giovedì 25 luglio 2019

REAL CHIESA DI SAN LORENZO - Torino Opera dell'architetto Guarino Guarini, di Alessio varisco



REAL CHIESA DI SAN LORENZO - Torino
Opera dell'architetto Guarino Guarini
di Alessio varisco


  
 
Il visitatore della Chiesa di San Lorenzo della Real Casa in Torino, opera architettonica di pregevole interesse progettata dal sacerdote Teatino ed architetto di chiara fama Guarino Guarini, provenendo dalla piazza Castello, non vede una vera e propria facciata che possa evidenziare l’edificio religioso. È in effetti un capolavoro un po’ “defilato”, se non conosciuto, e forse per questo estremamente prezioso (ciò esalta ancor più l’ideale, la filosofia, del sacerdote teatino che l’ha ideata, che riesce a contenere fortemente le emozioni, ma sa creare forti ascese verso il Creatore: monumentale la cupola svettante, unico distinguo che aiuta a comprendere che si tratta di edificio sacro).
La costruzione si trova in pieno centro storico, in Piazza Castello, una delle piazze principali della città, fin dai tempi più antichi. L’unica facciata è quella del Palazzo Madama, senza corrispondente palazzo. Il teatro, “Regio”, e la chiesa, di San Lorenzo un tempo Santa Maria del Presepe (già Madonna della Neve), appaiono esternamente scabri, poco appariscenti, senza una e propria scenografica facciata. In realtà il prospetto di una facciata per San Lorenzo venne disegnato, ma mai realizzato per non corrompere l’omogeneità architettonica della piazza.
La nostra chiesa è confinante alla cancellata del Palazzo Reale. Addossato all’ingresso, che si perde fra il disegno degli altri palazzi,  una lapide commemorativa ricorda i caduti di Russia, mentre la campana ogni giorno alle ore 17,15 batte 10 rintocchi.  
 
Motivi dedicazione della Real Chiesa a San Lorenzo
Emanuele Filiberto, duca di  Savoia, e suo cugino Filippo II, re di Spagna, combattono contro i francesi a Saint Quentin nelle Fiandre nel 1557. Entrambi emettono voto solenne di erigere, nei loro rispettivi paesi, una chiesa in onore del Santo, ricordato nel giorno della eventuale vittoria; vincono il 10 agosto: festa di S. Lorenzo.
In Madrid Filippo II fa erigere l’Escorial, con chiesa dedicata a s. Lorenzo, abbazia costruita a forma di graticola, strumento del martirio del santo.   
Emanuele Filiberto di Savoia non aveva le disponibilità economiche necessarie per erigere una Chiesa monumentale come quella del cugino. Nel 1562 entrava in Torino, cittadina di allora soli 4800 abitanti, ne fortificava le mura e restaurava la cappella ducale “Santa Maria ad Praesepe”, dedicandola a s. Lorenzo, cappella che oggi precede l’ingresso nella Real Chiesa.
Torino nel 1563 diviene la capitale della Savoia. Nel 1578 trasferisce Emanuele Filiberto per la prima volta e definitivamente, la Sindone da Chambery a Torino per consentire il viaggio di numerosi pellegrini milanesi.  Il Santo Telo diviene meta anche di san Carlo Borromeo,  arcivescovo di Milano, venuto appositamente a piedi per adorare, come omaggio per la fine della peste (1576).
Per l’evenienza la Sindone viene posta sull’altare della cappella di s. Lorenzo. A tale adorazione segue una Santa Messa solenne, presieduta dall’Arcivescovo. Il poeta  Torquato Tasso era presente e ne ha scritto una poesia celebrativa, a ricordo della salvezza dalla peste per Milano e l’intera area padana.
Alla morte di Emanuele Filiberto, nel 1580, seguono anni di conflitti e di ampliamenti territoriali del ducato sabaudo.
La prima pietra per edificare la nuova chiesa, che vedeva la firma del Vitozzi e/o del Castellamonte, avvenne solennemente –soltanto- nel 1634. La costruzione si arena: i lavori non fanno progressi, restano alle sole fondamenta.
A Torino, in questi stessi anni, giungono i padri Teatini, ordine sacerdotale -di formazione post-tridentina- votato allo studio, alla catechesi,  all’istruzione delle scienze.

 


Guarino Guarini , sacerdote teatino, appassionato artista e laureato in architettura, è destinato nel 1666 a Torino al duca Carlo Emanuele II. Nato a Modena nel 1624, entra a 15 anni nella congregazione dei preti di San Gaetano, fondatore dell’ordine, insegna lettere e filosofia a Messina, viaggia in vari paesi dell’Europa tra cui Lisbona e Parigi per seguire i cantieri dei suoi progetti e studiare l’architettura antica. Nel 1666 riceve dal duca sabaudo l’incarico di edificare una nuova chiesa dedicata a  San Lorenzo. Il Guarini morirà a 59 anni, nel 1683, a Milano.
L’inaugurazione della Chiesa avviene maestosamente il 12 maggio 1680: poco più di 13 anni per costruire la complessa struttura. Chiuso il lanternino, Guarino Guarini  officia la prima Santa Messa alla presenza della corte Sabauda (come documentato negli Archivi di Stato) riunita interamente per celebrare l’edificazione del tempio dedicato al martire Lorenzo. Per l’occasione viene intonato il Te Deum di ringraziamento, messo in note, per l’occasione, dal Maestro di Corte Giovan Battista Carisio.  
Guarini, uomo di profonda cultura scientifica e teologica, mistico e sperimentatore, matematico, astronomo e instancabile ricercatore, concepiva l’architettura quale arte che può meglio delle altre esprimere la tensione religiosa verso il divino. La figura dell’architetto era per Guarini una guida che, mediante la tecnica costruttiva, poteva rappresentare il mezzo per creare stupore e suscitare meraviglia.

