martedì 23 luglio 2019

2 NOVEMBRE : COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI , di Padre Claudio Traverso



2 NOVEMBRE : COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
 
di Padre Claudio Traverso
 
 
 


E’ questo il grande giorno del suffragio cristiano, nel pensiero dei fratelli che ci hanno lasciato.
Constatiamo tuttavia che questo grande evento, la morte che ci accomuna tutti, ricchi e poveri, santi e peccatori, giovani e anziani, è continuamente sottoposto al tentativo di coprirla o di renderla irrilevante, di ridurla da morte a mero decesso, tentativi che continuamente si rinnovano e continuamente vengono delusi.
Effettivamente non è possibile dare fino in fondo un senso alla fatica dell’uomo sulla terra, e poi anche alla sua morte, se non in una prospettiva di fede: l’unico modo è proprio quello di vedere il termine della sua esistenza come l’apertura ad un altro ordine dell’essere, nell’ambito del quale le pene trascorse, le lacrime e il sudore versato, le opere realizzate, insieme ai peccati e a tutte le nostre negatività, non restino nel silenzio.
Per il cristiano questa apertura è una realtà e non si può scegliere qualcosa di diverso: il nostro Creatore ha preparato tutto questo per ciascuno di noi.
Ciò non toglie che l’uomo non possa disporsi ad accogliere la nostra realtà ultima nella speranza, e sicuramente nel segno della nostra realtà umana fisica e spirituale: nel segno della lotta interiore, della sofferenza, al limite del terrore nei confronti della morte.
Chi sostiene la nostra fede venendoci incontro ?
La visione di Dio è l’essenza stessa della beatitudine eterna, ma questa meta è raggiungibile solo dopo la morte.
Nella vita presente la visione di Dio costituisce l’oggetto principale della virtù della speranza: Riconciliazione ed Eucaristia ci sostengono.
Mangiare la Carne di Cristo è assolutamente necessario come l’unica via di accesso alla vita con Dio: “Se voi non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi la vita” (cf Gv 6,53).
D’altra parte  “…è lo spirito che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che io vi dico sono spirito e vita. Ma ci sono alcuni tra voi che non credono” (cf Gv 6,63-64).
La liturgia è in stretto rapporto con la contemplazione in forza della sua dimensione misterica che introduce nel grande silenzio di Dio. In essa il credente si apre alla Parola di Dio che lo illumina e all’azione divina che lo santifica, ma in ogni caso l’azione liturgica resta sempre un incontro misterioso con un Dio misterioso.
Il Dio che si incontra nella celebrazione sacramentale e l’azione salvifica da cui si è raggiunti restano sempre e solo una pregustazione; sono un assaggio autentico, ma non tale da costituire un’esperienza piena. Tuttavia l’incontro con un Dio e una salvezza “misteriosi” stimolano il cammino verso la visione, l’obiettivo finale della nostra esistenza terrena.
Dio dirige la storia e la porta a termine. Sullo sfondo di questa attesa emerge progressivamente la fede nella risurrezione dei morti: “Quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno per la vita o per la condanna eterna” (Dn 12,2).
La vittoria di Dio si compie per mezzo del Signore Gesù. La risurrezione dei giusti è un prolungamento della sua gloriosa risurrezione.
Sempre il cuore dei credenti rimane nella fede proteso verso la vita che non ha fine, e il corpo rivestirà l’immortalità.
Tutti risorgeranno con i propri corpi per ricevere ciascuno. secondo le loro opere, cattive o buone, la pena o la gloria eterna con Cristo.
Il corpo è capacità di presenza agli altri e al mondo; risurrezione dei morti nel proprio corpo significa dunque suprema realizzazione di questa capacità di presenza e di azione, che per i giusti va a loro maggiore perfezione e felicità.
La vittoria di Dio sarà la completa attuazione del suo disegno di amore: Gesù disse: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,6).
Il Signore Gesù è l’unica via per arrivare al Padre perché è la rivelazione di Dio in questo mondo e la comunicazione della sua vita agli uomini.
E’ la via perché è anche la meta: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30).
L’originalità del cristianesimo è proprio questa: Dio si è fatto uomo e ci chiama a vivere eternamente con sé; si è donato nella storia perché vuole donarsi nell’eternità.
Se crediamo che Dio è arrivato a dare il Figlio unigenito e lo Spirito Santo per attirarci a sé, dobbiamo anche noi amare senza misura e costruire la Chiesa come comunità di carità al servizio di tutto il mondo.
Cristo è la via “nuova e vivente” (Eb 10,20) da seguire e la meta dove incontreremo il Padre.
Lo Spirito Santo ci unisce sempre più a lui e ci rende “lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli” (Rm 12, 12-13).
“Canta dunque come il viaggiatore, canta e cammina, senza deviare, senza indietreggiare, senza voltarti. Qui canta la speranza, lassù canterai alla sua Presenza.
Questo è l’alleluia della strada, quello l’alleluia della patria raggiunta!”
(dai Discorsi di Sant’Agostino, 256,3)




Link al video collegato con la riflessione:
https://www.youtube.com/watch?v=tZe7P6hzAAA
 





 



Fonte :  Padre Claudio Traverso , e-mail: padreclaudio_c@libero.it 


Su You Tube  canale video attivato da Padre Claudio Traverso,
vedi il seguente link
https://www.youtube.com/channel/UCncVZ2qXM4Wan_gttx8h-bQ 


Gli stessi video sono pubblicati anche in Gloria TV : http://gloria.tv/?user=11912&medias=videos&language=KiaLEJq2fBR   (home page dei video)











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