosca e truce, attorniato dai suoi assidui adepti e dalle sue guardie. In primissimo piano a terra troviamo alcuni particolari: una spada, un pezzo di legno e ai piedi del sovrano –acciambellato- un cagnolino, simile ad un pechinese.
Un muro basso divide la scena del martirio dal resto della tavola da, mentre dietro si scorge una folla corsa ad assistere lo spettacolo e alcuni soldati in armatura. Un tronco di albero sullo sfondo e lo scorcio di una città rinascimentale del nord.
 

 
Tavola 2
 
Il Figlio dell’uomo in mezzo ai sette candelabri
(Ap. 1, 12-16)
 
Foglio 490 x 323 mm (legno 393 x 281)
 
 

 
Descrizione della tavola
In alto campeggia -al centro tavola- Gesù Cristo, adagiato tra le nubi -circolari come arcobaleni- che lo circondano e che, Gli fanno da trono. Il Figlio dell’uomo è rappresentato con un volto fiammeggiante, la testa circondata da raggi a forma di croce, la spada che si diparte dalla sua bocca fino a lambire il libro che Egli tiene aperto con la mano sinistra, reggendolo in modo da renderne possibile la lettura allo spettatore. La mano destra è alzata al cielo e da essa emana una corona di sette stelle. La tunica che lo veste è ampia, mossa, chiusa in vita da una ricca cintura. Poggiati sulle nuvole, a destra, a sinistra e al centro lo circondano sette candelabri molto alti, tutti lavorati in modo simile ma anche diversi l’uno dall’altro. Le candele, sottili, sono tutte accese. San Giovanni, a sinistra, è inginocchiato, visto di scorcio, il volto diretto ai piedi del Figlio d’Uomo. Il mantello del santo è ampio, tutto a pieghe che riprendono il motivo mosso e circolare delle nubi. Così pure i capelli sono ricci, molto lavorati come il piedistallo dei sette candelabri; le mani sono congiunte in atto di preghiera.
 


 
Tavola 3
 
Visione della Gloria di Dio e dell’Agnello
(Ap 4-5)
 
Foglio 490 x 323 mm (legno 393 x 281 mm)
 
  
 
Descrizione della tavola
La tavola è divisa in due scene: in alto al centro San Giovanni poggia sulle nubi e contempla la visione del quarto e quinto capitolo dell’Apocalisse. Un idilliaco paesaggio fluviale -in basso- del nord. Il contrasto tra le due parti è fortissimo e tende a meglio rendere il carattere di “visione” della parte alta della pagina.
In basso il paesaggio è placido. Ci prospetta la natura boschiva e collinosa della Germania; al centro un castello gotico; il cielo è terso. Sopra però è una coltre di nubi e, dalle nubi, raggi infuocati e due teste d angeli che soffiano vento.
I due terzi superiori della tavola sono spalancati sulla visione celeste, delimitata ai lati dallo scorcio delle due porte aperte e in alto da un arcobaleno infuocato, dalle cui fiamme altre teste d’angelo soffiano. Al centro della scena Dio in trono circondato da una mandorla di luce, sopra di lui i sette candelabri, ai quattro lati i quattro viventi, sul suo grembo il libro dall’agnello (con sette corna e sette occhi). Davanti al trono un angelo in volo addita il trono di Dio al mondo. Tutt’attorno alla mandorla della Gloria di Dio i ventiquattro vegliardi incoronati: quelli del primo cerchio offrono a Dio la loro corona, gli altri suonano l’arpa.
San Giovanni si trova al centro della tavola, è rivolto verso un vegliardo a sinistra e dai gesti si intuisce che stanno parlando.

