martedì 23 luglio 2019

L'ONNIPOTENZA DI DIO SI MANIFESTA SOPRATTUTTO NEL PERDONO E NELLA MISERICORDIA , di Padre Claudio Traverso



L'ONNIPOTENZA DI DIO SI MANIFESTA SOPRATTUTTO NEL PERDONO E NELLA MISERICORDIA
 
di Padre Claudio Traverso
 


Parlare di perdono, di riconciliazione, è per gli uomini e le donne del nostro tempo un invito a ritrovare le parole stesse con cui il nostro Signore Gesù Cristo volle inaugurare la sua predicazione: “Convertitevi e credete al Vangelo !”, accogliete cioè la lieta novella dell’amore e della fratellanza.
Sappiamo bene che il nostro mondo è lacerato da profonde e dolorose divisioni.
Per quanto tali lacerazioni appaiano impressionanti, soltanto osservando in profondità si riesce a individuare la loro radice: questa si trova in una ferita nell’intimo dell’uomo. Alla luce della fede noi la chiamiamo “il peccato”.
Eppure sappiamo cogliere altrettanto bene il desiderio da parte degli uomini sinceri e di buona volontà, di ricomporre le fratture, di rimarginare le lacerazioni, con una vera nostalgia di riconciliazione che si esprime nello sforzo concreto e quotidiano di conversione da parte dell’uomo sorretto dalla grazia di Dio, conversione che passa dal cuore alle opere e, quindi, all’intera vita del cristiano.
Di questa riconciliazione parla la Sacra Scrittura come di un dono misericordioso di Dio all’uomo, come frutto della conversione e la via necessaria alla concordia fra le persone.
Tutto quello che Gesù ci ha insegnato per la riconciliazione del mondo non lo conosciamo soltanto dalla storia delle sue azioni passate, ma lo sentiamo anche nell’efficacia di ciò che egli compie al presente nella sua Chiesa per la quale Egli ha dato se stesso e che ha costituito segno e insieme strumento di salvezza.
Dio, ricco di misericordia, non chiude il cuore a nessuno dei suoi figli: Egli li attende, li cerca, li raggiunge là dove il rifiuto della comunione li imprigiona nell’isolamento e nella divisione, li chiama a raccogliersi intorno alla sua mensa, nella gioia della festa del perdono e della riconciliazione.
La prima via di questa azione salvifica è quella della preghiera.
Nella sincerità della preghiera, riconoscersi peccatore, capace di peccato e portato al peccato, è il principio indispensabile del ritorno a Dio: pentirsi, manifestare il pentimento, assumere l’atteggiamento concreto del pentito che è quello di chi si mette sulla via del ritorno al Padre.
Dai racconti biblici riusciamo a percepire quel che di oscuro e di inafferrabile si cela nel peccato. Questo, senza dubbio, è opera della libertà dell’uomo, ma vi agiscono fattori per i quali esso si situa al di là dell’umano, nella zona di confine dove la coscienza, la volontà e la sensibilità dell’uomo sono in contatto con le forze oscure che, secondo San Paolo, agiscono nel mondo fin quasi a signoreggiarlo (cf. Rm 7,7-25; Ef 2,2; 6,12).
Nel racconto di Babele, l’esclusione di Dio non appare tanto in chiave di contrasto con lui, ma soprattutto come dimenticanza e indifferenza di fronte a lui, quasi che Dio non meriti alcun interesse nell’ambito del disegno operativo ed associativo dell’uomo. Ma, in ambedue i casi vien troncato con violenza il rapporto con Dio.
Esclusione di Dio, rottura con Dio, disobbedienza a Dio: lungo tutta la storia umana questo è stato ed è, sotto forme diverse, il peccato, che può giungere fino alla negazione di Dio e della sua esistenza.
Il peccato è dunque un atto suicida, poiché con il peccato l’uomo rifiuta di sottomettersi al suo Creatore, e anche il suo equilibrio interiore si rompe: proprio nel suo intimo scoppiano contraddizioni e conflitti.
Perché il peccato ha le sue prime e più importanti conseguenze nel peccatore stesso: cioè nella relazione di questi con Dio che è il fondamento stesso della vita umana, ma anche nella sua interiorità, indebolendone la volontà ed oscurandone l’intelligenza.
Così lacerato l’uomo produce quasi inevitabilmente una lacerazione nel tessuto dei suoi rapporti con gli altri uomini e con il mondo creato.
L’uomo contemporaneo vive sotto la minaccia di una eclisse della coscienza, di una deformazione della coscienza, di un intorpidimento della coscienza.