 
Costruzione degna di un grande genio per l’arditezza del disegno di luce, quasi una trama ed un ordito finissimo, una merlettatura. Purtroppo nel corso del secondo conflitto mondiale una bomba sventra il Palazzo situato a fianco della chiesa, oggi sede della Regione Piemonte; malgrado le  fortissime vibrazioni, la struttura non ha subito danni e ciò riprova la genialità e la padronanza nella strutturazione architettonica.
Guarino Guarini ci ha lasciato diversi suoi simboli -grazie alla sua architettura- che possiamo chiamare –non a torto- “architettura costruita con la luce”. L’elemento “luce”, in Guarini, è simbolo e come si sa la simbolica presenta un elemento che rimanda ad altro: in questo caso rinvia direttamente all’ Assoluto. Anche nella chiesa di S. Lorenzo, come in molte sue celeberrime opere, si trova, infatti, nella “costruzione geometrica” architettonica (si può ricordare la “divina matematica” che con proporzioni auree rimanda a qualcosa che trascende l’uomo, che è “meta-phisica”, dal greco antico “oltre la fisica”), un viaggio simbolico verticale di salita –quasi un’impennata- verso la luce, strutturato per livelli (questo “percorso” –occorrerebbe ricordare un ritorno in ambito teologico alle letture di grossi autori come San Bonaventura da Bagnoregio e ad i suoi “Itinerarium” e San Tommaso- nella vita umana corrisponde  a quote di crescita spirituale che l’uomo, impegnato nella ricerca interiore, se vuole, può raggiungere ).
Partendo dal basso si percepisce uno spazio-chiesa centrale scuro, non ha finestre ed è l’unica parte affrescata: è la celebrazione della vita mortale, dell’umanità tutta. Al livello delle  quattro loggette a serliana incontriamo la prima luce; parrebbero correlate metaforicamente ai quattro elementi della Natura: acqua, aria, terra e fuoco (se noi ci innalziamo da terra  rintracciamo  la prima luce quando rispettiamo le leggi naturali ed i nostri rapporti interpersonali). Salendo con lo sguardo, al tamburo, notiamo che  la cupola si fa sempre più lucente:  ci si muove verso la luce del Soprannaturale, dell’ Assoluto, è Dio che ci si fa incontro. La figura geometrica dell’ottagono imposta la struttura architettonica della chiesa: guardando la cupola vediamo una struttura di archi incrociati che formano un fiore di luce a otto petali. Il numero otto è simbolico: nella tradizione cristiana  molto diffuso per i battisteri, indica il giorno perfetto, il giorno della vittoria e del ritorno di Cristo, il giorno senza fine, dopo i nostri giorni ciclati sul sette, la settimana, verrà l’ottavo giorno in cui Gesù, glorioso, giungerà su di un cangiante destriero (hyppos leukos) e verrà per il “Giudizio di Dio sulla storia”. Altri finestroni a serliana,  sui quattro pennacchi raffigurano, in affresco, gli evangelisti che mostrano un carteggio con l’inizio di ciascun Vangelo ed i simboli loro caratteristici: Marco il leone, Luca il bue, Matteo l’angelo, Giovanni l’aquila. Facendo attenzione, molte ornamenti e sculture rappresentano  angeli (sono più di quattrocento) le cui facce sono una diversa dall’altra e che raggiungono l'apice in cerchio nelle mensole del tamburo:  preavvertono esultanti la luminosità dell’Assoluto. A quota 50 metri, il punto più elevato della struttura, nel lanternino al centro della cupola di luce, Guarini ha raffigurato lo Spirito Santo; in corrispondenza sul pavimento vi è una stella a otto punte che riprende i motivi della sovrastante struttura finemente “cesellata”, segno mirabile della maestria tecnica e dello splendore matematico applicato alle strutture architettoniche guariniane.
La Real Chiesa fu tutta affrescata per ordine del re Carlo Felice nel 1827 dai fratelli Fea di Casale e restaurata nel 1998 in occasione dell’ostensione della Sindone. Gli affreschi del presbiterio opera di don Domenico Guidoboni sono del 1700, non sono perciò dipinti coevi del progettista ed un occhio attento salta all’occhio questa differenziazione.

Prof. ALESSIO VARISCO
Designer




FONTE : Prof. ALESSIO VARISCO , Designer - Magister Artium , Art Director Técne Art Studio , http://www.alessiovarisco.it
fonte foto : www.iii.rmit.edu.au/~sean/333/guarino2.jpg ; www.iii.rmit.edu.au/~sean/333/guarino4.jpg ; www.usc.edu/dept/architecture/slide/ghirardo/CD2/064-CD2.jpg





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