 


Tavola 4
 
Dai sette sigilli: i quattro cavalieri
(Ap 6,1-8)
 
Foglio 493 x 325 mm (legno 393 x 278 mm)
 
  
 
Descrizione della tavola
La tavola e la raffigurazione prospettica dell’ingresso dei quattro cavalieri, all’apertura dei primi quattro sigilli. In realtà ciò che appare a prima vista sono soltanto tre cavalieri che irrompono prospetticamente nel quadro. Il più appariscente è il cavaliere del terzo sigillo il cui forte cavallo occupa il centro della tavola, sormontato dal cavaliere più forte e vigoroso, bardato come un signore rinascimentale dai capelli ricci e dagli occhi senza pupilla ne iride, come quelli di una statua equestre con la mano sinistra tiene le redini del cavallo, con la destra levata in alto e indietro rispetto al dorso tiene una bilancia che va a finire sul bordo estremo a sinistra della tavola, lambita dai raggi che, da quella parte, piovono sulla scena Gli altri due cavalieri, il secondo e il primo appaiono vieppiù in lontananza e così pure i loro cavalli. Più importanti e visibili i particolari la spada, alzata a seguire la diagonale della tavola, del secondo cavaliere la freccia che sta per essere scoccata, orizzontalmente sull’arco del primo cavaliere. Entrambi questi due cavalieri presentano copricapo di strana foggia. In alto segue il loro andare un angelo ad ali spiegate che si libra tra le nubi. Abbiamo gia detto, del cavaliere del quarto sigillo, che egli si presenta a tutta prima in modo meno appariscente degli altri. Staccato dal gruppo per l’andatura lenta del suo cavallo, è separato dai compagni per tanti altri caratteri: vecchissimo, magro, nudo, se non si considera un corto mantello svolazzante gettato su di una spalla, esso si trova a sinistra della tavola. E la raffigurazione della morte e con entrambe le mani impugna un tridente. La sua cavalcatura è magra, vecchia come luì; si trascina a fatica anche perché tra le sue zampe è sdraiato un vescovo. Morente, egli sta per essere inghiottito da un mostro, all’estrema sinistra, l’Ade, sul quale il cavallo sembra poggiare le zampe posteriori non visibili allo spettatore. Davanti a lui, in primo piano, riversa a terra, una donna e alcuni uomini calpestati da un altro uomo che dall’estrema destra tenta di fuggire all’ira di Dio.
 
 

 
Tavola 5
 
Il quinto e il sesto sigillo      
(Ap 6, 9-16)
 
Foglio 493 x 326 mm (legno 391 x 280 mm)
 
  
 
Descrizione della tavola
Anche questa tavola, come la terza, è divisa in due scene: il quinto e il sesto sigillo appunto. Ma, a differenza dell’altra tavola, qui le due scene sono tra di loro collegate dalla pioggia ad imbuto delle stelle che dal punto centrale del primo piano della scena in alto, scende sullo sfondo della scena che si svolge in basso. Inoltre il sole a sinistra e la luna a destra, che dovrebbero appartenere per contenuto alla scena in basso, sono in realtà separate da essa dalla frangia di nubi che divide dallo spazio della tavola due triangoli laterali, simmetrici, i quali si dipartono con il vertice nel punto di origine della pioggia di stelle e pongono le loro basi ideali sui bordi sinistro e destro della tavola stessa.
Questo complesso di presenze astronomiche unisce dunque visione celeste a visione terrestre e nello stesso tempo rende la tavola particolarmente magmatica e fluida.
In alto si svolge la scena del quinto sigillo. In piedi, dietro ad un altare, un angelo distribuisce le tuniche bianche ai martiri; altri cinque angeli Io aiutano. Uno di essi a sinistra aiuta ad alzarsi un martire ancora ignudo. Davanti all’altare, a destra, altri martiri sono già completamente vestiti, conversano tra loro e, inginocchiati, pregano. Sotto la scena è all’opposto carica di terrore e crudele. Colpite dalla pioggia di una miriade di stelle, le genti si coprono il volto, urlano, tentano di fuggire, sono inghiottite dalla terra. A sinistra, in primo piano una donna tenta invano di proteggere il figlioletto; a destra un re, un papa, un vescovo e un monaco stanno morendo. Il re sostiene tra le braccia la regina che ha il volto completamente nascosto da un fazzoletto. Solo sullo sfondo un pellegrino sta bruciando e si aggrappa alla terra.