E insieme con la coscienza viene oscurato anche il senso di Dio, e allora, smarrito questo decisivo punto di riferimento interiore, si perde il senso del peccato, che si ristabilisce soltanto con un chiaro richiamo agli inderogabili principi di ragione e fede.
Suscitare nel cuore dell’uomo la conversione e offrirgli il dono della riconciliazione, è frutto della misericordia di Dio ed è la connaturale missione della Chiesa che continua l’opera redentrice di Cristo.
E’ indispensabile custodire una coscienza retta, dal momento che nei sussulti a cui è soggetta la cultura del nostro tempo, la coscienza personale viene spesso aggredita, messa alla prova, sconvolta, ottenebrata.
La coscienza è il nostro occhio interiore, una capacità visiva dello spirito in grado di guidare i nostri passi sulla via del bene, una sorta di senso morale che ci porta a discernere ciò che è bene da ciò che è male.
E’ necessario un sincero esame di coscienza, che diversamente da una ansiosa introspezione psicologica, si propone come un confronto sincero e sereno con la legge morale, con le norme evangeliche proposte dalla Chiesa, con lo stesso Cristo Signore che è per noi maestro e modello di vita, e con il Padre Celeste che ci chiama al bene e alla perfezione.
A questo punto la confessione è il momento in cui il peccatore pentito entra in contatto con la potenza e la misericordia di Dio, e l’assoluzione ricevuta dal sacerdote, ministro del perdono, è il segno efficace della sua risurrezione dalla morte spirituale.
Gesù ha espresso questo percorso spirituale verso la vita ritrovata superando la condizione di peccato, nella parabola del figliol prodigo (cf. Lc 15, 11-32).
L’uomo è questo figliol prodigo, ammaliato dalla tentazione di separarsi dal Padre per vivere indipendentemente la propria esistenza; caduto nella tentazione; deluso dal nulla che, come miraggio, lo aveva affascinato; solo, disonorato, sfruttato, travagliato anche nel fondo della propria miseria. A questo punto emerge il desiderio di ritornare alla comunione col Padre.
Ma la parabola mette in scena anche il fratello maggiore che rifiuta il ritorno del fratello che si era allontanato.
Su tutto viene affermato che Dio attende il ritorno del suo figlio peccatore fin dal momento della sua partenza. Lo abbraccia al suo arrivo e fa preparare la festa: segno della misericordia di Dio sempre pronto al perdono.
Ma fintanto che il fratello non si converte e non si riconcilia col padre e col fratello, la festa dell’incontro e del ritrovamento non può iniziare.
La riconciliazione è principalmente un dono del Padre celeste.
Gesù prende su di sé tutti i mali del mondo, tutti i peccati degli uomini e, sublimando il dolore, ci insegna che essendo tutti fratelli possiamo e dobbiamo ricostruire il mondo nella giustizia e nella pace con la nostra libertà, riportandolo non solo alla primitiva bellezza del paradiso terrestre, ma molto di più.
La croce di Gesù è la parola con cui Dio ha risposto al male del mondo. A volte ci sembra che Dio non risponda al male, che rimanga in silenzio, ma in realtà Dio ha parlato, e la sua Parola è la Croce di Cristo: una parola che è amore, misericordia, perdono.
Cristo ha bisogno delle nostre braccia per fare quello che abbiamo ascoltato nella sua Parola, perché quelli che credono in Lui e gli danno testimonianza diventano le braccia di Dio per la sua azione concreta nel mondo.
Gesù-Uomo è incompleto senza di noi uomini, suoi fratelli.
Tanto grande è l’amore e la considerazione che Dio ha per le sue creature.



Links al video collegato con la riflessione :





 



Fonte :  Padre Claudio Traverso , e-mail: padreclaudio_c@libero.it 


Su You Tube canale video attivato da Padre Claudio Traverso con i suoi spunti di riflessione,
vedi il seguente link

https://www.youtube.com/channel/UCncVZ2qXM4Wan_gttx8h-bQ 


Gli stessi video sono pubblicati anche in Gloria TV : http://gloria.tv/?user=11912&medias=videos&language=KiaLEJq2fBR   (home page dei video)
 













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