 


Tavola 6
 
I quattro angeli che trattengono i venti e l’unzione degli eletti
(Ap 7, 1-8)
 
Foglio 492 x 335 mm (legno 392 x 281 mm)
 
  
 
Descrizione della tavola
La scena, molto unitaria e compatta anche se riunisce momenti diversi del racconto, si presenta come un quadro in aperta campagna. A sinistra, arroccati su di un picco, attorno ad un maestoso e idealizzato albero carico di frutti, i quattro angeli guardano al cielo e fanno la guardia ai venti. Questi, come teste dalle guance gonfie sibilano la loro furia, a stento trattenuta. In cielo, al centro l’Angelo carico della croce, grida agli angeli di trattenere i venti perché siano segnati gli eletti. Ciò fa supporre che l’albero sia quello del paradiso terrestre, dal quale sull’uomo è caduto ogni male, da cui solo la croce potrà salvarlo. Sullo sfondo montagne e campagne. A destra un angelo attinge al sangue di Cristo contenuto nel calice per segnare gli eletti con il segno della croce redentrice; davanti a lui la folla si accalca. In ginocchio, a mani giunte, un uomo ha già ricevuto la croce sulla fronte (autoritratto del Dürer, come afferma il Van der Meer?).
 


 
Tavola 7
 
Le prime quattro trombe e l’aquila che annuncia le ultime tre trombe
(Ap 8, 1-13)
 
Foglio 482 x 324 mm (legno 393 x 278 mm)
 
 

 
Descrizione della tavola
Questa tavola, che pure descrive, come la tavola 3 e la tavola 5 due scene, quella celeste in alto e quella terrestre in basso, presenta una grande unitarietà tra le due parti grazie soprattutto ai due angeli che al centro, con le loro lunghe trombe uniscono idealmente il vertice (capo di Dio) alla base (orizzonte terrestre) di quel triangolo compositivo che sta, sebbene a prima vista nascosto, al fondamento strutturale di questa tavola.
In alto, al centro, dicevamo è Dio. Egli sta ancora distribuendo agli ultimi due angeli la loro tromba. Gli altri l’hanno già ricevuta: i quattro anzi stanno già dando fiato alla loro tromba. Davanti a Dio, sull’altare l’Angelo sta offrendo l’incenso, la preghiera dei martiri. L’altare è visto frontalmente ed è tutto lavorato e ricoperto da una tovaglia preziosa. Questa scena superiore è separata anche qui dalle nubi che celano alla terra la visione celeste e anche qui, come nella tavola 5, sole e luna rispettivamente a sinistra e a destra sono in qualche modo separati dalla natura da due, qui più piccoli, triangoli di nubi: quasi a dire che ora il normale ciclo del giorno e della notte è sconvolto. L’aquila dei guai al centro si avventa sulla terra, ultimo trait d’union tra cielo e terra.
Sotto, la natura è sconvolta. assente quasi la figura dell’uomo, tranne due disperati naufraghi, piccoli anche se in primo piano. Si tratta di un paesaggio, certo, la scena inferiore. Ma in realtà sarebbe meglio dire di un estuario: in fondo vediamo il mare. E il mare è pure stranamente circondato da scogliere alte come monti. Poi ci sono villaggi e pure una città (in fondo, a sinistra il Van der Meer riconosce Wurzobourg). Questo paesaggio è in preda alle fiamme e alla grandine della prima tromba a destra; a sinistra due mani spingono in mare la massa incandescente della seconda tromba, le navi precipitano a picco; sempre a sinistra la stella immensa della terza tromba cala a picco dentro ad un pozzo quadrato; del sole e della luna colpiti per un terzo dalla quarta tromba abbiamo già detto e ora aggiungiamo alla sinistra, mescolate -al fuoco e alla grandine, la terza parte delle stelle.
 


 
Tavola 8
 
L’angelo della sesta tromba la liberazione dei quattro angeli dell’Eufrate        
(Ap 9, 13- 21)
 
Foglio 497 x 328 mm (legno 398 x 292)
 
 

 
Descrizione della tavola
A differenza delle tavole 3, 5 e 7 che presentano due scene divise quella celeste e quella terrena, raccordate poi sapientemente da Dürer, questa tavola che pure vede in alto il cielo e la visione di Dio e in basso la strage degli uomini, non ha bisogno di raccordi strutturali. Sono quasi scomparse infatti qui le nubi che separano i due “regni”. Il motivo e chiaro sono gli stessi angeli di Dio ad irrompere sulla terra e lo stesso esercito di Dio a sterminare gli uomini, tranne un “resto Cielo e terra sono quindi qui intimamente uniti.
Saltando l’illustrazione della quinta tromba, Dürer passa dunque a descrivere la sesta In alto al centro sopra l’altare, Dio in gloria ha gia raccolto le trombe suonate in precedenza. Dai quattro lati dell’altare, quattro volti lanciano la loro voce per reclamare la liberazione dei quattro angeli dell’Eufrate. A sinistra un angelo contempla ciò che sta avvenendo, a destra il sesto angelo dà fiato alla sua tromba, vestito con abiti liturgici Appena più in basso, sotto il trono, spazzando con il loro arrivo le nubi, compaiono i cavalieri celesti che cavalcano le loro bestie favolose: cavalli con code di serpente e teste di leone che alitano fuoco, fumo e zolfo. L’entrata di questa cavalleria ricorda i tre cavalieri dei primi tre sigilli.
Scendiamo ancora: in basso la terra è solo un lontano ricordo, nello sfondo inesplicabilmente sereno di un villaggio tra montagne e fiume I quattro angeli dell’Eufrate, grandi e terribili, le spade sguainate e alzate sulle loro teste, colpiscono gli uomini, i quali gia sono in gran parte riversi al suolo in un ammasso di cadaveri e morenti. I due angeli in secondo piano stanno in questo momento scegliendo la loro vittima a sinistra uno sta per decapitare la donna che tiene per i capelli, a destra l’altro si avventa su di un vecchio borghese In primo piano a sinistra il terzo angelo, con due mani brandisce la spada contro un cavaliere riverso sul suo cavallo; il quarto a destra sta agguantando un pontefice che riverso a terra aspetta urlando il colpo della spada gia alzata su di lui. Poco dietro al pontefice un cardinale è già stato ucciso e un re è morente.



 
Tavola 9
 
L’Angelo Forte porge a San Giovanni il libro da divorare
(Ap 10, 1-11)
 
Foglio 494 x 33l mm (legno 394 x 283 mm)
 
 

 
Descrizione della tavola
Rispetto alle precedenti illustrazioni rappresenta una pausa: questo d’altronde ben risponde allo stesso ritmo del Libro dell’Apocalisse che nell’apparizione dell’Angelo Forte vede un momento di riflessione che prepara al suono della settima tromba. Una pausa, dicevo, nella tavola, che si presenta rispetto alle precedenti meno complessa, meno dinamica, tutta incentrata com’è su due soli personaggi l’angelo e San Giovanni.
La scena si svolge all’aperto, in un paesaggio marino (dal momento che sul mare — come dice il testo — poggia il piede destro dell’Angelo) che e pero molto poco marino e molto fluviale e boschivo stando alle rocce in primo piano e agli alberi che fanno, vigorosi, da quinta sulla destra. Se si fa eccezione dell’altare in alto a sinistra circondato da un sintetico arcobaleno, da nuvole appena accennate e da alcuni angioletti bambini, tutta la scena si svolge su di un unico piano di realtà, e anche questa e una differenza con le tavole precedenti Un terzo personaggio, quasi mimetizzato dalle nuvole del cielo e dalle fronde degli alberi, si trova in alto, più a destra un angelo la voce del cielo che comanda a San Giovanni di prendere il libro dalle mani dell’angelo.
Veniamo ora ai due personaggi principali. L’Angelo campeggia al centro della tavola, curiosamente privo di corpo, di lui è visibile la mano destra che indicando l’altare celeste, giura su Dio che il tempo definitivo è giunto. Poi, al centro, la testa circondata da un nimbo e dai raggi di luce quindi le due gambe, colonne la cui parte superiore e fiamma, infine la mano destra che tende a San Giovanni il libro San Giovanni lo prende con tutte e due le mani e sta per divorarlo partendo dal margine inferiore, Il suo volto è teso, angosciato. Egli si trova sulla destra della tavola, inginocchiato. Davanti a lui un altro libro, con gli strumenti dello scrivano. La sua veste tutta a pieghe nervose si lega bene agli anfratti del terreno su cui si trova in questo momento.




 
Tavola 10
 
La donna e il drago
(Ap 12,1-6)
 
Foglio 492x33l mm (legno 390 x 279 mm)
 
 

 
Descrizione della tavola
La tavola, che rappresenta uno dei capitoli centrali e più discussi del libro, ha la particolarità - non avere reali punti di riferimento strutturali, né veri e propri piani, né punti di maggior o minor salto, se si fa eccezione per la figura in alto, di Dio Padre al quale —non presente nel testo— viene lato da Dürer un particolare risalto. Egli si trova infatti al centro e a capo della tavola, su di uno terso, in atto di benedire. È Lui, a mio parere il punto fermo e l’unico vero protagonista della scena Questa e dunque estremamente fluida e sfuggente In basso abbiamo solo un accenno di terreno e di acque; al centro la Donna e il Drago più che fronteggiarsi se ne stanno l’una di fianco all’altro e sembrano ignorarsi In alto a destra il terzo delle stelle trasforma il cielo in un pirotecnico scenario a sinistra il figlio maschio rapito su di un mantello da due angeli bambini e sorvegliati da un terzo angelo, si confonde in realtà tra le nubi.
Alla Donna sono gia state date le ali la sua figura e calma, serena, statica La rabbia del Drago ripugnante con le sue sette teste di differenti animali e la sua coda che guizza fino al cielo come una stella filante, è in realtà una rabbia impotente. Così pure il flusso d’acqua che esce da una delle sue bocche non illude nessuno mai riuscirà a travolgere la Donna che posa sulla falce di luna, come su di una barchetta fatata.
 


 
Tavola 11
 
Michele e i suoi angeli combattono il drago
(Ap 12, 7-8)
 
Foglio 492 x 330 mm (legno 393 x 282 mm)
 
  
 
Descrizione della tavola
Questa tavola, come la tavola 3, è nettamente divisa in due parti, delle quali la prima in alto che rappresenta la lotta tra la potenza di Dio e le potenze infernali comprende i due terzi del foglio; alla seconda parte in basso, un paesaggio di sogno, (tra colline, montagne, fiume un villaggio) e invece concesso meno di un terzo dello spazio. Non è l’unico squilibrio voluto, nel tempo in cui la parte superiore -lavoratissima, ricca di contrasti, di particolari e di tensione- la parte sottostante e disegnata con tratto nitido, con assenze di chiaro-scuro.
Se capovolgiamo questa tavola non fatichiamo a leggere questo paesaggio come un gioco di nuvole in cielo sopra ad un cupo groviglio. E chiaro l’intento di Dürer: quella scena che avviene in alto, non è in realtà un evento celeste, ma una calata degli angeli nel regno delle tenebre, degli inferi. Guardando la lotta tra l’arcangelo Michele e i suoi tre angeli e il drago ripensiamo alla tavola 8. Qui gli angeli sono più terribili e più severi. Il loro sguardo è teso, cupo. Al centro, ad ali spiegate, lievemente spostato però verso sinistra l’Arcangelo Michele come un direttore d’orchestra vibra la sua lancia in una gola del drago. Questa lancia è strutturalmente importante: è il primo piano della scena. Importanti sono pure l’arco dell’angelo a destra e la testa del drago che sospesa nel vuoto sta per ricevere la freccia: essa infatti si trova sull’angolo di base di un ideale triangolo. Gli altri angoli sono la gola del mostro trafitto dalla lancia di Michele e la mano dell’Arcangelo stesso.
Sullo sfondo, l’uno a sinistra, l’altro a destra, gli altri due angeli armati di spada e scudo. A denotare la disfatta del drago, il dissolvimento del suo corpo: di lui ora non rimangono che teste sparse, facili da domare, perché indipendenti le une dalle altre, resto di un mostro lacerato.
 


 
Tavola 12
 
La bestia che sale dal mare e quella che sale dalla terra 
(Ap 13-14)
 
Foglio 493 x 328 mm (legno 392 x 280 mm)
 
  
 
Descrizione della tavola
Con un’operazione per lui non insolita, Dürer ci presenta, unendoli in un’unica tavola, due momenti diversi dell’Apocalisse. Non basta ognuno di questi momenti e in realtà sintesi operata con molta libertà su diversi passi dell’Apocalisse che ci parlano di ciò che avviene in cielo per sconfiggere le bestie, e di ciò che avviene sulla terra ad opera di quest’ultime.
La tavola è come molte precedenti divisa in due parti. A queste due parti è stato concesso lo stesso spazio. Nella metà superiore del legno, tra le solite nubi che separano il piano divino da quello umano, vediamo campeggiare una figura del Figlio d uomo’ di Ap 14,14? Sembra di si anche se in realtà è munito di una falce, non di una spada ed è pronto a gettarla sulla terra (Ap 14,16). Egli è circondato da tre angeli, sulla sinistra uno di essi, in preghiera: non ci riesce bene di ritrovano in alcun versetto preciso dell’Apocalisse. Sulla destra l’angelo con la falce di Ap 14,17, sotto di lui un altro armato di spada e caricato della croce molto simile a quella della sesta tavola (Ap 7,2) ma in realtà simbolo della imminente battaglia tra bene e male. Nella metà inferiore è il regno della storia. A destra, dal mare sale la bestia cui il dragone ha conferito forza e potenza: una delle sue teste, quella all’estrema destra, è tutta ripiegata all’indietro «come ferita a morte» (Ap 13,3). Davanti a lei i suoi adoratori, folla multiforme che, a prima vista, si confonde in un unico gruppo con la folla che vien dietro, quella che adora la seconda bestia. Sulla sinistra essa sale dalla terra, meno appariscente ma forse ancor più grossolana e ripugnante della prima. Sopra di lei, dalle nubi, scende una pioggia di fuoco che sembra sangue: è uno dei suoi prodigi. Pochi i particolari paesaggistici un accenno di alberi all’estrema sinistra, una barchetta all’estrema destra, e alcune zolle erbose in primissimo piano. Brevi particolari per indicare che le bestie salgono l’una dalla terra, l’altra dal mare, e che il Drago ha i suoi adoratori in questa storia terrena.

 



Tavola 13
 
Gli adoratori dell’Agnello    
(Ap 14,1-5)
 
Foglio 492 x 326 mm — Legno 392 x 280 mm
 
  
 
Descrizione della tavola
Tavola, fra tutte quelle dell’illustrazione dell’Apocalisse di Dürer, la più densa e affollata. Tutta la scena si svolge in cielo, nel regno dei beati, più precisamente degli eletti, dei martiri. Della terra soltanto un ricordo, in basso all’estremità inferiore della tavola un paesaggio ampio, appena delineato e in primo piano il poggio sul quale sta, inginocchiato San Giovanni, intermediario qui tra cielo e terra.
Tutta la scena è dominata dalla gloria dell’Agnello, in alto al centro della tavola. La gloria irradia luce anche i quattro viventi, ai quattro lati, emanano luce. Nella gloria l’Agnello tiene il vessillo della croce, dal suo petto sgorga il sangue che un vegliardo alla sua destra raccoglie nel calice. L’agnello sta sopra ad una montagnola estremamente stilizzata. Tutto attorno a Lui i ventiquattro vegliardi; sotto di Lui una folla sterminata. Sono i martiri che, con le loro palme, trasformano la parte centrale della sena in un giardino. Tra di essi, di spalle, è uno, molto simile a San Giovanni, immediatamente dietro all’altro San Giovanni, quello che già prima abbiamo visto inginocchiato, al centro, in basso, sulla roccia. In preghiera egli dialoga con uno dei vegliardi.
In preghiera anche alcuni angeli: tra questi due, l’uno a destra ed l’altro a sinistra, appena sopra alla frangia di nubi che delimita brevemente lo spazio celeste, sono ideali sentinelle della visione divina.
 
 

 
Tavola 14
 
La caduta di Babilonia         
(Ap 17-20)
 
Foglio 493 x 326 mm (legno 393 x 279 mm)
 
  
 
Descrizione della tavola
Tavola molto complessa: unitaria nella struttura essa illustra diversi momenti dell’Apocalisse riassunti qui in un racconto dalla trama variegata ed avvincente. La Caduta di Babilonia è da Dürer presagita soltanto: questo toglie al disegno i toni altamente tragici del testo e li sostituisce con un generale clima di narrazione fantastica.
Il particolare più vistoso della tavola è quello della prostituta, fanciulla riccamente adorna che alza al cielo la sua coppa finemente modellata. Essa è calma e composta; siede su di una bestia le cui sette teste dai lunghi colli e la cui coda la avvolgono come cespuglio e si mimetizzano con le fiamme che ardono dietro di lei. La prostituta sembra non notare tutto ciò; quasi una bambola senza anima. Davanti a lei, in primo piano sulla sinistra della tavola, la folla degli adoratori: ricchi mercanti, principi, guerrieri e anche, all’estremità del foglio, un frate.
Lo sfondo è un largo estuario: le onde del mare a sinistra si trasformano in nubi e tra le nubi avanza l’esercito di Ap 19; la vendetta sta per arrivare. Più al centro l’angelo di Ap 18,21 è pronto a gettare in mare la sua mola: è il particolare più drammatico del quadro. Ad ali spiegate un altro angelo giunge, a braccia aperte, come a comprendere tutta la storia. E, probabilmente, l’angelo di Ap 18,1 che proclama la caduta di Babilonia. Alla sua destra la città già arde e il fumo dell’incendio sale fino al cielo confondendosi con le nubi. Le montagne delineate sullo sfondo e alcune navi smorzano però, con la loro sola presenza, il clima di tragedia: a chi guarda con occhio distratto, essa sembra più una città in festa che onora il Santo patrono con i fuochi d’artificio.
 



 
Tavola 15
 
L’Angelo incatena Satana e San Giovanni ammira la Gerusalemme celeste
(Ap 20,1-3; 21,10)
 
Foglio 490 x 336 mm (legno 393 x 28l mm)
 
 

 
Descrizione della tavola
La tavola che conclude il ciclo di xilografie di Dürer sull’Apocalisse, lo fa con una semplicità e una libertà rispetto al testo che ha dello sconcertante e molto ci dice della forte personalità dell’autore. Ciò che egli interpreta fedelmente è però il senso generale: quell’atmosfera di liberazione, di pace e di serenità che sono il vero messaggio degli ultimi capitoli dell’Apocalisse. Per il resto, estrema libertà. Solo due i momenti che Dürer sceglie, tra i tanti, per illustrare la densissima narrazione del Libro. Uno di essi, la scena in primo piano che rappresenta l’angelo nell’atto di chiudere nell’abisso Satana per mille anni, assume qui una portata ben più ampia; è la definitiva vittoria sul male. Tale significato è desunto dal fatto che siamo di fronte alla tavola conclusiva del racconto; dietro alla scena è già chiara la città celeste in tutto il suo candore.
Con la rappresentazione di questa città è un’altra libertà interpretativa del Dürer: forse ben conscio dell’impossibilità di tradurre in immagine la profetica visione di Ap 21, l’artista ci presenta una città della sua terra, con torri e mura; dietro di essa una catena di montagne; sopra un volo d’uccelli.
L’Angelo, sulla destra in alto, su di un poggio, col braccio teso, indica la città a San Giovanni. Protesa sull’abisso una pianta, dietro il gruppo alcuni alberi. Anche in primo piano Dürer non rinuncia alla vegetazione, come non rinuncia ad un lago tra le montagne sullo sfondo, ad indicare forse che la Gerusalemme celeste è la stessa realtà terrena, questo mondo e questa storia dell’uomo, rinnovate dal sacrificio di Cristo.










Fonte :   scritti dell'artista prof. Alessio Varisco , Técne Art Studio .
Prof. ALESSIO VARISCO
Designer - Magister Artium
Art Director Técne Art Studio
   

http://www.alessiovarisco.it


Fonte immagini :  http://www.in-f-or.it/arte/apocdurer/index.html   






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